Il problema non è Giuseppe Conte ma Jessica Rabbit

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Il problema non è Giuseppe Conte. E questo lo sanno pure i paracarri della via Appia. Come dice l’esperto politologo Gianfranco Pasquino, il problema è Luigi Di Maio, dimostratosi completamente inadeguato alla opportunità, che, anni addietro (avrebbe avuto pertanto anche tempo per fare scelte di mentori, studiare la sera, farsi fare un trapianto di cervello), gli era stata offerta (ma perché a lui?) di dare una mano alla Repubblica, alla sua onesta gente del Sud, al resto del Paese. Invece, pur di andare al Governo, ha fatto patti con gentaccia, dentro e fuori il Movimento.

Di Maio (e non Giuseppe Conte) si è dimostrato completamento inadeguato al compito che ovviamente sapevamo essere gravoso. Ma lo sapeva pure lui. Di Maio doveva farsi custode della moralizzazione (che la grande maggioranza degli elettori richiedeva) di ogni fenomeno di degenerazione partitocratica che, divenuta insopportabile, come aveva sparato in superficie il M5S, quasi fosse stato un geyser. La pressione insopportabile e il carisma di Beppe Grillo hanno fatto il resto.  Invece ora ci ritroviamo, a Salvini messo in difficoltà per intervento salvifico del Quirinale, uno che non vuole “andare a casa”.     

E poi, diciamolo (ecco il senso del post) questo Di Maio deve ancora spiegare al Paese la nomina di Lino Banfi chiamato a rappresentarci, in sede internazionale, in veste di ambasciatore Unicef. Sono fatto così e fino a quando non mi convincono fatti e riscontri oggettivi, continuo imperterrito a cercare di capire moventi e complicità. Quando si tratta di cosa pubblica. Perché dobbiamo, senza una convincente autocritica, riaffidare le sorti della Repubblica a Jessica Rabbit/Topo Gigio? Inoltre, diciamo senza ipocrisie quel che pensiamo forti della nostra tessera per gli acquisti n°5338 7000 6460 2466 (oggi il saldo è 1,45 euro in attesa della ricarica che avverrà il 22 settembre p.v.): Di Maio dietro a quell’abito “distintino” e alle troppe fidanzate in rotazione, non mi sembra proprio un “monaco”. Anzi. Speriamo pertanto, alla luce dell’anzi, che alcuni lo stiano capendo. Di Maio, forse, non è proprio niente (quanta santa pazienza abbiamo mostrato in attesa che si facesse da parte?) e in troppi, viceversa, che sono “qualcosa”, hanno – evidentemente – tutto l’interesse che stia al Governo “a finire l’opera”. Perché che Luigi Di Maio sia stato messo lì a perpetuare la dissipazione della speranza, non è un mistero ma perché nessuno, da dentro il MoVimemento, abbia il coraggio di denunciare questo complotto, è veramente cosa che non mi aspettavo. Qualche timido accenno (qualche libro, ma chi li legge i libri?) è venuto da persone che nel MoVimento ci sono stati anni ma che, evidentemente,  hanno comunicato i loro pensieri e le loro deduzioni in modo inefficace rispetto ad altri, più abili e scaltri nel denigrare gli autori critici nei confronti del ben vestito Di Maio. Elidendo lo sforzo. In questa guerra di conferme e smentite, chi ci ha rimesso è stato il Paese che non solo non si è liberato di questo “sabotatore oggettivo della speranza” (o per dolo o pre cretineria organizzata) ma, a disastro avvenuto (come vogliamo chiamare la dissipazione di 6 milioni di voti?), invece di essere mandato lui a casa, viene nuovamente coinvolto, in modo determinante, nella gestione della Cosa pubblica e, conseguentemente, in altre nomine. Ma se è lui primariamente l’artefice di questo disastro perché non ve ne siete liberati? Cosa sa Di Maio per cui non può essere liquidato senza liquidazione?

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Banalmente doveva essere chiamato a rispondere su quali criteri meritocratici si erano usati per le nomine nella passata legislatura. Niente. Bisognava chiedergli conto di cose semplici semplici avvenute dentro e fuori il MoVimento e nulla in questa direzione si è riusciti a fare. In particolare sono interessato dei danni fatti nella Commissione giustizia, certamente luogo nodale per provare a risolvere il dramma complessivo italiano. Che è il contrasto alle mafie. Come si vedrà sempre di più. Chi ha nominato Giulia Sarti e chi non l’ha mandata casa quando è sembrato doveroso? Per non parlare di Rocco Casalino. Che, anzi, è salito di incarico e retribuzione. E le decine di mezze cartucce messe in posizioni di potere che hanno drammaticamente mostrato tutti i limiti umani e professionali, chi li ha scelti/avallati? Un Di Maio che si è fatto garante di operazioni di “elevazione” al potere di persone senza merito, mi dite per quale motivo dovrebbe, in una notte (quale?), avendo incontrato la Madonna di Loreto, aver appreso l’arte dello scegliere? Uno che non ne ha azzeccata una, perché dovrebbe essere migliorato negli ultimi giorni? Perché vi tenete Luigi Di Maio quando nel MoVimento tutto doveva essere deciso utilizzando criteri selettivi meritocratici? Per merito e a tutto vantaggio della sicurezza dello Stato. Ma ce lo vedete questo Di Maio, dopo essere diventato, nel Guinness dei Primati, il leader del partito politico che ha dissipato, sul Pianeta, la maggior quantità di voti, nel più breve tempo mai visto, nuovamente partecipare alle riunioni cicciose in cui si decidono ministri, capi di gabinetto, amministratori apicali delle aziende di maggior peso nella rete delle reti? E questo avviene dopo che nessuno, lo ripeto, perché ancora la cosa mi sorprende, lo abbia chiamato a rispondere del dimezzamento (in realtà di più) del consenso elettorale. Ripeto che si tratta di un vero record mondiale. Che c’è sotto? Ma se Di Maio è il Bur “alla rovescia” del salto con l’asta elettorale a chi fa comodo che stia ancora lì?

Torniamo a Banfi. Ma come – direte – in un momento come questo, tu ti metti a rimuginare su Lino Banfi e di quella folle nomina? Certo, amici lettori, perché, più ci penso, più la scelta fu una vera botta da matto. Sarebbe interessante, essendo la nomina un atto pubblico, conoscere l’iter dell’istruttoria. Anzi, in una modalità molto molto molto più semplice dare risposta su chi gli ebbe a suggerire il nome e il perché. Leo Rugens (e qui come al solito mi assumo la responsabilità in attesa della chiamata in tribunale dove poter dare, senza scandalismo, tutte le risposte del caso anche in un quadro di sufficiente garanzia e protezione) l’ultima volta in cui aveva sentito parlare, a lungo e in modo circostanziato, del grande attore italiano, era stato da don Luigi Capozzi. Quello. Quello ben noto, come direbbe il mio affezionato lettore Matteo, anche a GEV, che sarebbe Giancarlo Elia Valori. E figurarsi, in una mente sospettosa e contorta come quella che ormai mi domina (o mi guida a non farmi prendere troppo per il culo dai mestatori sordidi di turno?), che strano effetto mi ha fatto vedere comparire, come un fungo inaspettato, l’oggetto di quelle delicatissime questioni (pensate che vedevano coinvolto, inopportunamente, perfino un cardinale vicinissimo al Santo Padre) Banfi, l’uomo dalle mille battute cinematografiche/televisive, degne di quel popolo di deficienti che, mentre si dilettava con quelle volgarità, si faceva sostanzialmente, ben distratto e vasellinato, sodomizzare dal grande mestatore mafioso Silvio Berlusconi. Ma cosa sa Luigi Di Maio del berlusconismo e delle complicità con le Mafie? Cosa sa Luigi Di Maio di questi labirinti di potere, malvagità, corruzione? La verità che il Paese è all’ammazza caffè e che uno Di Maio è, in un tale groviglio bituminoso, poco più di uno zero spaccato. Ma perché Di Maio, se anche avesse dato fuoco al Tesoro di San Gennaro, sarebbe stato perdonato?

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Mi sarei aspettato un vera e propria epurazione e invece siamo in piena continuità.

Milioni di cittadini si sono astenuti è hanno determinato il successo temporaneo di Salvini.  A queste persone, tra l’altro, non piacevano le Giulia Sarti o cose ridicole come la nomina di Lino Banfi. Ma non c’è stato niente da fare: neanche astenersi dal voto (non cambiando voto!) è servito.

Reiterare sul nome di Luigi Di Maio (e di altri sui fedeli nel MoVimento) è veramente cosa degna del diabolico.

Comunque, quando penso a don Luigi Capozzi, non penso certo ad un santo ma, prevalentemente, se non esclusivamente, a Satana. Come quando mi sovviene il nome di Pietro Vittorelli già  abate emerito dell’Abbazia di Montecassino. Ma il M5S (e quindi voi, cittadini sovrani, con tutta questa fauna/feccia che minchia c’entrava? Pardon, non minchia: che belin c’entrava?

Oreste Grani/Leo Rugens

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