Il Cile è agli antipodi?

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Sede Enel a Santiago

Il Cile è agli antipodi – in termini geografici – dell’Italia. Anche in chiave meteorologica, quando a Roma è autunno, a Santiago è primavera. A Santiago, che è nel Cile Centrale, perché per il resto quel lunghissimo paese (mi sembra che sia il più lungo e stretto del Pianeta) ha vari climi e morfologie: da deserti tozzissimi a Nord, a freddo, quasi polare, a Sud. E politicamente? In queste ore sembrano prevalere i vulcani che costellano a decine lo stato sud-americano. Vulcani alti e spesso attivi. Terra di terremoti, pertanto e anche politici, come dicevo.

Siamo in guerra“, dichiara il presidente cileno Sebastian Pinera dopo 96 ore di violenze dilaganti nel Paese. E non parla di invasione di carri armati argentini o di aviazione boliviana che, impazzita, bombardi il Palazzo della Moneda. Parla di una forma di guerra civile da alcuni giorni dichiarata contro “il governo dei ricchi” da milioni di cileni “poveri” che non ne possono più di vivere come vivono. Parla, per capirsi, di quello che continuo a chiamare, l’innesco esplodente della non equità. Equità che viceversa, quando esiste ed è radicata è sinonimo di sicurezza. Questo penso e questo scrivo da anni.

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Il Cile formalmente è il paese a più alto reddito del sud America. Eppure sono bastati pochi centesimi di aumento nel biglietto dei trasporti urbani per mettere in moto “gli studenti”. Tenete conto che quando deve scoppiare il casino in Cile sono sempre gli studenti l’innesco. E il casino è stato tanto e diffuso in tutto il Cile Centrale (dove ci sono le grandi città) che il presidente Pinera, forse eccessivamente spaventatosi (è un elemento di forte curiosità questa reazione super tempestiva e repressiva con morti e feriti), ha dichiarare lo stato di emergenza. Moti degli ultimi che, se non si fermano, potrebbero degenerare in un Paese che, da tanti anni, non trova pace. Come tutto il continente a cui appartiene e di cui tendiamo a disinteressarci dopo le fiammate di attenzione mediatica, solitamente legate a violenze popolari.

Che sappiamo di questi immensi Paesi? Ci interessiamo del Venezuela fino a quando la marea umana degli antichavisti trova coraggio e invade le strade. Poi silenzio e repressione. Così in Brasile e i suoi tormenti presidenziali. Così l’Argentina e le sue cicliche crisi finanziarie. Sappiamo un po’ di Colombia per la droga (quando ancora fa notizia) e poi la solita Cuba. In realtà c’è la Bolivia con il suo gas in Mato Grosso e reti di distribuzione energetiche per migliaia di chilometri e miliardi di business di cui sappiamo poco. Perché in Sud America in molti fanno business e fino a quando, tanto per fare un esempio, nelle violenze cilene, non si viene a sapere che, per prima, è stata incendiata una sede dell’ENEL, l’opinione pubblica italiana ed europea ignora tutto.

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Parlo dell’ENEL nostra, per capirsi. Così come per altri Paesi potrei citare l’ENI. Invece il Castrismo-Chavismo (ed altre evoluzioni ideologiche), in salsa anti USA e in opposizione (si fa per dire)  ad un capitalismo finanziario mondiale (soprattutto, legato alle materie prime) lasciano in sofferenza milioni e milioni di persone. Quasi come in Africa. Caratteristiche di “non equità” ovviamente diverse ma non meno esplosive. Gli organismi che dovrebbero provare a tenere sotto controllo non solo i “vulcani cileni” ma questo modo di violare continuamente i diritti sanciti dalla legislazione ONU (parlo della povertà e dell’assenza di libertà) sono allo stremo. L’ONU, tra l’altro, non ha più soldi. Così pare. Gli scenari vanno pertanto studiati e non solo sotto l’effetto a go-go delle violenze in piazza. Anche perché (forse è ora di portare in superficie il tema), esistono interessi italiani di Stato in tutto il sud America e sarebbe opportuno che di questi interessi se ne sapesse di più. E non di meno, grazie a pochezza di strumenti culturali diplomatici  o, peggio, semplicistici approcci tipo quelli demandati a uomini tipo Far-ne-si-na-Far-ne-si-na. Dicastero dove evidentemente l’amico Fritz si trova male e vuole buttare tutto all’aria. Per andare avventuristicamente dove non si sa. Il tutto nel momento in cui gli interessi italiani (anche nel Mondo) rappresentati da ENI, ENEL, LEONARDO e decine di altri organismi) sono in rapido avvicinamento alle famigerate nomine di cui si ricomincia a parlare come vero e unico bieco interesse di queste termiti che hanno sostituito (o forse ne sono l’evoluzione scaltra) gli affaristi incivili che stavano affondando definitivamente l’Italia quando quando hanno fatto irruzione giurando che erano la salvezza.

Rivelando, viceversa, una natura da avventurieri. Chissà se in questo Paese è diventato già reato dare dell’avventuriero (in termini politici) a uno che è un avventurista in termini di stabilità politica. Altro giro signori per la giostra della nuova partitocrazia sostanziata da Luigi Di Maio e dai suoi fedelissimi amici campani. Tutti a casa (tranne che le loro chiappe/tasche) ancora una volta. E di voi succeda quello che succeda.       

Oreste Grani/Leo Rugens