Giuseppe Conte, la politica estera e l’agire intelligentemente

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Intelligentemente (così abbiamo detto già la nostra), Giuseppe Conte, o per sua iniziativa o perché ben consigliato, durante il suo 1°governo, non ha conferito ad altri la delega a sovrintendere/guidare i Servizi Segreti.

Lo ha fatto con gesto lungimirante e coraggioso (così ridico come la penso su lui e di quella sua scelta) dal momento che non mi risulta avesse esperienze pregresse nell’ambiente. Lui, o persone a lui vicine e di sua assoluta fiducia.

Bene ha fatto quindi. Oggi, viceversa, dovrebbe, tra le tante altre complessità che eredita da se stesso e dalla invasiva gestione Salvini (non solo del capo leghista ma di troppi che, nel comparto della Sicurezza nazionale, hanno preso fischi per fiaschi ritenendo ormai il PAL padrone del campo), anche guardarsi dagli eventuali contraccolpi di quella delega.

Conte si dovrà pertanto solo ricordare di quello che ha fatto e non fatto durante il tempo trascorso. Non questioni minori ma di cui risponderà alla sua coscienza. Conte, come abbiamo altre volte fatto intendere il nostro giudizio, è un signore per bene, con una robusta formazione giuridica (fondamentale per avvicinarsi alla transdisciplinarietà, vera scienza del decisore dell’oggi e soprattutto del futuro prossimo), simpaticamente autoironico sui colori della “sua” Roma e che adesso, se lo fanno proseguire sulla strada implicita nel discorso in cui ha messo in liquidazione il tentativo eversivo di Matteo Salvini (questo è il nodo gordiano da non rimuovere come se fosse cosa risolta o ormai minore), dovrà mostrare tutto il suo valore sul terreno su cui si misurerà la sua statura: la politica estera e, per stare a ridosso dei fatti di casa nostra, l’abbassamento dei livelli di conflittualità nel Mediterraneo.

Certi che avrà altro da fare che leggerci, comunque (siamo fatti così e qualche volta abbiamo fatto bene ad essere come siamo) con questo post, cominciamo, un supporto “teorico” a quanto (materia vasta e, come accennato, trasdisciplinare) il Presidente del Consiglio (che tratto, scaramanticamente, come vedete, già da insediato) non potrà non affrontare.

Cominciamo dalla Libia su cui Conte si è già informato durante questi mesi di Presidenza. Ma la questione irrisolta (è veramente complessa) ha bisogno della massima attenzione. Con prassi che ho inaugurato qualche settimana addietro, scelgo un saggio/ragionamento comparso sul n°2 di GNOSIS del 2015, quando Conte se ne stava tranquillo-tranquillo a fare altro. Pubblico il brano certo di fare cosa gradita ai miei otto lettori, ipotizzando perfino, ambiziosamente, di concorrere a ricordare dettagli utili al Capo del Governo. Con questo segnalando che non bisogna fare mai, soprattutto nell’ambiente dei Servizi, di tutt’erba un fascio, e che, in particolare, quando da queste parti si batte, con nevrotica insistenza, sul tasto dell’Intelligence culturale, forse sappiamo, e lo diciamo rispettosamente, che quella è la strada. Il resto è noia e vicoli ciechi. O meglio “cul de sac“. E così, anche con questa battuta, semplice-semplice, usando il francese, abbiamo detto la nostra.

Cominciamo quindi dalla Libia. Non rimuovendo che quella terra confina con la Tunisia dove si vota il 15 settembre p.v. (mi sembra che, tra l’altro, in questi giorni, abbiano arrestato, per reati gravissimi, il candidato alla Presidenza della Repubblica, Nabil Caroui, magnate dei media e socio in affari di Silvio Berlusconi e questo nella sostanziale indifferenza dei giornali italiani) e con l’Egitto, dove è stato trucidato, proviamo tutti a non dimenticarlo, il nostro compatriota Giulio Regeni.  Buon lavoro Presidente.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Lo spunto di riflessione che oggi vi suggeriamo è di Nicola Pedde, Direttore Institute of Global Studies (IGS) di Roma, Direttore della rivista Geopolitics of the Middle East. Ha insegnato Relazioni internazionali all’Università di Roma La Sapienza e alla John Cabot University di Roma. Dirige la ricerca sul Medio Oriente presso il Centro Militare di Studi Strategici (Ce.Mi.S.S.) del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) del Ministero della Difesa. Ha pubblicato numerosi saggi, tra cui Iran 1979: la rivoluzione islamica (Roma 2009) e Geopolitica dell’Energia (Roma 2001).

Il testo lo abbiamo selezionato, senza avere alcun legame pregresso con lo studioso ma sperando di fare cosa gradita. A lui e a chi, nell’ormai lontanissimo 2015, aveva “commissionato” il  ragionamento.    

Che va ripreso, segnalato, e, in spirito sussidiario a quello dello Stato, integrato.

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