Nel nome di Shimon Peres e dell’amico Stato d’Israele

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Oggi, 19 settembre 2019, è il secondo anniversario della morte del grande politico israeliano Shimon Peres. La data cade in ore in cui l’attenzione su Tel Aviv e la fase politica post elezioni, è altissima. Come deve essere. Mai rimuovendo il dato che si tratta dell’unica vera democrazia medio-orientale. In Israele si vota liberamente.

Il 20 dicembre 2012, lasciavo in rete il post che oggi ripubblico. È il mio omaggio a Peres e il mio augurio che “scoppi la pace” a Gerusalemme e nel nostro Grande Lago Mediterraneo.

E così sia.

Oreste Grani/Leo Rugens    


GANDHI E BEN GURION: VITE PARALLELE E AFFINITÀ ELETTIVE

Ben Gurion al centro con Shimon Peres a sinistra, nel 1969

Nel voler dare il mio contributo all’ipotesi di una pace giusta e ragionata a Gerusalemme, continuo ad evocare, nella mente di chiunque voglia contribuire a questo percorso necessario il gemellaggio Ben Gurion-Gandhi.

Quelle che seguono sono parole (sollecitate da Jean-Jacques Servan-Schreiber) pronunciate da Shimon Peres:

Shimon Peres, che ammira Ben Gurion, non ha soppesato il valore simbolico di Gandhi. Ci riflette adesso, con metodo.

… Ben Gurion era impressionato in particolare da una delle qualità, eccezionali di Gandhi: quella del comando basato sull’esempio. Se lei vuole che il popolo la segua, deve mostrargli con azioni esemplari che cosa deve fare.

… Gandhi tornò al proprio villaggio; Ben Gurion al suo. L’uno e l’altro hanno messo da parte la comodità. Il popolo è sempre sospettoso nei confronti dei leader, è sempre pronto a credere che cerchino il potere per trame dei profitti personali . È estremamente importante che un leader prenda bene le di stanze dalla ricchezza e dalla vita facile. La gente conosce le proprie debolezze! Credo che Ben Gurion e Gandhi avessero le stesse idee riguardo al modo di vivere, al loro modo così sobrio di vestirsi, al modo di nutrirsi. Entrambi hanno condotto un’esistenza estremamente frugale.

«Un secondo punto di contatto è il loro desiderio di tornare a uno stato di purezza, allo stato di natura. Un desideri o violento, permanente, di tornare allo stato originario, incorrotto, per potersi elevare spiritualmente. Sì, anche questo li unisce .

«Terzo tratto in comune, la loro concezione del potere, da non confondere mai con la forza. Per Gandhi si trattava di non violenza. Il che non significa assenza di potere, ma un’altra forma di potere, non basata sulla costrizione fisica. Ben Gurion invece aveva lo spirito del pioniere; che corrisponde a un’ altra forma ancora di esercizio del potere: con l’esempio dell’audacia.

«Infine, il quarto punto in comune è il loro comportamento. In ogni situazione, qualunque fosse il prestigio dei loro interlocutori, erano sempre lo spirito di giustizia e la semplicità a guidare i loro passi. La loro concezione del potere si basava su valori morali.

Implicito in questi ragionamenti è il mio omaggio al più autorevole dei seguaci italiani del metodo della non violenza gandhiana, Marco Pannella.

Oreste Grani

La casa di Gandhi

La camera da letto della casa di Ben Gurion a Sde Boker

Casa di Ben Gurion a Sde Boker

Strada per Betlemme

Israele, Peres: «Trattative con i palestinesi subito»

Il governo israeliano che uscirà dalle elezioni del 22 gennaio dovrà aprire subito le trattative con i palestinesi. Lo chiede in un‘intervista allo ‘Spiegel’ il presidente israeliano Shimon Peres, secondo il quale è ormai arrivato il momento di non guardare più al passato, ma al futuro.

«Dobbiamo mettere la parola fine e dire che i peccati del passato sono perdonati e che non ci accuseremo più a vicenda», spiega il presidente israeliano, aggiungendo che con i palestinesi «dobbiamo immediatamente aprire trattative e immediatamente significa: subito dopo le elezioni israeliane del 22 gennaio. Se vogliamo essere sinceri», spiega Peres, «i dati di fondo di un accordo sono chiari: ci saranno due Stati e tre blocchi di insediamenti, per i quali dovremo concedere ai palestinesi un pezzo di territorio ugualmente grande».

«Gli insediamenti occupano tra il 2% ed il 6% della superficie del territorio della Cisgiordania ed un territorio ugualmente grande dovremo darlo ai palestinesi da un’altra parte. Non si tratta di un problema insolubile». Nell’intervista allo ‘Spiegel’ Peres sottolinea che il prossimo governo israeliano «deve prendere una decisione strategica e per Israele non c’e’ un’opzione migliore di quella di una soluzione con due Stati».

tratto da pubblicogiornale.it

 

Dopo le dimissioni del falco Lieberman, a seguito degli strascichi di una indagine per riciclaggio di denaro (va molto di moda ultimamente, vedi …….), vedo avvicinarsi la possibilità che le parole di Peres diventino sostanza dopo le elezioni del 22 gennaio in Israele.

Oreste Grani

Gerusalemme

Israele, si dimette ministro Esteri. Lieberman accusato di frode

Su di lui pende anche l’incriminazione per abuso di fiducia per aver fatto pressioni a favore dell’ex ambasciatore in Bielorussia, Zeev Ben Aryeh, che gli fornì informazioni su indagini a suo carico nella repubblica ex sovietica

Gerusalemme – Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman si è dimesso. Lo riportano i media. In una breve dichiarazione, il capo della diplomazia – incriminato ieri per frode e abuso di fiducia – ha detto di aver preso la decisione anche se non era costretto a farlo: “Mi dimetto anche se non sono obbligato. Ho chiesto alla Knesset di revocare la mia immunità parlamentare per poter affrontare al più presto possibile le accuse rivolte contro di me”. La sua decisione, assicura la stampa, non inciderà sulla campagna elettorale per le elezioni del 22 gennaio in cui Lieberman è il numero due della lista comune presentata dal suo partito, Yisrael Beitenu, e dal Likud del premier Benjamin Netanyahu. Il ministro degli Esteri è accusato di aver fatto pressioni a favore dell’ex ambasciatore israeliano in Bielorussia, Zèv Ben Aryeh, che gli avrebbe fornito informazioni su una indagine a suo carico nell’ex repubblica sovietica.

Ieri, il procuratore generale Yehuda Weinstein aveva archiviato le accuse di frode e riciclaggio di denaro contro il ministro ma aveva deciso, allo stesso tempo, di metterlo sotto inchiesta per frode e abuso di fiducia per aver fatto pressioni a favore dell’ex ambasciatore in Bielorussia, Zeev Ben Aryeh, che gli fornì informazioni su indagini a suo carico nella repubblica ex sovietica.

Nella vicenda principale, Lieberman era indagato per accuse di riciclaggio di denaro, frode e abuso di fiducia, nel sospetto di aver ricevuto milioni di dollari da magnati come Martin Schlaff e Mikhail Chernoy attraverso compagnie straniere mentre occupava funzioni pubbliche. Accuse risultate non suffragate da prove. Il procuratore Weinstein ha invece deciso di procedere per abuso di fiducia e frode nei confronti del ministro nella presunzione che quest’ultimo abbia lavorato per favorire l’ex ambasciatore in Bielorussia senza aver fatto sapere che l’ambasciatore stesso gli aveva fornito informazioni su indagini sul suo conto nella repubblica ex sovietica.

La Repubblica, 14.12.12

Gerusalemme




LA PACE REALIZZABILE TRAMITE LA FERTILITÀ

opera dell'artista israeliana Rivka Rinn

Scrivo queste cose sotto l’effetto dei risultati elettorali in Israele. Da me previsti ed ora confermati.

Il futuro della Pace nel Mediterraneo è da affidare, piuttosto che ai ministri degli Esteri, a quelli dell’Agricoltura. La Pace si farà intorno al Grande Lago Mediterraneo domando l’aridità della terra, coordinando i sistemi di irrigazione, sfruttando intelligentemente le nuove fonti di energia, applicando tecniche innovative alla coltivazione delle terre. Tutto questo invece, viene sacrificato al budget militare. Chi ne trae profitto? L’arsenale militare può migliorare la qualità della vita? Un solo punto potrebbe giustificare una parte delle spese militari: la ricerca scientifica.

Affido al pensiero e alle parole di Shimon Peres, come ho fatto altre volte, il sostegno a queste tesi. Racconta l’autorevole personaggio israeliano: «Un giorno ho ricevuto la visita di un leader politico britannico che sembrava avere dinanzi a sé una brillante carriera. Iniziò col dirmi: “Sa, un giorno sarò primo ministro”. Aveva ragione: si trattava di Harold Wilson. Era una mente feconda. Lei lo conosce (Peres si rivolge a Servan – Schreiber), ci siamo trovati al ricevimento del partito laburista che ne festeggiava l’insediamento al potere. All’epoca lei fu colpito dal suo interesse per le questioni tecnologiche, che in quel momento non interessavano affatto l’ambiente politico. Uomo di notevoli qualità, cercava di comprendere il futuro .

Gli chiesi: “Quando sarà primo ministro, che cosa farà?”.

Mi rispose: “Sono deciso a ridurre in maniera drastica le somme investite nella ricerca militare per trasferirle alla ricerca civile. Porrò fine alla maggior parte dei progetti inutili in materia di aviazione, in materia di missili, e dedicherò quelle somme all’istruzione, alla salute, alla ricerca. Quella è la nostra missione, e quelle sono le aspettative dei nostri popoli”.

Ci tenni a metterlo in guardia: “Stia attento. Potrà trovarsi in condizione di riuscire, in effetti, a ridurre notevolmente le spese militari. Ma si accorgerà che i vostri sindacati, in particolare, non le permetteranno di disporre di quei soldi per le ricerche civili a cui pensa“. Poco tempo dopo divenne primo ministro. Diede inizio al programma che aveva annunciato: riduzioni di crediti per l’industria aeronautica militare, per l’industria spaziale militare ecc. I fondi economizzati in questo modo furono quasi interamente distribuiti, con l’appoggio dei voti parlamentari, a programmi sociali dalle buone ma eccessive intenzioni. E l’Inghilterra diede il via al suo declino industriale”.

opera dell'artista israeliana Rivka Rinn

Episodio e materia degni di riflessione. Resta il fatto che Israele non può più rimanere una fortezza militare. La sua vocazione è di divenire una fabbrica di intelligenze, una turbina creativa per la regione e tutto il Mediterraneo. È la sua e la nostra occasione storica, l’unica.

Oreste Grani



È IL 65° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GANDHI

260-598x734Per ricordare il 65° anniversario della morte di Gandhi, ucciso il 30 gennaio 1948, pubblico stralci di una lettera del Mahatma a Ben Gurion riportata nel volume di Jean-Jacques Servan-Schreiber La sfida degli ebrei (Rizzoli 1988) basato su un lungo dialogo con Shimon Peres.

Oreste Grani

Gandhi scrive di sua mano:

«Ho simpatia per gli ebrei. Sono stati gli intoccabili della cristianità. È impressionante la somiglianza tra il trattamento che i cristiani hanno riservato loro e quello che gli indiani riservavano agli intoccabili. Oltre a questo sentimento di fratellanza, c’è però una ragione più universale che mi spinge alla solidarietà con gli ebrei. Nessun tiranno della storia ha raggiunto la ferocia di Hitler nella sua persecuzione contro gli ebrei. Questa persecuzione non è paragonabile a nessun’altra nella storia del mondo.

«È una ragione di più, questa, perché gli ebrei nel momento in cui si insediano in Palestina, rifiutino qualsiasi dominazione sugli arabi, che sono così fieri – commetterebbero un crimine contro l’umanità – e cerchino al contrario di conquistarsi la loro amicizia, di essere i loro fratelli vivendo sulla stessa terra.

«Gli ebrei possono dimostrare che sono una razza eletta, scegliendo la non violenza come arma per crearsi il loro spazio nel mondo. Un amico ebreo mi ha mandato il libro di Cecil Roth che si intitola Il controbuto ebraico alla civiltà. Vi ho trovato una descrizione di tutto ciò che gli ebrei hanno dato al mondo, nella letteratura, nelle scienze, nella medicina, nell’arte, nella filosofia, nell’agricoltura… Oggi, hanno l’occasione di aggiungere al loro inestimabile contributo l’apporto straordinario dell’azione non violenta.

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