Un percorso di avvicinamento al 150° anniversario del Canale di Suez

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Quelli che sanno di cose complesse (in questo caso egiziane) mi ricordano di non dimenticare che quando, dopo decenni, i Fratelli Mussulmani hanno avuto l’occasione di governare l’ormai super popolato e variegato Egitto, hanno buttato al vento la loro occasione.

Mursi è stato una delusione (per la sua parte che, certamente, non è la mia) in quanto ha rivelato essere un vero incompetente in tutto (tranne nello sport principe degli incompetenti che è occupare poltrone e piazzare fidati in quelli che si ritengono snodi del potere), incapace di ideare e cominciare ad attuare riforme attuative di piani per l’economia utili a cambiamenti sostanziali in politica e funzionali a quello che è storicamente il vero tallone d’Achille dell’Egitto, cioè la corruzione che dilaga nelle istituzioni statali a cominciare dalle polizie e dai servizi segreti o vari apparati di sicurezza. Per ricordare:  è dentro a questi mondi che è maturata la perversa carneficina del nostro compatriota Giulio Regeni. I Fratelli Mussulmani sono stati abili quindi, esclusivamente, per una stagione, ad occupare posti, ritenendo che tale scelta totalizzante impedisse qualsiasi forma di opposizione. Nel presente e nel loro miope futuro prossimo. Questo asfissiante esercizio del potere inteso come piazzamento di culi fedeli (un po’ alla Di Maio e i suoi “fratelli partenopei” per fare un esempio nostrano e di facile comprensione) è il vero approccio alla cosa pubblica che ha spianato la strada all’attuale situazione con Al Sisi sul ponte di comando. Sono i modi con cui, avuta l’occasione, si è emarginato o addirittura ignorato ogni voce che non sostenesse la Fratellanza Musulmana e lui in particolare: Mursi è stato un accentratore e pure asino.

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Nessun rapporto culturale e di dialogo con la stampa; uso strumentale dei ranghi dell’Esercito; le università svuotate di funzione; incapacità a saper valorizzare il laboratorio politico culturale che in Alessandria e la sua Biblioteca aveva il punto estremo dell’asse che parte dal Cairo e, lungo il mare, arriva, appunto, ad Alessandria. Equità sociale tendente a zero. Attribuisco dunque la responsabilità dell’attuale fase egiziana a quanto Mursi e i suoi fedelissimi non hanno in alcun modo saputo fare. Mi dicono i colti che non si fanno analogie nella storia e nella cronaca perché gli avvenimenti (come le donne e gli uomini) sono singoli e irripetibili. Non ci si immerge, pertanto, due volte nella stessa acqua di un fiume. Le so queste cose ma le analogie – anche forzate – a me servono per allertare (e tenermi sveglio) prima me e poi quelli che mi stanno simpatici. Comunque, dopo le dissipazioni, ogni ipotesi diviene possibile. Questo almeno spero che mi venga fatto passare e con esso il desiderio di fare analogie con il mio Paese. Dopo Mursi l’Egitto, scampato il pericolo, si è beccato Al Sisi. Chiamatelo padella/brace o come volete voi.

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A me interessava arrivare al 150° dell’inaugurazione del Canale di Suez in altro clima. Sia in Italia che in Egitto e, in generale, nel Mediterraneo. Invece stiamo messi malissimo in Italia, soprattutto nel dicastero (il Ministero degli Esteri) dove sarebbe stato naturale ragionare di questi ultimi 150 anni e, paradossalmente, nuovamente sotto la minaccia di una vittoria leghista. L’occasione di liberarsi di Salvini (e dell’oscurantismo annesso e connesso) è stata dissipata, con la strutturazione di un governo di donnette e di ometti (altro che la scelta di personalità di alto profilo!) che appaiono l’anticamera funzionale ad un periodo buio con il ritorno del posteggiatore abusivo di cui ci si poteva liberare e per sempre. Invece, apertosi lo stargate, si sono esclusivamente piazzati i culetti degli amichetti e la situazione, grazie a questa scelta chip che più chip non poteva essere, precipiterà. Stiamo messi malissimo in Egitto. Stiamo messi forse (o senza forse?) ancora peggio nel Mediterraneo. A prescindere dalla morte di Al Baghdadi. Anzi. Stiamo messi malissimo in Italia nostra. Dopo tanto pessimismo voglio prendere, per me e per voi, una boccata d’ossigeno e lasciarvi, un link con un documentario (VIDEO) che racconta la storia attuale del Nilo e del Lago Nasser. Seguo anche questa volta un percorso che non si può non classificare come un sentiero non battuto. Ma il blog mi fa sentire libero di agire con questa bizzarria. Anzi, mi spinge a farlo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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P.S.

Ho scritto “a prescindere dalla morte di Al Baghdadi” perché, come vedrete, stiamo parlando (l’ISIS) di un’Idra dalle cento/mille/milioni di teste. Alcune più pensanti e pericolose di quella appena caduta. Direi, per tanto, di non farsi distrarre e di badare più al prevedibile (e previsto) inferno irakeno, al bordello in essere in Libia, alla fiammata in Libano, alla difficoltà israeliana, al minaccioso Iran, alla ritirata dalla Siria/Kurdistan degli USA, allo Yemen diviso, alla Turchia di Erdogan, alla Russia che è tale fin che vive Putin ma che, mi dicono, non sia immortale, all’Afghanistan in procinto di vivere l’ennesimo cambiamento, all’immenso e sottopopolato Kazakhstan, alla Federazione Nigeriana in procinto di esplosione demografica. Senza dimenticare l’Etiopia, la Somalia, l’Eritrea.

P.S. al P.S.

Voglio sperare (sognare non costa) che sia stato l’eroico popolo curdo, donne e uomini fieri combattenti per la libertà, a fare i conti con il sanguinario Al-Baghdadi. Curdi e intelligence USA. E, sarebbe stata una ciliegina sulla torta, se i bellissimi e “misteriosi” yazidi, avessero dato una mano. Aiuto risolutivo con l’informazione giusta al momento giusto? Come ho scritto, sognare non costa e prefigura il possibile. Meglio: consente di passare dall’invisibilità al visibile/tangibile. Comunque, tre evviva per la morte del portavoce dei massacratori dei cristiani, dei curdi, degli yezidi e di chi ama vivere liberamente.