La Stangata ovvero Beppe Grillo come Paul Newman?

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Focarello, focarello avremmo detto da ragazzi. E saremmo stati vicini-vicini alla verità. Perché che si debba arrivare anche al Gioco della Verità è certo, se non vogliamo che finisca tutto. Ma noi, nella nostra marginalità e ininfluenza, non vogliamo che finisca. Anzi. E abbiamo la coscienza di esserci battuti, ad armi impari, contro Matteo Salvini e i suoi (per primi e da soli quando era temutissimo Ministro dell’Interno) e per evidenziare il gravissimi errori commessi da Luigi Di Maio e dai suoi. Anche in questo caso per primi e da soli. Parlo ovviamente “da dentro” il MoVimento e contro un apparato grigio e invisibile di cui per primi abbiamo percepito la pericolosa esistenza. In altro momento ricordatemi di parlarvi di questo atipico apparato, del suo grigiore di fondo e della sua capacità, quando ci sarebbe bisogno di cambio di classe dirigente, di tendere a succedere a se stesso. Riconoscete gli uomini dell’apparato perché tendono a ribadire il loro “basta ai fatti”… perché vogliono “discorsi”. Sono quelli che in ogni aggregazione umana ritengono che prima ci si iscrive e poi, forse, si può parlare.

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Essere uomini e donne d’apparato consiste in uno stato dell’anima, una forma di vita passata di fronte a cui il presente non può che essere “condannato senza appello“. Una condanna paradossale perché sono loro gli artefici del presente, ma è nel paradosso che, oggi, l’Apparato Pentastellato (esiste, esiste!) vive e cerca di prosperare. Incolpevole. Forza Beppe, fumateli. Mandalo a casa a questo burocratino grigio e stereotipato dissipatore di oltre 6 milioni di consensi e di una barca di soldi. Ma, nel farlo, non dimenticarti quelli che, puntando su di lui, ti hanno dato per morto. Dopo averti scippato la creatura che tanto ti era costata. Anche di soldi tuoi di tasca. “Gli hanno fatto un pacco“, ci erano venuti a dire, amici liguri e bene informati. Quello che sta avvenendo si chiama “contropacco” o, meglio, “la stangata“. Simile nelle dinamiche e nella trama al capolavoro di George Roy Hill, interpretato magistralmente da Paul Newman, proiettato nelle sale italiane a partire dal 21 giugno 1974, quando uno come Luigi Di Maio, non era ancora nato.

E questo dato anagrafico, potrebbe fare la differenza.

Ripeto: Cortesemente, Giuseppe Grillo da Genova, fumatelo dopo aver riattivato il vaffa.

Oreste Grani/Leo Rugens

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P.S.

Stare sempre dalla parte che si ritiene giusta anche quando ci si sente minoranza infinitesimale.

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