Il tuo no e il mio sì – Lettera aperta a uno dei tanti delusi del m5s

aventino

Dall’Aventino, attraverso il buco di una serratura si ammira la cupola di San Pietro

Dedico i pensieri che seguono alla cittadina Piera Aiello, deputata del m5s, al suo coraggio e al disprezzo che nutre per mafiosi e vigliacchi

Anni fa, ebbi la fortuna di conoscere F.A.

Dalla frequentazione e dalla ricchezza di spunti che ci offrì, condividemmo* l’impressione di trovarci di fronte a un individuo di notevoli capacità e non fummo sorpresi di vederlo nominato membro della segreteria particolare del Presidente della Commissione antimafia di Nicola Morra. Fatto anomalo, in fondo, che una persona di intelligenza e capacità quali le sue, manchevole tuttavia di esperienza in fatto di mafia, fosse chiamato a un ruolo così delicato. Finalmente vedevamo premiato un po’ di merito. Ci sbagliavamo o peggio, abbiamo visto confermarsi le nostre certezze: nel MoVimento non esiste un organismo in grado di valorizzare e strutturare le abbondanti risorse intellettuali di cui dispone.

F. come leggete nel brano riportato in fondo al post, tenta una analisi del fallimento del MoVimento, analisi politica che purtroppo viene sintetizzata nel termine “inadeguatezza del m5s”: tutto e niente.

No, caro F. lo dico io, che dal marciapiede ho visto ombre aggirarsi tra le fila del MoVimento e che, quello ombre ho seguito e che mi hanno seguito e minacciato, tentando di tacitarci quando da questo blog denunciavamo la “tracotanza di Salvini” che gli “inadeguati” ci imponevano di votare su Rousseau. “Partito antisistema” ho sentito definire la Lega perché avrebbe votato contro “Ursula”; “agente di influenza” correttamente denunciava Claudio Gatti.

No, caro F. non te la cavi definendo “complottismo” le verità che inascoltati portavamo all’attenzione dei vertici del MoVimento, a partire dal mio “Shalabayeva” pubblicato dal nostro Gianroberto Casaleggio e che nessuno, a cominciare dal tuo Alessandro Di Battista, ha dimostrato di avere letto. Quando rivendicai pubblicamente la denuncia della vicenda il 21 luglio 2017 in seno a Intelligence Collettiva organizzata dall’onorevole Angelo “Tofasir”, solo il Senatore Mario Michele Giarrusso ebbe il coraggio di venirmi a salutare e complimentandosi dire: “Lei e io abbiamo gli stessi nemici”. Nel frattempo incrociavo lo sguardo di Manlio Di Stefano, un’altro degli eroi di Almaty, che forse, per la prima volta, comprendeva che qualcosa di quel viaggio non l’aveva capita; naturalmente si guardò bene dal chiedermene conto.

Non sia mai che davanti alla scelta tra la pillola rossa e quella blu in molti preferiscano inebriarsi di bistecche digitali.

Dici bene, caro F., che gli elettori sono stati traditi e a milioni se ne sono accorti, non son mica scemi, e tu che fai, giustifichi il tuo ritrarti in quanto non accetti la “fusione tra nomenclature di partito”? Ma come, il MoVimento ha una nomenclatura e lo denunci solo adesso? Te ne accorgi ora dopo che sapevi benissimo, come noi intuivamo e sapevamo, che i giochi si facevano in stanze e boudoir, giochi tra malandrini, altro che inadeguati; semmai gli inadeguati e i fessi andavano a occupare caselle, ministeri e altro a loro insaputa.

A giorni il MoVimento compirà 10 anni ma sono quasi venti o forse più che Grillo l’ha pensato e costruito, per essere tradito, lui per primo, da arroganti e malandrini che si sono fatti nomenclatura, ma nomenclatura che è agli ultimi giorni e che, presa dalla stessa follia di Salvini al Papeete, ritiene di essere scampata all’assedio nel bunker e di avere trovato rifugio nei ministeri. Folli. Ma se l’uomo dei rubli cercava l’evasione dalla realtà nei mojito, lui vanta almeno venticinque anni di politica, la nomenclatura ritiene di averla trovata tra le braccia del PD.

Così, mentre ritengo che il Partito Democratico sappia bene di stringere tra le braccia dei semi cadaveri, molti, come te, non l’hanno compreso e parlano di morte del MoVimento, che possiede al contrario forze notevoli e intelligenze disponibili.

In molti concordano che è ora che l’m5s si doti di uno strumento capace di elaborare strategie, analizzare la realtà, impostare tutte le attività necessarie alla salute della Repubblica a cominciare dal contrasto alle mafie; uno strumento che sia capace di confrontarsi con gli apparati dello Stato che non si dimostrino all’altezza del compito e che, negli anni, anno gravemente inquinato e attaccato il MoVimento, inducendolo a scelte gravi, a cominciare dalla smania di governare che ha preso quasi tutti.

So bene che il MoVimento si è trasformato in istituzione da molti anni, ogni tanto leggo Francesco Alberoni che me lo ricorda, e oggi l’istituzione è nella sua crisi più profonda e per questo ritengo sia il momento del coraggio.

Se non ce l’avete fatevi da parte altrimenti unitevi, è solo il primo passo verso la soluzione.

Alberto Massari

*  [non è che abbia più personalità e passo dal singolare al plurale a caso]

P.S. La paranoia si accompagna al credere alle teorie più strampalate ma non alle nitide immagini che ritraggono le corna che si portano.

IL MIO NO

Scrivo questo post per tentare di spiegare più diffusamente le ragioni di un voto. E’ necessaria una premessa: questa mia presa di posizione e le parole che seguiranno rappresentano semplicemente un atto di amore nei confronti del MoVimento. Come in tutti gli atti di amore, pertanto, non mancheranno aporie e contraddizioni e passione. Allo stesso tempo, desidero lasciare agli atti quello che ho visto e vissuto a partire dal 2012.
Ero poco più che una matricola di Giurisprudenza quando mi iscrissi nel MoVimento. Mancavano pochi mesi al primo esercizio nazionale di democrazia digitale (dicembre 2012), ove vennero selezionati futuri Deputati e Senatori. In quel periodo tentai di contattare quei candidati che avevo sostenuto nelle parlamentarie. Alessandro Di Battista accettò di incontrarmi, davanti una tazza di caffè. Parlammo di tante cose e più passavano i minuti e più si condivideva una profonda volontà. Quella volontà che magistralmente e teatralmente venne sintetizzata pochi mesi dopo dall’urlo di Dario Fo, in Piazza Duomo a Milano: “Ribaltate Tutto”.Di seguito abbiamo condiviso con Alessandro una lunga ed entusiasmante campagna elettorale. Non ne avevo mai fatta una e fu l’occasione per conoscere parti di Paese e di città che non conoscevo. Soprattutto mi resi conto che quell’informe “ribaltate tutto” era condiviso da un numero impensabile di persone e, quindi, di elettori. Nelle strade, nelle piazze, nelle periferie, nei mercati percepivo che le elezioni del febbraio 2013 avrebbero segnato una svolta per il Paese.
Nello stesso periodo avevo contagiato con il mio entusiasmo mia sorella (di lì a poco avrebbe iniziato il suo percorso politico con il Movimento nel territorio umbro). Persi anche una sessione di esami universitari, era fondamentale esserci. A successo ottenuto tornai concentrato sui miei studi, coltivando i contatti che nel frattempo stavo costruendo a livello politico. Lo studio e le prime esperienze nazionali del MoVimento (condite da non poche difficoltà) mi fecero comprendere due cose:
1. lo stato di salute della Repubblica italiana era assai più grave di quanto apparisse (cit. Gianroberto Casaleggio)
2. per “ribaltare tutto” sarebbero servite massicce dosi di onestà, trasparenza e competenza (cit. Gianroberto Casaleggio).
Ma cosa significava e cosa significa ribaltare tutto?
Significava e significa porre il cittadino al centro della scena e significa dare seguito al dettato costituzionale. In particolar modo, affermare la sovranità popolare come garanzia di rapporti sociali, economici e politici basati su libertà e uguaglianza. Significava e significa smascherare l’ipocrisia e le nefandezze compiute da chi il dettato costituzionale lo aveva tradito (il PDL e il PD-L). Significava e significa battersi con le forze che si hanno per mandarli all’opposizione (nella speranza ciò serva loro per redimersi). Significava realizzare ciò che è stato realizzato, ad esempio, dal gruppo regionale umbro del MoVimento: sbriciolare uno fra i più odiosi dei regimetti locali del Partito Democratico. Per il sottoscritto “ribaltare tutto” significava, ad esempio, non abbassare la testa davanti al relatore durante l’elaborazione della tesi di laurea e affermare senza spocchia e timori reverenziali che la riforma elettorale di Renzi (soprattutto in combinato disposto con la riforma Costituzionale) rappresentava un pericolo per la democrazia. “Ribaltare tutto” significava e significa rimanere in ascolto del Paese. Ascoltare il Paese presuppone conoscenza dello stesso e propensione allo studio per analizzare e progettare. “Ribaltare tutto” significava, pertanto, dal punto di vista di Gianroberto Casaleggio rispondere a Gianluigi Nuzzi: (se il Presidente Napolitano le chiedesse di far parte di un governo con il Partito Democratico?) “uscirei dal MoVimento”. Ciò era vero e sensato allora come ora. Studiare ed analizzare farebbe comprendere il perché.
Da poco meno di un anno sono diventato Avvocato e ho avuto la grande possibilità di collaborare, seppur per non molto tempo (8 mesi circa), con la segreteria particolare del Presidente della Commissione parlamentare antimafia (sen. Nicola Morra). Da questo angolo visuale ho visto molte cose e da qui giungo ad una conclusione.
Esiste un aggregato, un corpo elettorale (classi medie e lavoratrici) che il tradimento di cui sopra lo ha patito sulla propria pelle. Detto Aggregato elettorale, in questi anni, in modo confuso, ha cercato e cerca rappresentanza (da qui la volatilità dei flussi elettorali). Nella rappresentanza degli esclusi, degli ultimi e dei traditi aveva un senso storico l’esperienza di governo con la Lega. Senza cedere a complottismi e ad altre valutazioni dico chiaramente: quella esperienza di governo è fallita (per la tracotanza di Salvini e per l’inadeguatezza del m5s). Ma tale valutazione non giustifica né legittima (sotto il profilo politico) una torsione di 360 gradi. Si tratta di torsione in quanto la precedente esperienza partiva dal presupposto che, pur rappresentando sovrapponibili e complementari segmenti del corpo elettorale, Lega e MoVimento fossero due entità diverse (con storie e prospettive diverse ma accomunate da obiettivi di medio termine). Il nascituro governo, invece, ha la prospettiva di una fusione fra nomenclature di partito. Detta torsione è mossa da elementi che con la politica non hanno nulla a che fare o che non avrebbero nulla a che fare. E’ di tutta evidenza che si sia consumata una lotta intestina nel MoVimento, con punte di squallore quasi indescrivibile. Questo governo di svolta (ahah) sarà un governicchio che per sopravvivere dovrà appellarsi, in alcuni passaggi , ai senatori a vita e alla magnanimità di Forza Italia (ahahah). Le ragioni che si esplicitano in favore di questa operazione sono fumo negli occhi e nascondono tre scopi (non per forza perseguiti con dolo):
1. Ricondurre il Paese nell’alveo della cieca obbedienza all’UE;
2. Estromettere e marginalizzare gli elementi che mettono in discussione il punto 1;
3. Svendere e o normalizzare il MoVimento 5 Stelle. (Molti deputati e senatori accettano questo esito anche per motivi molto molto più grevi).