Cina e India: evitiamo che a parlare di cose serie con i due colossi siano i soliti che hanno rovinato l’Italia nostra

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I macro paesi quali Cina ed India non solo sanno che, per decenni, l’acciaio non sarà obsoleto ma che la domanda è destinata a salire. Per quello si posizionano sul mercato e vanno in giro a comprare quello che altri non hanno bene amministrato. Da questa visione del futuro e del mercato dipendeva l’interesse degli indiani della Arcelor Mittal. Da questa lettura di cosa potrebbe accadere nel futuro è dipeso l’acquisto, in queste ore, della British Steel, in bancarotta, da parte della Jingye colosso cinese. Il resto sono chiacchiere e confusione mentale.

Che l’acciaio (e leghe similari) sarebbe diventato una delle tappe nodali della agenda di chi avesse avuto l’ardire di mettersi alla guida di questa nostra Italia, lo sapeva anche l’ultimo dei cretini. Cioè il vostro Leone Ruggente. Figurarsi chi si era fatto re, con corona a cinque stelle d’oro e diamanti, ritenendo di saper amministrare la cosa pubblica.

Eppure siamo arrivati a questo vicolo cieco. Nulla, dal 2013, da quando cioè il MoVimento è stato spesato con il denaro pubblico, è stato messo in “cantiere” a Taranto o a Genova o ovunque si doveva pre-pensare a come sciogliere questo nodo ineludibile. Come la morte. Conoscete qualcuno che non sia morto? Alcuni miliardi di umani non sono ancora morti ma per tutti gli attuali abitanti del Pianeta la fine è certa. Così come era certo che la questione ILVA, con i suoi morti ammazzati (inutilmente), sarebbe arrivata al capolinea.

Pre-pensare sempre, ma in questo caso particolarmente, voleva dire, banalmente, in tempo utile, cioè anni prima,  porsi domande in chiave responsabile. Anni prima vuol dire almeno dal ottobre/novembre 2013, per fare il caso di chi guidava il MoVimento.

Acciaio quindi oltre che cazzafrullate intorno al mondo smart utile (vedrete che non sarà neanche così) alla Casaleggio e ai suoi ipotetici core business.

Invece, nulla di nulla. Dico dall’ottobre /novembre 2013 così i conti sono facili-facili: 6 anni, cioè oltre 2200 giorni. Invece, tranne  qualche deputato eletto sul territorio, i vertici oligarchi del M5S non hanno pre-pensato nulla. Certamente da quando segnalai loro il rapporto con il prof. Mapelli e l’algoritmo intelligente nelle disponibilità della Magister Energy Engineering  e di un imprenditore milanese Silvio Rancati “rivale” di Paolo Scaroni.

La lunga premessa pipposa è per affermare, che in questa direzione (la ricerca scientifica) i vertici pentastellati non hanno mosso un muscolo facciale almeno da quando questo marginale e ininfluente blogger (nella sua veste altra di Direttore di HUT8) provò a indicare la strada obbligata del confronto con specialisti della materia. Ed era il 21 aprile 2017.

mail ILVA

Avevo individuato a tal fine il professore Carlo Mapelli che era già, così mi ricordo, consulente dell’ILVA ma non nella chiave che avevamo individuato in HUT8: l’innovazione tecnologica, tanto per cominciare, applicata alle modalità di produrre l’acciaio, ai suoi costi per tonnellata, al risparmio energetico futuro grazie all’algoritmo detenuto, a spizzichi e bocconi, in una realtà imprenditoriale milanese già, come anticipato, partecipata da Paolo Scaroni (quello) per, se ricordo bene, un 17,7%. Io quello potevo fare. Come si dovesse mettere riparo alla salute e all’inquinamento generato per decenni intorno all’ILVA non era certo compito di una associazioncina marginale e ininfluente come quella a cui aderivo. Fidavamo in figure apicali del MoVimento “briffate” opportunamente dalle nostre risposte se ci avessero fatto le domande opportune. Con prudenza e sicurezza. Visto il tema. Quanto segue dovete considerarlo come prima parte di un lungo racconto di indifferenza e di piccoli opportunismi di gentarella piazzata anche alla guida di settori delicatissimi del Governo della Cosa pubblica quali il COPASIR (vuol dire i servizi che dovrebbero sviluppare anche Intelligence economica) o il Ministero della Difesa. Come al solito mi assumo completamente la responsabilità (e non come giornalista che non sono) delle affermazioni. Lo faccio quale cittadino responsabile che, viceversa, ritengo di essere. Povero pensionato, ma responsabile.

Come al solito partiamo bassi ma pronti ad alzare la testa posizionata su di una schiena dritta. In questo caso “drittissima”, quasi fosse una sbarra d’acciaio. Per restare in argomento e in metafora.

Oreste Grani/Leo Rugens