Abbiamo fatto 30, proviamo a fare 31

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Ma come parlate/scrivete giornalisti?

Di Maio riunisce lo Stato Maggiore del M5S“. Detta così la gente è indotta a ritenere  che ci sia una struttura seria che viene riunita e un generale a “cinque stelle”  che la coordina.

Nulla di più lontano dalla realtà. Nessuno dei cooptati nel cerchio magico ha studiato e si è formato per far parte di nessuno Stato Maggiore e, soprattutto, Di Maio non saprebbe mai comandare una struttura complessa. Militare o meno che sia.

A tal proposito, possiamo sapere il nome di chi, per primo, individuò nel ragazzotto campano (mi riferisco a Luigi Di Maio) il soggetto a cui affidare il compito di dissipare, del tutto, il patrimonio ideale e politico che milioni di italiani avevano affidato al MoVimento 5 Stelle? Non rimuovendo il dato sostanziale che quando moltissimi italiani fecero il gesto elettorale avevano, come riferimento, le intelligenze e l’eticità di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio!

Possiamo sapere, da qualcuno che c’era, come andò che si decise di affidare le sorti della Repubblica ad uno inadeguato culturalmente come una capra, direbbe Sgarbi dei bei vecchi tempi andati, solo perché vestito un po’ meglio degli altri?

Da alcune ore, questo Di Maio, esaurita definitivamente la spinta inerziale dello tzunami grillino, reagisce alle critiche immaginandosi oggetto di un complotto. Salvini due. Addirittura per nulla consapevole (così appare) dei disastri attuati, si sente capace di guidare il Ministero della Difesa. Forse convinto che Angelo Tofalo e Michele Maffei (un annetto addietro mandati in avanscoperta) potranno dargli i consigli su dove ci sono i bagni e le macchinette del caffè negli edifici del Dicastero.

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Questo, forse, potrebbe essere vero ma solo per quanto attiene i palazzi dell’Aeronautica dove, il duo salernitano, ha fatto il tirocinio durante l’attività svolta presso il sottosegretario con delega all’Arma e alla Sicurezza cibernetica.  Ci deve essere pertanto qualcosa che deve far credere che, se si è campani, si sa, per scienza infusa, come affrontare una macchina complessa quale sono l’Esercito, la Marina, l’Aviazione nelle loro forme in evoluzione permanente. O, prima, i Servizi Segreti. Direi di usare, vista la posta in gioco, il massimo rigore con il capo politico (ormai in difficoltà psicologica) ad evitare che, dopo essere stato il servo sciocco del Posteggiatore Abusivo, diventi la Quinta Colonna del tentativo eversivo che si prepara a via Bellerio.

Signor Presidente, Luigi Di Maio, mi raccomando non lo dimentichi, voleva farLa fermare “ad ogni costo”, solo pochi mesi addietro (non decenni?), incriminandola  di non si sa cosa.

Di Maio, direbbe perfino Maria Rita Parsi, l’eterna rossa psicologa dell’età evolutiva, ospite ad Ivrea, quando si ragionava di futuro, non ha struttura mentale e forza d’animo per avere, nelle mani, quota parte della sorte della convivenza civile. Prudenza pertanto signor Presidente e trovi, in accordo con Giuseppe Conte, una soluzione intelligente e coraggiosa per inibire il ragazzo a cui evitentemente sta girando la testa. E mi scuso per aver sollecitato questa scelta nell’interesse superiore della Nazione. Mi scuso quasi Lei non sapesse come fare.

Sono preoccupato se La spingono ad una tale nomina.

E lo scrivo perché è sempre bene ricordare che questo è il Paese che ha visto uscire di casa qualcuno che poi la bomba a Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, ce l’ha messa.

L’Italia è il Paese dove qualcuno ha ubbidito all’ordine di “bruciare vivi” compatrioti nei treni, decidendo di colpirli “in galleria” quando non potevano avere scampo.

L’Italia è quella ridente realtà geopolitica dove qualcuno ha attuato, scientemente, la strage alla Stazione di Bologna mentre la gente, un 2 di agosto, andava in “ferie”.

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E poi non devo dire a lei che questo è il Paese delle mafie che, per decine di anni, hanno insanguinato ogni strada di ogni comune dove non si riusciva ad avere adeguatamente la presenza dello Stato. Non è proprio cosa mandare un dilettante come Di Maio al posto del Capitano Elisabetta Trenta che, almeno, quando va in missione, non solo parla e capisce perfettamente l’inglese ma, mi risulta, anche il russo. La Trenta ha fatto il massimo che poteva fare accerchiata (o anche ostacolata?) da due sottosegretari tra loro, viceversa, in perfetta sintonia come Angelo Tofalo e Raffaele Volpi. Direi di non muovere troppo le tessere del “Quindici”. Evitiamo di allontanare una come Trenta (pur con i suoi limiti) per fare spazio a uno come Di Maio. Soprattutto con i venti di guerra che sembrano spirare.

Oreste Grani/Leo Rugens