Caso Trenta: più questi l’attaccano, più mi vengono dubbi

TRENTA

Dubbi ed altro. Per ora ci accampiamo sui dubbi.

Intanto su chi, tardivamente e vigliaccamente, solo ora attacca Elisabetta Trenta, almeno con questa virulenza, quasi fosse che quanto accadeva – da decenni – nelle Forze Armate, fosse dovuto all’attività devastante della Trenta e non ad un sistema affaristico che controllava e controlla, tramite anche l’ex Finmeccanica, attuale Leonardo, l’industria bellica e il relativo indotto. Forze Armate guidate, da decenni, da nemici della meritocrazia e degli interessi superiori della Repubblica.

Altrimenti, sentite a me, l’Italia non starebbe come sta. Soprattutto in politica estera. Cioè tutto. Ma guarda a che paradosso stiamo arrivando: io nella mia micro dimensione ed ininfluenza certa, devo provare a difendere la Trenta, vergognandomi della canizza che una muta accanita “di tradizionalisti” (non fraintendete intendo solo i custodi di una tradizione di felloni e affaristi che affonda le radici in Caporetto e nella disfatta vile di un esercito al servizio di una monarchia imbelle) che si pone alle calcagna della “licenziata” per azzannarla, screditarla, per dimostrare che le sue idee (comincio ad avere curiosità sulle idee di questa donna nella tempesta tacciata perfino di essere cattolica e nemica dell’ipocrisia armamentista) facevano a pugni con i fatti. I fatti li conosciamo: sono il gattopardismo, elevato all’ennesima potenza, perché il periodo di “praticantato nei comandi” (o volete l’elenco umiliante di tutti quelli che si sono piazzati nel settore?) renda, una volta andati in pensione, quanto più possibile, quasi fosse un diritto di queste nullità di arraffare soldi fino all’ultimo giorno della vita. Propria e dei propri congiunti.

Vigliacconi imbolsiti dalle mostrine e medaglie di latta: è stata la Trenta a favorire la scelta strainutile degli F35 e la dissipazione di miliardi (non di vecchie lire) in giro per il Mondo senza mai provare a far ragionare dentro e fuori il Paese di queste inutili dispersioni di risorse?

L’uranio impoverito è una responsabilità della Trenta?

Gli avanzamenti alla cazzo di cane è una prassi “trentina”?

Le fintissime pensioni di invalidità che vi aggiustavate, le ha introdotte Elisabetta Trenta? 

Più vi accanite contro il “capitano” più mi insospettisco immaginando che state giocando una qualche oscura resa dei conti disturbati nei vostri scazzi dalla parentesi che questa donna potrebbe aver determinato nel vostro ambiente, non dimostrandosi duttile come si sperava. Una guerra per bande ancora in essere che prova a regolare conti facendo strame della Trenta? 

Dicendo questo il vostro ininfluente e marginale blogger sa di aver denunciato la pericolosità dei criteri di reclutamento e selezione della dirigenza politica per cambiare l’Italia, da tempo non sospetto. O vogliamo cominciare a scrivere che la Link Campus era la mia parte? Ed Elisabetta Trenta era certamente uno di questi casi controversi.

Pertanto quanto accaduto (che la Trenta sia stata nominata Ministro della Difesa!), vogliamo accollarlo al “capitano” di Velletri, che sgomitando, corrompendo, pregando e quanto altro volete, è riuscita nell’impresa epocale?

Una nullità, come la volete descrivere, che si impadronisce della poltrona ambitissima dove girano miliardi senza essere, per natura e vocazione, un Cesare Previti, non vi sembra un caso da studiare? Così come quello di quattro ragazzotti a cinque stelle (i grillini o altri furbacchioni pasciuti-pasciuti e attempati?) che sentendosi strateghi sufficienti in materia complessissima, hanno combinato tutto questo casino nel momento più delicato per la transizione da una NATO ad un’altra?

Questo accanimento contro la Trenta mi sprona a non distrarmi. In Difesa non si scherza, ammoniva Paolo Messa, anni addietro. Non solo non si scherza ma sarebbe il caso, Presidente Mattarella, che a tale volgare attività denigratoria si ponesse termine. Ma non vediamo come è ridotta pericolosamente la sicurezza nazionale? Anzi, mentre si dovrebbe determinare, con un richiamo fermo, tale interruzione di gravissima disinformazione (che sta succedendo?) tutta a danno della residua reputazione dell’Italia, sarebbe interessante cominciare a sentire (peccato che non sono nessuno) l’ex ministro sugli eventuali moventi di questa demolizione. Chissà cosa covava tra via XX Settembre e Piazza Monte Grappa, che la Trenta potrebbe aver percepito?

Un fuoco di fila di questa dimensione non me lo ricordavo dai tempi degli C 130 e i fratelli Lefebre, con annessi e connessi! In ultimo ma non cosa ultima: la libera stampa che dedica tanta moralistica attenzione alla Trenta (pagine e pagine di quotidiani e settimanali) è la stessa che, rimuovendo l’odore dei soldi che sono ancora nella disponibilità dell’editore, dimentica di svolgere attività giornalistica in chiave funzionale agli interessi di un gruppo di mascalzoni che sull’onda di quanto avveniva prima nella Loggia Propaganda 2 e poi durante il biennio stragista 1992-93 prendeva il potere in Italia nel 1994 e da quel momento non arretrava di un centimetro rispetto agli interessi oligarchici dei vertici massonici che operavano e operano ancora in questo sgarrupato Paese. Interessi massonici che, affiliando militari, continuano a farla da padroni, nelle nostre Forze Armate. Troppo accanimento per un appartamento. Vediamo se ci sbagliamo.

Oreste Grani/Leo Rugens

libro Clausewitz

P.S.

In un primo tempo si è inteso, sotto il nome di arte o scienza della guerra, solo l’insieme di quelle cognizioni  o capacità che si servivano degli oggetti materiali. La fabbricazione, l’approntamento e l’uso delle armi; la costruzione delle fortezze e delle trincee (se non ci fossero le cazzate che accompagnano la politica estera non ci sarebbero gli appalti d’urgenza per costruire le Misurata in Libia ndr); l’organico dell’esercito (ma quanti inutili soggettoni si aggirano da quelle parti? ndr) e il meccanismo dei suoi movimenti. Questo è Clausewitz. Avete idea quanto spreco di carburanti potrebbe celarsi dietro a tali movimentazioni? Da qualche parte, se vogliamo far quadrare i conti e moralizzare, bisognerà pure cominciare, a prescindere dall’appartamento di servizio del Ministro Trenta. Vediamo di cominciare dalle pensioni fasulle, artatamente gonfiate per motivi di salute e di invalidità. Quisquiglie e pinzillacchere rispetto a come ci si è pappata una azienda dopo essersi fatti assumere, a fine carriera, per svilupparla. O tornando a vecchi vizi ladroneschi che creavano voragini nel debito pubblico perché qualcuno, sfruttando la posizione, doveva farsi ricco vendendo 30 elicotteri Augusta alla Turchia, o 100 carri M13 e forniture imprecisate al Sudafrica, o tonnellate di armamenti vari all’emergente Gheddafi. Ma non avremmo potuto vendere uno spillo a Gheddafi se non avessimo acquistato gli indispensabili (ma per fare cosa decenni dopo ancora ci dovremmo chiedere?) missili Tow e Lance, per cifre esorbitanti. E poi petrolio petrolio petrolio sempre con una tangente di 3 centesimi di dollari a barile, altrimenti non si muoveva niente. Decenni di creste e tangenti hanno fatto il buco dello Stato. Certo anche con i mille e mille MOSE, ma la Difesa è stata determinante. Forse è arrivato il tempo di parlare di quello che gli uomini pentastellati mandati al Parlamento per moralizzare non hanno voluto, neo scimmiette disgustose, neanche vedere o sentire. Non a caso li ritroviamo acerrimi nemici della signora Elisabetta Trenta.

E rifirmo perché siamo intenzionati a non arretrare di un metro nella necessità di capire il movente di tutta questa scientifica denigrazione.

Oreste Grani       

Schermata 2019-11-27 a 11.37.01Schermata 2019-11-27 a 11.37.19Schermata 2019-11-27 a 11.37.37Schermata 2019-11-27 a 11.37.53Schermata 2019-11-27 a 11.35.36Schermata 2019-11-27 a 11.36.28