Il Tempio Malatestiano a monito per le termiti divoratrici

RSMARINO

Quando si parla di Rimini, lo so che in molti andate, con la fantasia e in alcuni casi anche ai ricordi di gioventù e ai divertimenti sfrenati. Spesso a sfondo sessuale. La mia scelta odierna è di altro segno. E con questo non solo voglio fare omaggio ad un monumento, il Tempio Malatestiano di Rimini, di grande raffinatezza ma, con una metodologia che non mi è estranea, lanciare un segnale a chi dovesse volersi iscrivere, da vero profano, al partito dei saccheggiatori del denaro pubblico che si spera di far affluire, senza regole, in quel di Sam Marino. E in quel “senza regole” che si sintetizza lo spirito di questa mia preoccupata incursione in un altro Stato e senza apparente titolo.

Questo post è stato possibile redigerlo grazie al deliberato saccheggio (sapete che mi piace plagiare) che ho operato a danno di quanto lo studioso insuperato dell’argomento, Moreno Neri (che ho avuto il piacere di conoscere), ha lasciato generosamente nella rete.

Del testo che troverete riprodotto a seguire tengo ad evidenziare il forte valore metaforico e formativo, nella speranza che perfino gli avidi signorotti che si aggirano per San Marino (così li definiscono quei politici che si avvedono di quanto sta accadendo), la smettano di sentirsi liberi di spadroneggiare in quanto si compiacciono di essere “affiliati alla Massoneria” e nel sentirsi tali, ritenessero tale condizione, un bene placet per ogni nefandezza. Ho scelto, per la fauna onnivora a cui alludo, questo intervento del Neri non solo per la qualità intrinseca, ma nella speranza che qualcuno faccia notare alle “Termiti sammarinesi” che il loro agire non passa inosservato.

Scelgo pertanto un passo, tra i tanti possibili, e lo metto in evidenza, nella speranza di fare cosa utile a tutti i protagonisti di questo scontro feroce già in essere sotto il Titano, avvertendo che la mia finalità è, inizialmente, un gesto di lealtà nei confronti di chi (a leggere le carte) non meriterebbe un tale trattamento.

Siamo nel 1400 – dice Moreno Neri – con il rifiorire degli studi greci, ritornò il modello di scuola (l’Accademia) che Platone fondò sulla base delle comunità pitagoriche. Sorsero allora l’Accademia Fiorentina – di cui Gemisto Pletone fu il fondatore – l’Accademia Romana – di cui Leon Battista Alberti fu tra i principali sodali, la Napoletana e infine la cerchia malatestiana – che, sebbene non in grado di competere con la vivacità di Firenze, la solennità di Roma e la profondità di Napoli, rappresentava un distillato di saperi cui fornirono oro puro spirituale diversi talenti dell’epoca, artefici che profusero nel Tempio riminese i tesori della loro dottrina. Queste Accademie sono molto interessanti per le analogie che presentano con la Massoneria e forse anche per le “regole” che trasferirono ad Essa“.

Regole valide all’epoca e ancor più oggi, aggiungo io.  A cui faccio seguire un proverbio povero-povero: “Uomo avvisato, mezzo salvato”.

Senza regole si corrono rischi, signori prepotentoni in azione sotto la Rocca del Titano. E a leggere le carte e a sentire racconti, le regole sembrano essere tutte saltate. State aprendo le porte a chiunque, da qualunque angolo del mondo provenga, basta che vi offra bancali (meglio se ben sistemati in camion) di Sterco del Diavolo. Che sarebbe il santo denaro. Questo non è certamente cosa giusta per la Serenissima Repubblica di San Marino che, viceversa, ha assoluta necessità di ritrovare una guida oculata (e colta) prima che le compulsioni senza regole, appunto, e il bisogno di denaro, la espongano a ulteriori rischi. Godetevi lo scritto di Neri (Rimini è vicina-vicina) e fermatevi anche un solo minuto a riflettere su quanto vorreste attuare. Capisco che quando avete ordito il piano del grande e definitivo saccheggio, non potevate ipotizzare di trovarvi sulla strada un Leone Ruggente, incazzato nero, per quanto, si dice, vogliate portare a termine. Ma ora che lo sapete perché, per una mia forma perversa di lealtà vi sto avvertendo, forse è il caso di ripensarci.

Non vorrei che ci si debba ritrovare con il sottoscritto, sia pure marginale e ininfluente come oggettivamente mi sento, e voi viceversa potenti uomini della finanza locale e internazionale quali certamente ritenete di essere, che vi ricorderà, per voi fastidiosamente, quando vi “fermeranno”: “Ve lo avevo detto”. Come spesso mi accade con quelli che, sprezzanti, non credono che io sia un “pericoloso iettatore”.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Imola è città, quella di today, yesterday o tomorrow, che farebbe bene a scherzare con i fanti ma, opportunamente, lasciasse stare i santi. O le sante.

La questione sammarinese, in senso lato, è questione di sicurezza nazionale (così mi appare) ed eviterei, quando si legge “nazionale”, di non includere la Repubblica Italiana in tale definizione.

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