Descalzi: “Io faccio l’amministratore delegato di Eni e soltanto quello”

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Claudio Descalzi e signora

Sole24Ore In passato si diceva che l’Eni dettava la politica estera e le scelte al vertice dei servizi segreti del Paese. È ancora così?
Descalzi Io faccio l’amministratore delegato di Eni e soltanto quello.

Fonte Sole 24 Ore

Leggi l’intervista integrale – Descalzi (Eni): «I rifiuti sono il petrolio del futuro»

Claudio Descalzi forse non sa di avere un sosia nell’azienda che dirige, calvo come lui e sposato con una donna africana come sua moglie; però Descalzi, a differenza di quel signore, è decisamente ricco e chiacchierato.

Vincenzo Armanna è la spina nel fianco di un fisico, il Descalzi, che per trent’anni ha sudato e si è guadagnato il pane grazie all’ENI, e oltre al pane il companatico. Non arrovellatevi, non c’è nessun sottinteso o insinuazione, fino a prova contraria il Descalzi è un uomo perbene che nella vita è stato comandato o diretto se preferite dal già condannato Scaroni Paolo e che non può non conoscere quel buffo personaggio un po’ acciaccato che bazzica la Galleria Sordi (Roma) e risponde al nome di Bisignani Luigi.

Vere o false le parole di Armanna, sono riportate in fior di verbali; ai giudici l’ardua e onesta sentenza.

Ma veniamo alla notevole intervista che il Descalzi ha rilasciato al Sole 24 Ore, notevole per la quantità di fascicoli che obbliga a immaginare, per i sottintesi, per gli avvertimenti, per l’incoronazione di un manager che trova normale avere a che fare con la Marcegaglia Emma, il suo presidente.

L’intervista in ginocchio che Fabio Tamburini ha pubblicato contiene in effetti più di quello che tace (gli scandali per corruzione internazionale), ricapitolando e il ordine di apparizione:

a) il super computer, del quale avevo segnalato la funzione un anno e mezzo fa (vedi post in fondo);

b) un po’ di affari sparsi nel mondo;

c) un po’ di geopolitica;

d) il rapporto con i servizi segreti e i segreti dei servizi dell’Eni;

e) Africa, Cina e Russia oltre a Kazakhstan, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Libia, Egitto ecc. ecc.;

f) Total / Francia…;

g) l’innovazione tecnologica;

h) i rifiuti;

i) l’economia circolare e green.

“Ah però”, avrebbe detto il mio compianto Prof. Mangione; “me cojoni ar cazzo” la gentile espressione di una donna coraggiosa che ha condiviso con me un viaggio nel nord Europa; “troppa grazia Sant’Antonio” gli amici cari.

‘Sto Descalzi pare un fenomeno anzi l’erede di Enrico Mattei, insomma un genio nel governo della ultra iper mega complessità che ha evocato in poche e dense parole. Se avessi due spicci da investire e non qualche debituccio domani, lunedì 21 ottobre, comprerei azioni del cane a sei zampe a occhi chiusi, anzi proverei a convincere tutti i miei cari oltre a tutti quelli che incontrerei per strada.

Qualche dubbio, però, il dottor “Io faccio l’amministratore delegato di Eni e soltanto quello” me lo ha fatto venire, anzi più d’uno che si condensa in: ma questo Descalzi, ci fa o ci è?

Premesso che il presidente di Total, De Margerie (R.I.P.) se la faceva con l’ex ministro, Riccardi in quel di Sant’Egidio;

premesso che all’Eni ci vanno a lavorare alla sicurezza generali dei servizi;

premesso che i rifiuti nazionali sono un bene delle mafie;

premesso che i supercomputer servono a tante cose, per esempio a “minare” criptovalute e che, se non sono quantistici non ci interessano più di tanto;

possiamo sapere dal Descalzi se è sicuro che la fortezza di vetro verde di San Donato resisterà agli urti che i venti di guerra e il caos mondiale le procureranno?

Dionisia, che già un anno fa si sentiva presa per i fondelli

 

IL “FATTO” ALLA PROVA DEI SOLDI DELL’ENI

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“Non sono riuscito a far pubblicare [a suon di euro] un instant book  sulla vicenda Shalabayeva; nessun editore l’ha accettato.”

Con la pazienza di un sarto che cuce un prezioso abito di nozze, sfogliai il “Corriere”, poi “Repubblica” e gli mostrai una pubblicità a tutta pagina dell’ENI; l’uomo di Havas, turbato, annuì.

L’abilità sartoriale di cucire le notizie od organizzare una campagna di para informazione non la si acquisisce da un giorno all’altro né in luoghi qualsiasi, al contrario la si studia nelle accademie militari e la si affina in stringenti rapporti tra media e servizi. Un esempio classico e di scuola fu la campagna di denigrazione del vertice nazista a opera dell’intelligence britannica, guidata da Churchill, la quale dipinse quella banda di pazzi in balia di esoteristi, cartomanti e via dicendo, il che era anche parzialmente vero.

Si tenga conto del fatto che Havas operava già negli anni Quaranta e oggi è nelle mani di Bolloré…

Veniamo all’oggi e puntiamo lo scanner sul “Fatto Quotidiano”

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Sulla home page del “Fatto” dell’8 maggio 2018, si leggono di seguito due notizie; la prima ci fa venire le lacrime agli occhi, la seconda ci fa salire l’adrenalina a livelli di guardia.

Regeni, come Shalabayeva-Ablyazov, giocavano e giocano negli stessi luoghi in cui l’ENI gioca alcune delle sue partite più importanti, teniamolo ben presente, non fosse altro perché i media hanno li hanno sempre e pervicacemente accostati; a torto o a ragione, li hanno accostati. Punto.

Anche il “Fatto” per una ragione o per l’altra accosta Regeni alla pagina pubblicitaria dell’ENI, pagina in qui si racconta che il supercomputer che sorge tra le risaie della Lomellina:  “si colloca tra i primi dieci al mondo, primo tra i sistemi non-governativi e non-istituzionali“.

Questo super calcolatore viene utilizzato anche per fare ciò che fisici gamba fanno da decenni, ossia costruire modelli del sottosuolo per individuare i giacimenti di idrocarburi e comprendere la stratificazione del sottosuolo.

Vediamo ora di chiarire un punto; premesso che ENI gira dei soldi al “Fatto” e che il “Fatto” ha fatto della sua testata un luogo di denuncia del malaffare nel Paese, è lecito chiedersi quanta autonomia rimane alle acuminate penne “Fatto” in materia di oil & gas. È una domanda.

Se poi avesse ragione Aldo Giannuli a indicare nell’ENI uno degli ombrelli che ci proteggono dal terrorismo islamico, mi chiedo, a che titolo un ente non-governativo e non-istituzionale si occupa della salute pubblica in materia di sicurezza? Svolge forse attività sussidiarie alle istituzioni? Mi vien da ridere, a denti stretti.

Se per vent’anni si è visto Luigi Bisignani entrare tutti i giorni nel palazzo dell’ENI, a che titolo poi, i giornalisti e il direttore del “Fatto” possono spiegare in che rapporto stanno o vogliono stare con la prima azienda del Paese? Devo allora pensare che fosse vero quel sussurro in base al quale la costituenda redazione non si vergognasse di dichiarare che una delle proprie fonti confidenziali fosse un individuo che oggi è in galera con l’infamante accusa di essere colluso con la mafia, se tanto mi da tanto. E guarda caso anche allora ci si trovava in provincia di Pavia.

Farneticazioni, le mie, frutto del disonorevole accostamento di nomi e persone; Regeni non può stare vicino a ENI perché se ENI fosse un “ombrello” – e Giannuli prima o poi ci dovrà spiegare chi glie lo racconta, ma non a noi che lo sappiamo, ma ai suoi estimatori – quell’ombrello doveva guardare le spalle di Giulio Regeni, perché Regeni era una persona per bene, un operatore di intelligence culturale di prim’ordine.

Ciliegina sulla torta, la Lomellina, a quanto ci racconta in modo documentato il nostro Garagista, è inquinata dalla ‘ndrangheta più che dai pesticidi ed escludere che le ingenti risorse dell’organizzazione criminale più potente del mondo non puzzino anche di idrocarburi mi pare stupefacente.

Fosse vivo Giuseppe D’Avanzo avremmo già molte risposte e invece ci dobbiamo sorbire Giuliano Foschini, uno di quelli che corre a chiudere le porte delle stalle dopo che una coraggiosa giornalista salta per aria a Malta.

Con disprezzo e odio

Dionisia