Ma questo Angelo Tofalo non potrebbe pensare a cose meno “intelligenti”?

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Da anni mi chiedo perché mai si tengano decine di corsi, master costosi (non per chi incassa) dedicati all’intelligence, ideati e gestiti però sempre, così mi appare, dagli stessi addetti ai lavori (spesso titolari contestualmente di significativi ingaggi consulenziali di Stato), eppure la nostra Italia, viva o meno che sia, inanelli sempre di più figure “poco intelligenti”, proprio nel campo della sicurezza e dell’intelligence? Cosa determina questo gap tra il dire forbito e suggestivo e il fare, quando si scende su un terreno tanto nodale per la sovranità nazionale? Cosa c’è che non va in queste aule verbose ed autoreferenziali se i risultati sul campo sono così miseri?

Ma non è che tutti questi docenti (presi singolarmente sono spesso persone serie e studiosi qualificati) finiscono solo ed esclusivamente per insegnare “conservazione” di una condizione di subalternità utile ad apprendere come si diventa, anche nei “servizi”, degli yes man, al massimo abili attaccatori dell’asino dove il padrone di turno, dentro e fuori i confini, vuole?

In questa fascia delicatissima (parlo dei soggetti destinati di fatto a costituire luoghi di reclutamento, selezione e formazione del personale in una logica di cooptazione che si dovrebbe sempre avere chiaro a chi si affida) del già tanto in difficoltà settore della formazione strategica del nostro Paese (scuola dell’obbligo, università e post, centri studi specializzati) a turno compaiono politici che dovrebbero, con la loro presenza, avvalorare la credibilità di questi “santuari dell’addestramento e della conoscenza”.

È il caso di Angelo Tofalo (non è la prima volta che si esercita in tale passerella professionale) che si fa vedere dalle parti di …Direi che sarebbe comunque interessante questa presenza/testimonianza se il sottosegretario avesse al tempo il coraggio civico di raccontare agli allievi le cantonate che ha preso nella sua breve ma intensa carriera politica tutta pre-destinata al settore strategico della Sicurezza dello Stato. Sarebbe interessante che, cominciando dal caso Annamaria Fontana – Mario Di Leva, l’attuale sottosegretario alla Difesa, rendesse edotti gli studenti di quel cumulo di cazzate che si  sono addensate, in pochi mesi, intorno a lui e alle sue ambigue frequentazioni.  Sarebbe interessante che Tofalo, facendosi “caso emblematico”, trattasse quella vicenda “tragico-comica” con quella trasparenza e autocritica che ci si aspetterebbe da un rappresentante delle istituzioni assunto alla ribalta ritmando onestà-onestà, cambiamento-cambiamento.

Un tale gesto responsabile avrebbe un significato riparatore verso la collettività repubblicana che, comunque, paga lautamente il parlamentare. La passerella calabrese (scrivo di Tofalo e non di Caligiuri che è un grande onesto appassionato della materia) non risulterebbe utile solo (così mi appare e mi assumo la responsabilità di tale insinuazione) a far credere, ad eventuali allievi paganti, che, se si iscrivono e frequentano, il loro futuro “intelligente” è assicurato. Si chiama specchietto per le allodole. Ma al di là del quoziente di intelligenza delle allodole (che non mi è noto) nel campo, si dice che ci vogliano più aquile e meno uccelli allaudidi. Che non sono dei pericolosi mussulmani assetati di sangue di cui l’intelligence intelligente dovrebbe sapere tutto.

Oreste Grani/Leo Rugens che, paziente, aspetta sempre una lettera di scuse per avermi dato sostanzialmente del cretino senza strumenti atti a capire la qualità dell’agire di alcuni che si sentono iniziati alla sofisticata arte dell’estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Una lettera di scuse per  avermi dato del cretino con scelte semantiche e concettuali che mi sembrano, pare-pare, quelle stesse che la Famiglia Di Leva-Fontana mi ha rivolto qualche tempo addietro. Affinità? Debolezze inconfessabili?

Ma questo è un altro discorso in attesa di evoluzioni.

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