Ma la Boschi che rivedo in tv dettare la linea è la stessa di “mio padre è una persona per bene”?

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Mi chiedo cosa mi sarebbe successo se in una cartellina gialla (ma poteva essere anche rossa o giallo-rossa), la GdF, seguendo l’odore dei soldi (anche se in assegno sempre puzza/profumo fanno) avesse trovato, in casa mia, un assegno di 95.000,00 euro a firma di tale Francesco Saporito? Mi chiedo cosa mi sarebbe successo soprattutto se, per fonte aperta (sempre sante a saperle trattare e classificare per grado di affidabilità) questo Francesco Saporito, originario di Petilia Policastro, in provincia di Crotone (terra dove, anni addietro, contava moltissimo la mia conoscente di una stagione, l’ex quasi tutto l’arco costituzionale parlamentare e membro di governo, Dorina Bianchi) avesse avuto fama di essere legato alla ‘ndrangheta?

Fonti aperte, che si assumevano il rischio di tali gravi affermazioni diffamatorie basandosi su ipotesi investigative attribuite all’antimafia distrettuale di Firenze, in effetti davano il Saporito limitrofo/affine/organico alla criminalità calabrese. Addirittura, alcuni anni addietro, secondo la Procura di Arezzo, i membri della famiglia di questo Francesco Saporito erano referenti nella provincia (ritengo di Arezzo) di organizzazioni malavitose. Non vi dico cosa mi avrebbero fatto se avessi avuto partecipazioni societarie con la moglie di questo Saporito. Giustamente, visto come la famiglia conta in Calabria e come, nel bene e nel male, dovrebbe contare in tutta Italia. Se uno è parente stretto e mediocremente sveglio, diciamo che non può dire che non sa chi sia l’altro e cosa faccia. Tranne casi rarissimi. Per intendersi, anche mio figlio, se mi avessero trovato un assegno di 95.000,00 euro di uno chiacchierato come questo Saporito, difficilmente, avrebbe potuto affermare: “Mio padre è una persona per bene“. Cuore di figlio o, viceversa, cuore di papà, ma niente di più. Invece ora devo rivedere ogni giorno/ora, sui media nazionali, la ex burrosa Maria Elena Boschi che ridetta la linea politica ad un segmento del Paese, speriamo non facendoci anche la morale. Ricostruiamo con l’ausilio di una delle tante fonti aperte attendibili la vicenda che non riguarda quindi il sottoscritto ma il padre della Boschi, più che sospettato di affari con la ‘ndrangheta. Sempre chiedendomi cosa sarebbe successo se fosse capitato a me o a gente come me.

Leggo e rileggo la vicenda (un po’ di prudenza prima di pubblicare sempre ci vuole) che, sia pure un po’ contorta, si fa capire: mi sembra una brutta storia. Leggete e ditemi voi. In più, devo ammetterlo, sono sotto l’effetto negativo di quanto ogni giorno viene rivelato, a macchia di leopardo, in tutta Italia, riconducibile una volta al Sistema Montante, l’altra a quello Amara-Bigotti, l’altra ancora al Sistema Lollo. Ci sono sempre magistrati corrotti che pilotano le sentenze o i proscioglimenti. Per non parlare del CSM. Se così è, mi chiedo cosa fa escludere l’esistenza, perfino nella civilissima Toscana, di altri “sistemi” capaci di aggiustare le vicende giudiziarie. A leggere le mai smentite fonti aperte, si direbbe che alcune storie vadano assolutamente riaperte. E nel rileggerle, queste vicende, ricostruire intrecci massonici e criminali così come si sono rivelati esistere intrecci massonici e, appunto, criminali in altre piazze d’Italia. Perché ciò che avviene nel resto della Repubblica (ormai ci sono sentenze certe) non può avvenire in Toscana? Forse perché in Toscana non ci sono le organizzazioni criminali mafiose? O perché manca la materia prima delle logge massoniche?

Oreste Grani/Leo Rugens    

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Tra mafia e massoneria quando Pier Luigi Boschi faceva affari con ambienti contigui alla ‘ndrangheta?

a cura di Simona Mazza.

Nel 2007 Pier Luigi Boschi portò a segno un enorme affare immobiliare con un misterioso socio calabrese, che a detta della DDA di Firenze era legato alla ‘ndrangheta crotonese.

Nel 2010 per quella compravendita Boschi venne indagato ad Arezzo, regno della Massoneria e città del Piduista Licio Gelli, con l’accusa di “turbativa d’asta” ed estorsione, ma nel novembre 2013 il caso fu definitivamente archiviato dal Piemme Roberto Rossi, divenuto pochi mesi dopo capo della Procura (per combinazione il magistrato che si occupa del dissesto di Banca Etruria e quindi del suo vice presidente Boschi?).

Il fatto: la strana compravendita.

Nel 2007 Boschi comprò a sottocosto, con trattativa privata e per conto del misterioso acquirente calabrese (il cui nome fu reso noto solo in un secondo momento), un tenuta agricola appartenente all’Università di Firenze, tramite la cooperativa agricola Valdarno superiore, di cui Boschi era presidente del consiglio di amministrazione.

Boschi deteneva il 90% delle azioni della fattoria Dorna, mentre il restante 10% era di proprietà di Francesco Saporito, crotonese di Petilia Policastro: il fantomatico socio.

Secondo la DDA di Firenze, il calabrese Saporito era legato alla ‘ndrangheta, mentre secondo la Procura di Arezzo, solo i familiari di Saporito erano “referenti nella provincia di organizzazioni malavitose riconducibili alla ‘ndrangheta”. Certo una bella differenza. Di lana caprina!

Insomma Arezzo cercò in tutti i modi di mantenere i toni bassi sull’oscura vicenda, anche perché sarebbe stato imbarazzante ammettere che Boschi era in affari con il malavitoso calabrese.

Dopo qualche mese dall’acquisto, la quota di partecipazione di Pier Luigi Boschi cominciò a ridursi, fino a quando il padre della Ministra uscì di scena per lasciare il posto alla moglie di Saporito. Veramente un principe, anzi il re del galateo.

Ma la tempesta era appena iniziata: nel 2010 Boschi padre, venne indagato per turbativa d’asta e riciclaggio, nel frattempo cercò di sbarazzarsi velocemente di alcune parti della proprietà appena acquistata.

Fu proprio su una di queste cessioni che si concentrò l’attività della Procura di Arezzo.

Nonostante le indagini, il 4 febbraio 2013 le accuse di turbativa d’asta e riciclaggio vennero tuttavia archiviate, ma nel contempo Pier Luigi Boschi venne iscritto nel registro degli indagati per estorsione.

Perché questa accusa?

Uno degli acquirenti di un appezzamento di terreno, sostenne davanti ai Piemme che Boschi aveva “preteso ed ottenuto un pagamento in nero di 250mila euro”: soldi contanti versati sull’unghia al momento del rogito.

L’uomo disse di aver effettuato le fotocopie dei contanti versati.

Quando la Gdf perquisì l’abitazione effettivamente trovò conferma nell’accusa avanzata dall’acquirente.

Lo stesso giorno gli 007 della Gdf andarono nella casa di Boschi a Laterina e sequestrarono una cartellina gialla ed un assegno di 95mila euro firmato da Francesco Saporito.

Ovviamente non si trattava dei soldi in nero che cercavano le fiamme gialle.

Nessuno sa che fine abbiano fatto i soldi, ma nessuno sa spiegare come mai la Procura di Arezzo non abbia mai indagato per calunnia l’uomo che aveva affermato di averli dati a Boschi.

Sta di fatto che il 7 novembre 2013 il Piemme Roberto Rossi, chiese nuovamente l’archiviazione per Pier Luigi Boschi.

Cosa accadde tra il febbraio 2007 e il novembre 2013?

Il 21 febbraio la giovanissima Maria Elena Boschi, figlia di Pier Luigi, venne eletta deputato.

A luglio il magistrato Roberto Rossi diventava consulente del Governo a fine ottobre organizzava, in qualità di reggente della Procura di Arezzo, un convegno a cui parteciparono l’allora Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e la neodeputata Maria Elena Boschi.

In sintesi: il padre della Boschi è in affari con la ‘ndrangheta? Chi può dirlo?

Sta di fatto che la figlia è Ministro ed il Piemme che indaga, dipendente del Governo della figlia.

Rossi, in audizione davanti al Csm il 28 dicembre 2015 aveva affermato di non “conoscere nessuno della famiglia Boschi”, ma adesso per l’attuale titolare delle inchieste sulla Banca Etruria, la Prima Commissione del Csm ha riaperto l’istruttoria, dopo aver scoperto che in passato si era occupato dei procedimenti a carico di Pier Luigi Boschi.

La Commissione si chiede se vi sia incompatibilità tra il suo ruolo di procuratore sull’inchiesta della banca e l’incarico come consulente per il governo Renzi fino allo scorso anno. Ma guarda questa

Commissione che va a pensare!

Come si può credere che il magistrato Rossi, non abbia mai conosciuto i membri di casa Boschi?

Adesso sulla Ministra, futura Madre della Costituente, pesa l’ennesimo macigno, ma di dimissioni nemmeno l’ombra e in noi resta vivo il ricordo del monologo prima della sfiducia (che non è passata) in cui la Ministra scandisce con veemenza “Mio padre è una persona per bene”.

fonte Panorama