C’è chi aspetta sentenza sostenendo che Luigi Di Maio e Davide Casaleggio sono due golpisti

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Chiunque, in presenza di tanti e tali fallimenti, avrebbe dato le dimissioni. Chiunque, tranne chi, si sentisse in diritto di agire come agisce, avendo assunto la posizione di predominio politico attraverso una sequenza di azioni illecite e in quanto tali, violente. I due (e i loro fedelissimi) devono aver pensato che se si dimettevano poteva subentrare qualcuno che, prese le carte (qualora esistessero), poteva ricavare la prova provata di quanto accaduto.

Per intendersi, nella storia della politica contemporanea, italiana ed europea  (e indietro di qualche decennio) solo Luigi Di Maio (e i suoi) e Davide Casaleggio (e i suoi), in presenza di risultati elettorali platealmente catastrofici, non hanno “mollato il potere”. D’Alema, per molto meno, si dimise. Questi è come se si sentissero re per diritto divino. La situazione, insuccesso dopo insuccesso, assume una connotazione tragicomica, ma questa volta non lo si deve a scelte culturali del fondatore Beppe Grillo. Questo modo di trattare la realtà è solo dei golpisti e degli alienati. Matti non sono. Gli alieni (quelli simpatici e un po’ verdolini) sono altro e loro non gli assomigliano proprio. Ho scritto “golpisti” perché potrebbe essere che, a breve, oltre che essere sanciti dal risultato ripetuto e incontestabile delle urne, come degli incapaci, inadeguati, incompetenti, si ritrovino (loro due formalmente e i loro fedelissimi di conseguenza associati) condannati come tali dalla magistratura competente. E intendo il Tribunale Ordinario di Genova,  Sezione XI, davanti il quale pende il procedimento N. 2384/2018 R.G. Oppure no – direte – se dovesse accadere che, condannati senza appello dal popolo sovrano, i giudici, per motivi legati alla loro coscienza e scienza, li assolvessero.

Mi preoccupo per le conseguenze per la Repubblica se li condanneranno. Mi preoccupo ancora di più per il decoro dello Stato se li dovessero assolvere tenendo conto che, in decine di anni, da cittadino o osservatore privilegiato, ho visto assolvere centinaia di colpevoli a cominciare dai coniugi Bebawi. Erano stati loro gli assassini di Farouk Chourbagi in via Savastano (tenete conto che cito questo caso eclatante perché ogni mattina, per recarmi a scuola, per anni sono passato davanti alla casa dell’omicidio) eppure, soldi propri e abilità degli avvocati, li salvarono dalla giusta pena. Ho citati i Bebawi ma avrei potuto scegliere nel mazzo della giustizia non giusta.

divino amore

Ma immaginate, sia pure per un momento, quale spallata definitiva verso un declino irreversibile, riceverebbe la Repubblica se il Tribunale sentenziasse che (cito a caso) il 30 dicembre (che giorni ben scelti) 2017, chi si è rivolto alla Giustizia, ipotizzandola giusta, è stato realmente e repentinamente spogliato dei suoi beni consistenti, ad esempio, del sito movimento5stelle.it? E se questo atto illecito si sentenziasse fosse avvenuto da parte di una omonima associazione costituita (udite – udite, leggete – leggete) nove giorni prima (30 meno 9 mi sembra che faccia 21 e sempre di dicembre si tratta pertanto a ridosso del Natale e del Capodanno) dai soli Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, quali sarebbero gli effetti domino per la collettività? È questa la trasparenza? È questa l’onestà? Forse per questo che si è messo in soffitta lo slogan scandito nelle piazze e si è sostituito con Far-ne-si-na -Far-ne-si-na. Onestà-onestà suonava male e, poi, diciamolo, era di proprietà della Associazione politica (quella del 2009) e sarebbe stato brutto espropriarla anche di questo riferimento valoriale. Loro due, questa è la richiesta che pende davanti al Tribunale, si sono fatti padroni e re e, da quel momento in poi, dal 30 dicembre 2017,  come tali si sono comportati.

Riporto, per mia serenità e conforto, in un momento drammatico della vita della Repubblica, parole pronunciate dal prof. Aldo Giannuli che, da storico, per più e tutti validi motivi, conosce molto bene il Movimento 5 Stelle e la sua storia:

«Il M5s al quale mi ero avvicinato era quello dell'”Uno vale uno” che,pur non senza contraddizioni anche evidenti, rifiutava l’idea di un capo politico che decidesse tutto. Oggi, nel movimento vige un regolamento che nessuno ha mai approvato (minchia ndr) e che dà pieni poteri al capo politico (ariminchia ndr), sino al punto di dargli la possibilità di nominare i capigruppo parlamentari non più eletti (cosa che non ha precedenti nella storia del parlamento repubblicano). Il M5s al quale mi ero avvicinato parlava di democrazia diretta, anche con un’enfasi eccessiva che si traduceva in un discutibile rifiuto della democrazia rappresentativa, oggi di democrazia diretta non si parla più ed è restato solo un anti parlamentarismo (di sostanza come nelle dittature di origine golpiste ndr) ancora più inquietante di ieri».

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Gli avvocati di quelli che vogliono il giudizio del Tribunale di Genova, nelle carte che ho avuto modo di leggere, oltre ad una ricostruzione dei fatti che se verrà accolta come autentica lascerà sconcertato ogni “grillino” onesto, aggiungono:

«In quest’anno poi le cronache politiche hanno quotidianamente evidenziato come l’associazione del MoVimento 5 stelle del 2017 (quella dei soli Di Maio-Casaleggio fatta nascere “furtivamente” il giorno prima dell’ultimo dell’anno e mi voglio assumere la responsabilità del termine “furtivamente” ndr Oreste Grani) si ponga su posizioni antitetiche ai principi dell’associazione attrice (quella originale del 2009 per intendersi ndr) e come quest’ultima sia conseguentemente pregiudicata dall’essere confusa con un’associazione che le ha obiettivamente scippato l’identità, anche grazie al fatto che spregiudicatamente i suoi leader nascondono l’esistenza di due distinte associazioni tanto da aver indetto per l’ottobre 2019, a Napoli, i festeggiamenti per il decennale del Movimento 5 Stelle laddove al massimo (la creatura il 12 ottobre 2019 aveva 2 anni e dieci mesi essendo nata il 30 dicembre 2017!!!! ndr sempre Oreste Grani qualora qualcuno mi volesse chiedere conto di queste affermazioni diffamatorie) dovrebbero festeggiare il terzo anno di attività».

Nelle 38 pagine firmate dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo c’è il racconto di una storia che lascia basiti (e amareggiati). Il racconto, a norma di legge, è fatto per conto dell’associazione nata il 4 ottobre 2009 con il nome MoVimento 5 Stelle e che inizia ad operare politicamente come in molti abbiamo apprezzato (come suggerisce Giannuli anche turandosi il naso su alcuni aspetti) con il simbolo che tutti abbiamo cominciato a conoscere e ad “amare”.

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Nelle 38 pagine che dovranno essere vagliate e giudicate dalla Sezione XI del Tribunale Ordinario di Genova ci sono espressioni forti e sconcertanti per la sostanza della democrazia italiana quali “l’operazione espropriativa” è sta dunque concertata e attuata da (due) soggetti, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, che non avevano alcuna carica sociale nella prima associazione (quella che avevamo amato in milioni di cittadini entusiasti e a cui abbiamo affidato i nostri soldini ai banchetti e la nostra credibilità scrivendo bene di lei) e che sono gli unici due fondatori della nuova associazione con sede in Roma. Quella, per non perdervi, se ho ben capito, costituita la vigilia dell’ultimo dell’anno 2017! Prima dei fuochi d’artificio e della rottamazione dei cessi. In questo caso l’autentico MoVimento 5 Stelle.

Altre espressioni che mi inquietano sono “l’associazione adotta immediatamente un atteggiamento mimetico, con l’evidente intento di sostituirsi alla prima associazione, creando una situazione di confondibilità e confusione tra le due realtà associative“. Ma così facendo i denuncianti continuano a descrivere il comportamento di due “sola”, direbbero a Roma! E io mi chiedo come le Cancellerie di tutto il mondo possano tenere in considerazione un Ministro degli Esteri che viene descritto come un furbetto, un po’ magliaro napoletano, un  po’ sola romano. Ma Napoli non merita un tale riferimento negativo. Neanche la Roma della Raggi voluta e difesa da Luigi Di Maio. L’altro aspetto che mi sconcerta in questa vicenda è che i tribunali hanno sempre dato sostanzialmente ragione (con sfumature diverse) a chi accusa i due di essere dei “golpisti“. Comunque, gli accusatori, non sono mai stasi trattati come dei calunniatori. Anzi. Direte che bisogna aspettare l’ultima tappa. Io, che non faccio il giudice, vecchio, povero e stanco come sono (e che c’ha messo la faccia per quanto era di sua competenza), mi sento defraudato da tutto questo schifo manipolativo, e ho deciso pertanto una cosa folle che più folle non c’è: iniziare una class action (la prima al mondo?) per chiedere in solido che Luigi Di Maio e Davide Casaleggio (lascio fuori scientemente Beppe Grillo) risarciscano milioni di Italiani per le conseguenze di questo “pacco/” messo a punto. Qualora fosse dimostrato il loro agire illecito in quel fine anno 2017. In realtà, vista la gravità della vicenda, lo farò lo stesso anche se una sentenza  pilatesca li dovesse salvare. E mentre scrivo mi chiedo se sia reato, in una Repubblica così ridotta, definire pilatesca una sentenza eventualmente assolutoria per i due golpisti.

Oreste Grani/Leo Rugens che, per ora, non ha perso una causa.

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P.S. Se penso che questo damerino sempre ben vestito, con i capelli ben tagliati voleva mettere in stato d’accusa, per alto tradimento, il mio presidente della Repubblica Sergio Mattarella (quello a cui la mafia ha ucciso un fratello) mi faccio meno prudente e comincio a parteggiare per la ricostruzione che Borrè e Gazzolo hanno fatto e che ho avuto modo di leggere. In attesa di giudizio. Da laico, comunque, ho deciso di evocare forze che mai avrei pensato di richiedere in tali frangenti fidando nella sensibilità del giudice (tra l’altro donna): sto per recarmi al santuario della Madonna di Pompei, a quello del Divino Amore e di Loreto. Poi, per stare tranquillo con la mia coscienza, farò uno sforzo e mi recherò a chiedere intercessione al Santuario della Madonna della Guardia (così Beppe Grillo capisce che non stiamo scherzando). Un’altra volta, quando mi decisi di pregare le prime tre madonne (e non avevo evocato la potentissima Madonna di Xena), un imprenditore minore di Milano, inaspettatamente (ma che aveva ragione) riuscì a battere il potentissimo Paolo Scaroni che in quel caso rappresentava un fondo finanziario della Famiglia Rothschild. Quei Rothschild. Vediamo cosa, sciamanicamente,  riusciamo a fare sulla piazza di Genova la Superba. Pregare non può nuocere. Dare un segnale di non solitudine di alcuni (i nanetti di Biancaneve pentastellati della prima ora) contro altri che sembrano giganti, mi sembra doveroso. Vista la posta in gioco.