Donne e uomini curdi: USA e GETTA

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Direi che sarebbe opportuno mettere la testa (e anche il cuore) almeno sulla complessità mediterranea visti gli avvenimenti che continuano ad addensarvisi sia sulla riva Nord (chiamiamola così) che in quella meridionale o africana. Elezioni non riuscite in Tunisia; elezioni non riuscite in Israele; tensioni in Egitto; confusione (vi piace l’eufemismo?) crescente in Libia. La Turchia in mano ad Erdogan e a quel che avanza del mondo massonico che lo sostiene, tra poco tutti impegnati nello sport nazionale della caccia alle donne e agli uomini curdi. E se ci scappa anche qualche vecchio e qualche bambino, meglio. Curdi e non solo. Ed inoltre: l’opposizione vince nel Kossovo che non è certo un Paese minore, qualora risultasse realmente in mano ad alcune complessità mafiose. L’Italia (che è certamente in mano a realtà mafiose) ha anche un Premier che si dichiara insoddisfatto (“così non si può andare avanti!”) a soli 30 (!) giorni dall’insediamento dello strabico governo che porta il suo cognome, per la seconda volta; il tutto con la protesta piazzaiola leghista che si avvicina a rapidi passi e, sempre per rimanere in Italia, con un M5S, in caduta libera, ormai senza identità e guida, dopo aver svolto, per anni, ormai è chiaro, esclusivamente il ruolo tattico di “pompiere”; in alcuni casi anche facendo uso di personale politico “malandrino” e nepotistico.

Per continuare a deprimerci abbiamo un nord del Mediterraneo (ma sud dell’Europa), con la Spagna in campagna elettorale permanente, con un “tarlo separatista” a Barcellona, realtà “malata” non risolta e con una protesta ambientalista che si può definire in crescendo; la Francia, a sua volta, nelle mani di Macron e di un pugno di suoi fedeli che appaiono solo cinici sfruttatori di quel che ancora pensano di poter rapinare in Africa e ovunque sul Pianeta sia possibile. Salendo, trovate realtà minori che negli anni non hanno saputo/voluto/potuto dare alcun contributo alla nascita di una Europa pensante, intelligentemente dotata, almeno incamminata per arrivare ad avere forze armate realmente unificate e una visione di politica “estera” che la guidasse verso il ruolo che i suoi milioni di evoluti abitanti si meriterebbero. E invece staterelli, che non nomino neanche, spesso guidati da re e regine, senza peso alcuno se non di quello di mercanteggiare a destra e a manca. La Germania balla sull’orlo della recessione che se deflagrasse trascinerebbe tutto il suo indotto nell’abisso. L’Inghilterra (che non è mai stata Europa), lacerata se divenirlo o meno. Europa quindi, così come è, ferma ad un bluff (svelato) a cui abbiamo fatto cenno più volte. Come si vedrà anche a seguito di questa brutta storia siriana (diventerà un mantra quello del tradimento USA e GETTA delle donne e degli uomini curdi), con gli Stati Uniti ancora guidati da un signore a sua volta inadeguato alla complessità planetaria e policentrica, la minaccia di scontro generalizzato aumenta. Si chiama non c’è il due senza il tre. E il due c’è già stato.

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Eppure, proprio in presenza della pochezza trumpiana, si era aperta una finestra che una Europa pensante avrebbe potuto utilizzare per delineare il proprio necessario futuro. Ora mi sembra che ci siano solo brutti ceffi come Erdogan, Putin, i signori di Teheran. E abbiamo fatto riferimento (pensare di cose così complesse non è per noi) solo ad un quinto del Pianeta. Poi ci sono le follie euroasiatiche a cominciare dall’Afganistan che mi piace mettere tra l’Europa e l’Asia visti i tentativi fatti per piegarlo a non si sa cosa anche, così ci è stato detto, nell’interesse di noi europei. Se ci spinge un po’ avanti trovate il vulcano Pakistan, l’India immensa e la sterminata Cina. Che ritroviamo nel Mediterraneo e in mezza/tutta l’Africa. Forse, anche se può sembrare tardi visto il panorama desolante,  bisognerebbe, con il famoso scatto di reni, dare vita a “qualcosa” di ragionato e pronto ad accogliere, proteggere, sviluppare pensieri audaci per far scoppiare la pace nel Mediterraneo. Gianfranco Marcelli, da par suo, oggi, sull’Avvenire, torna sul tema e da indicazioni su un sentiero percorribile. Lo chiamo sentiero anche se riguarda il mare perché lo vedo un percorso stretto e impegnativo. Ma possibile.

Se in troppi continuano a fabbricare profughi, naufraghi, morti innocenti da piangere noi, se auspichiamo altro, abbiamo il dovere/diritto di agire. Dopo aver pensato. E noi, dopo aver pensato, abbiamo deciso che è tempo dell’azione. Manebimus ma convergendo in modo evolutivo con altri. Con altri che non vogliono supinamente assistere all’orrore della dissipazione del sogno europeo, senza lottare.

Oreste Grani/Leo Rugens 

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