Francesco D’Uva sceglierà di assistere, silente, alle “urla” divisive/eversive di tale Gaetti?

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Michele Pantaleone

“Ma in quale livello di confusione stiamo operando?”, scrivevo poche ore addietro. Soprattutto mi chiedevo, accorato, chi comandasse in Italia. E non avevo ancora assistito alla giornata parlamentare di ieri segnata dal quesito rispetto all’autorizzazione o meno all’arresto di tal “Sozzani“. Fino a ieri, nella mia mente carica di troppi nomi e ricordi, “il Sozzani” era un dipendente (faceva l’autista di fiducia) di mio padre quando era “direttore” all’INAM. Se non mi sbaglio questo signore sapeva anche costruire presepi artigianali che suscitavano la mia ammirazione di bambino.

Da ieri, “Sozzani”, viceversa, diverrà sinonimo di istituzioni parlamentari allo sbando, dove nulla è chiaro, trasparente, prevedibile. Il tutto a poche ore da quando è stato varato l’eburneo Governo Conte 2° e dove, su ogni media che lo ospita, il giovane dirigente apicale del MoVimento, il messinese rotariano Francesco D’Uva, rassicurava gli ormai sempre più sbigottiti italiani (quelli che ancora seguono i telegiornali) che va tutto bene “madama la marchesa”.

Non va bene proprio niente, gentile e barbuto (in modo stabile?) D’Uva. Anzi. E glielo dice uno che ha avuto il privilegio di osservarla, sempre rispettosamente, durante numerose conversazioni (ognuna di alcune ore) a cui, disciplinato (mi sembra che ne abbia saltata una sola per motivi di assoluta priorità istituzionale), ha voluto farmi l’onore di partecipare con altri suoi colleghi parlamentari “a cinque stelle”.

Si fidi D’Uva: non solo non va bene niente, ma temo che, passando le giornata (il tempo è inesorabile), in troppi, nel nostro un tempo amatissimo MoVimento, stiate perdendo il senso della realtà e, in particolare, di cosa stia avvenendo in termini sostanziali di grave imbarazzo, delusione, forse, addirittura disgusto, tra gli undici milioni di italiani elettori che, giorno dopo giorno, avete la responsabilità (lei è uno dei massimi dirigenti del M5S) di spingere verso l’apatia e il distacco emotivo irreversibile dalle Istituzioni repubblicane.

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State dissipando il patrimonio che vi era stato affidato (patrimonio e, soprattutto la speranza di un cambiamento) perfino consentendo ad alcuni, a suo tempo cinicamente imbarcatisi sul carro di quello che chiunque avrebbe capito sarebbe stato quello del vincitore, di aggredire (semplicemente per una innata attrazione a dividersi o per altri inconfessabili motivi?), cercando di infangare (a vantaggio di chi e di quali relazioni di potere che, da troppi anni, si articolano e parassitariamente vivono intorno al tema della mafia e in particolare nella sua Sicilia?) la reputazione di persone che, non solo li/vi precedono nell’impegno, ma, senta a me, li/vi seguiranno, quando di voi nessuno ricorderà non solo cognomi e connotati ma, certamente, le scelte politiche e una qualche sostanziale attività finalizzata al contrasto ai criminali, quelli organizzati o meno nelle mafie. State per perdere tutto. Lei, in particolare, come giovane (non è un’espressione riduttiva ma affettuosamente invidiosa) e come siciliano, corre il rischio di rimanere schiacciato in questa zuffa che tale Luigi Gaetti (già leghista e in quanto tale, oggettivamente, dispregiatore delle complessità dolorosa del nostro travagliato sud) preannuncia.  Utilizzando una testata elettronica dal nome programmatico: L’Urlo. Sono tempi già pericolosi (o siamo scimmie sorde, mute, cieche?) e vigilia di lacerazioni che potrebbero dare vita ad una vera e propria guerra civile. E chi sa di queste cose sa che non sto procurando illeciti allarmi. Ci mancano pure questi improvvisati gestori della sicurezza nazionale che vogliono dare pagelle di impegno civile a chi, da decine di anni, vive un proprio personale calvario. Loro personale e delle proprie famiglie. Cominciamo ad assumerci, con trasparenza assoluta, ognuno le proprie responsabilità vista l’ora grave. Da quando mi conosce, glielo ricordo rispettosamente, mi ha mai visto alzare i toni delle discussioni? Durante i numerosi venerdì in cui ci siamo, per ore, incontrati, mi ha mai sentito “urlare”? Bene, spero che non mi fraintenda ma devo segnalarle, nella mia marginalità e ininfluenza, di tenere nella debita considerazione che sono io che ho suggerito, a chi di dovere, di scrivere al Capo dello Stato, dopo inutili altri tentativi esperiti in famiglia pentastellata, per renderLo edotto non solo degli avvenimenti che erano già accaduti ma delle nuvole, previste e prevedibili, che si stavano addensando ad opera di alcuni praticoni ministeriali (parlo dell’Interno e della Giustizia) che temevo stessero creando artificiosamente situazioni dannose per alcuni che vivono sotto la tutela doverosa dello Stato ad esclusivo vantaggio della criminalità organizzata che assisteva compiaciuta a tanto colpevole sabotaggio.

libro-mafia e politica

Ho taciuto (se non qualche riga dedicata qua e là), fino ad oggi, perché fino a ieri, avevo la testa e il cuore, prioritariamente, impegnati (anche in sede legale) a risolvere questioni che mi opponevano nel giudizio all’ex Direttore dell’AISE gen. Alberto Manenti. Ma da ieri, lo dico a lei, ho la testa e il cuore più leggeri e pertanto sento mio diritto/dovere dedicarmi, full time, a questa cortesia che alcuni, spregiudicatamente, voglio fare ai nemici della Repubblica. Quelli contro cui, viceversa, mi risulta, si viene pagati per operare contrasto. Di professionisti del sabotaggio (difficile all’inizio capire di cosa si tratta quando questo marginale e ininfluente blogger accusa qualcuno si essere un oggettivo sabotatore degli interessi repubblicani e complice morale nel favorire i nemici della Patria) ne abbiamo le tasche piene. Dopo aver suggerito, a chi di dovere, di rivolgersi al Presidente della Repubblica (fidando anche nella sensibilità e nella conoscenza dolorosa della materia di Sergio Mattarella che mai avrebbe dato attenzione a chi non se lo fosse meritato) ora ho deciso di affiancarmi personalmente a chi venisse inopportunamente aggredito da questo Gaetti. In questa vicenda che qualche, improvvido, vuol far diventare “questione di Stato”, trova pane per i suoi denti. Se li avesse sani.

Con una sottolineatura autobiografica (come sempre faccio quasi a siglare quanto scrivo e per dare ai miei quattro lettori, implicitamente garanzie di pubblica assunzione di responsabilità) io, a oltre 72 anni, ho tutti i denti sani. Tutti miei. E per un Leone non è cosa minore.

Pertanto Hic Manebimus Optime e Contra Patria Omnia.

E così, oggi più di ieri, non solo non ci tiriamo indietro ma, lealmente, avvertiamo gli eventuali aggressori, che ci siamo anche noi. Nella nostra marginalità e ininfluenza, ma ci siamo.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Mi chiedo come questi leghisti secessionisti (infiltratisi successivamente nel M5S) abbiano faccia per ritenere di poter dispensare lezioncine di coraggio civile, a tutti, Presidenza della Repubblica compresa. Comunque, come diceva mio padre Giovanni che la schiatta dei medici li conosceva molto bene (era vice di Giuseppe Petrilli quando lo stesso presiedeva l’INAM), mo’ vediamo.

Ora più che mai ho bisogno di aiuto:

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