Iraq, continua la stagione degli arresti preventivi 

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Screen shot della pagina personale di Shuja Al-Khafaji su  Facebook

 

Il 17 ottobre alle 05:30 è stato arrestato a Baghdad, Shuja Al-Khafaji. Forse in Italia non è un nome noto ma in Iraq sì. È un blogger che gestisce una pagina Facebook AL-Khowa al-Nadefa, che ha 2.1 milioni di “mi piace”, e si occupa di diritti umani. In Iraq Al-Khafaji  è una specie di idolo dei manifestanti perché lui racconta quello che vede e si occupa dei diritti umani e sostiene la piazza ed è in grado di sconfessare le prese di posizioni del governo contro i manifestanti. A lui si devono molte immagini della Capitale invasa dai manifestanti, foto di spari sulla folla, la testimonianza di uso di gas lacrimogeni. Per questo, sostengono sulla rete social, è stato arrestato. Entrando a casa sua senza un mandato di arresto, uomini armati hanno requisito telecamere, computer, cellulari e anche video di sorveglianza dell’abitazione e lui sarebbe stato accompagnato all’aeroporto destinazione sconosciuta.
Il governo ha negato il suo arresto.
Nel frattempo altri blogger iracheni sono scesi in campo in sua difesa.
Il suo gruppo Clean Brothers scrive:

«Comunicato stampa “Clean Brothers” e il suo team di volontari annunciano che una forza armata sconosciuta ha preso d’assalto e rapito il suo direttore (Shuja Faris Latif Al-Khafaji) blogger e attivista per i diritti umani da casa sua all’alba di giovedì 17/10/2019 nel centro della capitale irachena Baghdad. Alle 5:30 del mattino, gli uomini armati hanno preso d’assalto la casa di al-Khafaji con la forza, hanno sequestrato tutti i telefoni e i computer della famiglia, sequestrato le registrazioni delle telecamere di sorveglianza domestica, hanno preso al-Khafaji sotto tiro e lo hanno preso e lo hanno portato a una destinazione sconosciuta di fronte alle forze di sicurezza.

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Shuja Faris Latif Al-Khafaji  blogger arrestato

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Logo della pagina Facebook del blogger

 

Al-Khafaji ha ricevuto varie minacce di arresto e liquidazione fisica dal 25/09/2019 The Clean Brotherhood condanna questa azione contro il suo blog e ne chiede l’immediata liberazione e si aspetta che tutte le organizzazioni internazionali e civili, i team di volontari e le associazioni di stampa interessati a difendere la libertà di opinione e di espressione nel paese si impegnino a rilasciare Al-Khafaji.
Rilascia subito il coraggioso Khafaji!
# Freedom_ per coraggioso_ Khafaji
Prigionieri di coscienza
# Akhawh_alnzivh».

La storia di questo giovane, al-Khafaji, in Iraq è la storia di molti giovani. Durante le manifestazioni in corso dal 1 ottobre all’8 ottobre sono state arrestate 1000 persone in tutto l’Iraq e di loro non si sa più nulla. Non solo, in alcune città del sud alcuni attivisti sono stati condannati da quei magistrati che dovrebbero garantire la libertà di stampa e di informazione. Basti pensare che il 16 ottobre un presentatore del canale curdo Nrt Tv con la moglie  e suo figlio sono stati freddati di fronte a un centro commerciale, vicino a casa a Sulaimaniyah.

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Commento dell’esperto della sicurezza Hisham al-Hashimi sull’arresto del blogger
tratto da una pagina Facebook

Gli attivisti e alcuni partiti politici confermano che le forze di sicurezza hanno condotto una campagna di arresti “arbitrari” dei sostenitori delle manifestazioni nella capitale Baghdad e in diverse province arresti, potremmo definirli arresti “preventivi”.
Già perché il 25 ottobre i manifestanti hanno detto che scenderanno nuovamente in piazza. E questa volta l’onda d’urto non sembra volersi contenere. Il governo ha risposto alla chiamata di piazza con arresti e con la formazione di una forza di “law – keeping” e naturalmente le compagnie del servizio internet hanno già detto che la prossima settimana ci potrebbero essere problemi di connessione.
La capitale Baghdad è blindata piena di militari, tutti attendono il 25 ottobre. Nel frattempo le famiglie delle oltre 160 vittime si sono costituite parte civile contro ignoti rifiutando un accordo con il governo. Vogliono giustizia, equità sociale, lavoro per i giovani.
Il primo Ministro, Adel Abdul Mahdi, in fretta e furia, ha fatto approvare un pacchetto di norme che prevede tra le altre cose l’assunzione di 100.000 ingegneri nella pubblica amministrazione. Ha proposto la riforma della legge elettorale, la riduzione dell’età pensionabile e il sussidio per i giovani a casa. E infine un rimpasto di governo per 10 ministri. Il costo di questa operazione è esorbitante, si parla di un milione di miliardi di dinari.
Nonostante gli sforzi del governo queste disposizioni non convincono: da un lato perché sembrano inattuabili, dall’altro perché i giovani chiedono le dimissioni del governo e del parlamento mentre il Governo Mahdi non se ne vuole andare. Il risultato lo vedremo il 25 ottobre, nel frattempo la Commissione di Inchiesta sui morti nelle piazze, voluta dal governo e che ha messo a capo Falih al-Fayyad, Consigliere per la
sicurezza che nei giorni della manifestazione ha parlato di dura repressione contro i manifestanti, ha finito di audire i testimoni. E presto si saprà chi sono i responsabili.

La Reuters ha parlato di militari vicino all’Iran e si è fatto anche un primo nome: il capo della sicurezza delle al Hasdh Abu Zainab al-Lami. I manifestanti invece asseriscono che vi sarebbero le prove, registrazioni alla mano, che a dare l’ordine di colpire sono state le alte sfere governative.

Gertrude Bell e Elijah Baley

 

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