Rafforzare le competenze del Quirinale in ambito di Sicurezza della Repubblica

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So che è materia difficilissima e tale da non essere trattata da un semplice cultore come posso essere io, ma ritengo mio dovere, e per tanto anche diritto, mettere in rete alcuni spunti di riflessione sul tema attinente la STRUTTURA DEL SISTEMA DI INFORMAZIONE PER LA SICUREZZA DELLA REPUBBLICA.

Cambierei, ad esempio, l’attuale ordinamento che incentra tutto sulla figura del Presidente del Consiglio di turno (e quando dico “di turno” in realtà parlo di un carosello forsennato che vede, da anni, finire a Palazzo Chigi di tutto) in direzione del Quirinale dove, sempre per richiamare un’aspetto delicatissimo della convivenza civile, almeno il Capo dello Stato è eletto per sette anni e solo per comportamenti gravissimi (o per decesso) cessa nel ruolo.

Certo che ci può essere il ragazzotto sprovveduto di turno (alla Luigi Di Maio per intendersi) che, per sentirsi qualcuno, può arrivare a ventilare la messa in stato d’accusa di Sergio Mattarella, quasi fosse un Giorgio Napolitano qualunque, ma gli strilli sguaiati durano un batter di ciglio.                                                                                          

Cambierei per tanto la legge (consapevole che dico una cosa quasi irrealizzabile nel caos non creativo in cui si dibattono i partiti e pertanto il Parlamento) in questa direzione verso il Quirinale, scusandomi con chi sa come in realtà si dovrebbe trattare una tale ipotesi di cambiamento paradigmatico del settore. Iter che immagino lungo e difficile ma, sentite a me, indispensabile.

Al Presidente della Repubblica andrebbero pertanto attribuiti, in via esclusiva:

  • a) l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento;
  • b) l’apposizione e la tutela del segreto di Stato;
  • c) la conferma dell’opposizione del segreto di Stato;
  • d) la nomina e la revoca del direttore generale e di uno o più vice direttori generali del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza; altro che manuale Cencelli e amici fidati;
  • e) la nomina e la revoca dei direttori e dei vice direttori dei servizi di informazione per la sicurezza; vedi sopra;
  • f) la determinazione dell’ammontare annuo delle risorse finanziarie per i servizi di informazione per la sicurezza e per il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, di cui da’ comunicazione al Comitato parlamentare denominato COPASIR. Parlo di soldi, soldi,soldi senza dei veri perché e non indirizzati verso dove ce ne sarebbe più bisogno. Controllo ferreo sui soldi e su chi viene piazzato dai partiti al COPASIR. Ma questo, come è facile immaginare, sarà oggetto di un altro ragionamento non meno importante.

Ai fini dell’esercizio delle competenze di cui alle lettere b) e c) del comma 1, il Presidente della Repubblica determina i criteri per l’apposizione e l’opposizione del segreto ed emana le disposizioni necessarie per la sua tutela amministrativa, nonché quelle relative al rilascio e alla revoca dei nulla osta di sicurezza. Spero che qui non ci sia bisogno di aggiungere niente rispetto alla delicatezza dei percorsi di verifica e di rinnovamento dei criteri che vengono usati per l’attribuzione.

Il Presidente della Repubblica provvede al coordinamento delle politiche dell’informazione per la sicurezza, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza, emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica, sempre sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, impartisce al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e ai servizi di informazione per la sicurezza direttive per rafforzare le attività di informazione per la protezione delle infrastrutture critiche, materiali e immateriali, con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica nazionale.

E ripeto con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica nazionale.

Oggi in mano a chi stanno?

Come è evidente il mio sogno nel cassetto nasce condizionato da quanto negli anni (in realtà decenni) ho visto accadere intorno a questa scelta di mettere nelle mani del leader di turno (a volte anche per stagioni corte e tormentate), cioè il Presidente del Consiglio, un potere non solo grande in termini assoluti ma condizionante la vita stessa delle istituzioni come nessun altro. E man mano che la situazione, dentro e intorno a Palazzo Chigi e le sue articolazioni organizzative, viene connotata da luci ed ombre determinate da rapporti internazionali o addirittura fenomeni di frequentazioni inopportune, perfino nella sfera sessuale, di funzionari spuntati al seguito del continuo turnover e ricoprenti, nonostante siano sostanzialmente dei funghi senza arte ne parte nella materia specifica e, in generale, nella P.A. incarichi delicatissimi, sempre di più mi dico che è vera follia affidare/consegnare a potenziali nemici della Repubblica (pensate che gli altri servizi segreti dormano?) a danno di queste opportunità di fare breccia, esercitando perfino ricatti o arti di reclutamento per irretire questi signori e farli agire come suggestionabili vanesie marionette contro l’interesse superiore della Nazione. Certo che tutto può succedere anche al Quirinale ma il tempo a disposizione (torno a ricordarlo che sono ben sette anni e non, a volte, perfino solo pochi mesi) consente procedure di reclutamento, selezione e formazione del personale che certamente abbattono di non poco il rischio di fare gattini ciechi per la fretta. Il 23 marzo 2012, la dottoressa Emanuela Bambara, nell’abito del Convegno che ho spesso citato (Lo Stato intelligente) fece chiaro riferimento a questa ipotesi di attribuire al Capo dello Stato le competenze ancora oggi, viceversa, prerogativa esclusiva del troppo fragile di turno Conte / Gentiloni / Renzi / Letta / Monti / Berlusconi / Prodi / D’Alema / Craxi di turno.

Immaginate un futuro salviniano/savoiniano. A sostegno di tale tesi non ci sono solo pertanto le cose appena accennate (ma già basterebbero) ma quanto si può riassumere nelle considerazioni che lascio a seguire.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Il documento che segue è figlio di un confronto di idee tra alcuni intellettuali da me reclutati e coordinati anni prima che nascesse il M5S. Certamente nessuno di loro faceva capo, nel periodo 1999-2012 ad Intelligence collettiva, ubiqua, partecipata o ad altra scelta semantica colorita e di facile suggestione perché – banalmente – quell’esperienza parlamentare era di là da venire e Angelo Tofalo non era niente e nessuno. A pensare queste cose c’erano con me la già citata Emanuela Bambara, Angelo Mainardi (altro raffinatissimo intellettuale) e Pompeo De Angelis.

Come avere capito da queste parti siamo gente e “lento rilascio” e siamo pronti, ora che lo sfascio pentastellato è in essere, a rivendicare ciò che è nostro. Cioè della Repubblica.

Oreste Grani che rifirma pronto allo scontro sostanziale e formale.

 

 

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