Elisabetta Trenta: ovvero è l’ora di una seria MACREV

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Sotto attacco perfino dalla conduttrice di Che aria che tira? Questa Elisabetta Trenta, lapidata mediaticamente prima ancora di capire quali siano gli eventuali moventi di tanto rumore,  rischia di diventarmi sempre più simpatica. Simpatica a me che sono stato tra i primi (o mi volete togliere perfino questa primogenitura) a denunciare la storia oscura di Vincenzo Scotti e della matrice ambigua della Link Campus University dove si è formato (si fa per dire) perfino l’attuale sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, quello leggero nelle frequentazioni di ambigui personaggi quali ad esempio la signora Annamaria Fontana e il di lei marito Mario Di Leva.

Sono un signore anzianissimo che ha studiato (e dicono che ne abbia anche capito la ratio), per suo diletto, il Caso Montesi e come funziona la macchina del fango. Sono un vecchio signore che proprio quando ha cominciato a capire che aria avrebbe tirato in questo Paese, ha preso, per tempo, le contro misure e che adesso si sente libero di lasciare in rete quel che pensa compreso, in questo caso, che è plateale che “gatta ci cova” sotto il bordello militar-immobiliare.

Sono grato (chissà se mi legge e se ne trae conforto da queste banalità che lascio in rete) all’ex ministra perché appassionarmi al suo caso mi obbligherà a “vivere”.

Il fatto di vivere – ha sostenuto con grande sensibilità il pensatore complesso Edgar Morinè un processo di rigenerazione permanente, di ringiovanimento permanente. Invecchiare significa ringiovanire senza sosta, ma con il tempo questo ringiovanimento si degrada e così, infine, moriamo di vita dopo aver vissuto di morte“.

Continua Morin:”…ciò che non si rigenera degenera, e ciò è vero anche per la libertà e la democrazia“.

Sento una brutta aria a latere dell’attacco alla Elisabetta Trenta. Tanto che avrei preferito che la napoletana Myrta Merlino (mi è simpatica) questa mattina, non si facesse prendere la mano.

E questo lo dice un signore ininfluente e marginale convinto però che il movente che ha scatenato l’attacco all’ex ministra della Difesa (antisalviniana di ferro quando era duro esserlo), sia sordido.

E “pericolosamente” anti italiano.

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Grazie, pertanto, signora per costringermi a ringiovanire (e così facendo allontanare la morte) pensando al chi, come, dove, quando, perché di questa storia.

Oreste Grani/Leo Rugens noto anche, tra i pochi amici rimastimi, come il grande raddrizzatore di gambe storte dei cani. Sarebbe come dire “l’avvocato delle cause perse”. E pensare che non sono neanche laureato in legge. Anzi, non sono laureato in niente. Come il nostro Ministro degli Esteri.

P.S. al P.S.

Scartato l’omicidio per piacere sessuale, per imitazione, per compassione, per follia, per atto suicidario, per invidia, gioco e per divertimento o per “difesa” (qui quasi ci siamo almeno per assonanza semantica) rimango su quello che si chiama “omicidio per motivi strumentali legato ad una logica che riporta alla commissione di altro reato“. Da compiere o compiuto. Comunque per motivi interni ad un gruppo che può risultare essere anche criminale. Ovviamente stiamo parlando di omicidio in chiave metaforica. Ovviamente, amici lettori.

Comunque, se avrò tempo e abilità sufficiente mi dedicherò a ricostruire quella che si chiama MACREV, ovvero Matrice Cronologica della Ricostruzione dell’Evento.

Forse, se ne sono in grado, partirò in questa impresa per cercare risposte a tanto clamore e a tanto opportunismo giornalistico, dalla tipologia dell’intento primario e della premeditazione. Dell’omicidio.

A volte li casca l’asino, ovvero il mandante. Perché, sentite a me, questa storia ha un mandate e degli esecutori. E una vittima che non è la Trenta (anche lei esce ferita, forse, a morte) ma la Repubblica e la sua reputazione. E su questo vi invito a riflettere .