Avviso ai redattori dei mattinali: il 13 novembre p.v. vado a giudizio per quanto ho scritto di tale Aurelio Voarino

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Entro pochi giorni devo consegnare al mio avvocato un elenco ragionato di testimoni (e circostanze) utili a difendermi dalle accuse che tale Aurelio Voarino, alias Rodrigo Martinez (vedi Ezio Bigotti/Pietro Amara/Francesco Sarcina e decine di post a lui dedicati) mi ha rivolto, chiedendo all’Autorità Competente che fosse oscurato Leo Rugens, con l’infamante scritta “sequestrato”. Questo tentativo è il vero motivo per cui non ho voglia di sorvolare sulla vicenda. Ad altri, che mi si sono rivolti con gentilezza, ho concesso il vantaggio dell’oblio, anche quando non lo meritavano del tutto. Ma Voarino è un mentitore che rimuove il dato incontrovertibile che dopo la sua denuncia gli avvenimenti giudiziari (il sistema Bigotti-Amara e l’arresto dell’agente dell’AISI Francesco Sarcina a cui è stato trovato presso il domicilio un passaporto falso intestato a tale Martinez Rodrigo, spagnolo ma con l’effige di Aurelio Voarino) mi hanno dato ragione su tutto quanto scrivevo di lui e del suo datore di lavoro, di cui il Voarino aveva curato la “sicurezza” per quindici anni.   

L’operazione censoria, per fortuna, non gli è stata possibile in quanto, legittimamente, questo sito è appoggiato in Paese terzo. Dicevo che mi devo dedicare a questo certosino lavoro per smentire le falsità che stanno alla base della querela. In particolare quella che quando siamo stati presentati, mi sarei dichiarato “giornalista” e che mi conosceva solo dal 2014. Io, come sarà facile dimostrare, sono stato presentato al Voarino, da persona che indicherò al giudice, nei giorni immediatamente a ridosso del “rapimento ed espulsione” della signora Shalabayeva e di sua figlia Alma. La signora Shalabayeva fu “catturata” il giorno 28 maggio 2013 ed espulsa ingiustamente verso Astana il giorno 31 dello stesso mese e sempre dello stesso anno. Dopo pochi giorni e con finalità altra (come proverò a far testimoniare da persone altamente attendibili) che scribacchiare qualcosa del gravissimo avvenimento, venivo accompagnato negli uffici del Gruppo STI (Ezio Bigotti) di Via Bissolati 20, a Roma, per essere presentato al Voarino. Questo in presenza di testimoni che Voarino dovrà convincere a mentire in modo coordinato perché io possa essere smentito. Fui presentato a Voarino, lo ripeto, non in veste di giornalista. Che certo non sono. Per arrivare al 2014, mancavano almeno 217 giorni che, nella denuncia mendace (sin da questo dettaglio) che il Voarino ha voluto fare (i motivi li spiegherà al giudice e alla sua coscienza), non sono pochi.

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E vedremo, nella doverosa ricostruzione che mi preparo a fare al Tribunale della Repubblica, cosa abbiamo fatto “insieme” in questo lungo periodo di stretta e continuativa frequentazione. Sempre in presenza di testimoni e, al tempo, da parte mia, prudentemente, rendendo edotto “chi di dovere” (tra gli altri un generale dei CC in servizio) con documenti facilmente estraibili dai miei data base. Con date e perizie. Almeno 217 giorni sono veramente troppi perché uno possa affermare di avermi conosciuto (mentre passavo per strada?) nel 2014. Comunque capite amici lettori e attenti redattori dei mattinali che non sarà cosa da poco la ricostruzione pedissequa di quel convulso periodo considerando che, tra l’altro, sono accusato di aver indicato il Voarino, cittadino italiano, in stretti rapporti con tale Nurlan Khassen, Primo segretario dell’Ambasciata kazaka a Roma, addetto alla sicurezza della stessa (in quei Paesi tali funzionari sono membri dei Servizi segreti) e diplomatico coinvolto non solo nell’organizzazione del rapimento ma arrestato, appena messo piede ad Astana, a fine missione in Italia, alcuni anni dopo. Per i palati fini in attesa che il Tribunale mi giudichi (ed eventualmente mi condanni) riposto uno dei tanti articoli che ho dedicato alla vicenda, a suo tempo quasi inutilmente. Ho scritto “quasi” perché sono grato, viceversa, alla Giustizia e ai suoi percorsi, a volte lenti e insicuri, per l’occasione che mi sta offrendo.

Orese Grani/Leo Rugens


HANNO ARRESTATO AD ASTANA NURLAN KHASSEN L’AMICO DI AURELIO VOARINO

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Perché, parafrasando il Marchese del Grillo: noi siamo noi e voi non siete un cazzo!

Quindi, ciò che sembrava impossibile che avvenisse, è avvenuto!

Con buona pace di Aurelio Voarino, di Ezio Bigotti, di Paolo Pasi, del lettore Se-Se o di chi chiunque altro si celi dietro a tale pseudonimo.

Intendo dire (e celebrare con sommo gaudio) che Khassen, l’amico intimo del travet/massonic/bonpartista Aurelio Voarino (quante volte l’ho visto/sentito chiamare sul numero privato e dargli del tu e quante volte ho sentito raccontare, davanti a testimoni, di cene con le “consorti”) è stato arrestato ad Astana, formalmente come “violatore di segreti di Stato”.

Da quelle parti è una cosa seria. Sarebbe interessante un giorno capire fino in fondo di quali segreti di stato si è trattato e perché, come ho sempre scritto, un oscuro travet torinese era così intimo del capo dei servizi segreti kazaki in Italia.

Non a caso con Khassen, ad Astana, è stato arrestato anche il Capo dei Capi dell’intelligence del Kazakhstan, Nartyave Dubtaev.

Finalmente, perfino da quelle parti, si sono accorti chi fosse il burattinaio/amico di Aurelio Voarino, diplomatico noto alle nostre cronache giudiziarie come il vero organizzatore del rapimento della signora Shalabayeva.  Passo dopo passo, lettura dopo lettura dei miei post ad opera di analisti kazaki (trovavo con piacere le tracce elettroniche provenienti dal Kazaksthan), vuoi vedere che questo dilettante allo sbaraglio, millantatore, vaneggiatore, incauto accusatore per sua perversa natura o in quanto animatore prezzolato di questo marginale ed ininfluente blog, potrebbe avergli dato una mano a questo Khassen a rimanere preso in trappola, impossibilitato a dare chiarimenti all’Intelligence di Nazarbayev su affari, amicizie compromettenti, appropriazioni messe in atto anche in Italia? Non solo quindi le cazzate organizzative e relazionali prima durante e dopo il rapimento ma anche questa frequentazione con il nemico giurato dell’Ambasciatore in carica. Personaggio che aveva, come ho altre volte detto in sospetto Voarino anche e soprattuto per questa amicizia con Khassen e con i vecchi ambienti di estrazione KGB. Cose cazzute, da quelle parti. Il Tribunale di Perugia (graziosa città umbra dove sono nate due mie sorelle) si prepara a sferrare il colpo definitivo. E vuoi vedere che dove non sono riusciti tutti i malandrini che si sono annidati nel partito di Alfano Angelino (rigorosamente prima il cognome e poi il nome) riusciranno i procuratori di Perugia?

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Sarà difficile vedere estradato Khassen! Vedrete che se lo inculano/impiccano/bollono esclusivamente dalle sue parti.

Se così fosse, non potendo chiedere interferenze rogatorie alla nostra magistratura perché non siamo nessuno e nessuno vogliamo essere, mi godrò semplicemente di aver avuto ragione a far avvertire il Presidente Nazarbayev che in Italia esistevano dei veri amici della Repubblica kazaka ma che certamente non erano ceffi tipo Aurelio Voarino (che, non lo dimenticate, Ablyazov lo voleva far catturare vivo o morto proprio in accorto con Khassen) o il suo complice Paolo Pasi che  provò a sabotare ogni nostro legittimo agire. Pasi è quello che per questa sua attività rimediò da me personalmente un carico di botte, in presenza di più testimoni, non ultimo il noto agente dei servizi segreti francesi Fulvio Guatteri.  In quei giorni drammatici (giugno-agosto 2013 e per tutto l’anno successivo) ho dato vita, per rimediare a quel casino combinato da Khassen e dai suoi referenti italiani/idioti/prezzolati, ora si può dire, ad una squadra di sinceri fautori di un dialogo intelligente tra il fuoriuscito Ablyazov e il Presidente Nazarbayev stesso, dialogo e ipotesi in quel momento audaci ma sempre meglio di quella figura di merda che gentarella avida ed incapace quale l’accoppiata Dubtaev – Khassen avevano messo in piedi.

Con lo scopo solo apparentemente minore di sputtanare anche l’ambasciatore Andrian Yelemessov e sostituirlo con uno più malleabile per i loro affarucci in Kazakhstan, soprattutto in vista di Astana 2017.

Il popolo kazako si meritava altro che personaggetti alla Voarino a cui affidare i comportamenti del console onorario del Kazakhstan, Ezio Bigotti, a sua volta per sette anni nella carica senza realizzare un solo passo concreto a vantaggio del dialogo tra i nostri due popoli. L’altro mistero è appunto perché mai un concretone come Bigotti si sia prestato a spendere inutilmente soldi per sette anni e non appena doveva fare qualcosa di serio è sparito dandosi alla fuga come un vigliacco leprottino. Smargiasso e aggressivo con il deboli come spesso accade, ignorando chi in realtà fossimo e come da sanniti prima o poi anche con lui faremo i conti.

Viceversa quando qualcuno ebbe a leggere che davamo vita a “La cultura si fa impresa” e che attraverso il progetto “Kazakhstan Energie Superiori verso Astana 2017”, avevamo provato a costruire un esempio virtuoso che definiva il bene culturale come stimolo per la generazione di una nuova economia (altro che le stecche di Paolo Scaroni e le parcellone di Romano Prodi) ma anche come valore di civiltà e di avvicinamento bilaterale tra i gli stati, si è pensato che ci si dovesse fermare perché mai saremmo dovuti riuscire nell’intento di “creare un luogo mentale imprenditoriale animato da persone e da imprese consapevoli del valore di quanto la cultura possa restituire allo sviluppo economico di un territorio fino a trasformare questo sentire in una vera e propria leva organizzativa.”

Più facile servire Nazarbayev catturandogli Ablyazov o facendogli rapire moglie e figlie per usarle come esca.

Più facile per i cretini che si aggirano numerosi nel nostro malandato Paese. Ma poi arrivano i Cinque stelle a guastare la festa e tutto va a puttane. Ma non puttane russe come si voleva far credere fosse la signora Shalabayeva. In questa vicenda, di puttane russe, ci sono solo quelle che frequentava il sesso-dipendente Voarino.

Per 54/56 riunioni questo speravo di aver fatto capire al losco travet torinese che in questa vicenda, di per se già gravissima e imbarazzante per l’Italia, ha sempre e solo, viceversa ed evidentemente pensato al suo piccolo tornaconto personale senza mai cogliere la valenza del programma di una diplomazia alternativa (il progetto “Energie superiori” questo era)  che, facendo riaccogliere “il figliol prodigo” e già braccio destro dell’anziano Presidente, riparasse al danno inferto all’Italia prima e aiutasse poi a far conoscere al presidente Nazarbayev quale cerchia di farabutti corrotti e inefficienti avesse intorno. Questo progetto di diplomazia alternativa lo ideammo e lo attuammo sussidiariamente alle inette nostre strutture che si erano fatte gabbare da tutti (non ultimi i francesi) per l’onore e perché non abbiamo mai ritenuto che altre destabilizzazioni in Kazakhstan e nell’Eurasia avrebbero potuto giovare al futuro della Pace e della convivenza civile tra i popoli. Il primo dovere costituzionale infatti di chi tra i nostri concittadini si voglia interessare di politica estera e di fatti interni ai Paesi terzi è proprio quello che ho appena finito di enunciare. E, se non mi credete, datevi un’informata. Certamente non è lecito agire in senso opposto perché la Costituzione italiana lo vieta. Si tradisce la Repubblica se si trama per mettere zizzania. e che Voarino e Khassen mettessero zizzania è un fatto certo. Non credo che a norma di legge si debba fare altro che mettere Pace. O altrimenti ci si astiene. Ma certamente non si fomentano le violenze favorendo atti illeciti. Come era platealmente il rapimento della Shalabayeva. Questo agire per la Pace e per l’abbassamento dei gradi di aggressività tra i popoli un gruppo di intellettuali italiani lo ha prima organizzato e poi messo in atto, dando vita al Progetto Energie superiori, verso Astana 2017. Progetto che non è detto che sia morto nonostante il sabotaggio all’epoca attuato della strana coppia Bigotti-Voarino.

Gente (e questo è l’ultimo ma non ultimo mistero misterioso in questa spy story) che, nella vita imprenditoriale, dovrebbe fare il concorrente di Alfredo Romeo, quello, per intendersi, coinvolto nella questione CONSIP e non, a tempo perso, i cacciatori di taglie e di latitanti kazaki. Gente che dovrebbe rallegrarsi esclusivamente se onestamente vince gare d’appalto o eventualmente delle difficoltà dei competitori nel mercato della gestione intelligente dei patrimoni immobiliari. Gente che se la batte con SIRAM, Veolia, il Gruppo Romeo o Prelios, perché perde tempo dietro le tracce di un abile giocatore di scacchi kazako? Domande a cui, prima o poi, sapremo dare risposta.

Come è strana la gente! Vuoi vedere che in queste ore, invece di essere contenti che Romeo balla sulla graticola, dalle parti della STI di via Bissolati 20, Roma, ci si sente in pericolo per le vicende poliziesco-giudiziarie in corso ad Astana?

Dico e faccio ipotesi strane, fantapolitiche e fantagiudiziarie, come è strana – da sempre – questa storia del factotum (Voarino) del console onorario in Pinerolo della Repubblica kazaka (Bigotti) che viene accusato (il factotum) da un millantatore, animatore di un blog marginale ed ininfluente, di essere coinvolto nel “Caso Shalabayeva”, senza un vero perché. All’apparenza, dice il sottoscritto, avido diffamatore.

Per ora, ad Astana, è stato arrestato il suo referente certo. Che fosse il suo referente è certo non solo perché sono pronto a testimoniarlo (e con me tanti, tanti, tanti altri) ma facendo ricorso ai tabulati telefonici delle oneste prestazioni obbligatorie non ci saranno dubbi. Anche per i magistrati di Perugia.

Chiedere, come si dice dalle parti dell’ex funzionario dell’AISI che Voarino si era scelto per farmi desistere, non costa nulla. Ma se si sbaglia a chiedere ci si fa molto, molto, molto male.

Viva la Repubblica intendendo quella italiana.

Vede gentile signora rumena che la vendetta è un piatto che si gusta freddo.

O, meglio, viste le temperature che ci sono ad Astana, ghiacciato.

Oreste Grani/Leo Rugens