A Londra è tempo di “Crisis”

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Quando Elise fu rapita quella sera, lei [la criminale] aveva già scelto una serie di nascondigli dove l’avrebbero messa. Alcuni erano case sicure del cartello [i narcos colombiani], indirizzi fidati in tutta Londra con coperture collaudate dove l’affitto veniva sempre pagato puntualmente, in contanti, e nessuno faceva domande imbarazzanti. Era uno dei vari aspetti del mercato globale enorme, multimiliardario della cocaina, che aveva oliato ruote e si era infiltrato con la corruzione in tanti angoli nascosti dell’economia.

Frank Gardner, “Crisis”, Longanesi 2019 ed originale inglese 2016

L’ultima cosa che farei se fossi un narcos incazzato perché l’intelligence britannica mi ha fatto sequestrare tonnellate di cocaina è di vendicarmi facendo scoppiare una bomba sporca a Londra, la lavanderia di gran parte dei proventi della droga suddetta. A meno di essere un narcos scemo o ignorante di come la ‘ndrangheta, tra gli altri, ripulisce i propri capitali.

Il romanzo non sta in piedi però un paio di questioni scabrose le evidenzia.

Una, davvero sorprendente se così fosse o fosse stato, è il sabotaggio informatico di una rete militare operato da una addetta alle pulizie colombiana, la quale, chissà perché mi fa venire in mente: Ezio Bigotti, la Sti, la Cofely e Aurelio Voarino che vincendo un appalto Consip per “pulire i cessi” dei palazzi del Parlamento italiano e ambendo a ben altro, avrebbero portato una azienda francese di proprietà della GDF Suez (Cofely) nei luoghi suddetti. Non che ci sia molto da spiare o da sapere anche perché la rete informatica dei ministeri è un colabrodo. (Dagli appalti Dagli appalti Consip, alle sentenze comprate_ sequestrati 40 milioni di euro a Ezio Bigotti – Il Sole 24 ORE)

Nota di costume nazionale: il Bigotti un tempo fu in società con Siram, colosso italiano da un miliardo di euro nel settore global service, energia, di proprietà di Veolia, società francese concorrente di Suez. Bigotti riuscì a prendere a Siram le preziosissime SOA che gli consentivano di partecipare alle gare pubbliche a discapito della suddetta. Mi chiedo se a Mediapart potrebbe interessare la vicenda e se a Veolia a qualcuno non sia venuto in mente di ricorrere ai vecchi metodi per sistemare la faccenda. Franza o Franza pur che se magna, devono pensare dalle parti di Pinerolo.

Chiusa la nota torniamo al problema di come sia delicato far accedere il personale delle pulizie in luoghi sensibili. Vecchia storia ma sempre attuale.

L’altro problema mezzo evidenziato nel romanzo “Crisis” è la corruzione del tessuto economico britannico, “corruzione” gestita ai massimi livelli politico-finanziari, quindi con la supervisione dell’intelligence di sua Maestà. Il caso vuole che “Crisis” esca nel 2016 a ridosso di grandi sequestri di cocaina e dopo che nel 2015, Nicola Gratteri denunciasse alla Commissione antimafia presieduta dall’On. Bindi l’intensa attività criminale italiana in quel di Londra.

L’autore del romanzo non osa dire o pare non sapere quanto grave sia la situazione, preferendo incensare l’abilità investigativa dei servizi nonché la preparazione eccezionale dei suoi uomini. Ma perché scrivere tante minchiate se non per tranquillizzare le anime di ignari sudditi che forse cominciano a sentire che qualcosa non va per il verso giusto?

Veniamo infine alla questione forse più sinistra e perché no realistica del problema, ovvero l’attentato mediante 750 g di cloruro di cesio [nota] per costruire una bomba sporca acquistato dai coreani cattivi del nord. Sembrerebbe la solita storia, se non ché, il 5 luglio 2019 abbiamo letto che in Turchia sono stati sequestrati 18 g di californio-252; non sappiamo dove siano stati prodotti e chi li volesse acquistare ma che li avessero in mano i mafiosi turchi, estensione di qualche apparato politico-militare (tale considerazione è a uso del lettore non addentro alla questione). Leggendo un articolo del 2015 direi che lo scenario del romanzo è quantomeno plausibile: La bomba al californio, un’atomica tascabile _ Metalli Rari.

Insomma, premesso che quel covo di pirati che corrisponde alla City opera da secoli con tanta spregiudicatezza, mi domando, così come ha fatto anni fa Le Carré, se per caso la situazione non sia un po’ scappata di mano alle istituzioni britanniche. Facciamo l’ipotesi che qualche nostrano amico di ‘ndranghetisti, propenso per senso “patriottico” a intavolare trattative e dialoghi iniziatici volesse influenzare a proprio favore le scelte politiche britanniche, cosa di più naturale che esercitare la debita pressione sul politico o funzionario corrotto o corrompibile di turno in quel di Westminster agitando le decine di miliardi che i “cartelli” calabresi riversano nelle banche londinesi? Il ragionamento inverso è altrettanto valido e, temo, più realistico.

Alberto Massari

Nota Nel romanzo di tale Daniel Silva “La casa delle spie” del 2017, sempre pubblicato in UK si menziona nuovamente il cloruro di cesio quale ottimo ingrediente per una bomba sporca.