Chi sarà a rappresentare, il 24 ottobre p.v., l’Italia all’inaugurazione della sede Huawei?

Huawei

Potrebbe sembrare cosa minore o da formale etichetta, ma non ritengo che sia proprio così. Parliamo della sede della azienda, la Huawei, “sospettata” di tutto e al centro di non poche preoccupazioni diplomatiche Usa-Cina.

Forse sono (come è quasi certo) male informato, ma chi (e uno) del governo italiano parteciperà all’inaugurazione (taglio del nastro) non è ancora stabilito. Sarà interessante, nella fragile politica estera incarnata da Luigi Di Maio, rilevare chi (e due), alla fine, farà il passo formale. E chi (e tre), nell’informalità, sarà comunque presente alla cerimonia. Peccato che nessuno pensa ad invitarci, nella nostra marginalità e ininfluenza, perché la ricognizione (unita ad altre considerazioni geopolitiche e, usiamo la parolaccia, di intelligence) sarebbe stata particolarmente utile a capire chi (e quattro!), in questa Italia di opportunisti e banderuole, coglie il valore strategico del confronto politico-culturale che si apre con la stagione delle tecnologie particolarmente (e finalmente) intelligenti.

Se non credete a me (che sono ciò che sono) direi di leggere la nota che compare sulla testata Start Magazine a firma di Michelangelo Colombo. Start Magazine, inoltre, mi sembra ben sostenuta dai banner pubblicitari sia di Leonardo che di Eni. E non solo.

Vediamo chi (e cinque!) compare a via del Serafico 91 e poi, in post futuri, proviamo a ragionare di questi luoghi “diplomatici” utili ad inoltrarsi sui terreni, ancora sostanzialmente ignoti, dei cambiamenti culturali che le tecnologie imprimono alla convivenza tra le “persone”, le “cose” e quanto rimarrà della “natura”. Cioè del tessuto connettivo della necessaria e sempre più vicina Blockchain. Cioè del cambio paradigmatico culturale del cybermondo e dei suoi conquistatori pronti a sfidarsi per il possesso egemone della società ipermediale, come si chiamava, ai miei tempi, quando si cominciava a ragionare del possibile.   

“Interessante”, direbbe il mio amico Amnon Barzel, critico d’arte israeliano, intelligentissimo, spesso “interessato” alla dimensione del budget. Perché, sentite a me, intorno alla Huawei gireranno budget stratosferici.

Oreste Grani/Leo Rugens che se non fosse stato lontano da Roma, a costo di camuffarmi da cameriere, sarebbe andato a dare un’occhiata.


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