Se di ombelichi del mondo dobbiamo parlare scegliamo quelli giusti

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Lo scontro massonico (e non mi riferisco alle problematiche, che pur esistono, di legami tra criminalità calabrese e siciliana e logge che, compenetrandosi, danno vita a luoghi nerissimi ed eversivi) in atto sul Pianeta, comincia a mostrarsi nella sua complessità e conseguenze drammatiche.

Brexit? La Regina Elisabetta II che scende in campo? Chiusura del Parlamento Inglese?

Ma come pensavate che si potesse far nascere un Europa unita e forte, coacervo, mucchio disordinato, come è di repubbliche e regni? Ho scritto in tempi lontanissimi (ma sono anche stanco di dover ricorrere alla semplificazione del “l’avevo detto”) post sull’argomento che non lasciavano speranza ad un progetto politico da condividere con re e regine.

NEL REGNO UNITO C’È CHI EVOCA HITLER E CHI RICORDA CHE LA REGINA ELISABETTA II NON PUÒ ESSERE “SUDDITA” DI UN ALTRO STATO

“LA LUCE (DEI DIAMANTI?) SCONFIGGERÀ LE TENEBRE”. FIRMATO: ELISABETTA II, WINDSOR, REGINA D’INGHILTERRA

45 TRILIONI DI DOLLARI: UN SPUNTO DI RIFLESSIONE SULL’ACCUMULO DI RICCHEZZA DELLA CORONA INGLESE

Salvinetto, Giorgia Meloni e i loro ragazzotti e ragazzotte, non c’entrano niente. Sono figuranti a tempo determinato.

Figurarsi Alfonso Bonafede (che nessuno si offenda perché farebbe due fatiche), Francesco D’Uva (che ad oggi è un semplice giovane rotariano messinese), Vincenzo Spadafora (che è da sempre altro), Luigi Di Maio (a cui hanno fatto credere che senza preparazione sarebbe potuto essere qualcosa), Alessandro Di Battista (emulo in ritardo dei figli dei fiori rivisti e corretti) o Giulia Sarti (messa a fare perfino l’ago della bilancia della giustizia italiana). Mezza parola di queste complessità si dice che ne masticasse Gianroberto Casaleggio. Ma, provate a ricordarlo, è morto.   

State parlando, viceversa, dello scontro epocale che sta riprendendo vigore (in forme variegate e spesso imperscrutabili ai profani) sul Pianeta. Scontro insanguinato e in essere da secoli. Con morti e feriti che si sono contati a decine di milioni di esseri viventi. Se provate a parlare di complottismo (e avete il coraggio di darmi il vostro indirizzo), vi vengo a prendere e vi faccio pentire facendovi diventare sordi a forza di pernacchie.

Ho scritto non pochi post dedicati al tema “re, regine e repubblicani tutti massoni”. Datevi da fare e leggetemi. Oggi vado a recuperare materiale a latere al tema centrale (sempre lasciato in rete dal blog da alcuni anni) di quello che sono certo non sapete. Difficile infatti capire, a freddo, cosa è accaduto (e sta per accadere) a Londra.

Il 30 maggio 2018, ad esempio, pubblicavo il post Evitiamo di Morire di Tatticismo.

Leggete, se volte, e fate domande. Se volete.

EVITIAMO DI MORIRE DI TATTICISMO

Draghi M

Evitiamo di morire di tatticismo. Il tatticismo della politica (mi dispiace dover inserire per la prima volta anche la mia parte che il M5S) è alimentato da incompetenza, mancanza di visione ideale strategica e dal mortifero “nessuno si fida di nessuno”. Questo sospetto è il brodo di alimento del tatticismo.

È Mario Draghi quello che fa ballare i numeri che vi spaventano. Ho sentito Cerasa, direttore del Il Foglio, petulantemente parlare di mercati e lo ha fatto rimuovendo che chi ne capisce di capitali illecitamente accumulati sostiene che molti dei miliardi necessari ad acquisire titoli di Stato italiani e altre forme collaterali, sono in realtà, nelle disponibilità di cassieri di organizzazioni criminali che la “mattina”, avendo guadagnato durante “la notte”, con droga, gioco d’azzardo, prostituzione, appalti fraudolentemente ottenuti, smaltimento di rifiuti, compra-vendita d’armi non sanno dove e come occultare la massa di liquidità risparmiata. I famosi mercati – a cui si deve rispondere – sono in realtà la BCE e la Banca d’Italia, entrambe istituzioni finanziarie “privatissime”e a loro volta controllate da azionisti (banche, fondi di investimento e umanità varia) che, a loro volta, tranne una percentuale di piccoli signori Rossi e Bianchi, sono esattamente quei collettori dell’illecito di cui si parla.

Dittatori e oligarchi sanguinari compresi: chi vende le munizioni che abbondanti si consumano (i mercati!!!) in Siria guadagnano, al doppio mercato (ma un’altra parola non riusciamo a trovarla?) e non sanno come piazzare al sicuro i soldini risparmiati. Così è per la droga, per il cobalto, per gli ultimi milioni di barili di petrolio.

Queste sigle (BCE Banca d’Italia) celano in realtà la maxi lavanderia dell’inconfessabile che fa sempre più poveri i poveri e sempre più ricchi i ricchi, determinando, con questa insostenibile divaricazione le condizioni peggiori di sicurezza e di convivenza civile. Diciamo terra-terra (ma non in senso denigratorio o offensivo) che queste sigle sono dei banali “Nicolini” vale a dire dei cassieri di tante piramidali “Bande della Magliana”.  Intorno alle Bande della Magliana si contano, notoriamente, omicidi e mille altre forme di violenza. Immaginate solo che quando i criminali dovevano cominciare a procurarsi la liquidità per comprare grandi quantitativi di droga nei paesi produttori, solo in un anno, in Italia, ci furono 85 rapimenti a fine estorsivo. Parliamo del 1974.

Non sto scrivendo quindi di luoghi (la BCE e gli altri istituti bancari) da cui irradiare sotto il simbolo, faccio un esempio valoriale tanto per dire, della croce rossa delle crociate un nuovo umanesimo internazionale come fu nel Medioevo o come accadde con i sogni utopici affacciatisi nella mente di Giuseppe Mazzini o degli ideologi repubblicani del’Ottocento sparsi un po’ ovunque in Europa, con l’idea di stringere un legame di solidarietà tra le nazioni (quindi i loro popoli) che combattevano per la libertà contro i re e le regine. La BCE di cui si sente continuamente parlare e la sua filialetta italiana denominata Banca’Italia e gli sportelletti dei loro istitutini distribuiti sul territorio in forma tangibile o elettronica, sono, banalmente, questo: prestatori di denaro per bisogni artatamente (leciti e da dipendenze), indotti e fatti lievitare, e per pagare quota parte delle opere infrastrutturali che, senza alcuna scelta oculata se nonj il saccheggio delle casse vengono ad alimentare il giro vizioso di cui abbiamo fatto cenno. Il debito pubblico non-non-non lo avete fatto voi (tranne per pochissime ed infinitesimali cifre) ma le mille e mille Mose, Salerno Reggio Calabria, piana di Gioia Tauro in versione Porto, ENEL, V° Polo Siderurgico o decenni di attività di studio per il Ponte sullo Stretto, o le gare Consip gestite perché le mille termiti alla Alfredo Romeo o Ezio Bigotti possano fare vite dispendiose, ricorsivamente alimentando, spesso e volentieri, il circuito dell’illecito.

Gli oligarchi hanno fatto per decenni gli osceni trenini sessuali (e non solo metaforicamente) girandovi da pagare le spese dei lubrificanti per i vostri sfinteri, come diceva bene Maurizio Crozza, usati per in-cul-eight e irridervi. A volte vi hanno anche girato le spese delle loro orge depravate e le hanno chiamate tasse.

Nel 1923 il conte Richiard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, dopo aver fondato l’anno prima, a Vienna, il Movimento Paneuropeo, pubblicava il saggio Paneuropa dove esponeva i motivi per i quali era (a suo pensiero) necessario realizzare una “federazione” degli Stati d’Europa. Nato a Tokyo nel 1894 dove il padre, ambasciatore di Francia, aveva sposato una principessa giapponese, Coudenhove-Kalergi (cognomi del padre e della madre) era vissuto a Vienna in una artmosfera raffinata e cosmopolita, alimentando i suoi interessi nelle conversazioni con i maggiori intellettuali e politici del momento quali Wagner (quello), Bismarck (quello), Heine (quello). Scelti tra i tanti possibili.

Coudenhove-Kalergi come ho avuto modo dire in altri post, comincia da giovanissimo ad interessarsi di un Nuovo Ordine Internazionale Mondiale (cosa vi dicono queste parole messe in fila?) basato su una federazione di nazioni guidata dagli STATI UNITI D’AMERICA. PROPRIO QUELLI CHE OGGI CHIAMATE “USA”.

Ovviamente, ipotizzando una tale architettura planetaria, il passo indispensabile per dare vita al Nuovo Ordine Mondiale era la creazione di un’Europa unita, la Paneuropa, appunto.

Se vi continuano a parlare di cazzate confondendovi la vista con “avete fatto debiti ora dovete  pagare il conto” non vi stanno raccontando cosa c’è sotto, sopra, dietro, di lato a questo labirinto giuridico di trattati, accordi, contratti per gonzi ignoranti del tipo vi abbiamo prestato i soldi per asfaltare le vostre strade e ora non volete pagare il conto; o “vi abbiamo prestato i soldi per i vostri ospedali eccellenti dove vi volete curare gratis mentre noi che vi abbiamo prestato il frutto dei nostri risparmi dobbiamo finire sul lastrico perché non ci volete restituire, amici ingrati, il prestito fattovi in buona e leale amicizia  quando eravate in difficoltà.

Osservate la copertina del volume originale Paneuropa: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato di quell’altra”sola” che erano stati i Rosacroce.  Dietro all’Europa come ve la vogliono raccontare e da cui vi arrivano le lezioncine di vita c’è l’odore (il tanfo) delle società segrete che per semplificare chiameremo “massoneria” e, cortesemente, ora che così mi sono espresso,  che nessun purista mi riprenda saccente. Mascalzoni, spesso viziosi e farneticanti, tengono stretti, da secoli, ad un cappio culturale e di suggestioni esoteriche, poveretti che mettono a studiare come fottere, con una evoluta forma di schiavitù, milioni di persone. I mercati sono questo. Sono un luogo senza alcuna razionalità e vi vogliono far credere il contrario. Sono un luogo articolato dove i violenti sono nemici giurati del rispetto reciproco tra gli umani e di qualunque forma di rispetto della Natura. L’Europa è stata fondata sul sacro rispetto dei mercati. Anzi, è sostanzialmente un mercato finanziario. Organizzato fraudolentemente.

Affermava infatti questo marginale ininfluente blog usurpando indegnamente la posizione e la razionalità di Giuseppe Guarino:

guarino

Oggi mi inoltro, da vero incompetente, in un campo (la normativa che regola i rapporti tra gli stati europei) con il rischio di rimediare delle sonore e meritate pernacchie. Lo faccio, forte del solo punto d’appoggio che mi assiste, cioè  la capacità di valutare il grado di affidabilità di una fonte. E, in questo caso, la fonte è eccezionale.

Un antico e rispettato accademico (forse il maggiore amministrativista europeo vivente), l’ex ministro Giuseppe Guarino, finalmente parla e, pur dicendo cose molto tecniche, non lascia adito a dubbi sulla gravità della situazione e sul tipo di “violenze” che l’Italia sta subendo. Dice, ad esempio, rivolgendosi per scritto, pubblicamente e usando parole di fuoco, al commissario europeo Rehn:

“Niente lezioni da chi è complice della violazione dei Trattati”

di Giuseppe Guarino – Fonte: http://www.tlaxcala-int.org

L’ex ministro Guarino scrive a Rehn.

 

Gentile Commissario, ho letto nei trascorsi giorni su Repubblica e sulla Stampa, quotidiani le cui informazioni sono da ritenersi attendibili, frasi a Lei attribuite. Ieri Lei si è incontrato con il presidente del Consiglio italiano. Sull’esito delle conversazioni non si leggono notizie precise. Lo si deve all’accumularsi di nuovi problemi e alla scarsa chiarezza formale che da qualche tempo caratterizza i rapporti tra l’Ue e gli stati membri. Mi pongo una domanda. Le è stato attribuito un preannuncio di quanto l’Unione potrebbe fare. È legittimo? È corretto? È utile? Ritengo di no.

L’anticipazione di provvedimenti non ancora formalizzati genera turbamenti nei rapporti tra il governo dello stato membro e i cittadini, mina la fiducia nei confronti dello stato, influisce sulle decisioni dei mercati. È un costume che si è diffuso nei rapporti tra Ue e stati membri. Genera confusione. Nella situazione grave in cui versano parecchi degli stati senza deroga, l’Eurozona e la stessa Unione, attenersi al Trattato in vigore, e solo al Trattato, è indispensabile. È dovere della Commissione europea rispettare il Trattato e farlo rispettare. E’ diritto dello stato membro esigerne la scrupolosa attuazione.

Se non erro, Lei ha assunto funzioni di Commissario europeo il 22 novembre 2004. È probabile, e lo darei addirittura per certo, che nell’assumere l’Ufficio, Lei non sia stato informato che negli anni dal 1996 al 1.1.1999, gli organi competenti dell’Unione, con una operazione illecita, nella sostanza truffaldina, a partire dalla data prescritta per il lancio dell’euro (1.1.1999), avevano sostituito la disciplina giuridica posta dal Trattato sull’Unione (Maastricht) a base della nuova moneta, l’euro, con una diversa, anzi opposta, quella del reg. 1466/97. Sintetizzo, in un modo che spero risulti sufficientemente chiaro, la differenza tra le due discipline. Il Tue, con una clausola giuridicamente qualificabile come “essenziale”, vincolava il sistema a un obiettivo preciso, quello di realizzare uno sviluppo “sostenibile, armonioso, non inflazionistico e che rispetti l’ambiente”, che garantisse anche “un elevato livello di occupazione e di protezione sociale” (art. 2 Tue). La crescita era la controprestazione dell’Unione a fronte della rinuncia all’esercizio della propria sovranità cui gli stati si assoggettavano con l’adesione all’euro. Il compito di realizzare l’obiettivo è stato affidato dal Tue (Maastricht) agli stati membri. Vi avrebbero provveduto, nell’interesse proprio e insieme dell’Unione, avvalendosi di due specifici poteri.
 
Avrebbero perseguito ciascuno una propria “politica economica”, il cui oggetto si sarebbe esteso a tutti gli aspetti della convivenza, anche quelli economici, non dipendenti dalla disciplina della moneta. L’Unione si sarebbe limitata a coordinare gli stati con direttive di massima. Distintamente veniva garantito agli stati, nel settore specifico della moneta, un secondo potere, quello di indebitarsi entro limiti indicati che avrebbero evitato che la crescita assumesse carattere inflazionistico. Al regolamento 1466/97, hanno fatto seguito due regolamenti, il n. 1055/2005 e il n. 1175/2011. Entrambi si sono collocati nel solco del primo, aggravandone la disciplina. Le date mi fanno ipotizzare che Lei abbia concorso alla deliberazione sia della proposta, che della adozione del secondo come del terzo regolamento, assumendone la corresponsabilità. Negli stessi anni in cui i regolamenti del 2005 e del 2011 si aggiungevano al primo, al Tue (Maastricht) subentravano i Trattati di Amsterdam e di Lisbona, quest’ultimo in vigore dal 1° dicembre 2009. Il secondo e il terzo Trattato riproducono testualmente, per la parte che interessa, le disposizioni del Tue.
 
Non le sembra assurdo che, nonostante l’entrata in vigore dei nuovi Trattati, la Commissione, di cui Lei fa parte ormai da dieci anni con responsabilità crescenti, abbia persistito nell’applicare i regolamenti orientati in una direzione del tutto opposta? Poiché al 1.1.1999 la condizione di un bilancio in pareggio era presente solo in qualcuno dei paesi membri, forse soltanto in uno, doveva essere chiaro che per tutti gli altri il risultato del pareggio avrebbe potuto essere realizzato solo se fosse stato ammesso l’impiego degli strumenti indispensabili. In concreto i poteri attribuiti dal Tue agli stati.
 
L’obbligo generalizzato del pareggio del bilancio li aveva invece soppressi. Era prevedibile che dai tre regolamenti sarebbe derivata non crescita, ma depressione. I dati statistici, univoci e impietosi, lo confermano. Nelle classifiche delle economie che sono cresciute meno fino al decennio dal 1990 al 2000 non era presente nessuno degli stati Ue. Nel decennio posteriore al vincolo della parità del bilancio, dal 2000 al 2010, nella graduatoria dei 35 peggiori, figurano l’Italia al terzo posto, la Germania al decimo, la Francia al quattordicesimo, più altri 10 paesi euro. Si deduce che il fattore depressivo che attanaglia l’Eurozona e più in generale l’Unione deve essersi prodotto tra il 1999 e il 2000. Se ne trova uno solo, il vincolo del pareggio del bilancio, imposto con regola generale agli stati dell’euro. È questo il fattore comune della quindicennale depressione dei paesi europei. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Una depressione generalizzata e progressiva, disoccupazione, imprese costrette a cessare l’attività, caduta della domanda, deperimento del territorio e dei beni culturali e ambientali, senso di impotenza, inefficienza delle istituzioni, spazi crescenti di corruzione e di illiceità. E tanto altro.
 
Sono persuaso che i titolari degli organi che hanno realizzato l’operazione surrettizia di sostituzione della disciplina del regolamento a quella dettata per l’euro dal Tue (Maastricht) non fossero consapevoli delle conseguenze che si sarebbero prodotte. Di queste una è tra tutte la più grave e nello stesso tempo la più ignorata. Con l’eliminazione di ogni potere degli stati in materia monetaria ed economica i regolamenti hanno eliminato le condizioni della “democrazia” la cui base è costituita dal potere periodico di voto con il quale i cittadini influiscono sugli indirizzi che il governo adotterà, ai cui effetti gli stessi cittadini saranno assoggettati. Non si può influire sui governi se i governi sono stati privati della titolarità di qualsiasi potere. I governanti dei paesi membri che accedessero alla applicazione del regime instaurato con i regolamenti, in sostituzione di quelli contemplati dai Trattati debitamente ratificati, potrebbero, loro malgrado, trovarsi coinvolti in processi nazionali per attentato alla Costituzione. La responsabilità si estenderebbe ai Commissari europei.

Il rigorismo che perpetua il golpe dell’euro. Anche nelle condizioni di progressiva e generalizzata depressione, nella conformazione determinata dalla surrettizia applicazione dei regolamenti, i titolari di responsabilità nell’Unione e negli stati membri restano assoggettati alle condotte imposte, senza potersene discostare. Col tempo si formano usi applicativi. Ma il dato formale è decisivo. Se vige una fonte di rango superiore è a questa che bisogna attenersi. E’ un dovere assoluto, specie nel caso in cui l’applicazione corretta dei Trattati sia l’unico mezzo per uscire dalla gabbia in cui si è rinchiusi, per tornare al regime di libertà umana, di progresso e di democrazia in funzione del quale i Trattati sono stati stipulati. L’autore delle singole condotte, in caso di violazione dei Trattati, ne assume interamente la responsabilità. Secondo le notizie pubblicate, Lei avrebbe fatto riferimento a un tetto del 3 per cento nell’indebitamento, alla necessità di rispettare annualmente l’equilibrio del bilancio, all’obbligo di introdurre misure “strutturali”. Nessuno di questi adempimenti è previsto dal Trattato di Lisbona in vigore dal 1° dicembre 2009. L’art. 126 Tfue, nel n. 2, lett. a), secondo alinea, dispone che si può andare oltre il 3 per cento nell’indebitamento se il superamento “sia solo eccezionale o temporaneo”. L’“eccezionalità” e la connessa temporaneità sussistono quando il superamento sia dovuto a “eventi al di fuori del controllo dello stato membro”.

Nel nostro caso l’evento è identificabile nell’obbligo del pareggio del bilancio imposto a tutti gli stati membri, al quale è stato aggiunto l’obbligo di attenersi al programma approvato dalla Commissione distintamente per ciascuno stato. Nell’art. 126 Tfue non si rinviene una qualsiasi clausola che, in modo diretto o indiretto, possa addursi a sostegno della pretesa di impartire istruzioni specifiche agli stati. E quanto alle strutture, nell’art. 126 Tfue non ve ne è alcun cenno, né diretto né indiretto. È disposto Lei ad assumersi la responsabilità di comportamenti illeciti cui si connettono gravi responsabilità? Una esposizione completa del quadro istituzionale europeo è contenuta nel “Saggio di verità sull’Europa e sull’euro”, inserito nel mio sito e riprodotto per intero, per sua autonoma iniziativa, sul Foglio, quotidiano che ospita oggi questa mia. La mia lunga esperienza accademica, professionale, politica, mi induce a suggerirle di assoggettare le considerazioni che le ho esposto e le conclusioni del saggio a un critica severa. Sono a disposizione, sua e dei suoi uffici, per qualsiasi delucidazione. La mia responsabilità è diversa, ma forse non inferiore alla sua. Se venisse dimostrato che le riflessioni e le conclusioni che ne traggo sono erronee per incompletezza o per inesattezza dei dati statistici o documentali o per illogicità nell’argomentazione, ne darei pubblicamente atto, in modo immediato. È la sanzione massima che può imporsi a un antico e, se posso permettermi di aggiungere, rispettato accademico. Mi auguro di avere occasione di conoscerla di persona. Con cordialità e auguri di buon lavoro!

Come dicevo, chi sia Giuseppe Guarino lo sanno in molti e, inoltre, c’è la solita Wikipedia. In pochi, viceversa, ritengo (e qui spero ci sia la peculiarità di Leo Rugens), ricorderanno la pagina (La guerra civile, BUR pag. 126) che un’altra “fonte” attendibile (Giovanni Pellegrino) dedica a Giuseppe Guarino:

guerra civile

Perché un uomo della statura (in realtà, il professore, è piuttosto basso) di Guarino, appartenente alla élite tecnocratica “internazionale”, decide, oggi, di rompere il silenzio? Questo “agire”, è il segnale di una misura colma e di una deriva di grave pericolo? La battaglia per gli Stati Uniti d’Europa è solo all’inizio.

Leo Rugens

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Questo vi ho scritto, evidentemente inutilmente, il 9 dicembre 2013, dal momento che ancora vi stanno rifilando al massimo un ex bel tenebroso come Cottarelli, tosatore cresciuto al Fondo Monetario Internazionale, altra istituzione come sopra. e lo fanno mentre vi fanno credere che signori per bene, dei ragionieri prudenti, decidono di investire o disinvestire in Italia a prescindere da quanto decida Mario Draghi che, invece, è lui che fa ballare lo spread e le borse.

Che si siano persi anni preziosi (certamente gli ultimi cinque) senza studiare gli scenari possibili e le contromisure al contrasto che non si poteva non prefigurare, ormai è certo.

Vediamo di non perseverare. Se si decide di permanere nell’errore di eburnea ignoranza o nel circondarsi di pessimi consiglieri o di collaboratori notoriamente allevati nelle fucine dei satanassi, meglio passare direttamente dalla parte dei diabolico. Sempre se ancora vi volesse.

Oreste Grani/Leo Rugens



Il 28 ottobre 2018, tanto per fare altri esempi, ho pubblicato:

MI SCUSI DI MAIO: MARIO DRAGHI NON È ITALIANO!

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Cari lettori, mi sento in dovere ribadire quanto ritenevo di aver già lasciato detto in altri post a lui dedicati: Mario Draghi non è italiano. E soprattutto non è di carne e ossa. Chi faccia appello a questo aspetto, o è un disinformato (e non sarebbe cosa buona e giusta ma evidentemente per responsabilità dei collaboratori del vice-premier), o è un ingenuotto. Se fosse tale, viceversa, non sarebbe opportuno che governasse la cosa pubblica.

Amici pentastellati, quando cercate di ragionare di Mario Draghi provate a ricordare questo dettaglio non da poco: il Governatore della Banca Centrale Europea è un androide e come tutti i robot è apolide, esclusivamente determinato/obbligato (per programmazione e condizionamento) a vivere il tempo residuo che gli sarà concesso, esclusivamente per ricambiare (comunque la gratitudine è un sentimento che non mi sento di denigrare) chi, affiliandolo giovanissimo in prestigiose istituzioni latomistiche, ha fatto di lui ciò che è. Draghi, rimasto orfano di padre e di madre, è stato a suo tempo scelto, formato, protetto per essere affiliato alla fratellanza massonica da personaggi (colti e lungimiranti)  che in quella istituzione avevano uno straordinario ascendente e godevano di rispetto assoluto di fratelli a loro volta potentissimi. Così funzionano le Super Logge massoniche.

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Vi ho parlato di Federico Caffè, Franco Modigliani e Robert Merton Solow come padri putativi di Draghi, e sono certo di averne scritto con il giusto anticipo. Oggi quei post, preventivamente immessi in rete, sono quotidianamente frequentati da numerosi lettori curiosi: spero servano a capire/anticipare quali complessità dovrà affrontare l’Italietta. In uno scontro impari.

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Quegli spunti di riflessione erano a disposizione di chiunque ma, evidentemente, non di tutti. Io mi accorgo che (sbagliando) continuo a ritenere che nel MoVimento ci siano persone incaricate (e a tal fine retribuite) di utilizzare le fonti aperte per un recupero automatico di informazioni utili al MoVimento. Sembra che qualcuno lo sappia fare ma alla luce di questi episodi maldestri ritengo che il dilettantismo sia la cifra soprattutto negli uffici stampa e relazioni istituzionali. Sembrano abili ma non servono a ciò per cui dovrebbero essere realmente pagati.

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Ogni cosa che sta accadendo era prevedibile, ma ciò che vedo mettere in campo (anche quale risposta mediatica) appare confusa e inadeguata. Quasi chi ha il privilegio di consigliare i vertici del M5S (della Lega e delle sue eventuali inadeguatezze non voglio interessarmene) e di fare scudo leale agli 11 milioni di italiani speranzosi fosse uno sprovveduto in materia tanto delicata, o, peggio, fosse stato messo lì per favorire errori e ingenuità. Questa ultima ipotesi non ne tenete conto perché è certamente figlia di una mente ormai anziana, stanca e tarda, un po’ paranoica e certamente dedita alla cultura da Torneo delle Ombre in cui sono cresciuto. Così tutto quello che si poteva dire di me l’ho detto io, anticipando gli eventuali detrattori. Sono un cultore bizzarro si tutto quello serva a confermare (o meno) l’esistenza di uno Stato profondo, strutturatosi come tale non solo ovviamente in Italia. Complottista all’ennesima potenza. Non populista: ho scritto complottista.

Buona seconda lettura di chi sia Mario Draghi e di chi lo “piazzato” dove adesso si trova.

Oreste Grani/Leo Rugens


MARIO DRAGHI, OVVERO COME CAPIRE CHI ESSO SIA E A QUALE DISEGNO DI POTERE APPARTENGA

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Una cosa giusta il torrentizio Matteo Renzi ha detto in difesa della sua ex-preferita Maria Elena Boschi e mi riferisco a cosa ci possa essere dietro a questo non coraggio di affrontare il problema complessivo delle banche italiane, non limitandosi alla vicenda Banca Etruria. Renzi è cresciuto nella Toscana massonica, lui non massone, suo padre non massone, certamente amici entrambi di massoni. Renzi, ad onor del vero, quando ha pensato che fosse arrivato il suo turno, ha “bussato”, in Italia e negli USA, ma nessuno ha aperto. Può sembrare incredibile ma anche per Berlusconi era successa una cosa simile, tanto che lo zanza cazzafrullone si era dovuto organizzare in autarchia, in accordo con altri ambienti a lui più consoni e con meno tradizione culturale. Dopo il fallimento della P2 (di cui Berlusconi era consapevole affiliato da molti anni prima che scoppiasse lo scandalo), Silvio Nazionale si era dovuto accontentare di una sua loggia (Del Drago) e a frequentazioni di massoni affiliati a logge sorte nell’est europeo. Renzi e Berlusconi accumunati dallo stesso destino massonico di bussanti rifiutati. E rancorosi. Ecco perché ora Renzi chiede chiarezza su Banca d’Italia che sa essere una dependance delle ur-lodges frequentate e “sostenute” da quello che invece è un “gran maestro” rispettato e temuto: Mario Draghi.

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Draghi, come ci siamo permessi di postare mai smentiti il 30 novembre 2014, rimasto orfano di entrambi i genitori quando era quindicenne, fu avviato a diventare ciò che è, da persone di grande potere (e cultura) che, avvenuta la disgrazia, gli si erano affezionate, conoscendolo e apprezzandolo, qualche anno dopo, all’Università di Roma, tramite Federico Caffè che era docente di Draghi. Draghi era un ragazzo intelligente che accettò subito la logica della fratellanza e della grande famiglia. Due nobel si mettono a spingere Super Mario da dietro e lo mandano a finire la formazione al MIT. Certo siamo di fronte ad una storia veramente misteriosa se si pensa che il “padrone/custode” dell’Euro, si è formato impregnandosi di visione professionale ebraico-statunitense, dopo essere stato impostato dai gesuiti qui in Italia e aver discusso una tesi di laurea con Federico Caffè, dove il testo, che alcuni ricordano di aver letto, era, in molti passaggi, fortemente critico nei confronti di una moneta unica europea.

Mi raccomando che non scrivo queste cose per gareggiare nella disciplina di moda oggi, cioè per disinformare ma per non sottovalutare che la formazione è la formazione e che i maestri sono i maestri. E che in un personaggio che si può classificare fra i primi 8/9 più potenti del mondo eviterei di prendere per oro colato quel che si vede e mi sforzerei di provare ad estrarre dalla sua storia e dai suoi comportamenti una eventuale altra verità che non si dovesse cogliere da un esame superficiale. Ad esempio, dal momento che è vivo, io andrei a chiedere, se fossi un giornalista o un politico con importanti responsabilità anche in tema di sicurezza internazionale, ad uno come Cirino Pomicino cosa pensava ai bei tempi dell’IRI e cosa pensi oggi di Mario Draghi. Sono ore difficili per l’Umanità  e chi pretende di giocare al gioco della politica e della convivenza tra i popoli deve fare un grandissimo sforzo per capire chi sono i protagonisti delle vicende e cosa, eventualmente, arrivino a pensare nel segreto della loro mente e del loro cuore quelli che giocano a Risiko.

Giustamente vi potrebbe sfuggire chi siano stati Franco Modigliani e Robert Solow per cui vi allego due brevi biografie.

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Chi fosse Federico Caffè, viceversa, lo trovate, in parte, nella scheda che a suo tempo avevo già pubblicato. Torno alla narcisistica segnalazione: chi sia Mario Draghi, che ricordiamo ragazzo ai Parioli e schivo all’Università durante i primi anni del ’68 (Draghi è del 1947 e nel 1968 aveva 21anni), caratterizzato da quella particolare deambulazione, un po’ sulle punte, sempre con il baricentro spostato in avanti, lo abbiamo già detto più volte in questo marginale ed ininfluente luogo telematico. Oggi lo ribadiamo, aggiungendo che abbiamo da sempre l’idea, coincidente con quella di Cirino Pomicino, che Draghi sia poco “italiano”. Sperando che Pomicino non abbia cambiato idea. Aggiungo oggi, in prima mondiale, che potrebbe, paradossalmente, essere anche poco “europeo”. O, meglio, vista la formazione forgiante, una personalità doppia, ma sostanzialmente/completamente al servizio del disegno statunitense consistente in un mondo senza Europa degli Europei, terra esclusivamente lasciata a ragionare di utilità di cambi intorno all’unica cosa alla fine cresciuta da queste parti che è la finanza, gli indebitamenti, le tasse, l’inflazione. La verità è che Draghi (un uomo tanto potente non deve tenere in nessuna considerazione questa mia ipotetica fake news dedicata a lui) è stato messo, dalla massoneria americana che lo ha protetto e spinto, a capo dell’Europa perché così, al di là del gioco delle parti, nella stanza dei bottoni, si decidessero vita, morte e miracoli di tutti voi europei. Non possiamo diventare nulla, stretti tra re, regine e massoni filoamericani. E non siamo diventati nulla. Oggi vi raggiunge la notizia che su 8.800 ricercatori di valore che abbiamo inItalia ne consolideremo solo 200. Draghi che non è, per sangue, un re, è però un massone “americano”. E come massone americano, per ordini di loggia, non ha nessun interesse a che esista una qualunque forma di bioinformatica italiana. Tanto per fare un esempio. E quella che eventualmente dovesse svilupparsi deve stare sotto schiaffo dei burattinai. E non chiamate complottismo questa chiave interpretativa o metto mano alla fondina.  Per niente italiano e, per tanto, certamente non europeo, Draghi, fedelmente agli intendimenti dei suoi fratelli, ha prima disarmato l’Italia concorrendo a privarla di ogni luogo d’eccellenza produttiva (le privatizzazioni, attuate dal 1991 al 2001 e che nelle frattaglie perdurano) poi, piazzato in sfera internazionale, ha concorso a smantellare il tessuto connettivo assistenziale culturale microeconomico europeo.  Immaginate se uno come Renzi poteva, alla fine, scardinare assetti di tale dimensione e complessità. Tantomeno la sua ex Boschi. Intendendo, ex ministra.

Oreste Grani/Leo Rugens


LA SPARIZIONE DEL PROF. FEDERICO CAFFÈ, SCIENZIATO DELLA COMPLESSITÀ CHE SEMPRE SI ACCOMPAGNA ALL’ECONOMIA, E IL DESTINO MASSONICO DI MARIO DRAGHI

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Il primo massone che Mario Draghi ha conosciuto nella sua vita, è stato il suo relatore di tesi di laurea, Federico Caffè. Era il lontanissimo 1970 e il futuro governatore della BCE, da buon allievo gesuita, si era fatto scivolare, senza danni, il ’68 e l’atmosfera turbolenta che ne seguì all’Università e nella società civile. La sorella di suo padre (ex dirigente Banca d’Italia, ex dirigente Iri, infine Bnl quando era ancora banca IRI), quando Mario rimase orfano a quindici anni (anche la madre di Mario, mori in quel fatidico anno 1962), saggiamente, lo iscrisse all’Istituto Massimo di Roma (struttura scolastica retta dai Gesuiti) e successivamente, lo avviò in scia alla “carriera bancaria e manageriale” seguita da suo padre Carlo, fino alla morte. La tesi sostenuta, “Integrazione economica e variazione di tassi di interesse”, a chi l’ha letta o se la ricorda, sembra, ancora oggi, un testo molto critico verso il progetto di una moneta unica europea. A dire il destino e a come si cambia nella vita! Ma, come si dice, “solo gli stupidi non cambiano mai idea”.

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Incontrato quindi il primo massone (importante e colto) della sua vita – Federico Caffè – un altro super “cannone”, il nobel Franco Modigliani, lo aiuta ad entrare, subito dopo (1971), nel MIT, cuore del mondo dove si trasformano i soldi in scienza, brevetti, innovazione tecnologica. Il grande economista, ebreo, massone e premio Nobel, non lo perde più di vista e, coadiuvato da Robert Solow (altro Nobel) ne cura il vero lancio verso il mondo che conta. In Italia è il massone (ex ufficiale dei Servizi, nel periodo a cavallo tra la fine del fascismo e l’immediato dopo guerra) Carlo Azeglio Ciampi che lo protegge e lo segnala/impone a Giovanni Goria prima e a Giulio Andreotti, poi. Questa storia la conosce bene il vecchio “partitocratico democristiano” Cirino Pomicino che, comunque, ha sempre disistimato Mario Draghi, imputandogli non pochi danni subiti dai risparmiatori a causa dei crack Cirio, Parmalat e, in generale, per il depauperamento del mondo industriale ex IRI. Dopo Goria ed Andreotti, super Mario, con tutti i governi successivi (destra, sinistra, centro) è sempre rimasto il vero “padrone” dei soldi degli italiani ricoprendo per un secolo (dieci anni – 1991/2001) la posizione di Direttore Generale del Tesoro. Quando lascia la poltrona, la lascia a Domenico Siniscalco che un giorno potremmo scoprire essere un massone. Dal 2005 al 2011, Draghi diviene Governatore della Banca d’Italia (si fa per dire!) e quando lascia, gli subentra Ignazio Visco, che, anche lui, potrebbe rivelarsi un massone. Quando diviene Presidente della Banca Centrale Europea il suo precedessore era Jean-Claude Trichet, certamente massone. Ci sono non pochi indizi, quindi (più dei canonici 3) per avere “certezza” sull’appartenenza di Mario Draghi alla Massoneria. Giustamente, tutta questa gente (Draghi per primo) possono sbattersene di smentire o, confermare. Per noi, viceversa, il dilemma dei prossimi tempi è porsi il problema (urgente) di sapere o meno, a chi abbia giurato fedeltà Draghi, con che ritualità, prima che qualcuno immagini che possa giurare fedeltà anche alla Repubblica Italiana. La nostra sgarrupata Italia, ha bisogno di tutto tranne che di un altro spergiuro, doppiogiochista, servo di non si sa chi, messo al vertice dello Stato. A chi abbia giurato fedeltà Draghi è urgente che, chi lo sa, lo dica. Anche se continuo a ritenere che difficilmente super Mario si farà rinchiudere al Quirinale. Sarebbe una “diminutio” non da poco. Oggi è tra i padroni del Mondo (tra i primi otto/nove umani che contano) ma se divenisse semplicemente il Capo dello Stato italiano, precipiterebbe, per come lui stesso ha ridotto l’Italia, al 254° posto o giù di lì. Non credo che al 67enne (sembra molto più giovane ma non lo è), convenga fare il massone di serie C.

Fine della terza puntata del tormentone ….  Mario Draghi 

Oreste Grani/Leo Rugens

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MARIO DRAGHI L’ANDROIDE MASSONE

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Date importanti quelle del 30 novembre del 2014 e del 15 dicembre 2017 per questo marginale e ininfluente blog.

In queste ore, in molti, state andando a leggere due post, entrambi, a suo tempo, dedicati a Mario Draghi. In quelle date.

Post arricchiti di spunti biografici del potente banchiere (in realtà è un burocrate della finanza sostenitore, con in pensiero e le azioni, di quanto torna utile a dare forma al sogno progetto di una spietata/sanguinaria globalizzazione, perseguita e ottenuta a qualunque costo, che sta mettendo in ginocchio miliardi di esseri umani) ma soprattutto che tendevano a suggerirvi l’estraneità di Draghi alla cultura italiana. Certamente nessuna forma di patriottismo gli mai riscaldato il cuore. Neanche una qualche vera passione ideologica. Neanche durante il 1968, quando in molti presero posizione. Ma non Mario Draghi. Nel senso che l’eterno ragazzo è nato in Italia ma il suo percorso di vita lo ha portato, giovanissimo, a formarsi ad un mentalità sopranazionale. Draghi è perfino un massone lontano da quella tradizione risorgimentale che potrebbe farlo ritenere anche un po’ italiano. Per intendersi, non è certamente un mazziniano o un garibaldino. Draghi, come vi direbbe Paolo Cirino Pomicino (quello), per scelte fatte in giovane età, risponde a chi lo ha fatto diventare Draghi. Punto. Ovviamente, chi lo ha iniziato, oggi è morto, ma l’appartenenza alla famiglia massonica a cui è affiliato, prevale su tutto nel credo di Draghi che tutto, come ho detto, deve alla Massoneria statunitense. E mi scusino i puristi specialisti della materia per come semplifico il ragionamento. Ma in queste ore è bene che chi è stato catapultato al governo dell’Italia sappia che razza di “drago” ha davanti e fin dove arrivano i rizomi delle istituzioni che lo hanno prima accolto e poi sostenuto.

Non ho detto che se ne debba avere un qualche timore referenziale, ma eviterei di considerarlo “umano” alla stregua delle persone che uno è stato abituato, nel lasso di vita vissuto, a conoscere o ad affrontare. Mario Draghi è più un androide che un umano e per misurarsi con lui è opportuno sapere che gli algoritmi che lo regolano (non parlo dei numeri legati alla finanza) sono una sola cosa con il suo esistere. Questo a partire da una adolescenza turbata e dagli studi con i gesuiti. Poi Draghi, come ho accennato, sia pur giovane, incontra all’Università di Roma, l’istituzione massonica rappresentata dalla geniale e carismatica figura di Federico Caffè. Continuate a leggere numerosi le schede/spunto che ho messo in rete in tempi non sospetti, e accesso dopo accesso, datemi la soddisfazione di indicizzare, anche sull’argomento Super Mario, questo marginale e ininfluente blog.

Oreste Grani/Leo Rugens



Ma prima (era l’emblematico 24 giugno 2016) avevo già anticipato il mio pensiero:

IL BREXIT “ASPETTATAMENTE” HA VINTO! ORA RIMANGONO, COME COSE SERIE, LA PASTA RUMMO, IL POMODORO MUTTI, IL PARMIGIANO E LA REGINA NUTELLA!

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Tira brutta aria – latomisticamente parlando – nelle logge in cui il premier britannico (dal 2010) David Cameron risulta affiliato, cioè la famigerata aristocratica/sanguinaria “Edmund Burke” e la meno nota “Geburah”. I massoni affratellati nelle due logge citate si preparavano a festeggiare, con canti e abbondanti libagioni, l’anniversario del 24 giugno 1717, e al tempo avevano programmato di stringersi ancora una volta intorno al loro fratello saldamente insediato al Governo, certi che sarebbe uscito vincitore dal referendum soprattutto dopo che la Provvidenza aveva armato una mano assassina. Che Dio, oltre a “salvare la Regina”, non faccia mai scoprire che la mano dello psicolabile che ha ucciso la deputatessa Cox, paladina del rimanere nel “circuito” di questa Europa, in realtà era stata armata, con abilità raffinata, da chi cominciava a temere che senza un atto iconoclastico e abilmente suggestivo, l’esisto referendario sarebbe stato nettamente per l’uscita! I dati che danno la vittoria a “noi che cosa c’entriamo con questo luogo-non luogo che è l’Europa”, confermano che, in realtà, fino a pochi minuti prima dell’aggressione e della conseguente emozione, l’opinione pubblica era largamente indirizzata a determinare l’uscita da questa non Europa. Mi dispiace sposare questo sospetto. Mi complica la vita temere che un giorno si possa venire a sapere di qualcuno che era stato capace di sussurrare all’orecchio del fragile nazionalista l’idea di questo feroce delitto. Nonostante l’oggettivo vantaggio (la campagna è stata sospesa nel momento in cui in testa – nella volata finale – c’erano gli anti permanenza) i risultati raccontano di una spaccatura in due della Gran Bretagna e questo non è buono per nessuno, dentro o fuori il regno di Elisabetta II, regina che – come dico spesso – è una personalità giuridica impossibilitata ad essere suddita di qualcuno. Una delle tante follie di questo strano guazzabuglio giuridico geopolitico artatamente costruito e che qualcuno continua a chiamare Europa.

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Anzi, spero che da oggi, 24 giugno, S. Giovanni Battista, nessuno chiami più Europa questo “niente”, nudo, come l’ultimo dei re. Il “niente nudo” non si era mai visto! Dentro o fuori dal “nulla” è la paradossale competizione a cui abbiamo assistito.

Ma – come si dice – S. Giovanni “non vuole inganni”. E così è stato.

Esattamente 299 anni dopo la nascita della Massoneria inglese (24 giugno 1717) si chiude questa pantomima dell’euro come totem di un non luogo politico, culturale, economico che la consorteria dei banchieri apolidi, impastati – in modo complice – con re e regine, vi aveva fatto credere che fosse una cosa seria e inamovibile. Per noi, cose serie, sono la Nutella, il Parmigiano Reggiano, il pomodoro Mutti, e la pasta Rummo. Non a caso produzione beneventana. Speriamo che il casino che gli avidi finanzieri stanno per scatenare non ci metta nella impossibilità di farci un buon piatto di pasta asciutta (Rummo come ho detto!) e poi leccarci i baffi con l’amica Nutella. Speriamo!

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Oreste Grani che spero abbiate capito come campa: pubblicità poco occulta e molto legata a prodotti culinari. Niente soldi ma …generi di prima necessità. Si accetta anche olio extravergine d’oliva. Per il vino vi potete a-stenere perché sono sostanzialmente a-stemio.

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Vedete cortesemente di non ritenere l’ombelico del mondo quello di GOFFREDO MARIA BETTINI ROCCHI CAMERATA PASSIONEI MAZZOLENI. L’adipe non consentirebbe nessuna individuazione.

Oreste Grani/Leo Rugens

Ora più che mai ho bisogno di aiuto:

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

oppure un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739


MA IN MANO A CHI STIAMO? A GOFFREDO MARIA BETTINI ROCCHI CAMERATA PASSIONEI MAZZOLENI, SPINGITORE DI MATTEO RENZI

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Per i pochi italiani che ancora dovessero ricordare il settimanale “satirico” Il MALE e le sue campagne politiche e iconoclastiche (“vincenti” come poi nessuno seppe più fare), oggi riporto un narcisistico particolare autobiografico: la campagna tendente ad evidenziare l’obesità di Bettino Craxi come elemento di segnale di gravi disturbi della personalità del dirigente politico socialista, fu una mia idea di cui rivendico ancora oggi il valore scientifico e profetico. Chiariamo subito, prima che mi diano del razzista o altro: tutti noi, comuni mortali (io stesso, nonostante il mio cuore malato e la colonna vertebrale offesa, sono un po “cicciottello”) abbiamo diritto a pesare quanto vogliamo o quanto i nostri processi di trasformazione determinano con la nostra complicità e debolezza. Questa affermazione (non proprio vera e onesta nei confronti di noi stessi e della collettività che deve pagare l’onere dei nostri malanni), non vale per le donne e gli uomini politici che rivelano, con la fame smodata e irrefrenabile, un aspetto del carattere che non si adatta alla “cosa pubblica”.

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Il nostro modello è ancora l’essenziale Alcide De Gasperi o, se vogliamo volare alto e lontano, Gandhi. Fame vera o metaforica che sia. Tanto è che di “eccessi” di ogni tipo (politici, alimentari, sessuali, affaristici) è morto il “Socialismo italiano” quando fu incarnato da Bettino Craxi e dalla sua corte famelica. Torniamo al Il Male e a quando passai libri (ad esempio di Albert Simeons, specialista in scienza dell’alimentazione, “Presumptuos Brain an Evolutionary Interpretation) ed altro materiale scientifico sulla obesità e sui disturbi che essa comporta, al geniale ing. Piero Lo Sardo (Zut) di cui altre volte ho scritto. Animatore della redazione della rivista, l’”intellettuale rinascimentale” (così amo chiamarlo e a cui devo, tra l’altro, la scoperta del valore storico della “Battaglia della Montagna Bianca”, Praga 1621) capì subito cosa intendessi suggerire indicando la questione del “peso craxista” e, non mollò più la presa.

La lunga e un po farraginosa premessa per introdurre il tema del “peso sproporzionato” di Goffredo Bettini nella vita politica italiana e quanto questo ingurgitatore di potere e cibo, ritenga di poter ancora “orchestrare” sul palcoscenico sgangherato della povera e violentata Italietta. Bettini, con altri vecchi e impomatati arnesi di cui vi ho già accennato, deve essere considerato uno dei massimi responsabili dell’eventuale catastrofe (peggio di come stiamo? Si, al peggio, non c’è mai fine!) che si delinea nell’ipotesi che gli “spingitori” riescano a rifilarci, come salvatore della Patria, il vanesio Matteo Renzi.

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Per i giovani lettori, inesperti di nomenclatura politica italiana , segue una breve scheda di Goffredo Bettini. Per tutto quello che si dice di indicibile di lui, rimandiamo a Dagospia, e alle allusioni (informate?) dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella, specialista in questi approfondimenti. Soggiorni prolungati in Thailandia, compresi.

Lascio, a noi di Leo Rugens, viceversa, il solito compito di allertare i saggi e per niente sprovveduti cittadini organizzati nel M5S, perché vigilino sulla “bilancia” e sulla “amoralità” degli eccessi alimentari del gigante Bettini. Per la sua salute e quella della Repubblica.

Oreste Grani

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