“L’Autorità Delegata” deve essere il Presidente della Repubblica e basta

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Le cronache di questo 2019 ci hanno purtroppo regalato l’immagine di una Italia al centro di macchinazioni internazionali, a partire dal caso Link Campus per passare al Russia Gate fino alla presenza nel 2017 presso il Cara di Mineo di un aguzzino trafficante di migranti.

Buon ultimo, poiché le suddette macchinazioni sono nient’altro che un intreccio di attività di servizi segreti di tutto il mondo, a dire la sua ci si mette il Renzi Matteo in una intervista data alla Stampa il 6 ottobre 2019.

Renzi: “Il premier nomini l’Autorità per il Servizi”

 

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Quale sia la competenza di Renzi in materia di servizi non so dire, anche perché da giovane si occupava di tendenze giovanili con la cubista Venussia, sicché, questa uscita appare degna di attenta preoccupazione. Il “giovane caimano” aveva promesso che sarebbe tornato e, per quanto appeso a un filo, appare pericoloso perché ago di una bilancia che gli è stata consegnata dalla inetta dirigenza del Movimento 5 Stelle. La proposta di una Autorità Delegata non può non apparire l’ennesima furbata di chi, fino a quando aveva le deleghe a portata di mano, non si era sognato di discutere la questione, viceversa, preoccupato dal potere che oggi Conte accentra immeritatamente e pericolosamente nelle proprie mani se ne viene fuori creando l’ennesima confusione.

Consentitemi di spezzare un momento il filo del discorso perché confidare la mia simpatia per Sua Maestà Elisabetta II Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri reami del Commonwealth, simpatia nata il giorno delle inaugurazioni delle Olimpiadi di Londra del 2012. In quella solenne occasione, oltre al volo della Fenice che si innalzava dal Big Ben dal quale Churchill ripeteva il suo celebre discorso, appariva 007 (Daniel Craig) che veniva introdotto al cospetto di Elisabetta.

Sappiamo che ogni settimana, da quando è diventata Regina, Elisabetta riceve un rapporto sulle attività dell’intelligence britannica, il che la rende uno degli individui più e meglio informati del pianeta, forse il più informato, vista la durata del suo regno. Ritengo che tante informazioni sottintendano sia tanto potere sia un diritto di scelta sia la garanzia di una continuità che dovrebbe tradursi in una eccezionale cintura di sicurezza per il paese, forse (vedi Brexit). E così sia.

Tornando alle nostre miserie, si fa per dire, da quando ho conosciuto Oreste Grani, mi sono sentito ripetere senza mai una flessione che i servizi segreti italiani devono avere quale primo referente il Presidente della Repubblica al fine di evitare che la “caducità” dei governi e le lotte intestine degli esecutivi, che sono comunque costituiti da forze che differiscono sostanzialmente sotto il profilo della politica estera e degli interessi nazionali da tutelare, mettano a rischio la sicurezza del Paese, in altre parole possano favorire gli interessi di gruppi di potere (bande) appartenenti perfino a paesi “nemici” se non aperti avversari politici ed economici; non voglio dire se tali favori possono riguardare le organizzazioni mafiose, come la storia e le sentenze sembrano confermare. Il Capo dello Stato, il cui mandato dura sette anni, costituirebbe, viceversa, una garanzia di continuità della politica di sicurezza e di difesa della nazione. Un po’ come la Regina del Regno Unito di ecc ecc.

Amplificatore di tale pensiero, per quanto espresso con altre parole e messo in archivio di Stato in quanto registrato il 23 marzo 2012 presso la sala delle Colonne durante il Convegno “Lo Stato Intelligente“, fu la dott.ssa Emanuela Bambara, studiosa del pensiero della transdisciplinarità, ovvero di Edgar Morin e Basarab Nicolescu.

A conclusione, segnalo che l’uscita del Renzi ha destato il contemporaneo allarme di due uomini di Stato che mi hanno concesso l’onore di ricevere domenica mattina una tempestiva comunicazione di allarme per le parole espresse dall’ennesimo politico emblema del declino della Repubblica; a loro devo alcune parole e il cuore del ragionamento qui esposto.

Alberto Massari

Nota. È celebre il tweet col quale Renzi definì Trump un pericolo per la democrazia sostenendo la campagna delle presidenziali della Clinton, meno celebre che avrebbe pietito a destra e a manca, come ci riferirono, per riuscire a strappare al President una telefonata, realizzatasi alla fine grazie a Mr. Billionaire.

Sono altrettanto celebri i tweet di Trump a favore di Conte.

O tempora o more, in attesa del greco amico di Pittella e Mifsud.