IRAQ, è già il tempo dei martiri e degli eroi

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Gli Eroi dell’onda bianca

Ci sono almeno tre cose che sorprendono gli occidentali che osservano da casa le manifestazioni irachene: le donne che per la prima volta sono perfettamente a loro agio nelle piazze, le famiglie intere con le bambine parte attiva delle manifestazioni e il tributo agli eroi.

I primi “martiri della patria” a cadere sotto il fuoco del nemico, così sono viste le milizie irachene che hanno fatto fuoco sotto ordine dei funzionari e capi militari iracheni, sono stati tre giovani, studenti dell’università, facoltà di Tecnologia (ingegneria): Yasser, Haidar e Safa. Le loro foto sono state riprodotte e ingrandite, sono diventate dei poster, degli striscioni, manifesti politici, sono la cartina tornasole per quei politici che da questa onda bianca stanno cercando di trarre profitto, il monito è: alt, riflettete su ciò che avete fatto.

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Gli Eroi dell’onda bianca

Non sarà facile ma la fine qualcuno lo farà, trarrà profitto dalle manifestazioni di piazza. La fine del governo Mahdi è vicinissima. Anche se ricorda un politico iracheno: non è costume degli iracheni dimettersi. Quindi verrà dimissionato. Dalla sua parte ha i curdi che anche nella ultima riunione del consiglio del Kurdistan, del 30 ottobre, presieduta da Nichirvan Barzani, ha ribadito il suo appoggio al governo di Adel Abdul Mahdi e ha detto che se lo si vuole sostituire bisogna trovare un tecnocrate che garantista i diritti costituzioni della regione del Kurdistan. Con lui, ovvero a favore del governo attuale, c’è anche Amri al Hadi, leader di Fatah e contro c’è Moqdada al Sadr, del blocco Sairoon ex alleato di Fatah, sceso in piazza con i manifestanti, da Baghdad ha preso la sua auto ed è arrivato a Najaf, tutti gli politici son nessuno. Ovvero sono tutti pronti a un posto al sole, anche se in molti hanno trasferito le famiglie fuori confine per paura di ritorsioni.

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Tharir Square – Baghdad –

Il parlamento iracheno ha emanato più normative in queste ultime tre settimane che nei precedenti sei mesi, dove finiva sui rotocalchi per le assenze dei parlamentari. Cento di loro a un anno dalle elezioni non hanno ancora prestato giuramento. Emanate le commissioni che dovranno occuparsi delle modifiche costituzionali, della legge elettorale. Votata e approvata la normativa che scioglie i consigli provinciali. Ricordiamo che per su questo tema il parlamento stava nicchiando da un anno. Anche il consiglio dei Ministri ha preso diversi provvedimenti economici tra questi le assunzioni di 100.000 giovani ingegneri nella PA.

Nel frattempo Gran Bretagna, Iran sono tra i paesi che hanno vivamente sconsigliato ai propri cittadini di andare in Iraq, l’Iran ha fatto di più ha chiuso un valico con l’Iraq: Mehran. Nessuno lo scrive ma ci sono proteste anche in alcune zone dell’Iran e il timore è che ci sia uno sconfinamento di manifestanti.

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Ragazze e ragazzi di piazza Tharir

E il 30 ottobre a parlare ai giovani di Iraq e Libano ci ha pensato Khamenei che dopo aver detto che dietro le rivolte ci sono USA e Israele, nemmeno a dirlo, ha detto ai giovani di prestare attenzione e di stare entro le regole normative e di non farsi ingannare dalle false promesse rivoluzionarie.

E mentre tutto questo passa inosservato, c’è chi in Iraq sta in panchina, forzatamente, da eroe della patria per aver combattuto contro l’Iran e ultimamente contro Daesh a funzionario di governo. Parliamo del generale Abdel-Wahab al Saadi, che a fine settembre, guarda caso prima dell’inizio delle manifestazioni di piazza è stato licenziato da capo dell’antiterrorismo e trasferito al ministero della Difesa. Quello che in risposta al trasferimento disse: io non andrò mai al ministero, sparito poi dalla ribalta della cronaca. Amato dal popolo osannato dai suoi uomini. Chissà se da quella panchina sta pensando di riemettere in sesto delle milizie anche queste dismesse perché troppo vicine all’Iran e non decida di passare all’attacco come nuova Rais.

Gertrude Bell e Elijah Baley

 

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Politologo “Najah Mohammad Ali” che incita a uccidere i manifestanti al Turkish restaurant (edificio)

 

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Risposta della folla nelle giornate del 29 e 30 ottobre al Turkish restaurant (edificio)