Cristian Rocca, Pietro Taricone e la visione strategica del divenire delle cose

Mafia: Piera Aiello (M5s) svela il suo volto

Il Foglio è un luogo giornalistico serio. E lo afferma un marginale e ininfluente cittadino, vecchietto, fragile pensionato, ignorantissimo in quanto mal formatosi, tanto da scrivere come scrivo. Navigatore per diporto nel web, a volte, con la pretesa di raddrizzare le gambe storte dei cani. O di far riflettere qualcuno sulla eventuale superficialità utilizzata per trattare dell’inizio e della fine, per non arrivare a dire “della vita e della morte”. Decido per tanto, per ragionare dell’operato del nuovo direttore della testata Linkiesta (Linkiesta sì che è un luogo telematico, centrale e influente come, invidioso, vorrei essere) Cristian Rocca (persona che non ho la fortuna di conoscere), di utilizzare la fonte aperta Il Foglio. Divertente, ironico e puntuto come al solito il pezullo dedicato al Rocca, quasi una decina di anni addietro. Qualche riga sull’ubiquità (non ambiguità) del Rocca e poi attenti ai metri lineari che, a suo tempo (quasi venti anni addietro), il giornalista, con penna abile, dedicò a Pietro Taricone (quello ormai deceduto ma all’epoca vivo e vegeto) mentre si esibiva al Grande Fratello. Questo scrivo nella speranza che, dopo l’esordio, al direttore Rocca non prenda una passione/avversione similare per Piera Aiello. Che eviterei di fare oggetto di un tale inopportuno trattamento. A prescindere se uno è o meno di Alcamo. Direi di lasciare perdere le “Aiello” e di continuare a scherzare con i fanti. Che al Rocca riesce meglio. O meglio, gli riusciva. Perché il tempo, passa per tutti. E lo scrive un vecchietto decrepito che si è sentito a suo tempo vitale. Prudenza, gentile Rocca.

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Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

A conferma di quanto è piccolo il mondo (ed imprevedibile) il direttore confezionatore della testata settimanale (era cartacea) che usciva in contemporanea alle vicende del Grande Fratello televisivo era il mio più stretto collaboratore di quegli anni. Per una forma di rispetto (era anche un amico) non dico il nome del professionista che giustamente, guadagnando poco con il sottoscritto, era libero di vendere la penna a chi voleva. Comunque, un giorno non lontano, apriremo seriamente il discorso sul Grande Fratello e i guasti che ne sono derivati per la Repubblica. A mio insindacabile giudizio.

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Cinecittà. Elogio di Pietro Taricone, bello guaglione ‘e papà. E’ il leader assoluto del Grande Fratello, il giovane casertano. E non perché abbia sbriciolato i record dei Grandi fratelli di tutto il mondo (primo atto sessuale in cinque giorni netti, dieci rapporti in venti giorni con Cristina: l’ultimo en plain air in piscina ha costretto la regia di Stream a sfumare le immagini). Quelle sono brioches per il popolo bue. Pietro Taricone invece non è un bullo. Lo è soltanto per i giornalisti che hanno creduto alle veline costruite ad arte da Fabrizio Rondolino per sviarli. Ma quale uomo che non deve chiedere mai? Pietro Taricone è piuttosto uomo cui non si può chiedere niente, perché sa tutto. E’ un intellettuale, il Taricone. Un intellettuale duro. E’ un liberale, un liberale attento alla divisione crociana del liberalismo. Così attento, da confutarla coi fatti. Lui, il Taricone, preferisce Luigi Einaudi al suo compaesano Benedetto Croce. Spiega tutto agli altri inquilini e agli attoniti telespettatori, e spiega senza badare alla teoria. Non è fumoso, Taricone, va al nocciolo. La libertà economica non è una sottospecie della libertà dello spirito. E’ vero il contrario. Lui, Taricone, a Caserta, ha aperto un locale, un disco pub, con soli 4 milioni di lire in banca. Se li è fatti prestare, firmando mille carte e rischiando molto. Ma il rischio d’impresa è l’anima della società moderna. “Come in America – dice – dove puoi aprire un esercizio, come e dove vuoi”. Il liberismo gli ha cambiato la vita. “Ero il proprietario del locale, e potevo vestirmi come volevo, anche in modo stravagante. E in modo stravagante si può vestire solo chi è qualcuno, chi ha qualcosa”. Il locale ora non c’è più, “me l’hanno chiuso, ne sono uscito pulito” ma appena esce da lì aprirà il “Palla d’acciaio”, a Roma, “un locale di un certo tipo, di un certo livello, con gente selezionata”. Lì potrà sfoggiare le maglie di cachemire e seta di Helmut Lang (“veste classico, Helmut Lang) o di Dolce & Gabbana che in casa non riesce a indossare: “Pensavo di stare a uno show, mi so’ portato tutta ’sta robba, qui invece stiamo sempre in mutande”.
La libertà etico-politica gli interessa meno. Il rapporto con le donne, per esempio, non può essere spirituale. Per Taricone non ci sono amiche, solo femmine. E se la femmina non ci sta, tié ecco la nomination. Non appena ha saputo che la sua morosa di Cinecittà ha avuto “una ventina di amanti” ha detto: “Maronna non ci siamo proprio”. E si è intrufolato in una discussione su Clinton e Monica zittendo tutti con una puntuta difesa del “puritanesimo americano”.
Pietro, poi, è un genio della strategia (forse c’è lo zampino di Rondolino). Il gioco prevede che i partecipanti ogni settimana nominino i più antipatici del gruppo. I due concorrenti più votati sono sottoposti, per sette giorni, al giudizio del pubblico. Il più votato esce. Una campagna elettorale troppo facile per Taricone, che una volta fuori vuol girare un film con Tom Cruise per riuscire nella missione impossibile di insidiargli Nicole Kidman. Taricone vuole “pazziare”, “dare una smossa al gioco”, e comincia una serie di incontri, colloqui e giri di tavolo, paragonabile al Mastella intento ad accaparrarsi collegi. Ma a differenza di D’Alema, Pietro non finirà vittima dei suoi tatticismi (forse perché lo zampino di Rondolino, l’uomo che ora sussurra a Taricone, ci sarà ancora).
Dunque ha lanciato la sfida a Roberta, la pierre culona. Si è messo d’accordo con gli altri per farsi nominare, in una notte dei lunghi fratelli. Fuori è sembrata una sbruffonata. Macché. Pietro ha vinto, così. Anche se perde (improbabile), la stoccata da leader l’ha messa a segno lui. Prima del redde rationem ha regolato due conti con gli altri possibili leader della casa. Con Rocco, per esempio. Gli ha raccontato che quella Marina di cui è infatuato è un po’ troppo allumeuse con altri inquilini. E Rocco ci è cascato, scoprendo il fianco a possibili altre incursioni del Taricone. Con Lorenzo, poi, il macellaio tutto Rauti e Los Angeles Lakers. In un faccia a faccia da Mammasantissima, si sono guardati negli occhi a lungo, in silenzio. In gioco c’era la leadership del branco. Lorenzo ha abbassato gli occhi, e la sfida al ballottaggio la farà Pietro.
Se giovedì perde con Roberta, se la spasserà con le donne applicando la sua teoria del “maccarrone e dello spaghetto” (“Se me piace lu maccarrone perché devo rinunciare allo spaghetto che me piace pure assai?”). Ne avrà tanto godimento che talvolta ci sarà bisogno anche del corollario della “pizza” (“Se ce sta ‘a pizza, che devo fa’ me magno pure quella”). Se giovedì invece batte Roberta, non ce ne sarà più per nessuno. Big brother lo incoronerà. E’ bello, muscoloso, divertente e finanche “gay enough”, secondo la geniale definizione di Tina Brown. Cioè, Taricone oltre a essere intellettuale e macho, è così alla moda che potrebbe essere anche “omosessuale quanto basta” da aver ceduto in passato alle lusinghe di un bel dandy casertano.

PIETROMANIA
Salvate il soldato Taricone. La sfida è lanciata. Si vota come ai referendum. Se voti Roberta, vuol dire che vuoi tenere Pietro. Se voti Pietro, ci toccherà sopportare ancora quella pierre milanese de Roma. Pietro, da liberale purissimo qual è, non utilizza a vanvera il tema del conflitto d’interessi nonostante ne abbia tutto il diritto. Lui non sa quello che sappiamo noi, cioè che Roberta ha confessato una storia con uno degli autori. Lui non lo sa, però, svelto, ha intuito: “Mi sa che sei ‘no puoco raccomandata”, ha insinuato. Roberta, solitamente sgamatissima, ci è cascata. “Grande frate’, t’ho scoperto”, ha detto ridendo Taricone. Pietro, che è un teorico del pensiero fight club sta affilando le armi della sua campagna elettorale imperniata sullo slogan: “E basta co’ ’sto buonismo”. L’altra sera per accattivarsi le simpatie della sinistra si è messo a intonare con voce ferma una mezza dozzina di canti partigiani. Maria Laura Rodotà scriverà ancora che è un dovere sociale cacciarlo dalla casa? Noi lo difendiamo, anche perché quando Rocco ha detto che Giuliano Ferrara è intelligentissimo e anche eccezionale e che L’Espresso non gli piace, Pietro Taricone, saggio, ha annuito.
P.S. I nove del Grande Fratello devono fare un gioco che andrà in onda giovedì in diretta su Canale 5. Ciascuno di loro deve indicare preferenze e antipatie. Gad Lerner è stato inserito tra i personaggi pubblici più detestati insieme con Valeria Marini. Il nome dell’ex direttore del Tg1 forse verrà cancellato dal gioco perché il pizzaiolo Salvo, nonostante svariati tentativi, quel “Gad Lerner” non riesce a pronunciarlo. Taricone ha un’idea: Salvo si scriva quel nome su un foglietto.

PIETROMANIA

Salvate il soldato Taricone. Quella lì, Roberta è falsa, falsissima. E utilizza colpi bassi, bassissimi per eliminare Pietro (gli ultimi sondaggi li danno appaiati). L’altra sera nella casa del Grande Fratello, Roberta ha cercato di convincere Cristina, la morosa di Taricone, che Pietro la tratta come una cretina, per non dire altro. Pietro, fiutando qualcosa, si è tolto la canottiera ed è passato davanti alla rivale. “Ma dài, puzzi” ha urlato Roberta. “Lo so, per questo me so’ tolto la maglietta”. Il Grande Fratello è imparziale? Almeno così dovrebbe essere. Ma allora, a Pietruzzu nostro, perché fanno fare la doccia fredda di sera? Che poi si scoraggia e si chiude in camera. E invece di rivolgersi agli elettori spreca tempo prezioso a parlare con uno specchio: “E dài dimmi qualcosa, lo so che ci sei dietro quel vetro. Non mi vuoi parlare? Almeno girati che me devo cambia’ le mutande”. I nove del Grande Fratello devono indicare qual è il loro pensiero proibito. I nove inquilini, Taricone a parte, non hanno capito bene e buttano là “l’immortalità”, “possedere un Caravaggio”. Ma figuriamoci, sarebbero pensieri proibiti quelli? impossibili, semmai, oppure costosi. Roberta, poi – la rivale – ha scelto “andare in Scozia”. Ma va là. Il Taricone, invece, senza infingimenti ha detto: “Il mio pensiero proibito, guaglio’ è il mio dito sul bottone della bomba atomica”. Ti sembra un guerrafondaio, cara Maria Laura Rodotà? Sbagliato. Taricone è pacifista e di sinistra e per un pelo l’altro giorno James Rubin non l’ha citato sul Financial Times tra i traditori europei della guerra a Milosevic. Perché Pietro Taricone, carissima, sta con Lamberto Dini: alle ultime amministrative di Caserta era in lista con Rinnovamento.

PIETROMANIA
Pietro Taricone ha vinto. E Maria Laura Rodotà ha perso. L’altra, Roberta o come diavolo si chiamava, lascia il Grande Fratello. Avanti il prossimo, anche D’Antoni se ha coraggio. Ieri Pietro ha assestato il KO con un mirabile appello finale. “Roberta è classista, fa la snob. Ma io so’ Pietro il sanculotto. Grande frate’ la Rivoluzione francese è cominciata così Abbattiamola come abbiamo fatto con Maria Antonietta quando offrì biscotti al popolo affamato”. Biscotti, non brioche. Pure revisionista è. E ancora: “Roberta è il potere forte, io so’ rivoluzionario. E poi, diciamo la verità, s’atteggia a fa’ l’aristocratica. Ieri si è tolta le scarpe e guaglio’ i piedi le puzzavano proprio comm’ annoi”. Pietro ha chiuso il comizio intonando “El pueblo unido jamas sara vencido” degli Intillimani, provocando turbe esistenziali in chi finora l’ha liquidato sotto la voce “bullo de Caserta”. Li ha presi tutti in giro, Pietro. E’ colto, sensibile. Gli piace Patty Pravo. Ieri era l’unico della casa a sapere che “Per Elisa” è di Beethoven. Ha dimostrato di essere liberista. Moderato e pacifista. Antidipietrista e sciasciano. Ora anche di sinistra. E pasoliniano: “Faccio un appello a tutti i giovani della borgate, ai ragazzi di Tor Bella Monaca e di Tor Pignattara – ha detto – Venite a trovarci qui al Grande Fratello, infrangete le regole, portate le cartine”. E così ha imbarcato anche i ragazzi di Seattle. E’ un genio, Taricone. Altro che buzzicone. Ieri gli hanno chiesto in quale periodo storico avrebbe voluto vivere. E lui: “In un periodo buio, la Repubblica di Weimar”. La Rodotà è svenuta. La notte scorsa poteva essere l’ultima. Pietro l’ha passata con Cristina. Si sono accarezzati. Lei era terrorizzata che lui potesse uscire. Pietro le ha preso la mano e l’ha tranquillizzata: “Cristi’, devi essere forte”.

PIETROMANIA
Le mirabolanti giornate di Pietro Taricone cominciano intorno a mezzogiorno (ad Adele Faccio ricorda qualcuno). Appena sveglio si prepara con le sue manine uno zabaione con la nutella più sei cucchiaini di zucchero. Ingurgita la sbobba con rayban e bicipiti in evidenza, come neanche Tomas Milian. Poi comincia a lavorare. Questa settimana gli obiettivi sono due: cacciare quel fascistone di Lorenzo e avvicinarsi ma con juicio a Marina. A Rocco ha detto: “Quello è venuto qua a fa’ l’ommo duro, si sentiva Charles Bronson e ora guarda dove sta: in cucina a fa’ le pulizie. Altro che Charles Bronson, guardatelo è Mary Poppins”. La Gialappa’s band ha preso in prestito da noi il vittorioso slogan elettorale “Salvate il soldato Taricone”, adattandolo a Sergio (“Salvate il soldato Ottusangolo”). Se anche questa disperata sfida andasse in porto, qualcuno segnali lo slogan a Greenberg (“Salvate il soldato Piacione”). Taricone è uno che la politica ce l’ha nel sangue. L’altro giorno ha raccontato il suo primo comizio, tenuto dietro uno striscione “Taricone per i giovani”. Il ministro degli Esteri, Lamberto Dini, gli ha fatto i complimenti: “Taricone, lei si farà strada nella vita”. Lui ha ringraziato ma si è perso negli occhi di Lady Donatella. Lo ha raccontato in modo più crudo, ma il senso, cumpa’, è questo. Pietro è di centrosinistra ma al Palavobis non ci avrebbe messo piede. Ieri sera ha detto al paese che “nulla poena sine crimen” replicando alla gaglioffata rutelliana contro la libertaria legge Simeone (d’ora in poi legge Taricone). E se Veltroni avesse scelto il Taricone e non il Piacione, la Lega avrebbe visto i sorci verdi. Tanto per cominciare la signora di Venezia che sventola il tricolore sulla testa dei secessionisti sarebbe rimasta a casa. Al suo posto alla convention avrebbe parlato Taricone senior: “Quando ero piccolo  ha detto Pietro  chiedevo sempre a mio padre chi era cchiu forte tra Bud Spencer e Silvester Stallone. Lui, nu’ poco patriottico, mi diceva: Bud Spencer, Bud Spencer”.

PIETROMANIA 27/10

Pietro Taricone non andrà mai a casa Flores. Si fa mica fregare, lui. Ieri per togliere dall’imbarazzo lo spifferaio magico ha detto: “Aò, nel film ‘Gli intoccabili’ tifavo per Al Capone”. E così non verrà mai invitato. Tié. Nella casa del Grande Fratello si è discusso di un’eventuale edizione con concorrenti vip (a proposito, un suggerimento ai produttori: non contattate il padrone della casa qui accanto, ché uno sempre chiuso in confessionale non è utile alla trasmissione). Chi potrà mai fare il remake di Taricone & co.? Raul Bova, Ambra, Valeria Marini? “E se venisse Lerner?”, ha chiesto Lorenzo. “Glie’ direi: ‘Ah Gad, porcoggiuda e llava ’sti piatti’”, ha risposto deciso Pietro. L’avvicinamento di Taricone a Marina continua spedito. Ma la strada è lunga. Così, per prendere fiato dopo aver mollato Cristina, Pietro ne ha escogitata un’altra: “Sento odore di Maria Antonietta, guaglio’. E’ nu fiore che sboccia”. Qualcuno (crediamo Fabrizio Rondolino) ha sussurrato a Taricone che qui al Foglio siamo Pietromaniaci. Taric, attento lettore di “Farnesina”, ha ringraziato il direttore: “Cumpa’, quando passano gli Elefanti, nella foresta non parla più nessuno”.

PIETROMANIA 28/10
E’ nata una stella. Ovviamente si chiama Taricone. Ma questa volta non è Pietro e noi per un giorno ci trasformiamo in mamma-di-pietro-maniaci. Ma l’avete vista in tv, la professoressa ajfkldfj fjdkfjsd in Taricone? E poi uno si chiede perché Pietro è un genio. Autorevole, colta, lucida, severa, austera e bella signora del sud. Una Letizia Moratti con in più l’allure popolana di una Margaret Thatcher. Praticamente perfetta. E se fossimo candidati premier, la prenderemmo con noi per un ticket imbattibile. Sarebbe comunque una formidabile presidentessa della Camera. Parleremmo solo di lei  incantati  ma c’è da commentare il voto di giovedì. Sergio è rimasto in casa, grazie allo slogan che abbiamo prestato alla Gialappa’s (Salvate il soldato Ottusangolo) e che presto  ormai non è più un segreto  diventerà l’arma finale di Francesco Rutelli (Salvate il soldato Piacione). Il rautiano Lorenzo invece è stato cacciato, l’Italia democratica e antifascista ha vinto. Fuori avrà successo, e per una settimana scoperà tantissimo. Prenderà il posto di Sante Licheri a Forum, e chi se ne frega se una lite tra condomini finirà con un’esecuzione pubblica. Marina, meravigliosa creatura checché ne dica Maria Laura Rodotà, ha fatto fuori un altro concorrente. Ma era sinceramente dispiaciuta. E bellissima. Pietro invece è contento. E da buon togliattiano ha così commentato l’uscita di uno dei pochi che gli poteva insidiare la vittoria: “Lorenzo si ‘nne ghiuto, e soli ci ha lasciato”.
P.S. La Gialappa’s giovedì sera ha fatto come Flores: ha spifferato. Pietro, hanno riferito quei filosofoni di Italiauno, comprava voti per Rinnovamento a bordo di una Maserati messa a disposizione della camorra, “guaglio’, quella vera”. Non ci crediamo. Ma non ci abbiamo dormito. E se avesse ragione la Rodotà?

PIETROMANIA
Bulli siete voi, e come dice il nostro “dovreste tendere tutti al tariconesimo”. Pietro Taricone ha passato il weekend dissertando su filosofi presocratici (“Talete, Anassimene, Anassimandro”), chiacchierando di D’Annunzio e di Nietzsche e della teoria del superbullo (“Nun bisogna penza’ al superuomo come a quello muscoloso, il superuomo era l’ommo che creava valori, anzi creava il ponte tra la bestia e il superuomo. Quindi era cchiù cattivo l’uomo del superommo”). Taric ha citato lo Zarathustra che ha letto (in italiano, però) perché “per acchiapare bisogna fa’ l’intellettuale”. Poi si è occupato di musica, cantando a Cristina l’Inno alla gioia di Beethoven e spiegando a quella smorfiosetta di Antonietta le Quattro Stagioni di Vivaldi. Prima aveva psicanalizzato Rocco (“Te potrei rispondere citando Jung: c’è del simbolismo in questa casa, ah Rocco se sei tigre devi ruggire, ma se sei nu’ bacarozzo”). La Repubblica che non scrive quasi mai di Grande Fratello non sa più che pesci pigliare, per cui ha deciso di occuparsi di Pietro nella cronaca giudiziaria (sono manettemaniaci, si divertono così). La notizia è che Pietro potrebbe essere arrestato per voto di scambio. Insomma, nun ce vonno sta’. Ma non è tutto. Il cronista sportivo Gianni Mura si è indignato perché il comune di Caserta ha messo a disposizione alcuni suoi uffici a Di Pietro. Alt, fermi, stop. Vabbé che hanno sposato Rutelli e di Tonino non vogliono più saperne, ma gli uffici sono stati messi a disposizione di Pietro (ripetiamo: di Pietro, con la “di” minuscola, preposizione semplice). Comunque è un trionfo. Dopo settimane di disinformatja il Corriere della Sera ha omaggiato Pietro con una pagina tratta clandestinamente da una piccola rubrica. Il pietromaniaco non chiederà copyright, anche Taricone a scuola passava i compiti.

PIETROMANIA
Pietro Taricone è anche racé. Un ragazzo di classe. La sua prima fidanzata era francese e si chiamava Catherine (“oui, elle est Catherine”). Altro che bullo. Del resto vive a Caserta, provincia di Versailles. Guardate con quale grazia corteggia Marina. Sembra il centrosinistra con Bazoli. “E’ un gioco di emozioni, porcoggiuda”. Le dice che non cammina, sfila. La invita a non lavare i panni, “con quelle mani così delicate”. Ora vuole salvarla dalla nomination di stasera perché gli piace “come ragazza, come persona, come fisico”. Marina, tosta quanto lui, è l’unico ostacolo alla liaison. Perché vuole parlare, tanto parlare ma proprio tanto. Sembra Pannella. Pietro, cultore della Realpolitik, le dice: “Prima dovemo fa’, e poi parlamo de Aristotele”. Sì, è vero, di mezzo c’è anche l’amico Rocco, primo innamorato di Marina ma meno carismatico di Buttiglione: “Cumpa’ – gli ha detto Taric – io so’ onesto, so’ leale. Marina me piace, che ce devo fa’. Se per caso co’ lei dovesse succedere quacchecosa qui sul letto, le direi ‘Marì, fermati un attimo’. Poi verrei da te e te direi: Rocco c’è ’sta cosa, ’sta possibilidà, che ne penzi?”. Rocco gli ha dato il permesso di baciarla.
Cristina? Sì, c’è anche Cristina è vero. E lui, l’altra sera, limpidissimo, le ha detto tutto di Marina. Non solo, le ha anche proposto: “Cristi’, se te nomino come affronteresti ’sta siduazione?”. Lei lo ha ringraziato per la sincerità. Non ci stancheremo mai di dirlo: Taric è un genio, il prototipo del leader carismatico di Max Weber. Dal liceo è uscito con 54 sessantesimi e una passione sfrenata per la storia: ” ‘O leader vero era Alessandro Magno: se attaccava l’Italia eravamo fregati guagliò, che poi venivano i greci tutti secchetti co’ ’sti flauti Ai tempi di Alessandro Magno, altro che Grande Fratello, Pietro Taricone se ne stava in Asia Minore, coi cavalli”.

PIETROMANIA
Il dramma di Gad. Di fronte a dieci milioni di telespettatori, pari a due Tg1 delle ore 20. Senza Mario Giordano, figuriamoci Toni Capuozzo. I fatti, nudi e crudi, come piacciono a lui: giovedì sera, in diretta, Daria Bignardi, detta “la tremenda”, ha presentato Lella Taricone, donna peraltro bellissima oltre che intelligente oltre che sorella di Pietro. Le ha detto: “Cara, lo sai che un autorevole quotidiano pubblica una rubrica dedicata a tuo fratello? Lo sai che Pietro ha soffiato a Gad Lerner il posto in prima pagina?”. Daria, maniaca oltre che tremenda oltre che sadica, quel nome lo ha scandito: “Gad-Ler-ner”. E mentre lo diceva, il messaggio subliminale era: “Gad Lerner, l’uomo che fu sostituito da Taricone”. Prima la storia dei pedofili e le dimissioni, poi Lorenzo che dice in tv di detestarlo e infine Salvo incapace di pronunciarne il nome. E ora questa mazzata. Però Gad un po’ se lo merita. Taric al posto suo non si sarebbe mai dimesso. Perché se dirigi il Tg1 o il Grande Fratello devi fare il bullo, mica il mollaccione come Rocco. Di fronte a quelle immagini di pedofili, Pietro avrebbe detto: “Sassoli, porcoggiuda, ma che è ’sta cosa. Ma che ti sei messi a pazzia’, e voi laggiù nun facite a faccia triste, io so’ Taricone, o’ lione, non me vado, resto ac’ca. Ora me metto a penza’ alle z (biiip) di Donatella Dini, e così me scordo di ’sta cosa qua”. Così si sarebbe comportato Taricone, guaglio’. E a quel Landolfi, il foglietto glielo avrebbe passato lui: “Lando’, eliminami ’sta Cristina, e portame Marina ché magari la metto al posto della Busi”.
P.S. Commossi, registriamo e volentieri pubblichiamo: “L’amore per quel piccolo quotidiano è ricambiato, Pietro tiene nella sua libreria un libro del direttore”. (Lella Taricone, 2 novembre 2000, Canale 5). Il volume è Scrittura e persecuzione del politologo tedesco Leo Strauss.

PIETROMANIA 7/11
A Taricone il ritmo lento del Raggio verde di Michele Santoro nun glie piace proprio. Non l’ha visto, ovviamente. Ma se lo immagina. Sabato sera quando Rocco ha detto che una volta fuori vorrebbe andare a cena con Santoro, Taric ha risposto deciso: “Du’ palle, meglio co’ Ezio Greggio”. Antonio Socci, editorialista del Giornale e di Raggio Verde, se ne è convinto e ha deciso di non collaborare più con Santoro e si è incollato al telefono per eliminare Cristina. Le femmine e la politica sono le passionacce di Pietro. L’altra sera poco prima di accarezzare Marina (“Picciri’, dovemo scopa’. Non t’offendere, lo dico in senso buono”) ha rimpianto i bei tempi di Romano Prodi. “Quelli sì che erano grandi politici, non quelli di adesso”. Un po’ la stessa cosa che ha detto ieri Cofferati, cui Taricone ha aperto la strada (contro Rutelli, non a favore di Marina, n.d.p.m.). Pietro non lo sa ancora, ma appena uscirà da Cinecittà il Pololaico di Sgarbi e Negri gli offrirà la candidatura in una circoscrizione proporzionale del nord. “Taricone – ha motivato Sgarbi – è l’unico che come me punta diritto al centro dello schieramento”. Nel weekend, Pietro ha intensificato il pressing su Marina. Carinissimo, le ha detto: “Ti devo piacere”. Lei, tosta, ha risposto: “Mi piaci, ma non deve cambiare niente”. Lei vorrebbe, ma queste maledette telecamere la inibiscono. Pietro allora l’ha accerchiata, prima sfoderando la sua mitterrandiana “force tranquille” (“Mari’, sai perché io so’ forte? perché resisto dal prenderti”), e poi dicendo qualcosa di sinistra: “Sai qual è la domanda al centro dei dibattiti filosofici da millenni? Questa: La conoscenza reale passa attraverso i sensi o la ragione?”.
PS. Giovedì 7 dicembre, Sant’Ambrogio, chez Bignardi, Taricone si esibirà in un numero d’alta scuola. La produzione di GF ha stabilito che la puntata conterrà sia l’eliminescion che le nominescion. Taricone improvviserà sul momento. Pare che la prima della Scala possa slittare.

PIETROMANIA 11/11
Ma lo volete capire che la bulla è Cristina e che la povera vittima è Pietro? L’altro ieri Taric era a letto, tranquillo, assorto, meditativo. E’ arrivata lei, Cristina, e porcoggiuda si è sdraiata. Gli fa: “Facciamo un gioco?”. E lui: “E che gioco è chisto, guaglionce’ “. Lei (facendo scivolare la mano): “Quello solito”. Lui: “Cristi’, tu così mi fai soffri’”. Giovedì notte dopo l’eliminazione di Sergio, Pietro ha ricevuto un messaggio dall’esterno. Lo ha letto e l’ha distrutto. La lettera diceva che il fidanzato reale di Marina, tal Ciccio, non vuole più saper niente di lei. Un pazzo. Addirittura si sarebbe fidanzato con “una della televisione”. E’ tutto vero, lo ha scritto la rivista ufficiale del GF. Pietro con delicatezza ha sondato Marina, ma appena ha visto che lei stava per piangere, le ha fatto credere che era uno scherzo. Marina si è tranquillizzata. Diavolo di un Taricone. Sapete chi è la nuova fidanzata di Ciccio?, “quella della televisione”? Una ex di Pietro, ovviamente: Ilaria di “Non è la Rai”. Al pietromaniaco non sfugge niente, guaglio’.
P.S. Il pietromaniaco, che è maniaco vero, vi dice fin d’ora (e senza aspettare gli absentee ballots del 17 novembre) chi sarà nominato giovedì prossimo: Mariantonietta (4 voti) e Cristina (3 voti). Questa volta il capolavoro di Taricone consiste nel mandare Cristina al ballottaggio, senza nominarla.
P.S. 2. Giovedì sera, il bulletto Giampiero Mughini non era tra i 10 milioni e 269 mila spettatori di GF. Rileggeva la RechercHe.

Pietromania 14/11

Sabato sera, mentre il bulletto Giampiero Mughini sacramentava contro l’ottusangolo portiere della Juventus, Pietro Taricone era in vena di introspezione: “L’orgia non mi rende felice, porcoggiuda”. Dialogava con Io, che era una bellezza: “Mi sento maturare, mi sento crescere. Io voglio punti fermi, guaglio’, se li raggiungo avrò la forza di fare il coglione quanto mi pare e piace. Sento che le certezze mi stanno arrivando. Io che mi so’ fatto le mignotte, che ho tradito, ora so’ che arriverò a essere fedele”. E, ancora: “Da piccolo, nel rione, avevo sempre voglia di picchiare qualcuno, perché dovevo dimostrare qualcosa. Agli altri e a me stesso. Ora non faccio più a botte perché non mi interessa. Ma so che sono così forte dentro che se mi va cumpà ti rompo il culo”. E’ un pezzo di pane, Taric. E quando Cristina dice “adesso vado di là e lo violento”, lui che si sente maturare e capisce che le certezze gli stanno arrivando, si fa violentare. Tanto è forte dentro. Però è una rottura di palle, per cui basta co’ ’sta Cristina, guaglio’. Lui, ovvio, a questo giro non può votarla, tanto lo faranno Rocco, Salvo e Marina. Sì, ma come salvare Marina? e mandare al ballottaggio Mariantonietta? Basta convincere Salvo, guaglio’.
P.S. Pietro, che è amico del senatore Imposimato, nel weekend non ha parlato di politica. Solo una cosa ha detto, il sant’uomo: “Guaglio’, la Pivetti e quel suo marito che sembra uscito dagli scout, so’ patetici”.
P.S. 2. Pietro, innervosito dalle ultime mosche di stagione, si è incavolato: “E mandatele al Tg5 ’ste mosche, mandatele a Mentana, porcoggiuda”. Mentana, mica Lerner.

Pietromlania 15/11
Lunedì sera, mentre il bulletto Giampiero Mughini guardava il processo di Biscardi, Pietro Taricone parlava del processo Andreotti (“il senatore a vita è stato giustamente riabilitato in seguito a una sentenza di assoluzione”). Taric ha argomentato con passione e lucidità consuete che “il sospetto non potrà mai essere l’anticamera della verità”. E, ancora: “Chi sostiene che tutta la Dc era corrotta, fa una discussione facile, chi dice che Andreotti era colluso con la mafia fa discorsi alla portata di tutti e che ce vo’”. A Rocco, che rimane un simpatico pannelliano nonostante su certe cose ragioni come Claudio Fava, Pietruzzu ha spiegato il garantismo fight club: “Caro Rocco, quando da fuori ti urlano ‘frocio’ ti incavoli con chi sospetta di te per il tuo modo di camminare effeminato; a proposito di Andreotti invece ti basta il sospetto. Ma allora ’ssi frocio”. E pensare che il Grande Vecchio si ostina ancora a parlar male del Grande Fratello. Su Leoluca Orlando, Taric è addirittura macalusiano: “Ma come fa a parlare di sospetti, lui che è sindaco con il 75 per cento. Chi l’ha votato? Sospetto per sospetto, cominciamo a sospettare questo, mannaggia a bubà. Comunque, cumpa’, chissenefrega, ’sto Orlando non si è visto cchiù”. Taric, amante delle femmine e dello stato di diritto, si è spinto oltre, seppellendo ogni tipo di qualunquismo giustizialista: “Per fortuna che c’è l’articolo 68 della Costituzione, guaglio’ le guarentigie parlamentari. Senza quelle, cumpa’, quando lo fai il parlamentare?”. Ancora dubbi su Pietro?

PIETROMANIA 16/11
E anche la teoria del “doppio Stato” è sistemata. In modo più efficace (e più breve) di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia. Dunque, i fatti: mentre Giampiero Mughini scriveva di argomenti che gli stanno infinitamente a cuore e che peraltro cova da anni, Pietro Taricone chiacchierava amabilmente con Rocco di poteri & politica. Taric è stato netto: “Cumpa’, non viviamo nella Russia degli anni Trenta, non c’è un potere nero, né un potere occulto dentro lo Stato che decide tutto nell’ombra. Quella è retorica, so’ discorsi populisti”. Poi, visto che c’era, Taric ha spiegato l’articolo della Costituzione che regola la fiducia parlamentare (“i ribaltoni non so’ buoni porcoggiuda, però Scalfaro ha seguito il dettato costituzionale”), ha difeso non fideisticamente la Carta fondamentale (“cumpa’, la Costituente è stata una cosa seria, non è che quattro stronzi sono andati a cacare e zac hanno fatto la Costituzione. Certo ce so’ cose che possono cambia’, ma è difficile du’ bicamerali hanno già fallito”). Pietro, che quando vuole sa essere anche movimentista, ha difeso “la semplicità dell’istituto referendario, nonostante la formulazione dei quesiti spesso non sia chiara” e ha anche spiegato che i partiti dovrebbero star fuori dal Parlamento, tanto che, mannaggia a bubà, “la Costituzione prevede che la Camera sia divisa in gruppi parlamentari e non in base ai partiti”.
P.S. Gli autori del Grande Fratello (ai quali vorremmo soffiare il posto) devono smetterla, porcoggiuda. Impediscono a Rocco e Pietro di parlare di politica. Forse dà fastidio che nessuno dei due dica banalità, nessuno dei due sia politically correct. Uno è un pannelliano di sinistra e l’altro, il nostro Pietro, è semplicemente meraviglioso.

Pietromania 17/11
Volete una dritta su come si spendono bene 150 mila lire? Ve lo spiega Pietro Taricone, che quando si rompe di parlare di politica vola altissimo. Il posto è Amsterdam, città cara al bulletto Mughini per il museo Van Gogh. L’indirizzo, Taric ce lo dirà poi. Il punto è che si entra in questo locale e ci si spoglia, quindi arriva una ragazza bellissima che, nuda anche lei, comincia a massaggiarti col corpo. Massaggio thailandese, guaglio’, altro che Girasoli di Van Gogh. Racconta Pietro che, però, “porcoggiuda non se poteva scopa’, se poteva solo tocca’. Il massaggio – continua Taric – non finisce con la penetrazione, insomma niente di sessuale guaglio’. Stu’ fatto della penetrazione è solo un’aggiunta”. Le statistiche, a proposito di “stu’ fatto della penetrazione”, parlano chiaro. Pietro ha spiegato che “ecche ce vo’, uno si fa sette-otto fidanzate per estate”. Per cui contando solo le ferie, il venticinquenne Taric in servizio dai diciassette, ha avuto 72 storie. A queste vanno aggiunte almeno 4 fidanzate durante i rigidi periodi invernali (settimane bianche comprese), per cui sono altre trentasei. Per un totale approssimativo, dunque, di 108 fidanzate. (Porcoggiuda, ancora sotto il numero di libri letti dal bulletto Mughini). Intanto Pietro fa i progetti per il dopo Grande Fratello. Che cosa farà Taric? Una volta fuori prenderà un aereo per Miami, Florida (Al? George?, guaglio’ ci pensa lui), anche se prima dovrà andare dalla Palombelli, al Costanzo show e a Buona domenica. Ma, Costa’ patti chiari, guaglio’: “Io a Buona domenica ci posso anda’, seduto però. No a fa’ i balletti, i giochetti”. Anche perché, come ebbe a dire in altra occasione: “Parliamoci chiaro: meglio infame che ballerino”.

Pietromani 18/11

Abbiamo chiesto a Francesco Verderami, notista politico e dietrolequintologo del Corriere della Sera, di spiegare che cosa è successo giovedì nella casa del Grande Fratello: “Il Retroscena è questo”, ci ha detto. “L’inciucio è fallito per un soffio. La delicata operazione che avrebbe dovuto portare alla nomination di Mariantonietta non è andata in porto. Per due motivi: Salvo, davanti a un piatto di spaghetti all’amatriciana preparati da Rocco, si è tirato indietro; Il Grande Fratello invece non ha dato la necessaria copertura istituzionale. Mr Taricone, che aveva orchestrato tutto, ha capito che Marina sarebbe stata fatta fuori dagli altri cespugli e allora l’ha nominata per disperdere il suo voto. Del resto il sistema elettorale è quello che è, e nessuno si vuol far carico di ridurre da due a una le preferenze. Dunque sono sbagliate le analisi a caldo che raccontano di uno scontro tra uomini e donne. Se ne è accorta anche la Bignardi che al termine della trasmissione è corsa – in un clima di sospetti e misteri – a un dopocena in casa Rondolino, non a caso ex portavoce di Massimo D’Alema. Daria è arrivata lì con la sua spiegazione. C’era anche Barbara Palombelli, non a caso moglie del candidato premier dell’Ulivo. Hanno fumato una sigaretta, bevuto un Calvados, spettegolato un poco e tracciato le linee d’azione: il collegio per Marina non è sicuro, quindi è probabile che il corpo elettorale la cacci dalla casa; a quel punto la maggioranza nelle camere si ribalterebbe a favore dei tre petali Mariantonietta-Cristina-Salvo. Per cui i pietromaniaci dovranno votare contro Cristina e organizzare comitati civici, Fondazioni e movimenti pro Marina. E magari aderire al partito fondato sulle colonne del Foglio da quel bulletto di Giampiero Mughini”. Porcoggiuda.

Pietromania 22/11
Uno spettacolo. La prova settimanale che il Grande Fratello ha affidato agli inquilini è facile facile per mastro Taric: domande di cultura generale. E che ce vo’, cumpa’. Di fronte all’ignoranza di tutti gli inquilini, il professor Pietro Taricone non solo dimostra di sapere tutto ma si improvvisa docente eccellente. Ha diviso i ragazzi in gruppi di studio, ha spiegato loro la metodologia corretta sferzandoli di tanto in tanto con domande a raffica: “Salvo, porcoggiuda, qual è il capoluogo laziale? Nun lo sai? Cumpa’, ce stamo”. Compunto, armato di pennarello e in piedi davanti a un tabellone, si è sfogato in una prova da giureconsulto: poteri e composizione del Governo; funzioni della Corte dei Conti, del Consiglio di Stato, del Cnr, della Corte Costituzionale; potere della Magistratura, gli enti locali e, da buon guerriero, l’articolazione delle Forze Armate. Cristina, detta la schiava Isaura, non sa niente né di storia né di letteratura. Taric, che sa toccare le corde giuste, ha tentato una strada a lei nota: “Guaglionce’, ’stu grande fratello, per esempio, si ispira più a Boccaccio che a Orwell”. Ma non c’è stato niente da fare. Domani, comunque, è il grande giorno. E saremo noi a decidere chi rimarrà nella casa. Volete privare Taricone di Marina? Non scherziamo e votate per cacciare Cristina all’166.66.66.66. (Riletta la Recherche e sfumata la Champions League, quel bulletto di Mughini sta intasando i centralini Telecom).
P.S. Ieri un dolcissimo Pietro ha sventato uno scherzo che aveva mandato in bestia la bella Marina. Due mosche erano state chiuse in barattolo dentro il congelatore. Le poverine erano rattrappite, Taric le ha prese tra le mani, ha soffiato dentro per scaldarle e le ha liberate.

Pietromania 23/11
Il pietromaniaco è entrato nella casa del Grande Fratello. Il cuore gli batte ancora e l’emozione vuole tenerla tutta per sé. Una cosa, per puro spirito di servizio, va però raccontata. La spettacolare preparazione di un piatto di pasta, vista da dietro uno specchio e a pochi centimetri dal faccione raybanato di Taric. Di seguito la ricetta delle “Mezze penne rigate alla Mughini”: grigliare a fuoco lento due petti di pollo e un hamburgher. Far bollire l’acqua in un pentolone, salare e aggiungere 300 grammi di mezze penne rigate. Sminuzzare dentro un ciotolone l’hamburgher e i petti di pollo grigliati usando preferibilmente un forbicione da cucina. Tenere ben inforcati i Rayban. Scolare la pasta a cottura maschia e versare dentro il ciotolone. Mescolare, anche con mano, e aggiungere due dita d’olio (rigorosamente a crudo) e una quindicina di spolverate di peperoncino. Mangiare il preparato tenendo il ciotolone in favore di bocca, avendo cura di infilzare almeno due mezze dozzine di mezze penne rigate. Bere acqua e porcoggiuda far lavare la ciotola a Cristina.

Pietromania 24/11
Il pietromaniaco, cumpa’, ha pranzato per voi con la signorina Marina La Rosa. Pietro e quel bulletto di Giampiero Mughini, porcoggiuda, non c’erano. Stefano Zecchi, dopo l’articolo di ieri sul Giornale è stato allontanato dalle pugnaci ragazze dell’ufficio stampa. Il pasto, come si conviene in questi casi, è stato frugale: mozzarella di bufala, ravioli alla ricotta e spinaci, vino bianco e caffè. Lei, un po’ Gwyneth Paltrow, ma non ancora Audrey Hepburn, era stanca. Elegante e radiosa. Di fronte a cotanta bellezza, il pensiero tornava a Pietro, porcoggiuda, rimasto con Cristina. Ma che potevamo fare? già che eravamo lì, siamo rimasti. A tavola si è parlato del più e del meno, di Messina, della Sicilia babba, della di lei famiglia e di altre amenità che un tariconiano ovviamente non svela. La cronaca spicciola  questo si può dire  non ci ha appassionato. Piuttosto abbiamo privilegiato l’analisi, suggerendole di accentuare la sua naturale algidità, di centellinare le comparsate in televisione (mezzo troppo banale per una della sua classe) e di continuare a trattare dalemianamente i giornalisti. Quanto a Pietro, ci sono due cose da segnalare, una delle quali, nel suo genere, è un piccolo scoop. La prima: giovedì sera al Costanzo show, la showgirl Alba Parietti ha dichiarato: “Aspetto Taricone, dovrà uscire prima o poi no?”. Peccere’, dovrai metterti in coda. Il piccolo scoop è il seguente. Pietro è innamorato. Seriamente innamorato. Tutte le altre, compresa Marina, sono donne dello schermo. Lei è bellissima, e guida come un guerriero casertano la squadra degli autori del Grande Fratello. La prediletta, porcoggiuda, si chiama Eliana Bosatra.

Pietromania 28/11
Voi lo stuzzicate? E lui si vendica: “A Grande frate’, che coglioni che ci hai fatto”. Gli coprite il giardino con un tendone e poi pensate di farla franca? Con Taricone? Ma che volete pazzia’ co’ ‘o lione”? “Io vi cito per danni biologici, guaglio’, il mio metabolismo va col sole. Se me lo levate vi faccio un culo così, vi porto tutti in Tribunale”. Già la settimana scorsa avete cacciato Marina, volete continuare a provocare? Eppure Pietro, buono dentro com’è, ce la mette tutta per non reagire. Domenica, carinissimo, aveva deciso di passare la notte nel letto che fu di Marina. Una cosa dolce. “Guaglio’, so’ ancora le sue lenzuola, dormo col suo odore addosso!”. Poi, intorno alle 6 e 30, s’è intrufolata Cristina e quella fragranza, porcoggiuda, è svanita. Che doveva fare? Dirle di no? Ovviamente, Taric è conscio del proprio dramma: “Devo superare il problema delle donne, perché, cumpa’, mi piacciono troppo facilmente”. In realtà potrebbe farne a meno (“non me ne frega niente, me bastano uno specchio, la gelatina e uno che mi taglia i capelli, e so’ a pposto”), il punto è che sono loro che non ce la fanno. E così, per liberarsi di Alba Parietti che minaccia di violentarlo appena esce dalla casa, Pietro è costretto a lanciare appelli a Martina Colombari (“Marti’, ancora co’ ’stu Costacurta devi stare?”) o alla stessa Daria Bignardi (“Daria, si tremenda, ma se dovessi avere problemi co’ tuo marito, io so’ serio, mi fidanzo pure, se vuoi”). Senza Marina, Pietro “magna e legge”. In realtà coccola, unico nella casa, anche la cagnetta Daria. E regala a noi maniaci una gemma scolpita nell’etere: “Io da piccolino tenevo a papà, a De Niro e ad Al Pacino”.

Pietromania 29/11
Vogliono far vincere Mariantonietta. Cumpa’, la tesi aberrante è questa: Taricone ha già trionfato, quindi meglio lasciar vincere la piccoletta sarda. Il paese, dicono, sarebbe fiero di regalare al mondo il primo vincitore donna del Grande Fratello. Bella conquista femminista. Noi pietromaniaci ovviamente non ci stiamo, e vigileremo: Pietruzzu nostro deve stravincere, non pazziamo, guaglio’. Se lo merita. Lui, comunque, ha fiutato l’aria e dà consigli ai possibili vincitori: “Cristi’, denaro crea denaro, ricordatelo. E’ ‘na teoria economica. Se vinci devi muovere quei soldi, devi creare un flusso: da Iseo, per esempio, li devi trasferi’ a Caserta te do l’abi e il cab”. Questi sono giorni difficili dentro la casa e Pietro si sta seccando molto. L’altra sera, in un momento di depressione, ha immaginato per sé un futuro da “aggiustatore di radiatori, ma in modo felice”. “Ergo de residuo” ­ come dicono lui e Cicerone  si è isolato. Rimane da solo in giardino, al freddo e sotto la pioggia, fedele a un insegnamento antico: “Guaglio’, i cinesi dicono che gli uomini coraggiosi la natura la sentono sulla pelle”. Nel frattempo potrebbe farsi crescere i baffi. Sì. Trucido. Pietro Taricone coi baffini. Prima il labrador, ora un bel paio di mustacchi, domani che cosa? una Fondazione? un paio di scarpe da un milione e mezzo? un Ikarus? un “diciamo” qua e là? Caro Fabrizio Rondolino, giù le mani da Taric: lo staff siamo noi.
P.S. Il molto onorevole e stimatissimo semiologo professor Umberto Eco, invitato a parlare del GF, ha detto: “Dopo due puntate mi sono stufato”. Che peccato (anzi, porcoggiuda). Se avesse aspettato la terza, non si sarebbe perso Pietro & Cristina. Magari sbocciava una passione.

Pietromania 30/11
La verità è questa. C’è un uomo politico di peso. Importante, anche se non è mai stato popolare, nemmeno su Jumpy. Di nome fa Claudio, a differenza di Marina ha sempre posato per il calendario di Max. E’ uno di quelli che contano. Non è riconosciuto per strada. Poche nominescion sui giornali. E’ il suo cruccio, ma anche la sua forza: agire nell’ombra, manovrare, suggerire. Comunque è spiritoso, veste benissimo, conosce calzaturieri formidabili, riceve in modo regale, sa tutto di merchant bank, non parla inglese. Svanito il sogno governativo, ha cercato altre strade. Una è stata quella, scontata, delle relazioni pubbliche. L’altra ­ riconosciamolo più geniale, questa: parlare come Taricone. Noi maniaci l’abbiamo scoperto, anche se è proprio uguale uguale a Pietruzzu. “Velardi, sei stato eliminato”. Tornando al Taricone originale, ieri è stata la sua giornata “revolucionaria”. Taric non ne può più dei continui divieti imposti dal Grande Fratello. Ergo de residuo, per due giorni si è chiuso in se stesso, si è isolato (“Sto a fa’ la protesta di Gandhi”, ha detto a Rocco che non conosce la dottrina del Satyaghra). Poi si è risvegliato il suo animo guerriero. Ed ecco il pronunciamento: “Il Fronte nacional de liberazione chiama alla guerra tutti i guaglioni del Grande Fratello. Il generale Taricones darà personalmente fuego alla casa in occasione della diretta di stasera su Canale 5. Voglio vede’ che dice Daria”. Il Grande Fratello è seriamente preoccupato. Altre forme di lotta previste sono: il rifiuto di fare le nomination, sgozzare una gallina dentro il confessionale, dichiararsi a Daria Bignardi, leggere Baudolino, dire, fare, baciare Cristina.

Pietromania 1/12
Pietro Taricone non sbaglia un colpo. L’altra notte (per i non credenti: 78° giorno, ore 1 e 34 minuti) ha tessuto l’elogio bullesco di Massimo D’Alema: “Guaglio’, D’Alema ci ha ‘na forza nelle mani incredibile, riesce a spezzare anche cose di ferro. E’ proprio forte. Nell’ambiente lo sanno tutti, una volta ha stretto la mano a un giornalista e cumpa’, gliela stava staccando. Ci ha le palle, si vede che è uno forgiato nel partito Sì, è vero c’è stata quella cosa con Forattini, gli ha chiesto danni miliardari per una vignetta. Ma, porcoggiuda, co’ tutto quello che gli è successo è normale che sia scoppiato: gli è crollata la Bicamerale, poi il governo, non era più segretario, il partito non l’ha più sostenuto, che doveva fare?”. Ma Pietruzzu è bipartisan. Perciò, giù botte ai magistrati per l’avviso di garanzia a Berlusconi nel bel mezzo della conferenza Onu sulla criminalità. Ed elogio al Silvio I, mica a Bassolino, per aver reso più bella Napoli in occasione del G7. Poi visto che si trova a Cinecittà, Taric ha espresso un desiderio: “Cumpa’, stiamo a Cinecittà, dove Charlton Heston ha fatto Ben Hur ‘na bella biga potresti darmela, grande frate’ ‘na bella biga in giardino, ti faccio una scena che altro che gli Oscar di Ben Hur dietro al pollaio uso Daria come leone”.
P.S. Rocco ha detto a Pietro: “Spero che fuori da qui ci sia qualcuno che si accorga della tua intelligenza, del tuo modo di argomentare. Che non sei solo un bel ragazzo muscoloso”. E noi che ci stiamo a fare?

Pietromania 2/12
C’è una cosa da dire, ’sta cosa della rete che copre il giardino e che impedisce a Pietro di essere baciato dal sole. La nostra amica Daria Bignardi, per far colpo su Pietro, gli ha fatto credere di essere riuscita a convincere il Grande Fratello a togliere la recinzione. In realtà le cose sono andate così: Taric voleva abbattere e/o incendiare la rete. A quei bulletti degli autori la minaccia è sembrata una sbruffonata. E allora Pietro gli ha spiegato due cosette: “Porcoggiuda, Grande Frate’, pure Hobbes dice che il Leviatano può fare quello che cazzo gli pare perché sta al di fuori del contratto sociale, però la regola non dev’essere mai troppo oppressiva certo non riconosce come Locke il diritto a ribellarsi, ma spiega che il Leviatano può fare quello che gli pare, però fino a un certo punto. E se lo dice Hobbes, guaglio’, toglietemi ’sta cazzo di rete”. Ergo de residuo, i produttori, basiti, faranno come dice lui. Per non lasciarli in imbarazzo, Taric si è ritrasformato in sciupafemmine: “Quando vedo Laetitia Casta in televisione mi piglia ‘nu mal de panza mi fermo a vederla ragiono ’st’opportunità mi dà la possibilità d’incontra’ Laetizia. Però, porcoggiuda, non so il francese. Ci vorrebbe un interprete anche se mi perderei tutti i toni Grande Frate’, vuoi fa’ ‘na cosa? mandami un manuale di francese”.
P.S. Don Renato Farina, nostro caro amico, vicedirettore di Libero ed ex portavoce di una presidente della Camera che non è Nilde Jotti, si è lamentato delle numerose copertine dedicate a Marina. E chi voleva sul calendario di Max, la sciura Brambilla?

Pietromania 5/12
Nel weekend è successo poco o niente. Pietro si è incontrato due volte con Cristina, poi il Grande Fratello ha regalato ai superstiti una chitarra. Nessuno sa suonarla. Neanche Pietro. Dopo qualche minuto, però, Taric ha suonato “Wish you were here” dei Pink Floyd; un’ora dopo, come un Tom Waits di Trasacco, ha composto una struggente ballata per Daria Bignardi. Lei, commossa, vuole ricambiare. E’ una notizia. Daria gli offrirà la co-conduzione di un talk show letterario. In seconda serata, reti Mediaset. Taricone userà tutti i suoi muscoli per raccontare un libro; e tutto il suo cervello per farlo comprare alle ragazzine. Il pietromaniaco ne è entusiasta, si fa aprire l’audio con Antenne 2 e comunica a quel bulletto che conduce Apostrophes: “Bernard Pivot, sei stato eliminato”. C’è da segnalare anche questo: il Sole 24 ore, sulla prima pagina del suo austero inserto culturale, ha invocato l’avvento di un Taricone per la scienza, “un bullo catodico capace di urlare a muso duro le ragioni della ricerca”. Finalmente anche quelli dell’old economy hanno capito.
P.S. Questa cosa del maschilismo di Pietro deve finire. Passi per Maria Laura Rodotà che sulla Stampa continua a prendersela a giorni alterni con il “mondo Taricone”, ma da Susanna Messaggio non ce l’aspettavamo. La sua trasmissione “Sabato 4 duemila”, in onda su Rete 4 tre giorni fa, ha disquisito su “una nuova patologia: il bullismo alla Taricone”. Care ragazze, cambiate registro sennò vi diciamo che siete tutte delle Mariantoniette.

Pietromania 6/12
Abbiamo chiesto a Curzio Maltese, antiberlusconologo di Repubblica, di raccontare gli ultimi giorni di Pietro Taricone nella casa del Grande Fratello: “Ve lo meritate. Tutti dietro quel mens nano in corpore sano di Tariconi. Uno che usa subdole tecniche di seduzione per ammorbare il pensiero dei compagni di casa. Uno spudorato che giura addirittura sui propri bicipiti. D’ora in poi lo chiamerò soltanto Pietro T., non si merita altro. Se il pool degli autori del Grande Fratello non prenderà provvedimenti disciplinari, Pietro T. vincerà. E saranno dolori. Del resto nessuno ha ancora spiegato come sia riuscito ad accumulare tutti quei muscoli. Mistero. E poi quella storia dell’iscrizione alla Palestra 2 di Caserta. Altro mistero. Ancora buio pesto. Eppure ogni culturista presentabile sa che i muscoli si scolpiscono alla Palestra Virtus di Piazza Indipendenza. Le trasmissioni televisive saranno tutte sue, con tanti saluti alla democrazia rappresentativa. Il Bilanciere Nero ne avrà fino a sei contemporaneamente. Una vergogna che nessun Grande Fratello civile ha mai conosciuto. Una farsa da Grande Hermano sudamericano, da Big Brother delle banane, da Real tv alle vongole. E poi le donne. Guardate come ha gestito il televoto tra Marina e Cristina. Conflitto d’interessi, si chiama. Si crede unto dal Signore, il bullo ridens. L’altra notte ha detto: ‘Guaglio’, siamo così famosi che San Giuseppe ci sta a fa’ le fotografie dall’alto col teleobiettivo’. Di fronte a cotanta protervia, come si fa a non usare ogni mezzo democratico per fermare il Maiale di Trasacco?”.

Pietromania 7/12
Pietro Taricone ha cantato una meravigliosa canzone neomelodica intitolata “Nu latitante”. Non è un rap partenopeo, come potrebbe sembrare al primo ascolto. E’ un ispirato inno alla triste vita del contumace. Per spirito di servizio riportiamo il testo integrale del brano reso eterno da Tommy Riccio: “Nu latitante, nun tene cchiù niente, luntano do bene, annascuso da gente / e l’urdemo amico addeventa importante, pe fa nu regalo a chi aspetta a papà / Nu latitante è na foglia int’o viento e nun po alluccà / nun po di’ so innocente / telefona a casa per di’ sulamente / dimane è Natale vulesse turna’;
La valigia fatta in fretta e il ricordo di un amore che nun po sta ‘nzieme a te / e chill’uocchie de criature nun capevano a ragione, ca partive sulo tu / e stringiste forte forte e po’ nun t’anno visto cchiù;
Basta na bussata a porta, pe te fa zumpa’ int’o lietto / e nun te fa cchiù durmì, già è difficile ogni notte, a truvà sulu ‘n’ora e pace, ca t’aiuta a nun murì / e si fosse ancora aiere, ca dummeneca a matina, me scetave co’ cafè / e ammuina de criature ca pazziaveno cu me”. (musica di T. Riccio; versi di E. Rossi; edizioni musicali Edisor).

Pietromania 8/12
“Guaglio’, Le Grazie di Foscolo sono ancora un’opera neoclassica, mentre lo Jacopo Ortis è già romantico!”. Le mattinate trascorrono oramai stanche. Così. Un po’ di Manzoni, un pizzico di Scapigliatura, molto Decadentismo e si tira avanti, signora mia (direbbe Maria Laura Rodotà citando Alberto Arbasino). E poi, possiamo dirlo? In fondo a noi pietromaniaci, Cristina ci è simpatica. Si lamenta, si lamenta, si lamenta ma ci mancherà. Pietro, intanto, non ne può più. Di Rocco, innanzitutto. Che poi è il più intelligente dei superstiti. Tutti quei discorsi, quello spaccare i capelli in quattro, quelle fisime Ergo de residuo: “Non ne posso più, cumpa’, con te è come stare in Via col vento, solo che il film dura tre ore, mentre qui so’ 80 giorni”. Poi torna amichevole e gli indica un’etica di vita da maschio Alfa: “Cumpa’, si discute per convincere gli altri, non per farsi convincere”. Tariconian way of life. Parole sagge. Pronunciate da un ragazzo responsabile. Una volta, per esempio, Taric si trovava in Venezuela. A un suo amico avevano rubato le Nike dai piedi, e Pietro ha sentito profumo di casa: “A Puerto la Cruz volevo fare il guappo ma cumpa’ lì te cachi sotto pensa che pure i parcheggiatori stanno con i fucili a pompa”. L’unico neo di Pietro, in effetti, è questa passione per il Sudamerica. Ma il suo non è terzomondismo. Tanto che quando ha raccontato agli altri inquilini l’epopea del Subcomandate Marcos e del Chiapas, condita di cavalli, passamontagna, rivendicazioni, fax, cattedre universitarie e Bertinotti, ha chiuso così: “Guaglio’, stu Marcos me piace assai, nun ci avete l’idea quante donne si fa”.

Pietromania 9/12
Non è un sogno. Se lui ci chiama, noi corriamo. Il piano è già pronto, nei minimi dettagli. Sì, è vero, l’ha svelato la Gialappa’s l’altra sera, ma chissenefrega: Luciano fermati, non basta aver capito, ci vogliono le prove, guaglio’. Tutto partirà dal “Tempio delle arti marziali”, lì sarà addestrato “un fascio di samurai”. Poi di corsa a fare “irruzione in Parlamento”. Una volta dentro, Pietro Taricone pronuncerà la formula di rito: “Signori, la Repubblica italiana è destituita, si instaura il regime feudatale, io mi proclamo Imperatore d’Italia”. Taricone I sarà magnanimo con la sua truppa. A Cristina, per esempio, ha già promesso: “Peccere’, per il tuo compleanno te regalo l’Albania, e se ti comporti bene te faccio ave’ pure ‘o Bangladesh”. Certo, il golpe liberale potrebbe fallire, ma il libro che scriverà Aldo Cazzullo sarà sicuramente un successo.

Pietromania 12/12
Questo è un elogio di Cristina. Tranquilli, non abbiamo abbandonato Marina, la nostra bella e amatissima compagna del liceo. Solo che ora c’è da difendere la fidanzata trimestrale di Taricone. Marina, del resto, non ha più bisogno di protezione (chi la critica e/o la invidia viene facilmente annichilito dalla copertina di Panorama che ci portiamo sempre appresso). Cristina, invece, è accusata di essersi trasformata nello zerbino del Taricone. Le consigliano di non darla vinta al bruto. La brava Maria Laura Rodotà, che sul GF non ne ha azzeccata una, le suggerisce (chissà perché poi) di riscattarsi non lavando i piatti e non rassettando casa. Confidando che la cronista della Stampa abbia una colf efficiente, c’è da dire che chi critica non si capacita di una cosa semplice semplice. Cristina è innamorata, e Pietro no. Capita. Spesso, molto più spesso, anche a ruoli invertiti (do you remember le bassezze di Rocco & Lorenzo con la maliarda Marina?). Questo ruolo tardo femminista nella casa era interpretato da Mariantonietta e dalla sua variante metropolitana, cioè Roberta. Taric, una sera che aveva litigato con Cristina, le aveva messe a posto: “Mo’ se viene la piccoletta sarda a fa’ la morale porcoggiuda glie do un pugno in testa”.
P.S. Daria Bignardi ha ragione. Vuole condurre un talk show letterario con Taricone, perché sa che Pietro riesce a rendere comprensibile anche le materie più ostiche. L’altra sera, nella casa, giocavano a nomi, cose, città, animali. Era uscita la “i”. Alla voce “cose”, Pietro aveva scritto “imene”. “Ecche minchia è?”, ha chiesto Salvo. “Cumpa’, tranquillo, è nu filo”.

Pietromania 13/12
Non avremmo mai voluto scrivere queste righe. Ci costa molto. Ma siamo stati costretti dalle circostanze. Per un paio di giorni abbiamo fatto finta di niente. Per carità, non ci sarebbe stato nulla di male. Anzi verrebbe da dire: “Embè?”. Epperò ci siamo girati dall’altra parte. Abbiamo fischiettato. Poi quella messe di articoli, titoli, pagine, commenti e risatine. Di tutto abbiamo dovuto sopportare, cumpa’. Anche un’edizione del telegiornale di Italia Uno diretto da Mario Giordano (avessi detto Rocky IV). Nel paese non si è parlato d’altro: Taricone avrebbe fatto cilecca. Il punto è che voi, babbioni, ci avete creduto. Leggete questo dialogo, stenografato per voi dal pietromaniaco. Ore 1 e 29 minuti del 12 dicembre 2000 (90° giorno nella casa del Grande Fratello). E conoscerete la verità. Cristina: “Pié, ma tu sei sempre stato così forte nel fare l’amore?”. Taric: “Nun te faccio male vero, peccere’?”. Cristina: “No, a me mi piace anche. Sei proprio forte, Pié”. Taric: “Cristi’, s’i simpatica, lo sai? All’inizio non ero così, co’ tutte ste telecamere”. Cristina: “La prima volta l’abbiamo fatto sul divano”. Taric: “Poi sotto il tavolo, e una volta in bagno”. Cristina: “Lì due volte, Pié”. Taric: “Là abbiamo esagerato, porcoggiuda”. Cristina: “Ci hanno visto, no? sicuro, che dici? E’ ancora più eccitante, anche perché non li conosci”. Taric: “A me invece ’stu fatto me fa penzà”. Poi i due amici, tenerissimi, si sono dati il bacio della buonanotte. Cumpa’, non la sposerà, ma Pietro ‘o cucciolone, vuole molto bene a Cristina.

Pietromania 14/12
Uscirà Rocco, almeno così pare. Anche lui se ne rende conto. Si è preparato. Non preoccupatevi, lo rivedrete. Nel mondo dello spettacolo l’ingegnere di Ceglie Messapica ha un futuro. Lui parla, parla, parla, è l’ospite ideale per qualsiasi trasmissione tv. Ci permettiamo anzi di suggerire al molto onorevole direttore di Canale 5, Giorgio Gori, un format che sarebbe perfetto per il pugliese. Ci pensi, gentile Gori: chi meglio di Rocco può condurre un talk show femminile tipo l’Harem di Catherine Spaak? Nessuno (Taric a parte, ça va sans dire). Eppure c’è chi sostiene che stasera possa uscire il nostro Pitrineddu. (Non pazziamo guaglio’, come può essere eliminato un gigante che dice: “Cumpa’, so’ entrato vanitosissimo e ora, porcoggiuda, sono un porcone”). Costoro sostengono che a Pietro gioverebbe l’uscita anticipata. Avrebbe più tempo per firmare i mille contratti che lo attendono. E prima della pausa natalizia potrebbe sfruttare al meglio tutta la sua popolarità. Intanto, per non sapere né leggere né scrivere, Alba Parietti si è resa libera.
P.S. Avete notato che Pietro Taricone è l’unico concorrente con dignità di cognome? Gli altri rimarranno sempre e solo Cristina, Salvo, Lorenzo e Marianto’. Carisma? Sicuro. Ma ci deve essere altro. In realtà è lo stesso Taric che ci svela l’arcano: “Guaglio’, io ci ho un metabolismo che tu non hai idea”.
P.S. 2. Con 7 giorni di anticipo rispetto a Cinecittà è terminata l’edizione americana del Grande Fratello. Il vincitore George avrà qualche copertina (inferiori a quelle di Marina). Il libro fotografico allegato a Max di gennaio se lo scorda. Quello è di Mr. Taricone.

Pietromania 15/12
Potrebbe vincere Cristina, anzi ormai è la favorita. Pietro è un fuoriclasse e farebbe anche a meno della volgare vittoria finale. Noi però non molliamo. Il GF, intanto, ha fatto una domanda semplice semplice: in caso di vittoria che cosa farete con i 250 milioni del premio? Le risposte sono state nazional popolari: beneficenza, comprerei la casa, darei tanto agli amici. Pietro invece ha risposto così: “Guaglio’, giacchettino, occhiale, e corro dal concessionario Porsche. Oppure me compro ‘na Mercedes? E tanti vestiti. Non lo so, Grande Frate’, di sicuro nun faccio investimenti. Te li puoi scordare, cumpa’. Lo sai che te dico? spendo tutto con le donne lo so già, porcoggiuda, mi fregheranno tutto loro. Io glie farò del bene, glie farò tanti regali e poi che dici, Grande Frate’, è un modo per scaricarmi la coscienza? Lo so, le mie non so’ motivazioni forti per vincere ’sto premio, ma porcoggiuda che ce posso fa’? Cristina non ha i genitori, Salvo ha la famiglia io che te devo di’ vabbé allora facciamo a ’stu modo: come scurdarci di mamma e papà, guaglio’? Darò un sacco di soldi in famiglia, dieci milioni a testa ai miei due compagni e 30 in beneficenza. Va buono così, Grande Frate’?”.

Pietromania 16/12
Ora c’è da organizzarsi. Il numero lo conoscete (166.66.66.66), digitate il tasto 2 e investite parte della tredicesima. Perché, come dice il saggio lettore Valerio Lo Monaco, “è immorale che gli italiani scelgano Cristina o Salvo”. Il Lo Monaco sostiene che i 250 milioni non possono “finire nelle mani di chi non sa che cosa farsene: marcirebbero sotto un mattone. I soldi li deve vincere Taricone, altroché”. Perfetto (a parte quell’altroché, non era meglio “porcoggiuda”?). La puntata di giovedì ha sancito ancora una volta la superiorità di Pietro, ma va reso l’onore delle armi al brillantissimo Rocco. A noi è piaciuto quando ha chiesto a un tal Emiliotto: “Ma Rete 4, esiste ancora?”. Dopo aver ricevuto l’ennesima avance da Taric, Daria Bignardi ha trovato la propria auto con le gomme a terra. Storie tra donne. Sarà stata l’Alba, quando la colpevole ha confessato. Il maniaco Fabrizio Rondolino, intanto, ha scritto sulla Stampa di ieri una devastante stroncatura di Pietro (Folena, ovviamente).

Pietromania 19/12
La bagnina è in vantaggio, ovvio è la fidanzata trimestrale di Pietro. E poi siamo a Natale, trionfano i buoni sentimenti, Taric è già l’uomo dell’anno, e dunque è giusto che Cristi’ vinca il gioco del Grande Fratello. Così dicono. Noi siamo perplessi, la dottrina fight club prevede altro (sabato sera, per esempio, Tari-cong aveva posizionato all’imbocco del corridoio un filo di nylon. Teso e ad altezza caviglie. Trappola vietnamita, guaglio’. Ma Cristina, porcoggiuda, non è caduta). Dunque, che fare? Mollare? Mah. Verrebbe voglia di non fare la figuraccia di Al Gore e concedere subito la vittoria a Cristina, addirittura prima dello spoglio delle telefonate. Un gesto galante, in perfetto stile Taric. A una condizione però: risparmiateci i commentini lacrimevoli sul trionfo dell’amore e sulla rivincita della donna-sofferente-e-martirizzata-dal-maschio-prevaricatore (vero Rodotà?). E poi, comunque, non tutto è perduto. Pietro può contare su una base elettorale molto forte (ricordatevi che il Comune di Caserta ha messo a disposizione un ufficio apposito) e ha un fratello che è meglio di Stanley Greenberg, il guru elettorale di Rutelli. Gli ultimi giorni nella casa del Grande Fratello sono stati un po’ fiacchi. Ma quando Pietro sale in cattedra è un tripudio. Quella battuta di Fede non gli è andata giù; e l’ha sfidato: “Emi’, se s’i omm’ devi chiamarlo Berluscotto”.
P.S. Venerdì sera, seduto due file più in basso di Storace, Massimo D’Alema sarà allo stadio per assistere a Roma-Juventus. Il suo ex portavoce, Fabrizio Rondolino, si godrà la partita da un capannone di Cinecittà, seduto accanto a Taricone, Marina e ai loro maniaci.

Pietromania 21/12
Un maniaco ci suggerisce: è come nel 1964. Quando a Sanremo vinse Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età” ma il successo, ampiamente previsto, fu tutto di Bobby Solo e della sua “Una lacrima sul viso”. Sarà così anche stasera? Vedremo. Certo, chiunque vinca c’è una cosa che davvero non riusciamo a mandar giù: “Cristi’, porcoggiuda, ma come fai a vivere se nun hai visto Scarface?”. Ecchecavolo. Poi uno dice che firma appelli per Taricone. L’altra sera, affrontando alcune issues care al mondo cattolico, Taric ha preso una sedia e l’ha sistemata davanti al presepe. E ha detto: “E’ bello, guaglio’, dà un senso di serenità”. In questi ultimi giorni, non ha avuto granché da dire ai due superstiti che, come è noto, non mostrano interessi intellettuali. Per non stare completamente zitto ha chiesto: “Guaglio’, nell’intimità voi fate le puzzette?”. E ha sostenuto, con il consueto acume, le ragioni dell’espulsione dell’aria dall’intestino (anche in presenza del partner): “Peccere’, guarda che se trattieni l’aria, ti fa molto male”. E Cristi’: “Infatti, il mio ex le faceva sempre”.

La Grande Mamma
La signora Rita Taricone racconta il suo Pietro: macché sciupafemmine, è un cucciolone

Caserta. Uno conosce la madre, e capisce perché Pietro Taricone è un genio. La signora Rita, rigorosa e colta insegnante di Caserta, parla, parla, parla del suo figlioletto, di sé, del Grande Fratello, di Andreotti, di Benigni, di sesso, di sentimenti, di geografia, della famiglia, di cinema, di spinelli, di Meridione, della Palombelli, di Michael Douglas, di pena di morte, di semantica Le chiediamo: scusi signora Rita, suo figlio, in casa, quante volte dice ‘porcoggiuda’? E lei: “Lo dice, lo dice, ma solo questo; no, anzi no, dice anche ‘mannaggia a bubà’ e ‘mannaggia a santella’, due espressioni locali, poi per il resto mai una parolaccia. Non è permesso. Parlerà così con gli amici, sa tra ragazzi ma forse neanche con loro dice tutte queste parolacce”. Ma, signora, ci scusi l’insistenza, che diavolo di dialetto è quello di Pietro? “E’ inventato, è un codice linguistico che lui usa per forzare il suo personaggio. In casa non parla mai in dialetto, al Grande Fratello usa un po’ di napoletano, un po’ di abbruzzese, un po’ di romanesco Guardi che Pietro – lo dico da mamma e quindi so che può sembrare banale – ma Pietro, le dicevo, è eclettico, ha mille sfaccettature, è padrone delle cose che fa: se vuole fare il cafoncello ci riesce benissimo, e se deve comportarsi da gentiluomo è bravissimo”. Eppure l’hanno descritto come il bullo “Sì, il bullo, il buzzicone, il burino. Le devo dire la verità? Ci ho sofferto davvero tanto, sono stata malissimo. Perché so che mio figlio non è così gli mancano sei esami alla laurea, ha la media del 29, legge i giornali e anche qualche libro, mi parla sempre di Nietzche e di Zarathustra; e poi, mi fa dire una cosa?”. Prego. “Finché queste cattiverie le dicono quelli dello spettacolo, passi. Sa, questi hanno tutte le ragioni per criticare: fanno questo mestiere da anni, poi arrivano i dieci ragazzetti del Grande Fratello Ha visto Marina al Costanzo show? La star era lei, poi ci sono le copertine dei giornali, i calendari. A proposito: spero proprio che Pietro non posi nudo per un calendario. Dicevo: finché le cattiverie provengono da quel mondo lì, le capisco ma ancora oggi non riesco a mandare giù quella psicologa, non una persona comune, una psicologa, che ha detto che Pietro ha torace e cervello di plastica”. Ma Pietro, in quella casa, come le sembra? lo riconosce? “Sì, è lui. All’inizio mi preoccupavo molto di quello che diceva, di come lo diceva. E mi mancava molto la possibilità di consigliarlo. Ora sa che le dico? Non mi interessa più. Vengo informata dalla mia bidella, mi tengono da parte i giornali. All’inizio l’hanno massacrato, una specie di linciaggio morale. Però, se ci pensa, Pietro e gli altri sono stati coraggiosi, si sono messi in discussione. Seduti e con la sigaretta in mano è facile criticare per le espressioni sguaiate. Ma noi che dovremmo dire di tutti quei comici, quegli attori che da anni hanno successo grazie al turpiloquio e alla banalità? Nessuno si sogna di dirgli niente, mi pare: per esempio, si ricorda di Benigni? Diceva ‘pisellino’ per caso?”.

“Non ha bisogno di avere sesso tutti i giorni”
“Pietro è entrato lì dentro col personaggio dello sciupafemmine napoletano, ma lui non è così. Infatti se c’è una cosa che non riconosco nel suo comportamento è questa cosa del sesso”. Vabbé, lei è la mamma “No, guardi che non è così, Pietro e io parliamo molto, di tutto, delle sue fidanzate, dei suoi rapporti. Lui sta spesso in casa, con noi. Mio marito lavora a Latina e ritorna solo nel fine settimana. Ecco, il sabato Pietro sta con suo padre, guardano i film Insomma, non è uno che ha bisogno di aver sesso tutti i giorni”. Sì, però lì lo fa con Cristina. “Una sera, con mio marito, ci siamo messi davanti alla tv a vedere nostro figlio. C’era la Palombelli che parlava di una gravidanza. Sono rimasto senza parole”. Ma lei è per Cristina o per Marina? “Cristina gli sta troppo addosso. Non riesco neanche a capire se sia davvero innamorata di Pietro. Mi sembra difficile però. Comunque a lui non piace quel tipo di donna troppo sottomessa. Pietro è attratto dalle ragazze forti, indipendenti, che possano contestarlo, che si ribellino”. Insomma, Marina. “A Pietro piaceva questa ragazza piena di mistero, la femme fatale, secondo me era attratto da questo. E l’ha corteggiata, voleva conquistarla. Poi si è accorto che in realtà Marina è ancora una ragazzina, una bambina buona e brava, non una dark lady. Crollato il mito della ragazza inarrivabile, le si è avvicinato da amico”. Come si comporta Pietro con le sue fidanzate reali, lei le ha conosciute? “Marina, si chiama Marina, la sua unica e vera fidanzata. Sono stati insieme cinque anni, è finita un anno e mezzo fa. Lui è stato malissimo, ha sofferto, la chiamava sempre: Marinella mia, diceva. Un cucciolone”. Con Cristina è poco cucciolone, però. “E’ vero, ogni tanto la offende, perché è un istintivo. Poi però chiede sempre scusa”. Un’ultima cosa, signora, che cosa prova a sentire che uno come Andreotti parla di suo figlio? “Il senatore ha detto che il vincitore del GF, una volta fuori dovrà spendere tutti i soldi guadagnati da uno psicanalista. Be’, se non ci è andato lui, con tutto quello che ha passato”.

Taricone tra i filosofi
Pietro giganteggia al Costanzo show. Perdono La Piovra e gli intellettuali

sponsorizzazioni e soldi. No, lo cercano proprio quelli che ci avevano spiegato quanto fosse poco intelligente. Da Repubblica lo chiamano dicendogli che in redazione sono tutti suoi fan (meraviglioso esempio di giornalismo anglosassone: i lettori non se ne erano accorti) e Curzio Maltese in un’intervista lo paragona a Norberto Bobbio. Fabio Fazio fa già proposte per Quelli che il calcio. Francesco Rutelli lo chiama e gli dice “A paraculo”, e ci tiene a farlo sapere in giro. Anche Michele Santoro l’ha cercato al telefono. Lui continua a spiazzarli: ringrazia, dice di no e si emoziona per gli appuntamenti già fissati con i produttori cinematografici. Poi va all’uno contro tutti sul palco del Costanzo show. I suoi “avversari” sono giornalisti, docenti universitari, psicologi, attrici, cantanti. Gente che filosofeggia. Le domande sono del tipo: “Ma tu eri più Taricone prima o più Taricone adesso?”. Lui giganteggia e li sfotte. Anche perché li conosce e glielo dice. L’immagine finale è devastante per i filosofi. Loro tariconeggiano e sembrano Indipendenti di sinistra di fronte all’operaio Fiat. Fanno i Tariconi di fronte a Pietro che rispetto a loro non soltanto è un Taricone vero ma anche di talento.

Taric ci spiega perché non canterà con Tony Dallara 22 gennaio
Milano. Ieri Pietro Taricone da Caserta era al teatro Parioli di Roma per registrare una puntata speciale del Maurizio Costanzo show che andrà in onda domani in prima serata su Canale 5. Il ragazzo del Grande Fratello, terzo classificato alla trasmissione evento dell’anno scorso, aveva deciso di non presenziare a nessuno dei programmi televisivi cui hanno partecipato con successo i suoi ex compagni. Ieri, sul palco, ha spiegato che non vuole fare la fine del Marziano di Ennio Flaiano, così come aveva scritto il Foglio. Da quando è uscito dalla casa non ha più parlato con i giornalisti, con qualche eccezione. Maurizio Costanzo lo avrebbe voluto a Buona Domenica e alla festa di fine anno, ma Pietro ha detto di no. Poi i due geni della comunicazione hanno preparato questa puntata speciale del talk show. Sul palco, seduti su una tribunetta, c’erano i giornalisti. Ecco che cosa ha raccontato Pietro al Foglio poco prima di entrare in teatro.

Perché sei sparito?: “Uscito dalla casa del Grande Fratello avevo bisogno di capire che cosa stava succedendo. E anche di riposare. Mi sono ritrovato intorno un sacco di persone che non conosco, che mi danno consigli, che mi propongono cose da fare, contratti e altro. Io li voglio osservare. Così come ho fatto all’inizio nella casa: Roberta, Rocco, Marina mi sembravano tutti pazzi e per tre giorni non ho parlato con nessuno. Ma quello era un gioco, e in un gioco può valere il principio dell’homo homini lupus. Nella vita reale no, perché saremmo barbari a comportarci in questo modo. Così mi sono preso il tempo necessario per conoscere i meccanismi, per capire bene i rapporti tra Mediaset e Aran, la società che produce il Grande Fratello”.

Il Costanzo show: “L’altro giorno sono stato a casa di Costanzo per preparare l’uno contro tutti. I camerieri, con lo sguardo basso, ci hanno portato da mangiare. Abbiamo parlato di televisione, a un certo punto mi ha passato al telefono un importante personaggio politico di sinistra che in romanesco mi ha detto: ‘A paraculo’. Non era Silvio Berlusconi, ma ho promesso a Costanzo di non svelare il suo nome. Berlusconi poi mi piace ha quegli occhi furbetti; lo potrò mai incontrare? anzi se lo sentissi al telefono gli direi ‘A paraculo’ “.

E ora che cosa vuoi fare?: “Ho capito che la televisione non mi piace. Non vado dalla De Filippi, non faccio più niente. Ho fatto il Costanzo show, e poi basta. Non mi interessa. Mi chiedono di me, dei miei sentimenti, dei miei rapporti, delle mie emozioni. Io non le voglio raccontare a nessuno. L’atteggiamento bullesco serve proprio a questo, a tutelare la mia intelligenza. Il punto è che io non ho niente da dire. Non sono un intellettuale. Ho parlato per 100 giorni, che cosa posso dire di più? Potrei parlare con il corpo, ma mi avete già visto nudo per tre mesi. Che cosa volete? Che canti e balli in tv con Tony Dallara? Non lo farò mai. Mi piace il cinema, invece. La fiction. Reciti e vieni giudicato se hai interpretato bene o male un personaggio. E non se hai scopato bene o male. Mi metterò a studiare recitazione per un anno e poi vediamo”.

Il successo: “Cumpa’, che ti devo dire Abbiamo cambiato i numeri di telefono, davanti casa ci sono un sacco di ragazzine e a me non mi va di andare in giro perché tutti mi chiedono di Cristina, di Marina non ne posso più. L’uomo è un animale sociale, ma se incontri settecento persone al giorno diventi disumano. Al massimo uno può coltivare quattro o cinque rapporti. Insomma se vuoi continuare a essere un umano non devi fare televisione. Il rischio è di perdere questa occasione che mi ha dato il Grande Fratello, ma io ho la forza del Samurai, guaglio’. Il samurai  l’ho appena letto in un libro di Yukio Mishima parla con la morte, la preferisce alla vita. E così non ha paura”.

Devi tutto al Grande Fratello?: “Guaglio’, stiamo zero a zero. Io non ero nessuno, e posso tornare a essere nessuno. Loro sono Golia e grazie ai ragazzi del GF fanno un sacco di soldi. Io, Davide, torno a Caserta a fa’ palestra e ad amministrare condomini”.

Monsieur Taricone tra i giacobini senza le telecamere.

E’ la solita storia, l’eterna tensione francese tra la Dea Ragione e l’istinto selvaggio del popolo. Tra chi vuole regolamentare il Giusto in nome del Bene comune e il popolo medesimo. Eppure i francesi avevano a portata di mano la soluzione: loro hanno avuto Honorè de Balzac, e il Grande Fratello piaccia o no altro non è che la commedia umana del XXI secolo, geniale format romanzesco dei tempi e della società moderna. Senza dimenticare che stiamo parlando soltanto di un programma televisivo, feuilletton d’intrattenimento e nient’altro. Ma forse questi sono discorsi sbagliati, e molto più semplicemente se nella casa fosse entrato un bel marsigliese in canotta e stecchino tra i denti, un bel palestrato alla Jean-Paul Belmondo che avesse preso per i fondelli i parigini snob, probabilmente il giudizio degli intellettuali sarebbe stato diverso.