Davide Barillari “non scappa dalla battaglia”. C’è mai veramente entrato?

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4 luglio 2014

Sull’onestà di Davide Barillari ci metto la mano sul fuoco, anzi, potrei anche camminare sui carboni ardenti per testimoniarlo, sulla sua lungimiranza o sulla visione d’insieme del problema: no. So i pericoli e le intimidazioni subite da Davide e mi dispiace sinceramente che perfino gli affetti siano stati toccati dalla sua passione politica, tuttavia e lo dico con rammarico, per quanto provocatoria possa essere l’affermazione, il nostro consigliere regionale preferito nel gioco non c’è mai entrato perché solo era e solo è rimasto, privo di un “qualcosa” capace di realizzare il suo progetto di riforma. Barillari nel gioco non è entrato perché la classe dirigente del MoVimento (mi vergogno a chiamarla tale) lo ha emarginato platealmente; sbaglio?

Nel leggere gli accorati appelli e le dichiarazioni bellicose del “Barilla” contro l’accoppiamento M5S–PD, mi chiedo perché le denunci solo ora dal momento che ne sento parlare dal giorno in cui gli fu soffiata la candidatura alla Regione Lazio, preferendogli la cittadina Roberta Lombardi.

Non penso che sia stata la signora a tessere e decidere con Zingaretti la nascita dell’attuale governo, riferisco solo che più voci sostennero, a partire da due anni fa, quanto ribadito in questi giorni insieme all’annuncio che l’esilio della Lombardi in Regione sia finito e che ci si deve aspettare un rientro in grande stile sul palcoscenico della politica.

Torniamo a Davide Barillari e al suo accorato “non morirò piddino”, quando non capisco perché in questi anni abbia accettato che gli fosse imposto il silenzio sulla block chain (per la prima volta ne sentii parlare tre o quattro anni fa o quattro presso la Regione in sua presenza) e soprattutto non abbia protestato per il mancato appoggio da parte del governo del cambiamento alla sua azione in Regione in materia di sanità. O mi sono perso qualcosa e nel governo con la Lega il m5s ha bombardato Zingaretti di domande incalzandolo su materia così delicata?

L’ultima volta che ho incontrato Davide di persona fu al Circo Massimo quando mi chiese la disponibilità a un incontro che pur avendo sollecitato a mia volta non è mai avvenuto.

Cosa avevo da dirgli od offrirgli? Innanzitutto la condivisione degli strumenti che al buio ci consentono di orientarci senza finire sugli scogli, per esempio. Inoltre la condivisione di mappe dettagliate della storia della sanità laziale, del potere romano, della delinquenza del litorale ma soprattutto la condivisione di una costellazione di intelligenze senza pari, costellazione che lo avrebbe accolto e lo accoglierà, se volesse, molto volentieri come nuova stella.

Non vi riuscii anche perché di fronte alla assemblea fondante il progetto di riforma della sanità nazionale – anni dopo trovai uno che riteneva di sapere riformare l’esercito italiano – compresi che da quelle settanta / ottanta persone forse di più, suddivise in gruppetti di lavoro secondo un modello di intelligenza collettiva che l’uomo IBM pensava di dominare compresi che nei pensieri di Davide non v’era spazio per le mie parole.

Sarebbe cambiato qualcosa se avessimo intrapreso insieme un cammino differente è sicuro, in quanto lo straordinario aggregato di professionisti del settore clinico, la prima voce di spesa delle regioni, avrebbe potuto costituire una piccola invincibile armata se gestito con altri criteri; questo mi sento di rimproverare affettuosissimamente a Davide Barillari.

Detto in altri termini, mancando all’interno del MoVimento un organismo capace di valutare il lavoro dei tanti Barillari che lo animano, nonché in grado di proteggerlo o coltivarlo, se non formarlo, noi tutti moriremo piddini, se già non siamo morti e non ce ne accorgiamo.

Ai posteri, non ai posteggiatori abusivi, l’ardua sentenza.

Alberto Massari

P.S. Durante una cena elettorale organizzata da Lombardi candidata a perdere contro il sistema Zingaretti ebbi l’occasione di provare a scambiare due parole con Alessandro Di Battista, apparso e scomparso in un amen; mi ero recato lì soprattutto per incontrarlo e avvisarlo che avevo individuato un “condannato per terrorismo” tra i candidati alle elezioni: “Non me ne occupo, non mi interessano le liste dei candidati” rispose; a me parve infastidito. L’infiltrato fu eliminato grazie alle segnalazioni che facemmo ad altri portavoce.

Davide Barillari M5S Regione Lazio
21 h ·
Ve lo dico molto chiaramente in modo che nessun giornalista potrà ricamarci sopra.
FARO’ L’OPPOSTO DI QUELLO CHE VI ASPETTATE CHE IO FACCIA.
Ossia: non mi dimetto. non staro’ zitto. non smetterò di combattere, non farò il bravo.
Che sia chiaro.
NON SCAPPO DALLA BATTAGLIA.

Lasciare tutto adesso significherebbe abbandonare il M5S nell’abbraccio mortale del PD dopo la fregatura della Lega. Continuerò, in nome del mandato che ho ricevuto dai cittadini nel 2018, a fare opposizione intelligente e concreta alla politica malata di Zingaretti che sto combattendo da 6 anni: non smettero’ di denunciare sempre i suoi impicci nella sanità, le sue nomine illegali, i suoi appalti, i suoi bandi e i suoi concorsi nei quali si sa sempre prima chi vince.
Ma oltre a denunciare faro’ proposte: mozioni, ordini del giorno, proposte di legge….lavorando giorno e notte con professionisti ed esperti per elaborare soluzioni ai problemi dei cittadini, come ho sempre fatto (e che quelli del pd mi hanno sempre bocciato).

Ci ho pensato per giorni e sono stato davvero ad un soffio dalle dimissioni, soprattutto a causa del “fuoco amico” in Regione, ma ho parlato con tanti “big” del M5S e con tantissimi attivisti di tutta Italia, che mi hanno dato la forza di continuare.
Fanculo la poltrona, la mia presidenza di commissione, lo stipendio di consigliere….ve lo assicuro.
In 6 anni nella vasca di squali in Regione ci ho rimesso il fegato, la salute e mi sono separato da mia moglie. Ho gia’ dato tanto, troppo, in nome dei nostri ideali.
Ma nonostante questo NON lascio la battaglia.
Anche da solo posso bloccare la commissione sanita’. Anche da solo posso fare proposte di legge che gli altri non hanno il coraggio di firmare (o peggio, ritirano la firma per paura).

Da oggi darò ancora piu’ fastidio perche’ attacco Zingaretti e non mi adeguo al ribasso ?
Ottimo.
I portavoce che prendono le distanze da me e che mi isolano sono quelli che hanno paura di esporsi nelle battaglie piu’ difficili. Non quelle di facciata che portano voti, ma le battaglie vere e piu’ scomode che toccano i veri interessi di chi ha il potere e disarticolano gli interessi di una politica malata e corrotta.

Il vero coraggio non è dimettersi o tapparsi il naso per mandare giù un inciucio prima con Salvini e poi con Zingaretti. Il vero coraggio è metterci la faccia e restare a combattere nel M5S, alla luce del sole, senza paura.
Il vero coraggio è essere portavoce di tutte le persone deluse e disilluse dal M5S che credono ancora nei nostri valori: intransigenza, determinazione, rispetto delle promesse e COERENZA.

Dovessi restare l’ultimo in Regione Lazio a combattere.