Sogno o son desto? Di Maio vuole cacciare (da dove?) i rematori contro

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Così, dopo essere stato il più Grande Dissipatore della Storia patria (questo è e per questo sarà ricordato), Luigi Di Maio minaccia espulsioni. Da cosa ed effettuate da chi? Dopo questa dichiarazione farneticante (è un reato dichiarare farneticante un tale intendimento?), la condizione di inadeguatezza (se fossi intellettualmente onesto e non un pavido opportunista, avrei scritto “mentale”) in cui il capo di ciò che avanza del M5S si trova, è provata agli occhi di chi voglia vedere. E invece in questa Repubblica ingiusta, Di Maio è il Ministro degli Esteri, cioè formalmente, nella fase geopolitica complessa in cui viviamo, il vertice del Governo. Dopo essere stato il detentore del record mondiale di rapida dissipazione di un “patrimonio di speranza” (quello affidatogli da 11 milioni di cittadini ridotti allo stremo da decenni di gestione criminale partitocratica), il ragazzotto dai capelli sempre in ordine si mette fare l’epuratore: caccio chi non sta con me a prescindere da qualunque comportamento abbia tenuto.

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La famiglia Cancelleri

Ed io, per rispondergli, torno (cosa è Leo Rugens se non un tormentatore che torna a tormentare?), provocato da queste affermazioni, su quelle fotografie che non hanno avuto smentite argomentate. Se si eccettua Vincenzo Spadafora (come ero certo, non era lui il fotografato con l’allegra brigata ridanciana) gli altri tacciono, dando riscontro/conferma all’accusa implicita di nepotismo dimaista di cui si è fatto carico Leo Rugens nei confronti del Grande Dissipatore. Nessuno smentisce la prima foto (quella degli entusiasti amichetti campani di Luigi Di Maio); nessuno smentisce il quadretto  familiare dei “Cancelleri organizzati“. L’epuratore si facesse da parte (per molto meno lo spagnolo Albert Rivera si è tempestivamente dimesso) e dopo aver preso tanto da milioni di italiani raggirati restituisse loro un barlume di speranza. I soldi che le idrovore ideate dagli architetti casaleggisti, prelevandoli dalle tasche dei parlamentari (e quindi indirettamente da quelle degli ultimi italiani onesti) nessuno li restituirà perché sono finiti nei conti correnti della evanescente Piattaforma Rousseau, o nelle tasche dei “temutissimi comunicatori” o dei membri (do you know “membri”?) degli uffici stampa “congruamente” pagati. Di Maio vuole mettere fuori “quelli che remano contro” ma rimuove il dettaglio che per esistere un “fuori” (da cui espellere le persone pensanti e non belanti), ci deve essere un “dentro”.Ma non c’è più il dentro. Punto. Questa  dicotomia “dentro/fuori” si porta dietro una complessità di pensiero transdisciplinare che non è proprio cosa provare ad impostare con quel poveretto (ma ormai “ricchetto”) dell’attuale Ministro degli Esteri. Il dentro non esiste più e vanno rapidamente create, ignorando il capo di ciò che tende ad essere “niente”, le condizioni per ragionamenti ampi, argomentati in serenità, con finalità dichiarate in piena luce, che, partendo da un tale “groviglio bituminoso” (questo è ormai il luogo che un tempo si chiamava MoVimento a cinque stelle e che, ribadiamolo, aveva fatto sperare milioni di compatrioti), non consenta al dissipatore/sabotatore della convivenza civile di minacciare niente e nessuno.

La Repubblica è in pericolo ed espellere dalla politica gente come Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Bologna docet), è un dovere, prima che un diritto.

La Repubblica è in pericolo ed i repubblicani devono agire, ancora una volta, in sua difesa e in piena luce. In quanto lo Stato è cosa pubblica, cioè luogo di convivenza complessa, (come ricorda Hannah Arendt a sua volta ricordata, come fulgido esempio di pensiero trasparente, da Stefano Zamagni), che va trattata “alla luce del sole”. Certo che la lotta è nuovamente impari perché delle “cinque stelle” di cui disponevamo c’è rimasta, ancora una volta, solo lo Stellone. Ma c’è, e, ancora una volta (e tre), va evocato lo stellone magico. Sperando che anche dal Tribunale di Genova arrivino buone nuove, tali almeno da rendere chiaro chi sono gli usurpatori, i sabotatori, gli abbuffini, i titolari di conti correnti un tempo esangui ed oggi belli pasciuti e chi, viceversa, almeno formalmente, è il legittimo difensore dell’ipotesi di un cambiamento paradigmatico culturale e politico che questa bellissima Italia ancora si merita.

Che quella in elaborazione al Tribunale di Genova sia una “sentenza” lungimirante, utile a restituire speranza alla Repubblica che, viceversa, lasciata in balia degli usurpatori o degli aspiranti tiranni, potrebbe vedere riaperta una stagione di drammatici eventi.

Notoriamente Leo Rugens è un vecchio signore, ormai povero pensionato (ma che ne ha viste tante), ritiratosi in questo angusto spazio telematico a sognare. E in quanto sognatore, sogno nella mia marginalità e ininfluenza, il possibile. Confortato che, almeno nel mondo dei sogni, non si commettono reati.

Oreste Grani/Leo Rugens


DENTRO E FUORI,VISIONE OBSOLETA DI UN MONDO (LA SICUREZZA E L’INTELLIGENCE) CHE VICEVERSA HA BISOGNO URGENTE DI CAMBI CULTURALI PARADIGMATICI

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Lo studio degli scambi fra l’interno e l’esterno di un organismo vivente, nel caso specifico di una cellula, è una delle moderne branche della biologia.

O, almeno – da profano della materia – così penso che sia.

La struttura intelligente che deve provare a superare la dicotomia “dentro-fuori”, “sicurezza esterna-sicurezza interna”, a cui da anni penso, si ispira ad un modello, bioemulativo, capace di raggiungere l’indipendenza partendo da una vita limitata, senza vera sovranità e mobilità, in un habitat intrinsecamente ostile. Questo è l’oggi e chi dice il contrario, mente sapendo di mentire. Penso, quindi, ad una struttura intelligente capace, grazie a un adattamento progressivo e intelligente, di operare una continua selezione tra quanto si genera dentro e fuori.

Questo processo di selezione può solo avvenire, come nei fenomeni cellulari che aspirano ad una maggiore complessità, tramite la presenza in ogni membrana (tessuto vivente che delimita e unisce – in un tutt’uno – il dentro e il fuori) di molecole “proteiche” capaci di riconoscere e di “far passare”  grazie a trasportatori e canali (per continuare nella metafora) alcune sostanze e non altre.

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L’Intelligence di Stato che sogno vedere prendere forma è questa membrana, tessuto poroso e al tempo stesso impenetrabile a seconda delle necessità e dei bisogni dell’organismo nel suo insieme.

Altro che stupide, cieche, sorde strutturine (ma pletoricamente infestate di migliaia ben pagati inutili parassiti) “dentro e fuori”, divise per rigide sorde, cieche e mute competenze e permanentemente facilmente “influenzabili” dal virus delle autolesionistiche rivalità.

L’evoluzione, e quindi la crescita e il rafforzamento dell’uomo come lo conosciamo, non ci sarebbe mai potuta essere senza la membrana, l’epidermide, saggiamente informata, direi consapevole, dei bisogni di ciò che costituisce il “dentro” rispetto a ciò che viene offerto/richiesto dal “fuori”. La rottura dell’equilibrio di questi scambi, se non l’inadeguatezza della membrana di per se alla sua funzione vitale, fa sorgere la malattia.

Ciò, continuando nel gioco metaforico, può avvenire soprattutto per un’alterazione o una inadeguatezza di quell’organo (che continuiamo a chiamare membrana) visto nel suo insieme o per un’alterazione delle singole proteine di membrana che costituiscono i “canali” che uniscono “il dentro e il fuori”.

Non sempre quindi, per tornare alle “mitiche agenzie” e all’ambiente della sicurezza, continuando a fare metafora, le cose vanno malissimo non perché ci si trovi di fronte a “mele marce”  ma perché i canali, inadeguatamente predisposti, non riescono a far fronte ad un carico di lavoro che, dal fuori, si presenta al dentro in continuo ed evoluto aumento. I canali risultano essere oggettivamente e necessariamente portatori di questa macroscopica dimensione del carico informativo in cui compare non solo di tutto anche sostanze abnormi e pericolose, per aggressività o in rappresentanza di finalità/bisogni di altri organismi, a loro volta in evoluzione, che circondano il nostro che, immerso in questa overdose potrebbe essere colto da malattia se non dalla morte stessa. In altra sede (“Shalabayeva Il caso non è chiuso”, e-book di Alberto Massari per la Adagio editori di G.Casaleggio) troviamo scritto (e lo condividiamo) che il nostro Paese ha ormai “perso conoscenza”, quasi fosse “svenuto”. L’incipit del volume citato recita:

“L’espressione del subconscio di una nazione è il suo servizio segreto”, scrive John Le Carrè nel suo romanzo più noto La Talpa. Il subconscio è una delle peculiarità dell’intelligenza umana. L’assenza (di questo si tratta) di un servizio segreto “intelligente” rende l’Italia una realtà storica-culturale-giuridica senz’anima, senza sovranità, incapace di riconoscersi. Quando un individuo sviene o, addirittura, muore, si dice che “perde conoscenza”. Così è ridotta l’Italia.”

Questo oggi ribadiamo, messi alla prova dal sacrificio del nostro intelligente compatriota caduto al Cairo mentre era certamente  impegnato a ragionare di cose complesse e in insorgente trasformazione. Giulio Regeni era comunque al Cairo a tentare di informare (o vogliamo anche negare questa meritoria attività?) perché altri da lui, in futuro prossimo, potessero consapevolmente decidere sulla complessità geopolitica mediterranea e partecipare, da edotti, a decidere delle sorti delle genti che sul Grande Lago si affacciano e hanno diritto a vivere rispettate e garantite come chiunque altro al Mondo.

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Che almeno l’esempio/sacrificio di Regeni, sia taumaturgico e di stimolo “formativo”.

Nel mio ragionamento (sperando che non spunti qualcuno/a a dirmi che anche questo era frutto della sua e non della mia scienza), l’architettura della sicurezza della Repubblica è necessario che ruoti intorno a questa membrana che è terza includente e non limite o confine escludente, quasi fosse una “frontiera/muro” come ormai in troppi cominciano a desiderare che le frontiere tornino ad essere. La membrana intelligente a cui penso deve essere  tessuto che ha il compito di proteggere la vita stessa dell’organismo/Stato tenendolo in rapporto con l’universo intero, consentendogli di farsi informare e formare proprio dall’ambiente circostante, anche qualora fosse ostile. La struttura dedicata alla Sicurezza della Repubblica, durante questa indispensabile osmosi, deve avere intelligenza tale che non cessi di esistere come autonoma realtà, soppressa da altre che si organizzano, legittimamente o meno, pacificamente o meno, nello spazio esterno.Tutti questi avvenimenti, anche drammatici, li chiamo “convergenze evolutive” che solo una membrana straordinariamente intelligente può favorire che avvengano, impedendo che prevaricazioni e parassitarie fagocitazioni abbiano il sopravvento. Senza un tale organo elastico, ogni rigida, fobica, paranoica difesa, sarà vana. Altro che fili-spinati, muri, frontiere al Brennero (ma vi rendete conto che cazzate dobbiamo risentire dire?) o Slovenie che pensano di essere diventate l’ombelico del Mondo.

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Questo penso e perché questo organo intelligente un giorno prenda sostanza, opero. Da sempre e in spirito di servizio.

Oreste Grani