Politica Insieme + Rete Bianca + Costruire Insieme quali motori per una nuova collettività?

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Politica insieme + Rete Bianca + Costruire insieme: due sigle su tre si portano dietro il concetto di “insieme” e l’altra di “bianco”.

Sono scelte semantiche e concettuali forti che tendono a non lasciare equivoci. L’insieme è infatti

In matematica, un raggruppamento di oggetti rappresenta un insieme se esiste un criterio oggettivo che permette di decidere univocamente se un qualunque oggetto fa parte o no del raggruppamento. Si tratta di un concetto fondamentale della matematica moderna, a partire dal quale si è sviluppata la teoria degli insiemi. Nell’uso informale gli oggetti della collezione possono essere qualunque cosa: numeri, lettere, persone, figure, ecc., anche non necessariamente omogenei; nelle formalizzazioni matematiche gli oggetti della collezione vanno invece ben definiti e determinati. Il concetto di insieme è considerato primitivo ed intuitivo: primitivo perché viene introdotto come nozione non derivabile da concetti più elementari; intuitivo perché viene introdotto come generalizzazione della nozione di insieme finito, che a sua volta è introdotta dall’analogia con l’esperienza sensibile di scatole che contengono oggetti materiali (tendenzialmente omogenei); questa impostazione si basa sulla convinzione che l’idea di insieme sia naturalmente presente nella mente umana.

Ciò che caratterizza il concetto di insieme e lo differenzia da strutture matematiche simili sono essenzialmente le seguenti proprietà:

  • Un elemento può appartenere o non appartenere a un determinato insieme, non ci sono vie di mezzo (come accade invece per gli insiemi sfocati);
  • Un elemento non può comparire più di una volta in un insieme (mentre può comparire più volte in un multi-insieme);
  • Gli elementi di un insieme non hanno un ordine di comparizione (come invece accade alle componenti di un vettore o di una ennupla);
  • Gli elementi di un insieme lo caratterizzano univocamente: due insiemi coincidono se e solo se hanno gli stessi elementi.

Gli insiemi, con le loro operazioni e relazioni, possono essere rappresentati graficamente con i diagrammi di Eulero-Venn.

Stare “insieme” non è cosa da poco, quindi.

Il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. È l’opposto del nero, che rappresenta l’assenza di colori.

L’impressione della luce bianca è creata dall’unione di certe intensità dei colori primari dello spettro: rosso, verde e blu. Bisogna notare che l’illuminazione prodotta con questa tecnica è diversa da quella prodotta dall’incandescenza.

  • Nel linguaggio comune, il termine “bianco” si riferisce a quella parte della popolazione mondiale che è originaria del continente europeo. La loro pelle, infatti, ha solitamente una carnagione chiara, dal rosa al marrone chiaro. Negli Stati Uniti d’America questo fenotipo viene chiamato anche caucasico.
  • Il rumore bianco, in acustica, è un suono contenente tutte le frequenze udibili, e viene chiamato “bianco” per analogia con il colore bianco che contiene tutte le frequenze visibili.
  • Nella tradizione cinese e indiana, il bianco è il colore del lutto, della morte e dei fantasmi.
  • Il bianco è il colore tradizionale della sposa nei matrimoni occidentali e in Giappone.
  • Nella liturgia cattolica il bianco è il colore gioioso e festivo usato per i paramenti liturgici nelle solennità del Signore e della Madonna, nel tempo di Natale e nel tempo di Pasqua, nella celebrazione dei santi non martiri, nei battesimi e nei matrimoni.
  • Secondo l’Apocalisse di Giovanni 7, 13-14, il bianco è il colore della purezza ottenuta con il sacrificio fino al martirio: «Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: “Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?” Io gli risposi: “Signor mio, tu lo sai”. Ed egli mi disse: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.”»
  • In politica, dagli anni che seguirono la prima guerra mondiale il bianco è spesso associato al conservatorismo in antitesi al comunismo, con la contrapposizione tra “rossi” e “bianchi”, per esempio, nella guerra civile russa o in quella finlandese.
  • In Italia esso è stato associato alle formazioni politiche e sociali (ad esempio, i sindacati) che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa, e tra queste in particolare alla Democrazia Cristiana, soprannominata “La balena bianca”.
  • La bandiera bianca è un segno internazionale di arresa o armistizio, cioè simbolo di intenti pacifici in tempo di guerra.
  • Il nastro bianco è vestito dai movimenti che denunciano le violenze contro le donne. È anche il segno delle femministe ed è stato il simbolo della pace in Québec, all’inizio del 2003, come opposizione popolare alla guerra in Iraq.
  • Il bianco è anche il colore di uno dei due giocatori in vari giochi da tavolo di strategia, come il go, gli scacchi, e la dama.
  • Al pronto soccorso il codice di accesso bianco significa nessuna urgenza, tempo di attesa indefinito.
  • In Cromoterapia è utilizzato per attenuare la sensazione di solitudine, chiarire le idee, trasmettere sensazioni di libertà e alleviare la tensione emotiva.
  • Nell’arte africana, il bianco sta a significare la vita eterna.

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Col termine rete vice versa si intende comunemente un insieme di nodi interconnessi da canali di comunicazione per lo scambio di dati e messaggi.

La rete è oggi un concetto certamente fortemente radicato nella mente dei più ed è legato all’informatica. Comincia, progressivamente ad abbinarsi al termine infosfera.

Luogo in evoluzione rispetto quell’atmosfera dove l’umanità ha vissuto fino al comparire dell’informatica e delle macchine con cui si fa sostanza.

Quanto queste tre organizzazioni stanno tentando nasce all’insegna del tentativo di far ritornare molto cittadini “in politica” riabilitando il termine e  il ruolo del “politico” dopo il fallimento di quanto, a questo fine, doveva essere fatto dal M5S che, viceversa, a cose accadute ha decisamente mancato l’obiettivo. Anzi, la nausea per quanto accade e l’apatia conseguente, sembrano drammaticamente aumentare. Il MoVimento lascia ulteriormente devastato il terreno (cosa di per se difficile ma che è riuscita a Di Maio e compagnia a lui fedele) che un tempo era “santificato” come arte nobile a cominciare da Aristotele  e finendo a San Tommaso D’Aquino.  

Politica Insieme + Rete Bianca + Costruire Insieme con la loro ipotesi ci obbligano ad interrogarci sul ruolo della politica, da ritenere nuovamente arte nobile, pena la resa della società civile di fronte all’obbligo ad interessarsi al proprio futuro.

L’importanza vitale quindi della polis sembra muovere i promotori dell’iniziativa.

Come non condividere questo sentire avendo dato vita, con Alberto Massari ed altri amici cari, ad un ciclo di conversazioni denominato appunto “Corso di Formazione alla Polis” che si prepara a ripetersi, evolvendo, con il nuovo anno.

Le persone quindi che si stanno attivando si rivolgono certamente a quei molti/pochi  (a seconda dell’angolazione) che pur concependo  la politica nel suo ruolo di magistero (chi meglio di un mazziniano può capire cosa abbiano in testa?)  non riescono in questa fase della società italiana, a trovare un tavolo di discussione. Terribile, a questo proposito, aver scoperto quale deserto di qualità e quantità vigeva nel M5S a proposito di ragionamenti e confronto di idee.

Si tratterebbe quindi di consentire ai cittadini che lo volessero, senza scendere genericamente e manipolativamente  “in campo” dietro a pochi  furbi addetti ai lavori, di ridefinire regole e modalità di convivenza, in un’ottica di generale e consapevole crescita della società, stabilendo che questo diventa il  principale compito della rigenerata politica.

Il problema della partecipazione consapevole (entrare “in politica” come il MoVimento non è certo riuscito a fare nonostante fosse il suo primo intendimento e la vera aspettativa di quei milioni che si erano fidati) si sposta pertanto sul terreno delle competenze  e su quello ancora più impegnativo dei criteri di selezione della classe dirigente che tale processo di  assunzione di responsabilità si trascina. Ma questo dei processi di formazione dei cittadini è argomento che abbiamo trattato altre volte e che tratteremo certamente in altri post ma che oggi non devono, parassitariamente, togliere spazio a quanto di lodevole altri stanno facendo. Perché Stefano Zamagni ed altri stanno tentando di fare qualcosa che è onesto definire indispensabile per affrontare la vastità della crisi che non possiamo non vedere di che dimensione, anche internazionale, sia. Non per consolarci ma per opportunamente preoccuparci ancora di più. Se è mai sia possibile.

Ripubblico (così farò per alcuni giorni) il Manifesto redatto dai promotori di Politica Insieme + Rete Bianca + Costruire Insieme, invidioso, per inadeguatezza culturale, di non averlo scritto io stesso. Posso comunque rilanciarlo in rete. E questo faccio, sperando di fare cosa gradita, a voi e a loro.

Oreste Grani/Leo Rugens



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PER LA COSTRUZIONE DI UN SOGGETTO POLITICO “NUOVO” D’ISPIRAZIONE CRISTIANA E POPOLARE

 

      Preambolo

Quello che segue è un Manifesto, e non (ancora) un Programma Politico. Esso mira a definire l’orizzonte entro il quale il nuovo soggetto politico intende muoversi per giungere ad articolare le “policies” e per chiarire il suo modo di agire.

  1. La nostra è una stagione straordinaria

Le condizioni dell’Italia richiedono interventi straordinari, nei metodi e nei contenuti.

Le gravi difficoltà sociali, economiche e morali del nostro Paese, analoghe a quelle dei paesi del mondo occidentale, confermano quanto l’opzione riformista sia inadeguata, giacché il nostro tempo è connotato da fenomeni di portata epocale quali quelli della nuova globalizzazione, della quarta rivoluzione industriale, dell’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, degli straordinari flussi migratori, delle questioni ambientali e climatiche, della caduta di valori etici, nelle sfere sia del privato sia del pubblico. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono sostituite da egoismi sociali e dall’individualismo libertario. Non basta allora “ri-formare”, occorre piuttosto “tras-formare”.

La Politica deve tornare a svolgere un ruolo fondamentale per la rigenerazione della vita pubblica, avanzando un nuovo modello di sviluppo inclusivo e solidale che, anche in riferimento alle prospettive indicate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi 17 obiettivi di sviluppo, sia in grado di sconfiggere le povertà e risolvere la complessa equazione che tiene insieme impresa, produzione, lavoro, consumi.

Il lavoro per tutti, da considerare quale primo obiettivo politico; il sistema produttivo da rilanciare, anzitutto nel Mezzogiorno; le Istituzioni, lo Stato e i partiti da riformare; la famiglia e la generazione e l’educazione dei figli da sostenere;  il sistema formativo e la Scuola da rianimare, all’interno di una più generale risposta alla grave condizione giovanile; lo sviluppo equilibrato e sostenibile e la lotta al degrado ambientale sollevano condivise attese, ma al tempo stesso, costituiscono motivi di  un intervento pubblico generoso.

Questi obiettivi trovano fondamento nel riconoscimento della Persona, della sua dignità in tutti gli stadi della vita, dal momento del concepimento fino alla sua conclusione naturale, e della famiglia che resta il primo insostituibile nucleo umano e sociale.

Le relazioni internazionali, soprattutto quelle dell’Europa e del Mediterraneo, cambiano e portano nuove trepidazioni per il mantenimento della Pace, messa a repentaglio dall’indebolimento degli organismi sovranazionali e dall’inaccettabile corsa agli armamenti.

Di fronte a tutti questi problemi, fortemente debilitato appare l’insieme del sistema politico ed istituzionale. Inevitabili le conseguenze sul funzionamento della cosa pubblica, centrale e locale, a partire dalla Giustizia e dall’apparato burocratico. Crescente è l’insoddisfazione da parte dei cittadini sempre più estraniati e distanti, persino dalle urne. Si deve rispondere a queste insoddisfazioni e ridare speranza alla nostra gente. Il centralismo statalista non nuoce solo alla società civile, ma anche al principio dell’autogoverno responsabile dei territori.

Riteniamo che oggi vi siano le condizioni per dare vita ad una nuova forza popolare aperta a credenti e a non credenti attorno ad un progetto politico di rinascita del Paese e dell’Europa. Tale progetto dovrà emergere ed essere precisato tramite il confronto democratico ed il dialogo tra tutte le persone e le forze che si ispirano ai medesimi principi qui sotto enunciati, superando le divisioni ed i personalismi del passato.

  1. Necessità di ripartire da un “pensiero forte”

Ha scritto Montesquieu: “La corruzione dei governi comincia sempre dalla corruzione dei princìpi”. princìpi sono indispensabili perché indicano la direzione verso cui andare per realizzare il “bene comune”, inteso come il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo

Il nuovo soggetto politico contribuirà alla riscoperta di un “pensiero forte” nel riferimento ai principi della Costituzione, del Pensiero sociale della Chiesa e delle varie dichiarazioni sui Diritti dell’uomo.

Molti dei problemi italiani sono dovuti a un sistema bipolare che ha provocato divisioni e divaricazioni nella società, senza assicurare la governabilità, e ha reso più difficile il rapporto degli eletti con i loro elettori e con i territori di riferimento.

C’è dunque da definire un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale – con le dovute soglie –capace di ridare viva voce e piena rappresentatività a tutti i settori vitali della società, valorizzando il ruolo del Parlamento e degli organi elettivi ad ogni livello, nel quadro di una forte affermazione della democrazia rappresentativa e partecipata.

Ci ispiriamo al modello di democrazia liberale basato su partecipazione, rappresentatività, equilibrio, volontà di inclusione, realismo, ragionevolezza e concretezza.

 

  1. Gli interventi necessari

Ecco le nostre proposte:

3.1) Contrastare quelle forme della politica (populista o sovranista) che umiliano i corpi intermedi della società, privati della capacità di proposta e di indirizzo. Ciò implica il passaggio verso un modello di ordine sociale fondato su Stato, Mercato, Comunità, in cui i corpi intermedi siano valorizzati per le loro proprie specificità.

3.2) Favorire il recupero delle energie vitali della società civile, molte delle quali sono promosse e consolidate dall’esperienza cristiana. Somma di intelligenze, di organismi, di capacità e di punti di vista, devono essere coinvolte il più possibile nei processi di partecipazione da cui scaturiscono idee, progetti e risultati migliori. Deve essere valorizzata e sostenuta quella rete fatta di partecipazione generosa, spontanea e benefica che, parte del più generale volontariato civile, si occupa delle disuguaglianze, dell’aiuto agli ultimi, ma anche della dimensione spirituale e culturale per rispondere alla necessità di curare le relazioni di chi è solo e abbandonato, molto spesso nell’assoluto disinteresse o in sostituzione del pubblico intervento.

Ciò significa anche ripensare il ruolo e l’organizzazione dello Stato, in particolare per quanto riguarda la piena attuazione del Titolo V della Costituzione sul sistema delle Autonomie locali e un riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia o Città Metropolitana e della Regione.

La presenza dello Stato deve tornare ad essere finalmente orientata verso una funzione di garanzia e di servizio per il cittadino, le famiglie e le organizzazioni intermedie. E’ necessario, così, partire per prima cosa dal ripensare  la Pubblica amministrazione mettendola al servizio delle persone e della Legge, e non il contrario, e correggere tutte le distorsioni che impediscono al cittadino di uscire da una posizione di subalternità.

3.3) La famiglia – da considerarsi come una risorsa oltre che un bene in sé da tutelare – deve vedere riconosciuta la propria essenza e funzione, perché in essa prende forma la vita umana. In essa si articolano le più dirette relazioni interpersonali, si crescono e si formano i figli che un uomo e una donna decidono liberamente di concepire come atto di amore e di fiducia verso il loro futuro e quello dell’intera società. La famiglia è spesso l’ambito in cui si vive anche la conclusione della propria vita e ad essa ci si affida perché possa essere la più naturale e dignitosa possibile. La sollecitudine pubblica verso la famiglia deve diventare, allora, un insieme di impegni che riguardano la valorizzazione della Persona e della coesione sociale, oltre che portare un sostegno all’economia generale.

Nel “deserto” della natalità cui assistiamo, devono essere consentiti il diritto reale alla procreazione, il sostegno lungo l’intero processo educativo dei figli e la funzione di primo presidio di cura delle disabilità e dei tanti disagi fisici e di relazione affrontati, spesso, senza poter contare su aiuti sostanziali. Aiuti sostanziali che, nello spirito dell’art.1 della legge 194, dovrebbero servire a scoraggiare l’aborto e favorire il diritto alla maternità e alla paternità.

3.4) La crisi del sistema economico capitalistico e l’influsso della cosiddetta finanziarizzazione sollecitano a cogliere le trasformazioni in atto e a promuovere nuove politiche industriali, sostenendo i processi di innovazione ed internazionalizzazione in particolare delle PMI, dell’artigianato, dell’agricoltura, dell’agroalimentare e del turismo, e a dirigerci verso un’economia civile di mercato, disegnata dagli art. 41, 42 e 46 della nostra Costituzione, finalizzata alla prosperità inclusiva, cioè non solo a vantaggio di pochi. Solo la costruzione di società “generative” può consentire a ciascuno di raggiungere la propria realizzazione. In esse, infatti, non si umilia quanti sono in difficoltà con provvedimenti di paternalismo di Stato e/o di conservatorismo compassionevole. Si tratta, invece, di attuare politiche che tutelino, in modo congiunto, la persona, la società, la natura, come proclama con vigore la Laudato Sì.

Tutelare la natura significa avviare una transizione ecologica, tecnicamente e finanziariamente possibile, unica prospettiva di sviluppo e di competitività in grado di affermarsi in un’economia in via di ristrutturazione con la “circolarità” e la sostenibilità ambientale delle opere pubbliche, come quelle civili. Si osserva che la prima vera grande opera pubblica da realizzare è il mantenimento continuo di tutte quelle pubbliche.

Da aggiungere il grande potenziale di occasioni di lavoro, ancora non valorizzato appieno, rappresentato dall’immenso campo dei beni culturali.

3.5) La tutela della Persona e della società si concretizza anche nell’adozione di una politica volta alla piena occupazione, con misure volte alla riduzione del costo del lavoro, a favorire il nesso tra remunerazioni e produttività, a rilanciare un piano di investimenti per lo sviluppo dei settori strategici – in grado di assicurare e sostenere le condizioni per la ricchezza di senso della vita di ciascuno, e con il superamento delle attuali scandalose diseguaglianze sia sociali, sia territoriali tra Nord e Sud.

3.6) La riforma del welfare, da lasciare in ogni caso universalista, deve passare dal modello di welfare state al modello del “welfare di comunità”, grazie al quale è l’intera società, non solo lo Stato, a farsi carico del benessere di coloro che in essa vivono, con l’apporto degli enti pubblici, delle imprese e della società civile organizzata attorno alla famiglia. Si tratta dunque di dare ali al principio di sussidiarietà circolare (cfr. l’articolo 118 della Carta Costituzionale).

3.7) L’urgenza di avviare la rigenerazione del comparto Scuola – Università è sotto gli occhi di tutti. Non basta parlare di riqualificazione e/o di riforme di Scuola e Università. E’ l’impianto culturale che va mutato: Scuola e Università devono tornare ad essere luoghi di educazione morale e civica e non solamente di istruzione e/o formazione. Ce lo chiede lo stesso mondo del lavoro che dà oggi alle cosiddette “soft skills” (integrità morale, reputazione, capacità relazionali, di risoluzione dei problemi, resilienza, ecc.) un’importanza almeno pari, se non superiore a quella alle nozioni acquisite. L’obiettivo è quello di giungere ad un “patto educativo” per aprire orizzonti nuovi alla nostra società.

Una particolare attenzione deve essere portata alla libertà di educazione e all’insegnamento scolastico assicurato dalle scuole paritarie, ovviamente garantiti nel quadro nazionale fissato in materia dallo Stato. Anche il sistema educativo dev’essere completamente ripensato dando spazio e favorendo la partecipazione delle realtà sociali, tra queste preminente quella delle famiglie. Il “ patto educativo” di cui sopra deve partire dal coinvolgimento, più ampio di come sia stato assicurato formalmente finora, di quanti non debbono restare estranei alla formazione e alla crescita di bambini, ragazzi e giovani. Possono, invece, portare un contributo fondamentale per assicurare una “ unità d’intenti” necessaria a garantire un sostegno concreto e continuo ai processi formativi dei nostri figli.

3.8) La corruzione non è mai stata contrastata adeguatamente. Questo gravissimo fenomeno, favorito purtroppo da un diffuso mal costume di base, ripropone la presenza e il peso di organizzazioni malavitose da combattere con decisione. Così come deve essere contrastata la presenza di gruppi di pressione più o meno occulti in grado di condizionare la vita dei partiti, la gestione pubblica e, persino, la più generale amministrazione giudiziaria. Al fine di contrastare l’indebita pressione esercitate dalle “ lobbies” sulle procedure di assunzione delle decisioni pubbliche e perché queste siano assunte per il conseguimento dell’interesse generale, si darà corso ad una riforma dei regolamenti parlamentari volta ad invertire il ruolo delle istituzioni e degli interessi. Le istituzioni chiameranno nella sede della formazione delle decisioni gli interessi rappresentativi (senza appesantimento della speditezza delle decisioni). Si otterrà così il risultato dell’imputazione alle forze parlamentari della decisione assunta, sulla quale si potrà esercitare il controllo da parte del corpo elettorale. La corte Costituzionale eserciterà il suo sindacato sul rispetto della procedura di chiamata degli interessi rappresentativi nella sede di formazione della legge. Si porrà mano, finalmente ad una legge sulla rappresentanza dei corpi intermedi.

3.9) L’evasione e l’elusione fiscale hanno raggiunto oramai livelli insopportabili e limitano le possibilità di alleviare il grave peso gravante su imprese, famiglia e ceto medio e di investire in innovazione e formazione. Il carico fiscale deve basarsi su di un adeguato criterio di progressione in grado di garantire l’equità, come richiesto dalla totalità delle principali categorie economiche e sociali. In ogni caso, si deve costituzionalizzare il divieto di ricorso ad ogni tipo di condono, generatore principale della corruzione diffusa nel Paese.

3.10) Gli accordi commerciali e nelle regole della concorrenza, come in quelle degli appalti, devono andare oltre l’idolatria delprezzo minimo come unico criterio. La qualità di una regola economica è riconosciuta, infatti, non solo per la sua capacità di aumentare il benessere del consumatore, ma anche nel promuovere la dignità del lavoro, la tutela della salute, la salvaguardia dell’ambiente.

3.11) L’impegno per una politica estera pro-Europa deve essere volto ad una modifica di non pochi dei punti qualificanti i Trattati, quali l’inserimento della piena occupazione tra gli obiettivi della BCE, il rafforzamento degli strumenti per far fronte agli squilibri intra-Unione, l’allargamento dei poteri decisionali e di controllo del Parlamento Europeo in materia di politica economica e fiscale e di PESC). Si tratta, infatti, di realizzare condizioni effettive di equità tra tutti i paesi e i popoli dell’Unione. Pensiamo all’Europa come avrebbe dovuto essere: libera, aperta, lungimirante, coraggiosa e coesa. Un’Europa dei valori e dei diritti, nella quale è fondamentale essere più presenti, più credibili e più autorevoli. L’Europa deve avere il coraggio di avviare anche politiche comuni ed unitarie in materia fiscale e della difesa. Deve altresì farsi carico del macro fenomeno delle immigrazioni in maniera continua e strategica, anche riprendendo e rafforzando quelle politiche di cooperazione allo sviluppo nelle aree dei paesi emergenti abbandonate nei decenni scorsi. Non possono essere i singoli paesi europei, o gli scontri tra i paesi, a risolvere un problema tanto enorme. La doverosa accoglienza deve tenere conto delle possibilità dello stato di arrivo, deve essere partecipata da tutte le nazione europee e seguita da idonee politiche d’integrazione, assicurando il coinvolgimento dell’intera Europa.

3.12) A livello globale, la nuova forza politica dovrà agire per costruire autentiche istituzioni di pace e rivedere gli Statuti delle grandi istituzioni internazionali alla luce del principio del governo dei molti e sulla base del concetto che è “lo sviluppo il nuovo nome della pace”, nella luce di un universalismo affrancato dagli egoismi dei più forti e diretto a raggiungere un progressivo disarmo di tutti gli armamenti, a partire da quelli nucleari. In questo senso riteniamo che: la tratta degli esseri umani debba essere dichiarata crimine contro l’umanità; debba essere rinegoziato l’accordo TRIPS il quale sta determinando una concentrazione della conoscenza, come mai visto nel passato,  causa prima della concentrazione di redditi e di ricchezza; sia necessario operare affinché la scienza e la tecnologia, oltre ad essere sempre più condivise, siano sempre più finalizzate alla crescita di tutti gli esseri umani; occorre dichiarare illegali i contratti di “land grabbing”  (accaparramento delle terre), vera e propria pratica di neocolonialismo.

3.13) Questo progetto “neoumanista” d’ispirazione cristiana deve accogliere la dimensione della trascendenza, orizzontale e verticale. Si tratta, nella stagione attuale di accelerata digitalizzazione, di rispondere alla grande sfida di natura antropologica ed etica rappresentata dalla tesi del superamento della dimensione umana. Si promette di giungere alla creazione di “macchine” dotate, oltre che di intelligenza artificiale, anche di coscienza artificiale. Per quanto si apprezza e si sostiene il progresso scientifico e tecnologico e l’avanzamento dell’high-tech, non si può abdicare alla piena umanità dell’uomo, al rispetto della Persona, del suo ruolo e della sua funzione nella società. Il progresso scientifico e tecnologico non può sostituire l’orizzonte della trascendenza ed essere concepito in alternativa alle le esigenze di una crescita culturale ed intellettuale d’impronta umanistica, oltre che alla complessità di sentimenti e di sensibilità destinate a dare un senso alla vita di tutte le donne e di tutti gli uomini.

  1. Estendere le libertà, rafforzare la democrazia, promuovere la solidarietà

Con la concordia anche le piccole cose crescono. Riteniamo che il nostro bene e la nostra felicità dipendano non solo dai beni di giustizia, ma pure da quelli di “gratuità”. La grande scarsità di cui oggi soffre la nostra società è proprio quella di questo tipo di beni, assieme a quelli di partecipazione e coinvolgimento sulla base dello spirito di servizio e del disinteresse personale.

La politica rinuncia al proprio ruolo primario, quello di perseguire il bene comune della famiglia umana e scade al livello dello sterile calcolo di interessi contrapposti, se non prende atto di quella scarsità e non provvede a porvi rimedi.

Sovranismi e populismi sono risposte alla paura, non ai problemi che, anzi, alla fine, per esperienza storica, degradano in conflitti armati.

Per questo, siamo aperti a chi desidera estendere le libertà e rafforzare la democrazia e intende ritrovarsi attorno ai principi morali e solidali su cui si basa ogni convivenza civile e si salvaguardano la dignità della Persona, il ruolo della Famiglia, la Giustizia sociale.

Vogliamo, Insieme, portare una voce nuova nella politica italiana ed europea ricercando il massimo della convergenza e della condivisione intorno a progetti realmente in grado di rispondere alle necessità ed alle attese del mondo di oggi.