L’antimafia è prevenzione. Inseguire è faticoso, se non controproducente

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Comunque, come si dice, meglio tardi che mai. Ben arrivato, professor Morra ora che ha capito che gli sport (il Coni e le Federazioni) sono luoghi di complessità anche criminale e di “riciclo”. Conosce l’espressione “ben venuto a bordo”? Soprattutto da quando ha dovuto prendere atto di come la trattano dalle parti dei vertici del MoVimento.

Il M5S (ma lei non può non saperlo) era famoso (ho scritto era) anche per aver promesso il contrasto al gioco d’azzardo che, sono certo che lo sappia, dopo la fine ingloriosa della schedina, è il vero movente/motore di tutto quello che si muove di illecito nello sport.

Per vertici del MoVimento intendo quelli che ne hanno usurpata la guida, al tempo mutandone la natura e le finalità. Sia onesto: cosa riconosce in questo bordello vanaglorioso e avido delle sue/nostre origini? Sia onesto è consequenziale.

Oltre a tutto l’offesa è che il bordello viene alimentato ad esclusivo vantaggio di alcuni.

Di cui lei sa tutto.

Comunque, ripeto, ben arrivato e, se ne ha piacere, con questo post, possiamo chiudere la stagione delle polemiche tra lei, Presidente della Commissione Antimafia, senatore della Repubblica e il marginale/ininfluente vecchio blogger Leo Rugens. Se ne ha piacere e se sa che io esisto.

Se invece vuole continuare ad inseguire (vedi il titolo del post), tenga conto che qui della materia che oggi lei approccia ne sappiamo, dai Mondiali di Calcio del 1990, a finire con quelli di Nuoto del 2009.

Oreste Grani/Leo Rugens



LA APALACHIN DEL CALCIO ITALIANO DA CUI NASCE TUTTO LO SCHIFO A CUI STATE ASSISTENDO

azzurri 1990. storia bibliografica, emerografica, iconografica della nazionale italiana di calcio

Direi che per parlare di Calcio e di degenerazione dello stesso, evitando di dimenticare il morto fresco – fresco, si può partire da uno dei cento e cento lati di questo solido leonardesco che ormai raffigura (sia pure con difficoltà visto la complessità di questo mondo) l’ambiente di quello che un tempo poteva essere definito il più bello sport del mondo. Bello, forse, ma, certamente, il più divertente per bambini, giovani, adulti, che siano maschi o femmine.

Le parole che seguono (una ventina di righe, firma e P.S. compresi) le ritrovate in fine del lunghissimo post dove naturalmente e logicamente andavano. Lo scrivo perché, ritrovandole, non pensiate ad un “refuso” frutto di un distratto ritaglia e incolla. La verità e che il post necessariamente/doverosamente è quasi interminabile per cui, preoccupato che non lo leggeste tutto, vi ho anticipato elementi salienti e finalità. Inoltre, a differenza di tutti gli altri post, questo è sostanzialmente senza corredo iconografico. Tranne la copertina di un “cofanetto” di otto volumi (AZZURRI 1990. Storia Bibliografica, emerografica, iconografica della Nazionale Italiana di Calcio) che rivendico con orgoglio e di cui tornerò a parlarvi, come spartiacque ideologico e culturale dell’intero ragionamento che oggi avvio. Penso che sia proprio il 1990, gli ultimi Mondiali in Italia, l’anno senza ritorno.

Uno dei lati d’attacco possibili porta il nome di Antonino Pulvirenti.

Abbiate una santissima pazienza ed entrate in questo primo cerchio (concentrico) della bolgia che vi aspetta (se vi interessa la materia) e scorrete con ritmo adeguato ciò che una banale fonte aperta riporta di lui. Comunque, mi spetta evidenziarlo, nella biografia, non vi perdete il riferimento alla Standa, quella e di quegli anni.

Antonino “Nino” Pulvirenti (Catania, 24 febbraio 1962) è stato un imprenditore e dirigente sportivoitaliano. Ho scritto “è stato” non perché sia morto ma per quello che ha saputo sommare negli anni. Non credo che lo si possa considerare un “dirigente sportivo” in servizio permanente effettivo.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro e dell’impresa, le sue attività hanno spaziato dal trasporto aereo(avendo posseduto la compagnia Wind Jet) al calcio tramite la holding Finaria, da lui presieduta, in quanto, da decenni, controlla il Calcio Catania, di cui è anche stato presidente) per finire alla grande distribuzione organizzata (attraverso il marchio Fortè).

Figlio di piccoli imprenditori agricoli con un diploma in ragioneria nel 1984, a ventidue anni, avvia la propria attività imprenditoriale a Belpasso, paese alle pendici dell’Etna, in provincia di Catania, inizialmente con una filiale della Standa (mi raccomando non ve ne scordate) assieme ad altri due punti vendita a Mascalucia e ad Aci Sant’Antonio.

Nel 1991, diventato socio del gruppo Punto Convenienza che possedeva una catena di 30 supermercati in Sicilia, affiliando dapprima i suoi tre punti vendita, ne divenne amministratore delegato per la Torrisi Alimentari SpA.

Nell’ottobre del 1993 (che anni ruggenti in Sicilia e in Italia tutta!) viene arrestato dalla Guardia di Finanza, a seguito dell’emissione di un ordine di custodia cautelare, con l’accusa di estorsione e calunnie. Rivenduta l’attività alla Standa, azienda colpita da vari attentati dinamitardi, sarà chiamato a testimoniare quel periodo vissuto in qualità di gestore degli “Affiliati Standa” e di vittima. Le sue dichiarazioni poi confluiranno nel volume di Peter Gomez e Marco Travaglio, L’amico degli amici.

Nello stesso 1993 (che biennio indimenticabile!) Pulvirenti fonda la Meridi srl, holding impegnata nella distribuzione alimentare nel sud Italia con il marchio Fortè; e fonda la Sedes, industria chimica con sede aGela, che realizza prodotti per la pulizia della casa. Meridi e Sedes producevano all’anno un volume d’affari di duecento miliardi di lire.

Nel 2015 sono stati evidenziati gli interessi principali delle sue due holding, la Finaria Spa (al 90% di Pulvirenti con 111,6 milioni di euro di fatturato al 31 dicembre 2013) per attività di gestioni operative, e la citata Meridi srl (al 97,36% di Finaria con 94,9 milioni di ricavi sempre nel 2013).

Le due società controllavano:

  • Wind Jet Spa (al 62% di Finaria Spa, 38% di Meridi srl), la compagnia aerea a basso costo italiana;
  • Calcio Catania (95,40% Finaria Spa, 4,60% Meridi srl);
  • Platinum Hotel (97,35% Finaria Spa, 1,5% Pulvirenti e Moschetto Antonella), due alberghi di lusso“Mazzarò Sea Palace” e “Atlantis Bay” della catena Platinum Resorts & Hotels srl a Mazzarò(Taormina), più un terzo nel Comune di Belpasso col nome di “Hotel La Fenice”;
  • Azienda agricola Biorossa srl (90% Finaria Spa, 10% Vitaliti Angelo), attiva nel settore agrumicolo con 5 milioni di ricavi;
  • Logime srl (90% Finaria Spa, 10% Vitaliti Angelo), una società che opera nel campo della logistica per 3 milioni di entrate;
  • Segea srl, società in liquidazione che si occupava della gestione di Torre del Grifo Village diMascalucia, il Centro Sportivo del Calcio Catania.

La Meridi srl, con sede a Belpasso, come ho detto gestisce in Sicilia il marchio Fortè, impresa didistribuzione organizzata con 90 punti vendita hard discount, la società di ristorazione Sorsy e Morsy con tre ristoranti ubicati a Palermo, Catania e Caltanissetta.

La rivista specializzata Capital, nel 2006, ha eletto Pulvirenti «miglior imprenditore dell’anno in Sicilia».

Dal 2011 ha assunto la gestione dell’Etna Golf Resort a Castiglione di Sicilia (CT) situato sui campi da gioco del golf club “Il Piccìolo”.

Nel Marzo del 2016 cambia il cda di Finaria Spa. Il nuovo consiglio di amministrazione è ora composto da Davide Franco, Giuseppe Davide Caruso e Pierluigi Mancuso, un cda costituito da professionisti indipendenti rispetto alla famiglia Pulvirenti. E mi scuso se la situazione oggi non sia quella descritta.

Nel 2003 il Pulvirenti fondava una nuova compagnia aerea low cost, dalle ceneri dell’Air Sicilia. Già nel2005 Pulvirenti fu al centro di una dura contestazione da parte del personale WindJet per presunte minacce e comportamenti anti-sindacali.

Il 13 aprile 2012 l’Alitalia (quella) doveva firmare il contratto di acquisizione della compagnia Wind Jet. La trattativa, invece, è durata molto più del previsto, a causa delle molte implicazioni riguardanti il personale e il tipo di accordo e alla fine non è andata in porto. Una volta tanto le vostre tasche si sono salvate.

Secondo la Repubblica, nel corso di indagini di controllo delle società aeree, dal bilancio 2009 emerse una vendita interna alle aziende di Pulvirenti: la finanziaria Meridi, che controlla il gruppo azionista con il 37,5% avrebbe venduto il marchio Wind Jet alla stessa compagnia aerea per 10 milioni di euro.

Nell’ottobre del 2013 avviene l’approvazione del concordato fallimentare della società, poi ammessa alla procedura di concordato preventivo con un passivo di oltre 238 milioni di euro. L’11 agosto del 2014 il de profundis degli ex-dipendenti si conclude con un nostalgico video divulgato on-line, a due anni dall’ultimo airbus della Wind Jet che spegneva definitivamente i motori, dopo essere stata la terza compagnia nazionale.

Ed ora parliamo del calcio.

«Nel calcio i soldi non bastano: è necessario avere passione, altrimenti l’arida realtà dei numeri può vanificare il lavoro di anni.»

(Nino Pulvirenti, da La Sicilia del 22 maggio 2000)

Amante del calcio, iniziò la propria avventura come presidente della formazione di Belpasso, militante in Interregionale, il paese della provincia di Catania dove egli vive. Nel campionato 19981999 fece il primo salto: lasciò Belpasso per rilevare l’Acireale in Serie C1.

A causa dei tanti debiti, Pulvirenti fu costretto a ricostruire la società. Il primo anno la squadra, giunta ultima in campionato, subì la retrocessione diretta in Serie C2, dopo una militanza di otto stagioni fra Serie C1 eSerie B. Dopo tre campionati in Serie C2 la squadra venne promossa in Serie C1 al quarto campionato. Intanto, nel 2000, Pulvirenti aveva provato ad acquistare il Catania, venendo scavalcato da Luciano Gaucci.

Nel maggio 2004, quasi a fine campionato di Serie C1, Pulvirenti abbandona improvvisamente l’Acireale alla vigilia della gara Acireale-Viterbese valevole per i play-off della Serie C1 girone B (che cerca di rivendere a Vittorio Cecchi Gori  – quello – candidato dall’Ulivo alla Camera ad Acireale, dopo una caparra di 300 milioni di euro) per prendere la presidenza del Calcio Catania direttamente dalle mani diGaucci. Parlo di quel Gaucci poi anche latitante.

Con l’acquisto del Calcio Catania a suo carico scattarono due processi: uno per evasione fiscale, l’altro perfrode fiscale (come vedete i soldi nel calcio non bastano come da lui affermato). Nel primo caso, secondo l’accusa, Pulvirenti avrebbe suddiviso le quote calcistiche su altre società della filiera per risparmiare sull’imposta sul reddito; il giudice accerterà l’assenza di reato. E andiamoooo! Nel secondo caso, secondo l’accusa dei magistrati, l’imprenditore fece precedere la trattativa per il Calcio Catania dall’acquisto del marchio Papizzo: “un’operazione simulata utile a creare scorte all’estero“, secondo la Repubblica. Il processo lo vedrà pienamente assolto, poiché il fatto non sussiste. E ri-andiamoooooooooooooooooo!

A Catania si presentò con un piano ambizioso di rilancio su base triennale. Portò con sé dirigenza (tra cui l’amministratore delegato Pietro Lo Monaco, da anni suo braccio destro), giocatori e l’allenatore Maurizio Costantini nel tentativo di ripetere i fatti visti con l’Acireale. Alla prima stagione il Catania si mantenne a metà classifica, mentre al termine della stagione 2005-2006 il Catania conquistò la promozione in Serie A, grazie ad un campionato disputato quasi per intero ai vertici. Dalla stagione 2006-2007 a quella 2013-2014, il Catania è riuscito a mantenere la categoria, battendo il record di permanenza in massima serie della società.

Nel dicembre 2010 la stampa lo annuncia come nuovo azionista di maggioranza del Córdoba, società calcistica spagnola ma la notizia viene smentita dalla società etnea.

Nella sua gestione costruisce anche il nuovo centro sportivo Torre del Grifo Village, in località Torre del Grifo (Mascalucia), inaugurato il 18 maggio 2011.

Il 18 gennaio 2013, è stato nominato consigliere federale. Ma uno così cosa lo volete nominare se non qualcosa?

Il 22 gennaio 2013, Antonio Pulvirenti, è stato deferito alla Disciplinare dal Procuratore Federale della Figc per aver “espresso pubblicamente giudizi e rilievi lesivi della reputazione del presidente della Juventus,Andrea Agnelli.

Il 14 maggio 2013 gli vengono consegnate le chiavi della città di Catania per i traguardi in ambito sportivo. Questo ci voleva per gratificarlo un po’.

L’anno seguente, a sorpresa, la squadra retrocede in Serie B.

Nel marzo 2015, con la squadra al terz’ultimo posto nel campionato cadetto, alla sede di Torre del Grifo viene recapitata una busta contenente minacce di morte e due proiettili e Pulvirenti denuncia il fatto alla polizia.

E qui entriamo nella commedia all’italiana.

Il telefono del presidente etneo viene messo, opportunamente, sotto controllo e in questo modo la polizia scopre per caso un giro di scommesse dello stesso Pulvirenti e dei suoi dirigenti per salvare il club dalla retrocessione. E ditemi che non ci credete?

Il 23 giugno 2015 viene arrestato e posto ai domiciliari per truffa e frode sportiva, insieme ad altri dirigenti del club etneo (tra cui l’ex ds Daniele Delli Carri e l’ad Pablo Cosentino) con l’accusa di aver comprato alcune partite del campionato di Serie B 2014-2015. Nell’interrogatorio del 29 giugno seguente confessa di aver comprato 5 partite a 100.000 euro l’una per evitare la retrocessione del club etneo negando di aver mai fatto scommesse. L’11 agosto seguente il questore di Catania Marcello Cardona firma per Pulvirenti e Cosentino il daspo da stadi e manifestazioni pubbliche per 5 anni “per preservarne l’incolumità viste le ultime manifestazioni di protesta contro di loro”; inoltre il procuratore federale Stefano Palazzi chiede per lui 5 anni di squalifica senza radiazione vista la collaborazione. In primo grado il 20 agosto riceve 5 anni di inibizione e ammenda di 300.000 euro. La settimana seguente, ben consigliato, rinuncia al ricorso restando inibito per 5 anni.

Il 23 giugno 2015, come abbiamo visto, viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti dalla procura di Catania e posto agli arresti domiciliari per truffa e frode sportiva, insieme ad altre sei persone, con l’accusa, gravissima (oppure no?) di aver comprato alcune partite del campionato di Serie B 2014-2015. I domiciliari sono revocati (minchiaaaaaaaaaa che celerità!!!!!!!!) il 3 luglio 2015, mantenendo l’obbligo di firma e il divieto di espatrio. E ce mancava pure!

Il 15 luglio 2015 Pulvirenti è stato iscritto al registro degli indagati per rispondere al Tribunale di Catania dibancarotta fraudolenta in relazione alla gestione societaria di Wind Jet S.p.A e alla holding del gruppo che dirige (fanno parte la S.p.A Calcio Catania e la S.p.A. Finaria).

Pulvirenti, insieme all’amministratore delegato Stefano Rantuccio, è arrestato il 29 gennaio 2016 dalla Guardia di Finanza per il “crac Wind Jet”, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, su disposizione dei magistrati catanesi, e posto ai domiciliari.

Vi basta?

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Ora andiamo ad un altro lato della figura geometrica complessa leonardesca (Leonardo geniale preveggente a loro pensava quando prendeva in mano la matita) e fermiamoci su quello intitolato adEnrico Preziosi. Altra scorpacciata di informazioni “preziose” e in particolare quella che, anche nel caso della biografia fortunata di Preziosi, compare la mitica Standa.

Quella e di quegli anni. Per il resto un labirinto di scatole finanziarie e mille e mille sali e scendi che metà bastano. Così il continuo stare in rapporto con la giustizia, sia quella ordinaria che quella sportiva.

Enrico Preziosi  è un imprenditore e dirigente sportivo italiano, fondatore e maggior azionista di Giochi Preziosi.

È il presidente e proprietario della squadra di calcio italiano Genoa Cricket and Football Club. In passato ha ricoperto le cariche omologhe nel Saronno, nel Como ed è stato azionista di minoranza di altre squadre di calcio.

Preziosi nasce ad Avellino il 18 febbraio 1948, terzo di tre figli. Sua madre era maestra e il padre orefice. A 16 anni scappa di casa e va in Calabria a lavorare per una ditta che posiziona guardrail in autostrada. Nel1965 si trasferisce a Milano, lavora prima alla Perfetti poi alla Philips come venditore di elettrodomestici. Nel1977 si mette in proprio e comincia l’attività di grossista di giocattoli, rivenduti agli ambulanti, ma questa sua prima esperienza da imprenditore non funziona. A 30 anni, nel garage di casa, a Baruccana di Seveso, fonda la Giochi Preziosi, e, da qui, parte la sua avventura di imprenditore di successo. Si dice di lui che nutra un’ammirazione sconfinata per Silvio Berlusconi. Quello della  Standa, per intendersi. Infatti, nel 1990, si mise in società con il Cavaliere, che comprò, tramite Standa, una fetta dei negozi Giocheria, un’altra invenzione di Preziosi.

Oltre all’impegno nella finanza e nello sport, è stato interessato (uomo di profonda cultura), tramite la società Rep, nella gestione del Teatro Alberti di Desenzano del Garda.

Torniamo alla cose serie.

La Enrico Preziosi srl è la società personale che agisce nella Fingiochi spa, holding di famiglia che controlla la Preziosi Group, colosso multinazionale. Alcune tra le maggiori aziende e marchi del gruppo sono:

  • Giochi Preziosi
  • Giochi Preziosi Hong Kong
  • Auguri Preziosi / Auguri Mondadori
  • Easy Shoes & Wear
  • Giordani
  • Giocoplast
  • Giocoplast Natale
  • Preziosi Toys
  • GIG
  • Grani & Partners spa (nulla a che vedere, per loro fortuna, con il sottoscritto)
  • Grani & Partners Hong Kong                     
  • Grani & Partners China                             
  • Grazzini
  • Harbert
  • Preziosi Food
  • Mitica Food
  • Migliorati
  • Ceppi Ratti
  • Sip Toys
  • Preziosi Collection
  • GP Publishing
  • GP Vending
  • GP Promo
  • GP Partwork
  • GP Kiddie Rides
  • Dolci Preziosi
  • Dolci Preziosi Ibérica
  • Salati Preziosi
  • Betty Flowers
  • Toys Center
  • Giocheria
  • Amico GIO’

Enrico Preziosi è proprietario pertanto della Gruppo Giochi Preziosi (ovvero Preziosi Group) holding che detiene la proprietà della Giochi Preziosi S.p.A., l’azienda leader del mercato italiano nel settore dei giocattoli fondata nel 1978 da Henry Lawi. Giochi Preziosi è la seconda azienda europea del settore dopoLego (!!!!!!) e quarta a livello mondiale dopo Mattel e Hasbro. Avete letto bene? Il gruppo Giochi Preziosi comprende numerosissime aziende e marchi in continua espansione.

Inizia come detto come distributore di giochi, ma la rivoluzione avviene a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Guardate le date. Con Berlusconi, fin da quegli anni, resta il legame affettivo, rinsaldato dagli oltre 35 milioni di euro (70 miliardi di lire) che Preziosi investe annualmente in pubblicità sulle tv Mediaset quando mette in atto una massiccia campagna pubblicitaria a livello nazionale e sulle televisioni private e locali. Girano tanti soldi in un vero vortice che per seguirlo non basterebbe l’intero organico della GdF.Distribuisce i marchi Sega e Bandai, ma la svolta decisiva avviene nel 19961998 quando a fronte di importanti e massicci investimenti in ricerca e sviluppo, ed in seguito ad accordi e consolidamento della produzione ed importazione diretta dalla Cina, acquisisce la fiorentina GiG con cui collaborava dal 1994 (che date!!!!!!), ed assorbe ogni altro concorrente e produttore italiano.

Nel 2000 inizia la penetrazione nei mercati europei a partire da quelli britannici acquisendo la principale public company inglese di giochi e gadget come pure una nuova linea back to school acquisendo con laAuguri Preziosi lo storico brand di cartoleria Auguri Mondadori. Che intrecci che cifre da capogiro, immagino costi tutto questo.

Nel 2001 comincia la diversificazione con prodotti alimentari, calzature, una linea di moda per teenager (laFashion Teen) e prodotti per le decorazioni, specialmente natalizie con la Giocoplast Natale. Nel 2002 in brevissimo periodo penetra e conquista il mercato dei gadgets acquisendo alcune compagnie già operanti nel settore. Nel 2003 consolida la sua presenza nel mercato degli alimentari producendo un’ampia gamma di snacks e merendine sia dolci che salate ed infine acquisendo la Mitica Foods, che diventa Salati Preziosi.

In seguito consolida la propria posizione ottenendo l’esclusività ed accordi speciali a vario titolo con ad esempio

  • Panini
  • Parmalat
  • IP
  • De Agostini
  • Amici
  • Marvel Comics
  • Aia
  • Autogrill
  • Danone
  • Kellogg’s Italia
  • McDonald’s
  • Moby Lines
  • Nestlé
  • Original Marines
  • Paluani
  • Saiwa
  • Stonefly
  • Wal-Cor
  • Yoga

per fare solo alcuni dei nomi più noti, agendo in special modo attraverso la Grani & Partners. Ripeto, per loro salvezza e garanzia, niente a che vedere.

Poi entra nel mercato della puericultura acquisendo il grande marchio Giordani. Oltre a queste attività, possiede una catena di grandi magazzini (Toys Center) per la distribuzione al dettaglio dei giochi ed annessi, che conta oltre 100 centri in tutta Italia.

Nel 2004 il Preziosi group ha registrato un turnover di 590 milioni di euro con Ebitda di 70 milioni di euro, ed un profitto netto di oltre 15 milioni di euro. Nell’anno fiscale terminato al 30 giugno 2009 l’azienda raggiunge gli 865,3 milioni di euro (+12% rispetto all’anno precedente) con Ebitda di 100,2 milioni di euro (+6,1%). Nel 2010 supera i 939,9 milioni di euro. A dire il vero pensavo che fosse più ricco di Berlusconi e invece e molto molto molto più povero. Povero Preziosi! E poveri i Grani. Quelli.

Nel mondo del calcio entra nel 1993. Quando si invecchia come me non si pensa ad altro che al tempo per cui ricordandomi quegli anni penso ad alcuni miei compatrioti (si fa per dire) che sono obbligati (in qualche modo bisogna campare) a fare le stragi mafiose e chi si dedica al calcio e il Mondo è bello perché è vario e mentre uno vive una vita disperata un altro si diverte (ma che deve fare un fabbricante di giocattoli se non giocare?) con il Saronno: dalla Serie D alla C1, una cavalcata storica per il piccolo club, fino a quando arrivò ad accarezzare il sogno della Serie B, naufragato sul più bello, nella decisiva partita col Carpi; il presidente decide a questo punto di puntare più in alto lasciando la squadra ad una nuova proprietà. La società senza la sua forza finanziaria si ritrovò però ben presto in crisi e dopo alcuni anni, dopo un rapido crollo in verticale e una retrocessione in C2, scomparve con un fallimento dei nuovi imprenditori subentrati al suo posto. Non ci posso credere! E invece, ci dobbiamo credere.

Dicevo che punta più in alto.

Acquistato nel 1997 il Como in C1, Preziosi condusse i lariani fino alla Serie A, ma ambiva a piazze più blasonate, tanto che il suo nome è stato legato a tentativi di acquisto del Torino, del Napoli, dellaSampdoria. Nel 2003 cede il Como ad Aleardo Dall’Oglio con un accordo che contemplava l’opzione di riscatto della società a favore di Enrico Preziosi. Però Preziosi, con le mani già sul Genoa, decide di non voler più puntare sulla società lariana e non esercita l’opzione di riscatto. Lasciato al suo destino, in mano ad imprenditori poco solidi, senza la forza finanziaria del suo ex patron, di lì a poco, come era accaduto al Saronno, il Como va in fallimento. Ma non ci posso credere! E invece ci dobbiamo credere. Viene in seguito emessa un’ordinanza di custodia cautelare contro Preziosi, agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

In questo periodo, dal 2001 al 2003, è socio con il 20% della Carrarese, militante in Serie C1. È sempre bene, comincio a capire, avere più squadre. Come tutti i protagonisti di quella riunione strategica a Taormina nell’albergo di Pulvirenti. Più squadre come poi vedremo sarà per Claudio Lotito che oltre la Lazio (la cui tifoseria ancora in questi giorni è andata caccia di scontri con lo Stato in divisa a prescindere dalle dichiarazioni buoniste di Arturo Diaconale) controlla la Salernitana. Più tavoli è il segreto di queste oneste e appassionate amministrazioni. Manca solo che un giorno scopriamo che Roma e Lazio hanno lo stesso padrone, così come Torino e Juve, o Genoa e Sampdoria.

Nel luglio 2003 Preziosi acquista il Genoa, appena retrocesso in Serie C1, puntando ad una ricostruzione che portasse ad un rilancio a brevissimo termine. Inaspettatamente, però, la società genovese in agosto veniva ripescata in serie B a causa di uno stravolgimento giudiziario innescato dal Catania che, a forza di sentenze e ricorsi, aveva costretto la riorganizzazione del campionato di Serie B bloccando le retrocessioni. Ma non ci posso credere che esista un rizoma segreto di interessi che lega il Catania al Genoa: Non ci voglio ancora credere che Pulvirenti e Preziosi si conoscano e non superficialmente.

Dopo una stagione (2003-04) di transizione, il Genoa si classifica al 1º posto nel campionato cadetto 2004-05.

La promozione in Serie A si trasforma in poche settimane in una retrocessione a tavolino in Serie C1, causata dal caso sorto intorno alla partita Genoa-Venezia, giocata all’ultima giornata del campionato di Serie B. Il Genoa dovrà anche scontare 3 punti di penalizzazione nel campionato successivo. Quando muore qualcuno, dentro e fuori gli stadi, provate a ricordare che, ormai, nel calcio, il più pulito ha la rogna. Con rispetto ai rognosi che spesso non hanno casa dove dormire.

Nell’estate 2005 Preziosi si trova costretto a rivoluzionare tutta la rosa costruita per la massima serie, in quanto i giocatori e l’allenatore non erano disposti a scendere in C1 (fra gli altri gli argentini Lavezzi e Diego Milito, il nazionale olandese Ooijer, il nazionale serbo Marković, il nazionale italiano Abbiati e l’allenatoreGuidolin). In pochi giorni viene allestita una squadra competitiva per la Serie C1 la quale, al termine della stagione 2005-06, conquista la promozione in Serie B grazie al secondo posto nel girone A della C1 e alla successiva affermazione nei play-off. La stagione era in realtà iniziata non bene, con la sconfitta 0-3 a tavolino alla prima giornata di campionato contro il Ravenna (gara vinta 3-1 sul campo) per aver schierato il giocatore Antonio Ghomsi, che doveva invece scontare una giornata di squalifica. L’episodio aveva innescato un nuovo caso giudiziario, sommatosi a quello dell’illecito, per il quale a torneo in corso il Genoa veniva penalizzato di ulteriori 3 punti per aver fatto ricorso alla giustizia ordinaria. Tuttavia tale ulteriore sanzione (che aveva portato a -6 la penalizzazione complessiva) veniva successivamente revocata, consentendo al Genoa di scontare solo il -3 dovuto alla sentenza estiva.

Nel 2006-07 il presidente (che per l’illecito ha scontato un’inibizione fino al 2010) attrezza con grossi investimenti la squadra rossoblu promettendo il salto nella categoria superiore, richiesta a gran voce dai suoi tifosi che l’avevano già assaporata sul campo l’anno precedente.

Nel 2007 Preziosi dopo aver investito a livello giovanile e con l’acquisto di ragazzi molto promettenti ottiene con la formazione primavera la vittoria, dopo ben 42 anni, nel prestigioso Torneo di Viareggio, sconfiggendo in finale la Roma 2-1. La vittoria dei giovani di Preziosi coincide con la seconda partecipazione al torneo sotto la sua gestione, quando nella prima occasione aveva centrato il secondo posto in finale contro la Juventus. La prima squadra, affidata a Gian Piero Gasperini, centra la promozione in serie A al primo tentativo, chiudendo il torneo cadetto al 3º posto dietro Juventus e Napoli (col quale festeggia la promozione nello scontro diretto dell’ultima giornata) ed evitando i playoff grazie ai 10 punti di vantaggio sulla quarta in classifica. I rossoblu tornano nella massima serie dopo 12 anni, risalendo in soli due anni dalla serie C1.

La stagione seguente, nella massima serie, ottiene un più che soddisfacente decimo posto in serie A, anche grazie all’esplosione di Marco Borriello, autore di 19 reti.

Nel 2009, la seconda stagione di serie A, dopo una sorprendente rincorsa ai primissimi posti della classifica, la sua squadra termina al quinto posto e conquista la partecipazione alla Europa League.

In questi anni, acquisendo in prima persona il cartellino di molti calciatori in erba da tutto il mondo, e rivendendoli spesso a top team a prezzi molto maggiorati, si conferma come uno dei maggiori talent scoutdi tutto il panorama calcistico italiano; il 7 aprile 2010, confessa ai microfoni di Sky Sport 24, di aver scovatoe trattato l’acquisto del giovanissimo Lionel Messi, il quale aveva fatto quattro reti all’Arsenal, e che dopo un provino al Como fu scartato su consiglio dello staff tecnico che lo ritenne gracile. Il Genoa ottiene il sesto posto in Serie A nella stagione 2014-2015.

Il 31 luglio 2018 viene reso noto che il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha convinto il sindaco diBari, Antonio Decaro, superando con la sua SSC Bari le altre dieci proposte, tra cui quella di Preziosi con la Costituenda, per la rinascita del Bari dopo il fallimento.

Il 9 agosto 2018 Preziosi presenta una manifestazione di interesse per rilanciare l’Avellino, costretto a ripartire dai dilettanti, insieme ad un imprenditore irpino, ma ad esso viene preferita dal sindaco Ciampi la proposta di Gianandrea De Cesare, già proprietario della Scandone Avellino.

A seguito del fallimento del club lariano, viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare contro Preziosi, agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. Il provvedimento (motivato in oltre centodieci pagine) venne richiesto dal sostituto procuratore Vittorio Nessi, che indagava da tempo sulla vicenda della bancarotta che ha fatto seguito al fallimento del Calcio Como.

Il presidente era stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta per una cifra intorno ai 16 milioni di euro relativa al Calcio Como 1907 SpA. Secondo l’accusa con le cessioni di giocatori importanti avrebbe depauperato il patrimonio del club lariano, causando di fatto danni ingenti all’erario ed a tutti i creditori del Como. Capite bene cosa fanno?

Cessioni che, fra l’altro, non sarebbero state messe a bilancio fra i ricavi, facendo scattare l’ipotesi di reato di bancarotta per distrazione. Provate a farlo voi e vediamo se state sempre fuori senza che vi manchino letteralmente i soldi per il pane e le medicine? Loro rimangono sempre fuori e con i soldi per continuare a fare il male. Con la complicità ragionata di una certa politica come leggete a seguire.

Il 3 ottobre 2008, avvalendosi della facoltà concessa dal “pacchetto sicurezza” del ministro della giustiziaAngelino Alfano, che consente di concordare la pena in qualunque momento prima della sentenza di primo grado, ha patteggiato davanti al tribunale di Como una condanna di 23 mesi di reclusione (pena indultata) per il reato di bancarotta fraudolenta riguardante il fallimento del Como.

Il 14 luglio 2009 viene scagionato con assoluzione con formula piena per il doping amministrativo dal tribunale di Genova. E quindi abbiamo scherzato con i costi di queste incaute indagini tutte a vostro carico.

L’11 giugno 2007, la Commissione disciplinare della Lega Calcio gli commina cinque anni di inibizione con proposta di radiazione al Presidente federale, oltre ad un’ammenda di 150.000 euro inflitta al Genoa per responsabilità oggettiva di vicende legate alla gestione economica della sua ex società Como negli anni2003 e 2004. In particolare la vicenda che gli era stata imputata erano stati i fatti relativi al trasferimento del giocatore Gregori dal Como al Genoa a titolo gratuito e la sua successiva cessione per 250 000 euro dopo un anno, dal Genoa ad altra squadra, a detta del giudice azione compiuta per voler volontariamente impoverire il patrimonio sportivo del Como Calcio (secondo la FIGC da qui scaturisce la sua pericolosità sportiva meritevole di radiazione) poiché apparentemente numerosi giocatori del Como passarono a prezzo decurtato al Genoa. Provate, lo ripeto, a farlo voi fuori dal calcio e buttano la chiave.

Dopo aver confidato alla stampa di aver condotto in prima persona la trattativa per trasferire Diego Milito eThiago Motta dal Genoa all’Inter, l’8 giugno 2010 viene deferito dal Procuratore Federale della FIGCStefano Palazzi per sei mesi più 90.000 euro di ammenda alla società, in quanto Preziosi in quel momento era ancora inibito ad operare nel calciomercato, per fatti risalenti al 2003-2004

Nel processo penale in riferimento al caso Genoa dell’estate 2005 Preziosi (insieme ad altre persone, tra cui il figlio Matteo) entrò nel registro degli indagati, accusato di associazione a delinquere e frode sportiva. Nel 2006 venne scagionato dalla prima accusa (associazione a delinquere) ma, il 2 marzo 2007, venne condannato a 4 mesi di reclusione per il reato di frode sportiva, in merito alla partita GenoaVeneziadell’11 giugno 2005 (ultima giornata del Campionato di Serie B 2004-2005) e la condanna fu confermata nel Processo d’appello, il 27 novembre 2008.

A seguito dell’annullamento della sentenza di condanna disposto dalla Corte di Cassazione il 25 febbraio2010, il caso è rinviato ad altra sezione della Corte d’appello di Genova che, in data 15 febbraio 2011, ripristina la condanna per Preziosi.

In riferimento ai fatti di Genoa-Siena 1-4 del 2011/12 (pressioni da parte dei tifosi allo stadio con i giocatori che si dovettero togliere la maglia), il 6 ottobre 2012 la Procura federale ha chiesto 300 mila euro di ammenda per il Genoa, 100 mila per il presidente Preziosi, 30 mila per i giocatori del Genoa e 3 mesi di squalifica per Giuseppe Sculli accusato di non aver detto il vero alla Procura sui suoi rapporti con la tifoseria genoana (fu l’unico a non togliersi la maglia).

Nel febbraio 2013 Preziosi, assieme a Alessandro Zarbano, è indagato per il mancato versamento dell’Iva relativo all’esercizio 2011 per una somma non corrisposta al fisco di circa 8 milioni di euro. Iscritta sul registro degli indagati dalla procura di Genova anche lo stesso Genoa. Il 19 luglio seguente in primo grado viene condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione.

Il 13 ottobre 2015 viene accusato di doping finanziario dalla procura di Milano per aver aggiustato il bilancio del Genoa per evitare il rischio di non poter iscrivere la squadra in Serie A e tutto ciò grazie a 15 milioni di euro provenienti da società svizzere riconducibili a Infront e Tax and Finance. Come quando voi siete in difficoltà con il mutuo, cosa fate? Prendete i vostri risparmiucci in Svizzera e aggiustate tutto

Vi basta?

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Ora passiamo, solo per un momento (poi ci torneremo nelle prossime puntate di questa Odissea delinquenziale) a Nelio Lucas (ma poteva essere un altro), figura attuale di punta del fondo di investimento (sapete quei posti dove si raccolgono i soldi di qualunque provenienza basta che siano soldi e a prescindere dall’odore che emanino?) Doyen Grup.

Il Doyen sports investments è un fondo di private equity che si occupa di finanziare i contratti di acquisto e cessione di calciatori professionisti per conto di club calcistici sudamericani ed europei.

In ambito calcistico i fondi che fanno da intermediari per la compravendita del cartellino e dei diritti d’immagine dei calciatori sono noti anche come Third party ownership (TPO).

Doyen sports ha sede a Malta e fa parte del Doyen group, una società d’investimento brasiliana, che inEuropa ha sede ad Istanbul e uffici a Londra. E voi che avete fatto solo il militare a Cuneo che minchia c’entrate con questa verve internazionale?

Il Doyen group opera in mercati emergenti come Africa, America latina, Turchia, Medio oriente, CSI e Asiacon interessi nell’estrazione di metalli, minerali, gas e carburanti. Grazie alla joint venture con laNuCap ltd, la Doyen è attivissima nel settore energia, compresi fertilizzanti e uranio. Fertilizzanti ritengo per i campi erbosi degli stati e l’uranio per “arricchire” gli azionisti del fondo e un po eventualmente i proiettili da poi vendere a non si sa chi. Sperando sempre che il compratore sia anche appassionato di calcio.

A partire dal 2008 il Doyen group ha iniziato ad investire nel calcio professionistico attraverso la sua sussidiaria Doyen sports investments, diventando in poco tempo il punto di riferimento per quanto riguarda ifondi d’investimento sportivi. Gli investitori di Doyen group, secondo Bloomberg News, sarebbero il turcoFettah Tamince dirigente della catena Rixos hotel e Tevfik Arif, kazako naturalizzato turco, proprietario della società immobiliare Bayrock Group. Personagetti semplici semplici su cui, nelle puntate successive, ci permetteremo (se non ci fanno accoppare prima) di tornare.

Doyen sports presta denaro (fanno gli usurai come faceva, tanto per fare un esempio, … o Leone Cancrinipersonaggio ignoto ai più ma di cui vi consigliamo di leggere in Leo Rugens così, sempre gratis, venite a conoscenza anche del legame di Cancrini con Arturo Diaconale e il suo esordio in carriera giornalistica) ai club professionisti per l’acquisto di calciatori, facendosi ripagare, entro tre anni. Le squadre possono tenere i calciatori e ripagare il debito oppure vendere i giocatori, restituendo a Doyen sports il denaro ricevuto in prestito e una parte della plusvalenza incassata con la cessione del cartellino. Le prime operazioni di questo tipo sono state eseguite in Brasile per poi concentrarsi sulle compravendite di calciatori dei principali campionati europei. secondo voi quando uno usa i soldi dell’usuraio in mano a chi sta?

Nel 2011 Doyen sports inizia a finanziare alcuni club spagnoli. In particolare, Doyen sports finanzia il 55% del trasferimento di Radamel Falcao dal Porto all’Atlético Madrid, permettendo al club spagnolo di pagare solo 18 milioni di euro per il cartellino del colombiano. Nel 2013 l’Atletico Madrid vende Falcao al Monacoper circa 60 milioni di euro, girando 15 milioni al giocatore e Doyen sports, come previsto da una clausola contrattuale, e spartendosi con lo stesso fondo i 45 milioni restanti.

Nel 2013 Doyen sports finanzia il passaggio del brasiliano Neymar dal Santos al Barcellona per 57 milioni di euro circa. Il 55% finisce al Santos il restante 45% ai due fondi d’investimento che erano co-proprietari del cartellino del giocatore, in particolare, il 40% andò al fondo d’investimento Doyen sports e il 5% alla società Tercera Estrela Investimentos.

Nel 2014 Doyen sports è coinvolta nel trasferimento del francese Eliaquim Mangala dal Porto alManchester City per un cifra attorno ai 40 milioni di euro, di cui solo 22 andati al Porto. Una grossa percentuale dei restanti 18 milioni infatti sono andati a Doyen sports. Sempre nel 2014 Doyen sports fa da intermediario nella cessione del serbo Dušan Tadić dal Twente, con cui ha una partnership commerciale, alSouthampton. Cominciate a capire perché costano tanto quei ragazzotti che corrono dietro alla pelota quando gli rimane tempo per violentare ragazzotte semidisponibili?

Nel 2015 Doyen sports comunica l’avvio della collaborazione come consulente sulla politica sportiva con la cordata di imprenditori, rappresentata da Bee Taechaubol, che intende acquistare una quota di minoranza del Milan.

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Milan? Chi era costui? Ma non trattandosi di Carneade, passo al vecchio Adriano Galliani. Quello. Mi sembra che anche lui, sia pur formalmente lontano, abbia incontrato (via Dell’Utri /Berlusconi)  la Standa. Quella e in quegli anni. E qui vado prudente perché Galliani è anche senatore della Repubblica per Forza Italia proclamato il 23 marzo 2018.

Adriano Galliani è un imprenditore, dirigente sportivo, dirigente d’azienda e politico italiano, amministratore delegato del Monza. In precedenza è stato amministratore delegato e dirigente sportivo del Milan, presidente di Mediaset Premium e presidente delle società immobiliari del gruppo Fininvest. Intimo direi dei gemelli Dell’Utri e di Silvio Berlusconi. Quello amatissimo da Pulvirenti, Preziosi e da mille e mille tifosi del Milan fino a Matteo Salvini, il Ministro Ultrà.

Galliani, nel 2010, ha ricevuto il Globe Soccer Award alla carriera mentre nel 2011 è stato inserito nella Hall of fame del calcio italiano nella categoria Dirigente italiano.

Adriano Galliani è nato a Monza il 30 luglio 1944 da una famiglia di media borghesia; il padre fu un segretario comunale e la madre una piccola imprenditrice che gestiva un’azienda di trasporti. Diplomatosi come geometra, lavora al Comune di Monza per otto anni, Comune per il quale viene anche candidato come sindaco nelle liste della Democrazia Cristiana. Grazie ad una legge che prevedeva che chiunque avesse lavorato in un ente pubblico potesse riscattare i contributi versati all’Inail oppure girarli all’Inps, nel 1976, Galliani presentò una domanda a quest’ultimo ente e da allora gode di una pensione sociale di € 223, cosa che ha generato non poche polemiche. Letta così la notizia quando questa “capa pelata” voterà contro il reddito di cittadinanza potrebbe non fare incazzare come sarebbe giusto. Ma parliamo di uno che mentre era milionario per coprire Berlusconi e Dell’Utri nel calcio, si è beccato oltre 130.000,00 euro a fronte di pochi spicci di contributi versati da un ente pubblico. E senza calcolare gli interessi composti in oltre 42 anni passati dalla mossa paracula? E questi settentrionali furbi e parassiti!

Nel 1975 acquista dall’ingegner Ottorino Barbuti una piccola società, la Elettronica Industriale, un’azienda di Lissone (MB) specializzata in apparecchiature per la ricezione dei segnali televisivi.

In pochi anni diventa fornitore di Telemontecarlo, all’epoca la quarta emittente italiana per importanza. Questo lo porta, nel 1979, alla collaborazione con Silvio Berlusconi, allora proprietario di Telemilano 58, al quale propone di sviluppare il segnale televisivo con ripetitori per tutta la nazione, e col quale fonda Canale 5, dopo aver ceduto il 50% della società “Elettronica Industriale” allo stesso Berlusconi per la gestione congiunta del segnale televisivo. La sua carriera di dirigente sportivo inizia al Monza nel 1984 ricoprendo per due stagioni consecutive 1984-85 e 1985-86 la carica di vicepresidente.

Il 24 marzo 1986 diventa amministratore delegato del Milan. Successivamente ne diventa vicepresidente vicario. In questa veste, nel 1991, si rende protagonista di un episodio molto controverso: durante la partita di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni contro l’Olympique Marsiglia, un black out improvviso (poi rientrato in parte) convince Galliani a far ritirare i rossoneri dal terreno di gioco. In quel momento il risultato era di 1-0 per i francesi, ma a causa di quella decisione il Milan perderà la partita per 3-0 a tavolino e verrà anche estromesso dalle competizioni europee nella stagione successiva.

Nel 2002 diventa anche presidente della Lega Nazionale Professionisti. Tale carica, assunta e mantenuta durante l’incarico alla presidenza del Milan, ha suscitato molte polemiche per il cosiddettoconflitto di interessi. La sera del 22 giugno 2006 si dimette dalla presidenza della Lega Nazionale Professionisti dopo la notizia del suo deferimento a opera del procuratore federale Stefano Palazzi che indaga sullo scandalo di Calciopoli: lo comunica lo stesso Galliani con una lettera ai consiglieri in cui ribadisce la sua “totale estraneità da ogni addebito”. La Corte Federale lo condannerà poi in secondo grado a una squalifica di 9 mesi, ridotta a 5 mesi più una multa dall’arbitrato del CONI. E sti’ cazzi avrebbe detto se invece di essere lombardo fosse stato romano de’ Roma.

Il 18 gennaio 2013 viene eletto vicepresidente della Lega Serie A. Per premiarne la statura etico-morale.

Il 13 aprile 2017, con la cessione della società rossonera da parte di Fininvest alla Rossoneri Sport Investment Lux, società facente riferimento all’imprenditore cinese Li Yonghong, chiude ufficialmente la sua carriera nel Milan in cui da amministratore delegato ha conquistato 29 trofei in 31 anni. Quanto sudore a correre dietro a quelle palle!

Il 28 aprile 2017 viene nominato presidente delle società immobiliari del gruppo Fininvest. Il 25 lugliodiventa presidente di Mediaset Premium.

In vista delle elezioni politiche italiane del 2018 viene candidato da Berlusconi come capolista perForza Italia al Senato nel collegio proporzionale Lombardia 3 (Varese-Como-Lecco) ed è eletto. Ce mancava pure. È solo Lotito che riesce perfino a non farsi eleggere. Il 5 luglio dello stesso anno viene nominato capo dei dipartimenti di Forza Italia in un’ottica di rinnovamento del partito. Non ridete, lettori maligni e un po’ stronzi!!!!!

Il 28 settembre 2018 viene ufficializzata l’acquisizione del Monza da parte di Silvio Berlusconi e Galliani viene nominato amministratore delegato facendo così ritorno nel club brianzolo che aveva lasciato da vicepresidente nel 1986, 32 anni anni prima; la squadra milita in Serie C e il presidente rimane Nicola Colombo (figlio dell’ex Presidente del Milan Felice).

Nell’ottobre del 1995 la Procura della Repubblica di Milano invia un invito a comparire a Silvio Berlusconi, a Carlo Bernasconi e ad altri tre manager del gruppo, Adriano Galliani, Giancarlo Foscale (cugino di Berlusconi) e Livio Gironi, per i reati di falso in bilancio e (limitatamente a Berlusconi) di appropriazione indebita relativi all’acquisto della rimanente quota di Medusa Film avvenuta nel 1988.

Secondo il pubblico ministero Margherita Taddei, che già da un anno indaga sui libretti al portatore di Berlusconi, dei 28 miliardi e mezzo di lire pagati ai precedenti proprietari per l’acquisto di Medusa Cinematografica 10 miliardi e 200 milioni vengono restituiti sottobanco e finiscono su alcuni libretti al portatore di Berlusconi. Nel mese successivo, il pm Taddei chiede il rinvio a giudizio per tutti e cinque gli indagati. Nel dicembre del 1996 si tiene l’udienza preliminare e nel febbraio del 1997 il giudice per le indagini preliminari Cristina Mannocci decide il rinvio di tutti e cinque gli indagati per falso in bilancio, mentre concede a Berlusconi la prescrizione (ecco la solita consolidata soluzione che il Dio Crono non ti nega mai se sei imballato di soldi) del reato per l’accusa di appropriazione indebita.

Nell’ottobre dello stesso anno Berlusconi e gli altri imputati versano di propria iniziativa circa 18 miliardi di lire a Reteitalia (prelevandoli sempre dai soliti risparmi frutto del sudore della fronte), come rimborso dei 10 miliardi e 200 milioni (con gli interessi maturati in 9 anni) che, secondo l’accusa, avrebbero distolto dal bilancio ma continuano a negare ogni ammissione di colpa (di fatto, versano il denaro a loro stessi contando di beneficiare delle attenuanti e di far scattare di conseguenza la prescrizione del reato). Da parte sua, durante il processo, Bernasconi tenta pure di motivare la somma finita sui libretti di Berlusconi come la restituzione di un vecchio prestito di Luigi Berlusconi (padre di Silvio, morto nel 1989) ai precedenti proprietari della Medusa, che invece negano tale ricostruzione. Ma chi sarà mai il bugiardo? A chi indovina, un euro trasferito con Pay Pal, seduta stante.

Il 3 dicembre dello stesso anno il processo si conclude con la condanna di Berlusconi a un anno e 4 mesi (condonati per l’amnistia del 1990 l’anno fatidico dei Mondiali) e a una multa di 60 milioni di lire (10 condonati) e con la condanna di Bernasconi a un anno e 4 mesi (ugualmente condonati) e a 10 milioni di multa, mentre gli altri tre vengono assolti in quanto avrebbero firmato il bilancio del 1989 senza essere a conoscenza della sopravvalutazione e della restituzione di quella somma (il pm Taddei chiede invece un anno e 8 mesi per tutti e cinque). Come Giancarlo Giorgetti quando firmava per la CREDIEURONORD. La legge non ammette ignoranza a meno che non siate appassionati di Calcio.

Il 9 febbraio del 2000 il processo di appello si conclude con l’assoluzione di Berlusconi, la conferma della condanna di Bernasconi a 1 anno e 4 mesi (già condonati) e dell’assoluzione di Galliani, Foscale e Gironi. La seconda Corte d’appello di Milano ritiene da un lato non provato che Berlusconi abbia conosciuto e approvato il falso in bilancio, dall’altro che Bernasconi abbia agito da solo mentre il sostituto procuratore Ugo Dello Russo chiede la conferma della condanna di Berlusconi. La Fininvest e la difesa commentano la sentenza continuando a sostenere la regolarità di tutta l’operazione a dispetto delle testimonianze dei precedenti proprietari.

Il 1º ottobre del 2001 in Cassazione viene confermata anche l’assoluzione di Berlusconi, respingendo il ricorso dei magistrati milanesi, mentre nei confronti di Bernasconi, morto pochi mesi prima, il reato viene considerato estinto per morte del reo. Fidiamo in una seduta spiritica messa in atto da Romano Prodi, e dall’attuale Presidente del CNEL (organismo dato per estinto e viceversa resuscitato) Tiziano Treu per farci raccontare da Bernasconi (l’unico morto perché come vedete gli altri si sono anche comprati  l’immortalità) come siano andate realmente le cose.

Nel 2006 per Calciopoli la Corte Federale condanna Galliani in secondo grado ad una squalifica di 9 mesi, ridotta a 5 mesi più una multa dall’arbitrato del CONI.

Nel corso del 2007 viene rinviato a giudizio (insieme al vicepresidente dell’Inter Rinaldo Ghelfi e all’ex dirigente Mauro Gambaro) nell’ambito dell’inchiesta sul falso in bilancio condotta dal PM Carlo Nocerino. I dirigenti accusati avrebbero ritoccato i conti dei due club calcistici attraverso lo scambio di alcuni giocatori i cui prezzi sarebbero stati gonfiati. Quindi il vizzietto paraculo non nasce nei fondi di investimento? Forse, a questi ultimi, lo ha insegnato qualcuno esperto di  come si truccano le carte e non si va mai in galera! In realtà senza “forse”.  Il Milan e l’Inter sono accusati di aver violato la legge 231 che obbliga le società “a predisporre modelli organizzativi atti a prevenire reati”. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra1999 e il 2003. Peraltro, con sentenza del 31 gennaio 2008 il GUP di Milano, Paola Di Lorenzo, ha prosciolto sia Galliani, sia la società A.C. Milan da ogni addebito perché il fatto non costituisce reato. “Tutto a posto, tutto regolare” gridavano i criminali/scommettitori di cavalli della banda della Magliana quando l’arrivo dei cavalli rispondeva agli accordi presi. Temo che un tale parallellismo mi possa mettere nei guai. E sti cazzi? Ho passato i 71 e quindi, al massimo, mi danno i domiciliari. Come a Pulvirenti o Preziosi.

Il 13 ottobre 2015 il pelatone buono buono viene indagato per concorso in bancarotta fraudolenta: durante la sessione invernale del calciomercato 2015 avrebbe comprato il difensore Gabriel Paletta sottocosto contribuendo all’impoverimento del patrimonio del Parma che poi sarebbe fallito poco tempo dopo. Il modello criminale operativo e sempre lo stesso. Che scuola, che classe, che coerenza.

Il 26 gennaio 2016 la Guardia di Finanza perquisisce la sede del Milan e Galliani è indagato, insieme ad altri dirigenti e procuratori, per evasione fiscale e false fatturazioni riguardo alla compravendita di giocatori: gli agenti avrebbero fatturato in maniera fittizia alle società le loro prestazioni esclusive mentre i club avrebbero completamente dedotto dal reddito imponibile queste spese beneficiando anche della detrazione sull’IVA relativa alla pseudo prestazione ricevuta. Ma capite in cosa consista in realtà la passione calcistica?

Il 2 dicembre 2017 il quotidiano La Stampa scrive che Galliani nel dicembre 2016 avrebbe incassato 50.000 su conti esteri intestati alla moglie Malika El Hazzazi da parte di Andrea Francesco Silva, ex della MP & Silva che Galliani e Marco Bogarelli (ex numero 1 di Infront Italy, l’advisor della Lega calcio) avevano individuato come successore dello stesso Bogarelli dimessosi nel novembre di quell’anno perché coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano riguardante la spartizione dei diritti tv. Che casino! Galliani non risulta neanche indagato e gli arresti di Bogarelli e di due suoi ex collaboratori erano stati respinti dal gip e poi dal Tribunale del Riesame in estate. Maldicenze di quattro sfigati invidiosi della fica che circonda, da sempre, Silvio Berlusconi e l’arzillo Galliani. L’ex AD del Milan, assistito dagli avvocati Leandro Cantamessa eNiccolò Ghedini, si difende dicendo che Andrea Silva è solo un omonimo di Riccardo Silva, il vero titolare della MP & Silva, e che il bonifico non ha nulla a che vedere con il calcio trattandosi di una vicenda personale trasparente e ampiamente documentata.

Vi basta?

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Infine ci soffermiamo su Claudio Lotito, come Silvio Berlusconi appassionato di pistole e come Galliani (per tanto Silvio Berlusconi) ritenuto fortemente condizionante non solo in generale il business dei diritti televisivi ma in particolare alcune squadre (troppe?) quali la Lazio, la Salernitana, il Bari e il Brescia. Leggete e mettete tutto, se ne siete capaci, in un ideale quadro sinottico che vi consentirà nel prosieguo della telenovela calcistica di raccapezzarvi in questo groviglio bituminoso.

Claudio Lotito è un imprenditore specializzato (come fosse un Ezio Bigotti) nella pulizia dei cessi e nello spolvero delle scrivanie. Soprattutto cessi e scrivanie dove si siedono e pisciano uomini importanti.

Dal 19 luglio del 2004 è il presidente della Lazio e dal 26 luglio 2011 è anche proprietario, in società conMarco Mezzaroma, della Salernitana. Dal novembre 2018 è membro del comitato di presidenza della FIGCdopo essere stato consigliere federale per molto tempo.

A livello individuale, nel 2015 si è aggiudicato il premio Financial Fair Play (organizzato dall’Associazione Italiana Allenatori Calcio e dall’associazione no profit DGS Sport&Cultura) per la rigorosa e meticolosa gestione del bilancio economico della Società Sportiva Lazio.

Nato a Roma da una famiglia originaria di Villa San Lorenzo a Flaviano, frazione di Amatrice in provincia di Rieti, da ragazzo gioca come portiere nella ASD Amatrice Calcio. Portiere come Giancarlo Giorgetti. Diplomatosi presso il Liceo Classico Statale “Ugo Foscolo” di Albano Laziale e residente a Ciampino, ha conseguito una laurea in pedagogia con il massimo dei voti; è un pedagogo, pertanto.Vive nella Villa San Sebastiano (Appia Antica, Roma). È proprietario di due imprese di pulizia, un’agenzia di vigilantes (guarda le spalle) e un’altra di catering  (da da mangiare), che sul finire della Prima Repubblica si procuravano gran parte del fatturato aziendale grazie agli appalti degli enti locali e delle società a controllo pubblico: regione, provincia, comune, le unità sanitarie locali, gli ospedali.

Il problema degli eccessivi debiti della Società Sportiva Lazio finisce quando la Lazio Events di Claudio Lotito alle ore 15:09 del giorno 19 luglio del 2004 partecipa all’aumento di capitale, deciso mesi prima, acquistando 18.268.506 nuove azioni della Lazio (che corrispondevano al 26,969% di tutte le azioni), spendendo circa 18,268 milioni di Euro. Contemporaneamente la cooperativa di lavoro Team Service Scarl di Innocenzi (considerato vicino a Lotito) arriverà al 2,667% delle azioni.

Celebre una delle prime dichiarazioni del neo presidente laziale:

«Ho preso questa squadra al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile»

Per risollevare la difficile situazione economica in cui versava la società, Lotito ottenne dal governo Berlusconi dell’epoca (ma non ci posso credere che ci sia sempre lui di mezzo!), la spalmatura dell’ingente debito (140 milioni) verso il fisco su un arco di 23 anni, oltre a rilevanti sconti sulle penali. Tale accordo, giudicato troppo favorevole alla Lazio, non venne accettato dal primo funzionario statale delegato a trattare, che si dimise e fu sostituito da altro. Non conosco il nome dell’oscuro eroe ma sarebbe interessante individuarlo e intestare a lui alcune borse di studio in materia di correttezza amministrativa e in difesa degli interessi strategici della collettività. Gli sconti, come anche tutti quelli ottenuti da altre società calcistiche, furono considerati dalla UE aiuti di Stato e la legge fu quindi modificata. Negli anni successivi ha proseguito un lungo percorso di risanamento del debito pregresso che ha riportato la Lazio in equilibrio economico-finanziario. Ci mancava pure.

Da presidente della Lazio ha finora vinto due Coppe Italia nelle stagioni 2008-2009 e 2012-2013, dueSupercoppe italiane nel 2009 e nel 2017, un Campionato Primavera nel 2012-2013, due Coppe Italia Primavera nel 2013-2014e nel 2014-2015, una Supercoppa Primavera nel 2014.

Il 21 luglio 2011 Lotito, affiancato dal cognato Marco Mezzaroma, fonda e diventa comproprietario dell’allora Salerno Calcio, società iscritta al campionato di Serie D. Parliamo della città di Salerno fortemente condizionata dalla personalità di Vincenzo De Luca.

Il 7 luglio 2012, dopo appena un anno dalla ricostruzione e con la risalita della squadra campana in Lega Pro Seconda Divisione, il duo Lotito-Mezzaroma acquista il logo ed i colori sociali dello storico sodalizio, ricostituendo di fatto la Salernitana che in data 14 aprile 2013, vincendo la gara esterna col Fondi per 5 a 1, ottiene la matematica promozione in Lega Pro Prima Divisione nonché la seconda consecutiva in soli due anni di gestione societaria.

Da comproprietario della Salernitana ha finora vinto il campionato di Serie D 2011-2012, girone G, il campionato di Lega Pro Seconda Divisione 2012-2013, girone B, la Supercoppa di Lega di Seconda Divisione 2013, la Coppa Italia Lega Pro nel 2014 ed il campionato di Lega Pro 2014-2015 nel girone C, che sancisce il ritorno in Serie B dei granata. Al primo anno in B si salva vincendo i play-out contro la Virtus Lanciano; seguono poi un decimo e un dodicesimo posto.

Il 31 luglio 2018 viene reso noto che il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha convinto il sindaco diBari, Antonio Decaro, superando con la sua SSC Bari le altre dieci proposte, tra cui quella di Lotito con la SS La Bari 1908 Srl, per la rinascita del Bari dopo il fallimento.

Alle elezioni politiche italiane del 2018 viene candidato da Forza Italia (partito di centro-destra dell’ex presidente del Milan Silvio Berlusconi per chi non lo sapesse) al Senato nel listino del collegio proporzionale, risultando non eletto. Avete letto bene, non eletto. Per cui con lui andrò giù piatto (così si dice? nei prossimi giorni non avendo Lotito l’immunità che viceversa ha il senatore Galliani: Lotito potrebbe avere in dotazione un’arma ma quella non ci fa paura.

Nel 1992 viene infatti coinvolto in un’inchiesta della magistratura sugli appalti della regione Lazio ed in seguito arrestato in compagnia di un funzionario della Regione Lazio che, secondo i magistrati, rivelava all’imprenditore i coefficienti di massimo ribasso necessari ad aggiudicarsi la gara da 27 miliardi di lire per le pulizie nel triennio 1992-1995. In quell’occasione, da latitante, fermato ad un posto di blocco, fu trovato armato. Potrebbe non aver perso il vizio. I magistrati in quella occasione ritenevano anche che fosse socio occulto delle imprese vincitrici per favorire le società vicine ai partiti. Sarebbe interessante far riemergere le carte di quell’episodio e seguire le piste giudiziarie che da quel momento si dipanano.

Sul finire della stagione 2005/2006 viene coinvolto nello scandalo Calciopoli per illeciti commessi nel campionato precedente, cioè il primo della sua gestione. Il 14 luglio 2006 viene condannato dalla Commissione d’Appello Federale all’inibizione per 3 anni e 6 mesi e al pagamento di un’ammenda di 10.000 euro, mentre la Lazio è condannata alla retrocessione all’ultimo posto del campionato 2005/2006, alla penalizzazione di 7 punti da scontare nel successivo campionato di serie B e ad un’ammenda di 40.000 euro.

Il 27 ottobre la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del CONI comunica le sentenze definitive, condannando Lotito a quattro mesi di inibizione (pena ulteriormente ridotta rispetto alla sentenza d’appello della Corte Federale che lo condannava a due anni e sei mesi). Per la Lazio viene confermata la sentenza d’appello che revocava la retrocessione all’ultimo posto del campionato 2005-2006 condannando la società biancoceleste a 30 punti di penalizzazione, mentre i punti di penalizzazione da scontare nel campionato diSerie A 2006/2007 passano, dagli 11 previsti dalla Corte Federale, a 3. Un decimo! E non dico altro. Su questo episodio scandaloso. Quasi come quello dei 23 anni.

L’8 novembre 2011, nell’ambito del processo penale relativo allo scandalo di Calciopoli, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli 1 anno e 3 mesi e 25.000 euro di multa.

Nel marzo del 2012 la condanna passa a 18 mesi di reclusione e a 40.000 euro di multa.

Il 17 dicembre 2013 la Corte ha preso atto per Lotito e Della Valle della intervenuta prescrizione, come richiesto anche dalla Procura.

Il 3 marzo 2009 Claudio Lotito è stato condannato in 1º grado a due anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza sui titoli del club biancoceleste.

Mi scuso se mi sto impicciando (è una vera giungla legale) e se ripeto alcuni episodi ma come vedete è un vero rotor giudiziario. Nel gennaio 2014 il reato di aggiotaggio è prescritto (siamo alle solite), mentre la pena per l’omessa alienazione di partecipazioni dovrà essere rideterminata dalla corte di appello di Milano per decisione della Quinta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, la decisione vale per entrambi gli imputati Claudio Lotito e Marco Mezzaroma.

Nei primi giorni del febbraio 2015 Giuseppe Iodice, dirigente della squadra di calcio dell’Ischia Isolaverde, militante nello stesso girone della Salernitana, divulga una discussione telefonica tra lui e Lotito, in cui l’imprenditore capitolino afferma che la presenza di piccoli club in Serie A e B come il Carpi o il Frosinone è economicamente deleteria ed inoltre spara a zero su alcune autorità dello sport italiano. Iodice il 20 febbraio consegna alla procura di Napoli un’altra registrazione di una telefonata con Lotito che lo denuncia alla procura di Roma per calunnia e diffamazione. Sulla vicenda apre un’inchiesta anche la procura federale della Figc e il procuratore Stefano Palazzi chiede ed ottiene dal superprocuratore Coni, il generale Cataldi, altri quaranta giorni di proroga alle indagini per appurare se le parole di Lotito con Iodice avevano avuto poi un seguito.

Il 10 giugno dello stesso anno Lotito viene indagato dalla procura di Napoli per tentata estorsione e vengono perquisite la sua abitazione, quelle di Carlo Tavecchio (presidente FIGC) e Mario Macalli(presidente Lega Pro) e la sede della FIGC. Lotito avrebbe fatto avere ad alcune società della Lega Pro dei contributi in cambio dell’appoggio alla elezione di Mario Macalli a presidente.

Un’intercettazione telefonica nell’ambito di un’inchiesta su corruzione e infiltrazioni mafiose (per non farsi mancare nulla) nella Lega Pro rivelerebbe che Claudio Lotito, oltre a ricattare i vertici della Lega Calcio, sarebbe – insieme ad Adriano Galliani – coinvolto nella Infront, società che gestisce i diritti televisivi della Lega Calcio e più o meno direttamente controllore di Lazio, Salernitana, Bari e Brescia. Cominciate a capire dove potrebbe andare a parare tutto questo rosario di mascalzonate attuate negli stessi anni da questi malfattori pluripregiudicati a cominciare da Pulvirenti, Preziosi, Galliani,Lotito?

Il 13 ottobre 2015, nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge proprio Infront e altri dirigenti di club italiani, la procura di Milano lo accusa di aver ostacolato l’attività di vigilanza della Covisoc che ha il compito per la Figc di dare l’autorizzazione (dopo aver visionato i bilanci) all’iscrizione dei club ai campionati.

Dal 26 gennaio 2016 Lotito è indagato, insieme ad altri dirigenti e procuratori, per evasione fiscale e false fatturazioni riguardo alla compravendita di giocatori: gli agenti avrebbero fatturato in maniera fittizia alle società le loro prestazioni esclusive mentre i club avrebbero completamente dedotto dal reddito imponibile queste spese beneficiando anche della detrazione sull’IVA relativa alla pseudo prestazione ricevuta.

Sono stremato ma non mi tiro indietro perché, tra l’atro, proprio a Salerno, all’Università e in particolare alla cattedra di critica e storia dello Sport (così mi sembra si chiamasse) nasce, nella stagione 1989-90, il tentativo di Mario Valitutti, Alberto Manodori, Francesco Sicilia, Giancarlo Abete, ed anche mio, di dare al cacio italiano e alla sua Nazionale quello spessore culturale che questi pezzenti del tifo (loro e i loro colpevoli presidenti) hanno azzerato con gli osceni cori razzisti e i loro mercanteggi di carne umana.Perché questo sono in realtà ormai gli atleti: puttane specializzate in virtuosismi che, ben inquadrati da telecamere super tecnologiche dei circuiti televisivi, procurano orgasmi a milioni di vojeristi infoiati. Che non a caso pagano e dicono di fare tifo. In  realtà si fanno seghe davanti al televisore. E in quel caso consiglio Valentina Nappi. Quando dico che non mi tiro indietro, se fossi, ad esempio, Claudio Lotito lo chiederei a Roberto Mezzaroma (se è ancora vivo) che ben mi conosce. Così come, prima di reagire a questo post, chiederei di me ad Arturo Diaconale e a Guido Paglia che altrettanto sanno bene chi io sia. Questa cosa del calcio in mano a questi pluripregiudicati non si può più tollerare. In mano a loro, ai fondi “oscuri” e alla manovalanza teppistica.

Dimenticavo di dire perché questi e non altri. Questi perché, Nelio Lucas compreso, nel luglio del 2013, si sono ritrovati a Taormina in un hotel “strafico” di proprietà (si fa per dire) di Antonino Pulvirenti. Dico “si fa per dire” perché come poi nelle puntate successive vedremo, la cosa più difficile da capire nel calcio odierno, è chi è proprietario di cosa. Soprattutto ora che i proprietari sono ben celati nei fondi di investimento dove chiunque (anche i criminali trafficanti di droga, armi, uranio, emigranti, rifiuti, gas, fertilizzanti o spacciatori d’oppio ideologico per i gonzi che pensano di assistere ad una partita di calcio) può sparire nel nulla, mettendo in atto la pantomima delle Coppe, dei Tornei, dei grandi campioni super pagati, del riciclaggio, della destabilizzazione/snaturalizzazione di intere fasce di pubblico che vengono progressivamente spinte ad allontanarsi dai luoghi fisici dove un tempo si consumava il rito domenicale per ritirarsi “a casa” strapagando lo spettacolo “sportivo” in realtà partecipando, semi inconsapevoli, alla maxi truffa organizzata da questi ceffi (di alcuni vi abbiamo cominciato a dire) che, per fare un esempio di facile comprensione, abbiamo citato quali partecipanti all’incontro, a Taormina, ripeto, del luglio 2013, quasi fosse l’avvenimento fondante di una “Apalachin” (14 novembre del 1957), tenutasi nella villa di Giuseppe Maria Barbara.

Riunione di criminali affiliati a Cosa Nostra che dovevano accordarsi per spartirsi le varie aree di business della mafia. Parallelo audace e certamente insinuante per le nostre mammolette, in realtà sinceri appassionati di football !!!

Giudizi offensivi per cui, avendoli espressi, sono pronto a beccarmi le conseguenze di legge.

Fine della prima puntata.

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Hai voglia a risalire da “Taormina” fino a “Milano/Varese” dove esercitano la loro discrezionalità governativa nella imbarazzante posizione di ultras, sia il Ministro dell’Interno (uno, a sentire i mormorii, smaccatamente “dipendente” da tifo da “trasferta”) che il sottosegretario con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti.

Ultima speranza (così alcuni, tra i quali Michele Pastina sostengono sbagliandosi), perché i violenti non vengano, dopo sforzi (inutili) pluriennali, riabilitati/sdoganati (la tifoseria non si tocca sembra dire) da un Ministro di Polizia che, nel segreto del suo sentire, farebbe come loro.    

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Tengo a ricordare che la riunione di Apalachin si rivelò essere un vero disastro per Cosa Nostra Statunitense. Il parallelo, per tanto, lo faccio nella speranza di mantenere viva la mia cattiva fama di preveggente, un po’ anche iettatore. Se non addirittura rafforzarla, visto la caratura dei personaggi in campo. Vediamo se sono eccessivamente ambizioso io o se, viceversa, morto Berlusconi, di questi vecchi e nuovi suoi sodali, non ne sopravviverà uno. Imprenditorialmente e calcisticamente.

A prescindere dai buoni uffici dell’innocentista Arturo Diaconale.

E ri-firmo vista la delicatezza del post ora ora postato.

Oreste Grani/Leo Rugens


IL CALCIO È UN AFFARE. E ORMAI, MI DISPIACE PER VOI, NULL’ALTRO. GLI AFFARI LI FANNO SOLO LE MAFIE!

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Il calcio è un affare“, si leggeva nel maggio 2016 a firma di Luca Di Bartolomei, analista del campo minato denominato “lo sport più bello del Mondo”. Peccato che Di Bartolomei il consulente e responsabile per lo sport lo abbia fatto anche per il PD che, come forza politica, si è sempre tappata occhi, orecchie e bocca su questi temi dirompenti. Ma andiamo avanti e utilizziamo una tabella che lo stesso Di Bartolomei ha redatto qualche tempo addietro sulle strane proprietà del calcio italiano relative alle stagioni passate. Appena posso aggiorno l’elenco ma la sostanza non cambia quando dobbiamo leggere in questo elenco che Enrico Preziosi, il noto pregiudicato proprietario certo del Genoa, avrebbe girato in pegno a un suo ignaro dipendente (tale Enrico Bognier, settantasettenne responsabile della sede di Hong Kong della Giochi Preziosi/Grani e soci) il 100% della società. Quel Genoa che poi traffica tutti i gironi intorno a cartellini/uomini/tasse/riciclo/truffe/scommesse. Altro che la casa di Scajola! Qui stiamo parlando del Genoa che poi compra e vende in pochi anni decine di calciatori solo con il Milan di Galliani/Berlusconi, altri due noti pregiudicati. Il secondo anche in odore di mafia.

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Dicevo che Di Bartolomei (ma anche Leo Rugens) sostiene che dove girano i soldi (e intorno al calcio ne girano tantissimi) la mafie allungano i tentacoli. Partite combinate e scommesse clandestine in combutta con le centrali asiatiche del gioco online. A tal riferimento geografico mi pare di ricordare che Hong Kong sia in Asia e che da quelle parti abbiano da secoli il vizio del gioco. I cinesi scommettono su tutto e in grande quantità. E ad Hong Kong, Preziosi, con la famiglia Grani (ripeto ogni volta scanso equivoci e ritorsioni che non ho nulla a che spartire con loro, tra l’altro essendo io uno degli italiani a più basso reddito e loro tra gli euroasiatici più ricchi del mondo), fa girare tonnellate di soldi. Forse qualche volta, ingenuamente, ci scappa anche una scommessa tanto per non pestare l’acqua nel mortaio e non passare il tempo a pettinare i capelli alle bambole giocattolo. Dice sempre il mio esperto-schermo (dietro al quale vigliaccamente mi celo o forse no) che le mafie controllano anche parte di tifoserie. Arriva a dire una cosa osè facendo riferimento ad un aspetto che mi intriga non poco: sugli spalti avverrebbe oltre all’ovvio spaccio anche la prostituzione di ragazzette. Spero solo come adescamento e non come comportamento rituale altrimenti, solo per guardare, torno a frequentare (dopo il fatidico 1990) le curve degli stadi che capisco perché li costruiscono così confortevoli e accoglienti.

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Oltre ai bocchini (termine sdoganato da Madonna nel vano tentativo di fermare Donald Trump) il calcio è attenzionato dalle mafie perché con le sponsorizzazioni finalizzate all’evasione (quella fiscale perché per quelle dalle case circondariali ci si sta attrezzando) in molti possono guadagnare (te li do, me li ridai). E poi – diciamolo – intorno al calcio (tutti d’accordo) prospera il business del falso (parlo dell’oggettistica) e dei biglietti. Scrivo quindi di soldi, tanti soldi e a bassissimo rischio. Soldi diffusi sul territorio per far campare bene soldati e soldatesse. Ma il calcio non è solo soldi in quanto come nulla è riconducibile alla riconoscibilità (e fin qui ci saremmo), alla legittimazione (e qui mi comincio ad incazzare) e al potere. E qui sconfiniamo dentro alla calciocrazia (mio copyright) che unita e sinergica alla partitocrazia gestisce i rapporti di forza che pervadono il tessuto connettivo di questo Paese popolato prevalentemente da alcuni privilegiati ululanti negli stati ed da altri (la maggioranza) sprofondati sportivamente nei divani. I clan malavitosi acquistano squadre per esercitare influenza, per sedersi in tribuna (ecco l’interazione con la politica e le istituzioni incarnate da troppi stronzi perdutamente tifosi) a stringere mani importanti nel comune di riferimento, nelle Forze dell’Ordine locali, nei ministeri, se parliamo di grandi città. Si stringono mani che consentono di ribadire alleanze con i violenti camuffati nelle truppe ultras da cui, al momento opportuno reclutare manovalanza.

Dai templi delle grandi piazze fino a scendere alle scuole calcio rionali come luogo di seduzione/ricatto/consenso per il politico di turno le mafie hanno il loro tornaconto.  In queste scuole calcio vengono riciclati anche ex calciatori che fanno da specchietto per le allodoline, facendo sperare di divenire, a caro prezzo, futuri campioncini anche dele mezze seghe ma non tali nelle aspirazioni delle madri e padri pronti a tutto.

Procuratore Capo Cafiero De Raho

Come anche oggi, a Trieste, ha saputo ben dire il Procuratore Capo Cafiero De Raho, le mafie sono ovunque e quando non le si trova vuol dire banalmente che non si è riusciti a scoprire chi le rappresenta o che non le si è cercate con quella scientificità che la battaglia strategica meriterebbe. E mi scuso se ho riassunto il pensiero del signor Procuratore a modo mio, ma penso di averne colto il significato e l’allarme. Pertanto (perché di calcio parlo in questo post) Cosa Nostra, la camorra e la ‘ndrangheta mettono soldi nello sport in generale e in particolare nel calcio e in tutto ciò che “respira” come indotto. Pochi anni addietro (ma ogni giorno potrebbero essere fatte dichiarazioni similari) un ex pezzo grosso della criminalità calabrese jonica, tale Luigi Bonaventura, cugino di Raffaele Vrenna presidente del Crotone calcio in quel momento promosso in Serie A, dichiarava in una delle trasmissioni più seguite delle televisioni nazionali e locali (numerosissime) “Presa diretta”: ” …il calcio in Calabria è quasi tutto controllato dalla ‘ndrangheta. Ci sono decine di squadre controllate. Non è solo questione di soldi (a conferma di quanto detto poche righe sopra ndr), ma di potere. Controllare la squadra di calcio del proprio paese porta prestigio alla ‘ndrine, crea consenso, getta le basi per il voto di scambio”.

A conferma di tanta “sincerità” ci sono le carte giudiziarie che si riferiscono alle squadre di Rosarno, Marina di Gioiosa, Interpiana Cittanova e del mitico San Luca. Mi fermo ma non per timore. Devo solo decidere quando (e come) ripercorrere storie che avrebbero dovuto aprire gli occhi dei preposti decine di anni addietro e per provare a rintracciare, sia pur a distanza di anni, per colpa di chi questi allarmi sono finiti al cesso degli stadi. Parlo della scalata dei Casalesi (quelli) che coprendosi dietro a Giorgio Chinagliaprovarono a comprare la Lazio o la cordata di noti riciclatori che provarono a scalare la Roma. A conferma che nella Capitale, e non solo intorno al calcio, i criminali non dormono certo.

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Fine della seconda puntata.

Oreste Grani/Leo Rugens a cerchi concentrici (e quindi lento) come poche volte.