Gli uomini di un re spagnolo contro milioni di cittadini “repubblicani”

Demonstrations against the sentence of the 'proces' trial

Certo che i catalani sono separatisti (e qualcuno lo testimonia in modo violento) ma eviterei di rimuovere il dettaglio (di cui non sento mai fare cenno) che, a Barcellona e in tutta la Catalogna, la maggioranza degli aventi diritto ad esprimersi e a decidere della propria sorte politica, è r e p u b l i c a n a!

A Madrid c’è un signore che, per nascita e diritto ereditario, ritiene di poter possedere beni e le stesse vite di persone. Ma quale Europa potremmo mai continuare ad ipotizzare, infarciti e condizionati come siamo da re e da regine? Decenni addietro, volendo un giorno arrivare ad altro che ad un fragile accordo finanziario/commerciale quale è quello odierno, avremmo dovuto aprire questo dibattito politico-culturale sulla forma e sulla sostanza. Invece qualcuno ha pensato di poter far nascere un luogo senza anima

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La Spagna, che deve essere considerata, oggi più che mai, qualcosa di più che l’Uganda (La Spagna non è l’Uganda è il titolo di un fascicolo che, era agosto 2012, LIMES dedicò al grande Paese e non una mia scelta offensiva) si potrebbe ritrovare, quanto prima, dentro a questo dilemma (Repubblica o Monarchia) che, decenni addietro, ha portato la penisola iberica  a vivere una violentissima guerra civile.

Questo penso mentre scorrono su tutti i media del Mondo le immagini di Barcellona “notturna” e delle Forze dell’Ordine che devono provare a contenere la rabbia dei catalani.

Oreste Grani/Leo Rugens imbarazzato per alcuni amici spagnoli che non sanno/vogliono discutere di Repubblica e quindi di Democrazia