Le proteste nascoste

hotel incendiato a Karrada

Hotel incendiato a Karrada

Le proteste irachene continuano, la conta dei morti oramai ha superato le 120 persone, mentre i feriti hanno raggiunto l’impensabile cifra di 6107 persone. E sicuramente al momento della pubblicazione di questo articolo questi numeri saranno in crescita. Il portavoce del ministero per gli interni ha parlato di immagini shock dalle piazze. Ecco ed è proprio qui che vale la pena soffermarsi, sulle immagini e la comunicazione.

Nei primi sei giorni di manifestazioni la rete internet è crollata fino al 70%, sotto accusa i tre maggiori gestori iracheni, solo nella serata del 7 ottobre si è parzialmente ristabilita la connessione. I manifestanti per poter far arrivare le immagini on line hanno sfruttato gli amici all’estero. Quando quel 30% di rete era disponibile hanno inviato le loro immagini, a chi vive fuori dall’Iraq e questi hanno provveduto a diffondere il verbo. L’ordine dei giornalisti iracheni ha dichiarato che per gli operatori del settore è diventato davvero difficile e molti di loro sono picchiati, torturati dalla polizia o nella migliore delle ipotesi viene loro negato l’accesso alle aree di scontro tra manifestanti e polizia.

giornalistiiracheni

Giornalisti iracheni 

Si sta facendo di tutto per nascondere agli occhi del mondo quello che sta succedendo. Il Goveno di Adel Abdul Mahdi ha rilasciato due dichiarazioni in meno di sette giorni e si dice pronto a varare una serie di riforme tra cui quella per il lavoro ai giovani, ma queste promesse molto probabilmente  sono arrivate fuori tempo massimo.

Sì perché questa protesta irachena si presenta al mondo con delle peculiarità: non ci sono dei vertici delle proteste, non si sa dunque con chi dialogare. Per la prima volta nella storia dell’Iraq si vedono delle donne ai margini delle strade soccorrere e partecipare alle manifestazioni e infine, ma non di certo ultimo dato, l’età media dei manifestanti è di 17 anni fino a un massimo di 23 anni.

Questi giovani sono cresciuti alla fine degli anni ’90, con televisioni satellitari e internet, lontani dal sentimento religioso. Hanno subito le repressioni straniere, l’arrivo di Daesh, poi quello dei miliziani iraniani o pro iraniani, hanno visto morire in guerra prima i genitori e poi i fratelli maggiori, mentre non hanno mai osservato un vero cambiamento politico. E ora quel risentimento e quell’odio è scoppiato verso uno stato padrone è scoppiato.  

iraqmanifestazioni

Manifestanti nella capitale, Bagdhad  

Addirittura ci sono video di manifestanti che bruciano le bandiere iraniane che vengono picchiati da altri che bruciano bandiere irachene. E vice versa. Non a caso i manifestanti hanno dato e danno fuoco ai simboli del potere: palazzi governativi, sedi di partito, quartier generali delle milizie sciite. L’ultimo caso emblematico è stato il sette ottobre a Nassirya, ferita ancora aperta per l’Italia, in cui i rivoltosi hanno bruciato: i quartier generali delle milizie,  i palazzi governativi e le sedi dei partiti: Badr, Asaib, al Koerasani, Dawa e Wisdom.

E con migliaia di giovani nelle piazze al sud del paese il governo dopo essersi autodenunciato per via delle violenze, commesse a Sadr City, circa venti morti, manda l’esercito e questa scelta forse non è la più felice.

Oggi in Iraq è arrivato Lavrov che ha parlato con i capi militari, mentre rumors davano in Iraq anche Soleimani con i suoi fedelissimi in borghese pronti a intervenire per sedare le manifestazioni. MA questa notizia non è confermata da nessuna autorità irachena.

saleh

Barham Saleh, presidente della repubblica, discorso alla nazione: “l’economia irachena è stata erosa dal terrorismo” 

Al momento di confermato c’è l’invio della polizia federale a Sadr City, l’innalzamento dell’allerta a Mosul e dintorni e Kirkuk dove si registrano arresti sommari. A ricucire le ferite ci sta provando il presidente della repubblica Barham Saleh che in un discorso alla nazione ha detto belle parole ai manifestanti. Vediamo se lui toccherà il cuore dei manifestanti.

Gertrude Bell
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