Il Sistema Lollo (già giudice a Latina) è stato smantellato?

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Pare proprio di no! Anzi. E quando questo marginale, ininfluente, vecchio, pericoloso blogger scrive “anzi”, sarebbe opportuno dargli retta. Pare infatti (ma quale “pare”!) che, apparentemente fermato con la condanna a 3 anni e sei mesi, dopo il patteggiamento di Antonio Lollo appunto (forse non uno dei più abili e pericolosi degli associati a delinquere se vogliamo ricordarlo proferire la frase intercettata “ma dove li metto tutti questi soldi?”) e un paio di “briscolette”, il “Sistema Latina” (in attesa di capire chi sia il vero boss a cui intitolare il ragionamento e la lettura esplorativa del “termitaio”) sia vivo e operativo all’ennesima potenza. Come si addice alle associazioni a delinquere mafiose, quando non vengono indagate e giudicate come tali e, soprattutto, quando le tessere di un mosaico, platealmente vessatorio, non vengono investigate come parte di un solo disegno criminoso, quando uno degli affiliati “cade”, di fatto, il danno all’organizzazione si risolve facilmente mantenendo regole e modelli criminali che, con abilità riparatrice, rigenerano il tessuto, in quel momento semplicemente e superficialmente ferito dall’attività delle Forze dell’Ordine e da qualche magistrato intraprendente. I mafiosi, se sono tali, vanno perseguiti e condannati con le aggravanti del caso.

Per sottolineare quanto ha continuato ad avvenire nella “felice oasi di legalità” (così veniva definita, per tranquillizzare le vittime, da chi, a suo tempo, nel Governo della Repubblica, avvertito con dovizia di particolari e carte probanti avrebbe avuto il sacrosanto dovere di reagire) del Sud del Lazio, in un territorio che chiunque capirebbe strategico per le mafie, provo a ricordare che tipologia di episodi incredibili sono accaduti. Per prima cosa, utilizzando la confessione non certo estorta con la Ruota della Santa Inquisizione, di Antonio Lollo, giudice della Sezione Fallimentare del Tribunale presso la Procura, tengo a ricordare la vastità del danno economico, etico, morale, politico in un territorio circoscritto alla sola provincia di Latina: 800 fallimenti!

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In pochi anni, sono stati pilotati, per ammissione del criminale, ottocento (800!!!!!) fallimenti? Se capisco qualcosa in una materia tanto delicata e labirintica, stiamo parlando di qualunque azienda avesse un senso spolpare.

Pongo il dubbio se sia stato o meno smantellato il Sistema Lollo/Latina, perché gli intrecci che mi segnalano, successivi all’effimero successo, vanno tassativamente approfonditi, ora che, per volontà soprattutto del Capo dello Stato, sostanziale presidente del CSM e custode strategico della Costituzione (e quindi dei cittadini onesti), si proverà a toccare alcuni magistrati intoccabili. Se i nomi non ingannano, intorno a Latina e a quanto è accaduto e continuerebbe ad accadere, ruotano perfino personaggi della Magistratura apicale divenuti famosi quando il Vaso di Pandora del CSM è stato scoperchiato. Cerco di orientarmi nei sofisticati meccanismi di chi deve giudicare chi e chi archivia cosa, per ora preoccupato dei racconti (ampiamente documentati) che mi vengono fatti, fiducioso che, se reso edotto il Presidente Mattarella di quanto, da troppo tempo accade, ci sarà una reazione adeguata e l’inizio dello smantellamento della vera associazione a delinquere, proterva e radicata, come solo le mafie sanno essere.

Ho fatto riferimento ad un vero ginepraio di comportamenti già tenuti prima, durante e a seguito del circoscritto episodio ascrivibile a Lollo. Non vi voglio lasciare senza qualche particolare che circola quasi si trattasse di uno scandalo nello scandalo.

I racconti che vengono fatti lasciano la sensazione che esista una regola non scritta (poi viene sancita nelle sentenze e nei respingimenti) che i magistrati (alcuni ovviamente) si coprono l’un con l’altro. I complici acclarati di Lollo (parlo degli impiegati) sono ai loro posti di lavoro nel Tribunale. I magistrati, altri complici, sono stati trasferiti. Alcuni, addirittura, dove volevano. Altri, si dice, promossi. Uno è diventato magistrato di Cassazione. Spero che siano tutte dicerie e fake news o quanto sta avvenendo non avrebbe precedenti in nessun periodo repubblicano.

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In un processo celebrato dopo l’arresto di Lollo e lo “smantellamento” (?) della sua organizzazione, è stato restituito il corpo del reato a terzi, quando ancora non si era stabilita la colpevolezza o meno degli imputati.

Attualmente, sempre a quanto si dice, sono coinvolti in questa “Babele Giuridica” gli stessi personaggi (circola il nome di Rocco Stefano Fava) che, a latere del Caso Luca Palamara, cercavano di “fottere” il magistrato di Roma, Paolo Ielo, colpevole di non si sa cosa. Forse di essere onesto e gran lavoratore.

E qui veniamo ai fatti che più mi inquietano e che non sono legati a questi percorsi dove potrebbe essere che, a stretta norma di legge, questa catena di Sant’Antonio da Padova di magistrati sia prudente e abile a sufficienza per non essere mai chiamata a rispondere del proprio agire con la dovuta severità. Pare (e scrivo pare) perché non ho prova documentale (e non per timore reverenziale nei confronti del riconfermato Guardasigilli Alfonso Bonafede) che i vertici di Via Arenula siano stati messi al corrente di questa fogna a cielo aperto con esposti ed altre sollecitazioni. Ma invano.

Speriamo che non sia vero. E, qualora nulla di quanto scritto sia vero, mi scuso sin da adesso di aver dato spazio ad illazioni. Viceversa, se anche un decimo di quanto si dice continui ad accadere a Latina, a norma di legge, il garante superiore della convivenza civile, Sergio Mattarella, intervenga e azzeri la volgare/violenta, non più sopportabile, situazione.

Lo può fare perché è lui il vero capo della Magistratura e delle Forze armate. Almeno io così lo considero, nella mia marginalità e ininfluenza.

Oreste Grani/Leo Rugens che si augura di sbagliarsi.