Annamaria Fontana, Giuseppe De Donno e i totani salernitani

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Sono in possesso di documenti che, per una forma estrema di rispetto per le istituzioni repubblicane, non pubblico.

Pronto, viceversa, come mia consuetudine, se richiesto, a dare, a chi di dovere, ampie spiegazioni.

Da ore mi chiedo, guardando queste “patacche”, se si possa trovare, un solo uomo di intelligence o un agente d’influenza o un impiegato di sportello di banca (so che non esistono più) che possa prendere “per buoni” i documenti in mio possesso. Se trovassimo un tale bizzarro soggetto, anche se dovessi reincarnarmi cento volte, manterrò voi e i vostri discendenti, a vita.

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Eppure, sappiatelo, robaccia del genere, o similare, prima di mettere nella trappola Angelo Tofalo, in quel momento membro del COPASIR e futuro Sottosegretario alla Difesa, con delega all’Arma dei Carabinieri, riconfermato nel Governo Conte 2° evidentemente per “meriti speciali“, era stata certamente utilizzata dalla famigerata (mi scuso signora ma sono costretto ad utilizzare questa espressione forte ma che non vuole essere offensiva per lei ma una accusa a chi la lasciava operare, addirittura, si intuisce, facilitandole il compito) Annamaria Fontana come esca, per altri totani. In realtà quando, nell’indimenticata e indimenticabile Alicudi, di notte, con il solo stoppaccio acceso, andavo a pesca di totani, non c’era bisogno di mettere esca, tanto i Mollusca Cephalopoda erano disponibili a farsi pescare e a saltare dentro la barca. Per poi passare a miglior vita, fritti in padella.

La qualità dei documenti che mi sono stati affidati fanno concorrenza alle deliziose trattative del Principe de Curtis, antistante la Fontana di Trevi.

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Da una Fontana all’altra!

Eppure, quando la signora, avvezza a queste messe in mezzo, si mise in contatto (si può sapere chi presentò chi a chi, dove e quando?) con il politico salernitano, nessuno dissuase, con la dovuta fermezza, il giovane membro a 5 Stelle del COPASIR dal frequentare la signora e il di lei marito Mario Di Leva. Nessuno guardò le spalle alla Repubblica nella persona di Angelo Tofalo e lo lasciarono in balia della Fontana fino a farlo cadere in una pericolosa trappola. Il metodo si capisce a quale modello consolidato e sperimentato si ispira. Comunque, anche se di cosa grave si tratta (al limite del modello estorsivo/ricattatorio mafioso), non sta in questo il nodo gordiano (che in quanto tale dovrà essere sciolto a fil di spada) a cui sono interessato. Sapere invece dove parasse la messa in scena, abilmente o meno attuata, su questo, vista la rilevanza della figura (ancora adesso e dopo l’esperienza COPASIR direi che siamo di fronte a qualcosa di unico nella storia repubblicana) è nostro dovere/diritto cercare di fare luce.

Acqua passata, direte, non macina più! Ma io non faccio farina. Al massimo, mangio la inimitabile Pasta Rummo, quella che si faceva con la farina beneventana che mio nonno, don Arturo Lamparelli, forniva proprio ai Rummo.

Abbiamo, dicevo, dovere/diritto di fare luce, vista la complessità (per gli incarichi istituzionali ricoperti) della figura politica (Tofalo) che la Fontana si era prefissa di condizionare.

E questo, cioè fare luce, per Dio, faremo. 

Se la signora usava tali espedienti per irretire, da anni e prima di Tofalo, altri (ma sempre con modelli operativi che coinvolgevano ambienti internazionali pericolosissimi quali certamente sono quelli iraniani, libici, turchi, mostrando, al tempo, frequentazione certa del generale Mario Mori e, soprattutto, del colonnello Giuseppe De Donno), e ne ho le prove, vogliamo chiederci consapevolmente chi sappia qualcosa di questa “operazione” (come la volete chiamare se non Pesca ai Totani Salernitani?) che potrebbe non solo, come è certo, aver messo a rischio la sicurezza nazionale, ma, paradossalmente, così appare ad un qualunque cultore della materia, aver offerto a Tofalo, un vero e proprio “trampolino di lancio” per, sia pur dopo più cambiamenti di indirizzo in politica interna e internazionale dello stesso e l’attacco proditorio a quella che, in quel momento, era anche la sua ministra (Elisabetta Trenta), farlo veleggiare verso una carriera che mal si concilia con un tali gravissimi infortuni.

Tofalo è un intoccabile? E perché, se così fosse, non dobbiamo chiedere chiarimenti?

In questa vicenda Fontana-Tofalo, ci sono troppe cose che non tornano ed ora che ho alle spalle (in modo positivamente risoltosi) quanto, prioritariamente, mi premeva, non solo ci metto la faccia (come piace dire a questi pentastellati) ma, se servisse, anche altro.

Il tutto senza aver ancora incontrato la signora Fontana (se fosse nelle condizioni di legge per farlo le rinnovo l’invito) ma basandomi solo ed esclusivamente sul buon senso e grazie a quanto qualche uccellino prezioso mi continua a cinguettare.

Non pensavo alla mia tarda età di arrivare a divertirmi così tanto. E, lo ammetto, per la prima volta nella vita, mi sto allietando (non è proprio così, ma quasi) delle disavventure della Patria offesa.

Pro Patria contra omnes. Pro me, contra neminem.

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Con la preghiera di notare in quale posizione “non taroccata” (i miei documenti non non non lo sono mai) la citazione è collocata in Google su 990.000 risultati.

Oreste Grani/Leo Rugens

arma carabinieri

P.S.

Gentile signora, si fidi (ed è il massimo che un signor nessuno lo debba scrivere a lei): qualora fosse in termini di legge libera di venire a Roma, avrei piacere di incontrarla e fare quanto in mia possibilità (quasi niente ma non si sa mai) per darle una mano.

Se ne avesse mai bisogno. Da campano a campana.

In attesa di vedere per chi, questa volta, suona!