Il web si mostra sensibile e intelligente: ha dei dubbi sul “Caso Trenta”

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Questo suo (del WEB) dubitare (tratta con particolare attenzione – quasi fossi un raccomandato – i concetti che, con scelta semantica, gli affido) mi obbliga a continuare a dire la mia, inducendomi a “scalare” le particolari classifiche dei maggiori motori di ricerca, a cominciare da Google, che, mascalzone, non paga le tasse giuste ma sa quello che fa e “come” si trattano le notizie autentiche. I motori di ricerca della complessità di Google cominciano ad avere infatti, se non lo sapete, una loro capacità di convergere evolutivamente dando un contributo concettuale alla millenaria ricerca della Verità. A cui ci si avvicina, spesso e volentieri, come i filosofi insegnano, dubitando. E di dubbi, intorno alla questione “Trenta” (che qualcuno però ha scatenato), c’è ne da vendere.

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Pertanto, incoraggiato dalla schermata che vi allego (tranquilli è falsa), me ne vado in un “cerchio concentrico” ampissimo e dico la mia su una storia che non conoscevo per alcuni aspetti ma che, da quando ne ho avuto sentore, non non non non mi fa dormire. E già dormivo poco. Mi riferisco alla dolorosissima Strage di Ustica e ad una sua coda giudiziaria rappresentata dal fallimento (questa è la parte che non conoscevo) della compagnia per cui viaggiava l’aereo quella notte: l’Itavia. Ed era il 27 giugno 1980.

L’Itavia, infatti, a seguito della strage, è fallita, accusati i proprietari di tutto e di più, fino, se ho ben capito, di “cattiva manutenzione del vettore“.

Aiuto!!!!!!!! Ma che Paese è?Tornerò su questo fallimento anomalo.

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Ho il ricordo infatti di quanto Rosario Priore (di cui sono stato amico ed estimatore) si applicò per trovare moventi e appurare dinamiche di quella strage che non costò solo la vita di 81 compatrioti ma dubbi sulla morte di altre persone a vario titolo coinvolte nella vicenda. Uno dei morti ammazzati scientemente fu il Generale d’Aviazione di Squadra Aerea, Licio Giorgieri.

La massima responsabile di quel delitto a sfondo terroristico è stata tale Claudia Gioia, personaggio oscuro (perfino “premiato” con una detenzione irrisoria) di cui porto, con fierezza, il primato di aver parlato, con modalità fuori dal coro, per primo. E per anni.

E fuori dal coro, da oggi, comincerò a scrivere dei grandi avversari (tutti e tre dell’Aviazione) di Elisabetta Trenta che, per primi e con modalità insolite (per fare ammuina arrivarono a dissociarsi dalla parata del 2 giugno 2019), diedero fuoco alle polveri per la “fucilazione alla schiena” della ministra. Tutti e tre dell’Aviazione, ripeto, preoccupati esclusivamente che le loro superpensioni venissero toccate. Se si fossero battuti con altrettanta determinazione per far emergere la verità non solo sulla strage di Ustica ma anche sulla morte del collega Giorgieri avrei guardato con maggiore rispetto la loro crociata contro la cattolica Trenta. Tre ufficiali superiori sono pertanto, a prima vista, i registi  della lapidazione. In Aviazione si vola lontani dal sudore di chi fatica sulla terra, si guadagnano super indennità di rischio e missione, si trattano/decidono, durante il servizio, fatturati che definirei da capogiro.

Soldati privilegiati da cui, grati allo Stato, mi sarei aspettato altro che fare i “materassi di gomma” perché non si facesse luce sulla Odiosa Strage. Perché questo dice la piatta narrazione di quel nero episodio.

E poi – diciamolo – il peggio (dal mio punto di vista di cultore della materia) arriva quando uno di loro ci vuole spiegare, da dentro la sua ICSA, cosa sia Intelligence e cosa stia per accadere sulla faccia della Terra.

Ne avesse azzeccata una! Imbarazzante quando faceva passerella, a cose avvenute, con modalità autoreferenziali, a dirci cosa “era accaduto”. Qualcuno, in diretta tv, lo ringraziava e lui ricambiava per essere stato consultato e alla fine della giostra sembrava agli ingenui spettatori anche competente.

Partiamo dal generale di squadra aerea, in pensione, Leonardo Tricarico.   

Cosa dobbiamo leggere tra le righe dell’intervista che trovate a seguire? Intervista benevola tra l’altro in quanto fatta dalla super specialista di questioni attinenti i servizi, Claudia Fusari. La vicenda della intelligente Fusari (fu beccata a spiare i validi colleghi D’Avanzo e Bonini), cresciuta in quella Firenze un tempo regno assoluto di Federico Mannucci Benincasa direttore, per 18 anni, del centro SIFAR/SID/SISMI di Firenze, è troppo nota perché anche uno come me (che comunque preferisce non dimenticare nulla) sorvoli. Pur di apparire aziendalista (così si giustificò) la Fusari teneva “rapporti vietatissimi” con i Servizi e in particolare con Marco Mancini, cioè i vertici del SISMI. Punto. La morbidezza dell’intervista al generale Tricarico in cui lo stesso non solo racconta di essere un cacciatore di soldi per conto della ICSA, è platealmente costruita ad arte per “non dire nulla”. Certamente inutile per capire, cosa per il Paese, abbiano mai fatto questi lobbisti camuffati: specialisti in cosa e analisti de’che? Non so se anche l’ICSA abbia preso le sue belle toppate (tutto bene in Siria, benissimo in Tunisia, ottimo clima politico in Egitto, investire in Libia alla vigilia di sommovimenti epocali, come si era distinta l’ISPI, altra “autorevolissima” tink thank di cui in altri post vi ho parlato L’ISPI È UNO DEI PIÙ ANTICHI THINK TANK ITALIANI E TRA I MIGLIORI IN EUROPA. … OPPURE NO?) ma certamente è difficile trovare una vera utilità per la collettività in quel che fanno normalmente questi signori.

I quali pretendono anche di fare “formazione” rovinando generazioni per decenni.

O forse più semplicemente conservando, con i loro luoghi comuni e stereotipi, lo stato di cose che li aveva prima espressi e poi favoriti.

Per quello rimangono “in cordata” e continuano a darsi da fare. Grati a chi glielo consente. Anzi li finanzia, 250.000,00 euro per fare nulla di riscontrabile utile alla Nazione, a voi sembrano pochi, come piagnucola Tricarico?

Ci fermiamo a Tricarico. Nei prossimi giorni sarà la volta degli altri due. Perché, non bisogna dimenticarlo, nella Caso Trenta, a cui mi comincio a dedicare partendo dalle origini, i coraggiosi e intraprendenti accenditori di “micce corte”, risultano essere i tre caballeros dell’Aria Leonardo Tricarico, Mario Arpino, Vincenzo Camporini.

Questa premessa (un lungo post quello odierno) per dire che continuo ad avere dubbi sulla vicenda della ex Ministra Elisabetta Trenta. E lo dico forte di mille discorsi che ho sentito fare, sin da quando ero ragazzo, di “misure attive”, messe in mezzo e pressioni indebite.

Per quello, certo che anche di questo aspetto si sarebbe arrivati a scrivere (sempre per denigrarla), il 22 novembre 2019 (è un dato che sarebbe opportuno inserire in una MACREV seria), ho anticipato che l’avrebbero chiamata in causa per una prassi (pessima ma prassi) che vede, negli ultimi giorni in cui un ministro è in servizio, la firma di un pacco di encomi. Se si vuole fottere il tale o il talaltro politico, a fine mandato (o ogni volta che è possibile), i furbi/sabotatori/destabilizzatori, i “professioni della manina” infilano tra le carte anche qualcuno che non sarebbe stato il caso di encomiare. E così il ministro di turno (stanco o amareggiato o euforico) fa una fesseria (sia pure questione minore) e qualcuno si fa bello di qualcosa. Gentarella. Ma, come si dice, ca nisciuno è fesso, e che anche questa banalità (che fosse stata apparecchiata, ripeto, l’ho anticipata il 22 di novembre!) continua a suscitarmi dubbi. E il 30 novembre è uscita, quasi fosse la rivelazione del 5° “Segreto di Fatima”, la storiella degli encomi.

E più Leo Rugens ha dubbi, più il web, alleato strategico della verità, mostra il crescere del posizionamento “dei dubbi” intorno a questa vicenda. Dubbi che non vogliono essere formulati a difesa della Trenta. Banalmente la signora non doveva accettare l’incarico avendo il peccato originale della Link Campus University e perché si vedeva, da un chilometro di distanza, che, alcuni, a  cinque stelle, la stavano spingendo in avanti senza aver un pensiero compiuto se non quello di usarla come schermo, considerandola utile e malleabile.E tanto malleabile il capitano non deve essersi mostrata.

Questo penso e questo dico. O mi volete dare lezioni anche sul terreno spinoso (l’ambiguità della Link Campus) su cui ho una primogenitura certa?  

Ci mancavano gli encomi e, se avevamo dei dubbi, ora abbiamo certezze.

Come è solito fare Leo Rugens, mi fisso su dettagli minori e nomi di apparente secondo piano.  E lo faccio anche in questa vicenda. Anzi, visto il livore che alcuni mettono nell’accanirsi contro la Trenta, mi vado a ricavare l’opportunità di servire il mio Paese (come altre volte dicono che abbia fatto) cercando spunti e comportamenti che avrebbero dovuto allarmare ben altri. Soprattutto, mi vado a cercare (questo dicono che sia la mia specializzazione), tra i protagonisti della vicenda, quelle che chiamo “strane coppie” alla Neil Simon, l’autore di testi teatrali. Quelle “attrazioni fatali” che, per intendersi, solitamente nascondono moventi oscuri dello stare insieme o “puntellarsi“. Quando in una vicenda compaiono “strane coppie“, potete starne certi, se ne vedranno delle belle. E in questa storia della demolizione della reputazione del Capitano/Ministra, di “strane coppie” ce ne potrebbero essere più di una. Comunque, mi vado ad attestare, per cominciare, su due nomi che mi attirano (e spiego anche perché): Augusto Rubei (Rubei, a Roma, è sinonimo di motorini e di una cosa più sofisticata che era la diffusione del Jazz con il Festival di Villa Celimontana) e il Generale dei CC,  Salvatore Luongo.

“Rubei” ho accennato perché mi ha attirato. Il  Teatro della Memoria così funziona in me ed io ho il dovere di chiarire i percorsi mentali che nascono dalle e nelle “fonti aperte”.   

Il giornalista ha infatti un cognome che mi ricordava serate passate ad ascoltare buona musica in un parco con  la donna che oggi è mia moglie e che ha usato, a suo tempo, un “motorino” commercializzato dalla ditta Rubei. Che è altro, come va chiarito, da quanto faccia  il nostro Rubei. In realtà, venendo all’oggi, abbino il Rubei (quindi il signor Augusto) anche e soprattutto ai danni irreversibili fatti a fianco di Virginia Raggi. 

O vogliamo dire che uno che è stato capo ufficio comunicazione (o una dicitura similare) di Virginia Raggi è esente da quanto successo successivamente all’elezione trionfante nella Capitale? Il Trionfo era l’onda lunga dello Tzunami. L’uso di quella opportunità storica è tutta da ascrivere alle Raggi e ai vari Rubei. Cioè a Luigi Di Maio.

Sul rivelarvi il motivo per cui mi sento attratto dal Generale dei CC Luongo, per ora, mi riservo.

Ma se uno sa del mio massimo rispetto per l’Arma, giunto a questo punto del post più bizzarro di tanti altri, è bene che si faccia delle domande e, seguendo il consiglio del buon Marzullo, si dia delle risposte sul perché, con audacia (il generale è un uomo potente), faccio il nome di Luongo. Luongo che detiene, per meriti, il primato dell’essere pervenuto al grado quando aveva soli 52 anni (penso che sia un record).

Comunque, sentite a me, in questa storia della demolizione della reputazione di Elisabetta Trenta, non c’è solo la questione delicatissima di una nullità come Luigi Di Maio che deve aver ritenuto suo diritto controllare “da vicino” il titolare del Dicastero della Difesa, mettendogli a fianco un “soffiatore di fischietto” (approfondite il significato dell’espressione professionale che scelgo) come questo Augusto Rubei. Temo, per la Repubblica, che non ci siano solo dinamiche di forte controllo e paranoia. E quando dico forte controllo e “paranoia”, vedrete che non mi sbaglio.

Questo Rubei è presentato dalle fonti aperte come un tipo intraprendente dotato di professionalità brillante mentre (questa è la mia lettura), sempre utilizzando quelle stesse fonti, a me sembra più uno che potrebbe rispondere, strapagato, ad un disegno maligno perché “nulla cambi”. Vedo infatti il giornalista come il “soffiatore di fischietto” di ambienti conservatori, attivi sulla Capitale prima (massacrata la Raggi) e nella Difesa dopo (massacrata la Trenta), a che nulla cambiasse. Tesi bizzarra ma è mia e come tale la voglio rendere pubblica, pronto a risponderne. Questo brillante e “iperattivo” giornalista  mi sembra sempre presente dove si creano i presupposti di gravi danni per la collettività. E questo, in particolare, mentre si consumava la speranza del grande cambiamento culturale ed altri, al tempo, tramavano per riconsegnare la cosa pubblica a chi di dovere (il vero sempre eterno padrone di Roma) perché ne potesse continuare/riprendere a fare strame. Come sta per avvenire e in modo “tombale” anche alla Difesa. Basterà trovare (ma senza il vostro aiuto non ci posso riuscire) per “chi” soffiava il fischietto questo Rubei (oltre che per il ducetto Di Maio) e un passo in avanti per capire la vicenda dell’alloggio, degli encomi e di ogni cosa che proveranno ad attribuire alla Trenta, sarà fatto. Un passo che potrebbe essere risolutivo, se saremo un po’ fortunati. Speriamo di esserlo. Perché la posta in gioco deve essere più congrua di quanto abbiamo fino ad oggi visto. Su questo sono certo di non sbagliarmi.

Questa è la mia tesi e la sosterrò a qualunque costo.

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Che tipo strano questo Leo Rugens che arriva, nella sua mente e nel suo blog, certamente entrambi marginali e ininfluenti, a trattare il  “Caso Trenta”, quasi avesse la dignità di un “Caso Dreyfus” (il grado – entrambi capitani – mi deve aver suggestionato!), sia pure, ovviamente, in ottavo, sedicesimo, trentaduesimo (lui ebreo e lei semplicemente donna e credente). Entrambi (e tre!) gli episodi sono quindi degni di non essere sottovalutati. Come fu all’epoca il tentativo di fare di Dreyfus il capro espiatorio di ben altro, J’accuse (io accuso montandomi la testa) che il problema delle Forze Armate italiane è ben altro che un alloggio utilizzato per troppo tempo dopo l’allontanamento dalla funzione di un ministro “silurato”. Penso che sia una somma di complessità che riguardano da decenni (e non da quando la Trenta è stata inopportunamente nominata) il personale, la struttura (sarebbero gli organigrammi veri e propri e gli avanzamenti di carriera), la protezione e la tutela della Repubblica, l’addestramento, le singole missioni e operazioni e il loro bilancio, cosa si debba intendere per ammodernamento, come si dovrebbero trattare le infrastrutture e, ritengo, infine (ma non cosa ultima) la sicurezza delle informazioni. E quando poi arriveremo a questo tema principe, ci divertiremo.

La verità e che in questo nostro sgarrupato Paese abbondano gli adoratori della “servitù volontaria” alla Rubei, ma non ci sono gli Émile Zola che possano accusare, forti della loro statura intellettuale, per provare a scardinare assetti di potere (fortissimi?) come si intravedono in fili-grana (grana e non grani) in questa faccenda piena di dubbi.

“Faccenda piena di dubbi” come il web a cominciato a considerare il Caso Trenta.

E non mi riferisco ai soliti F35.

Forse, più terra terra, al mio livello quindi, penso a chi mangia, da troppi anni.

Il M5S era stato votato da moltissimi onesti militari anche per mettere fine a quello schifo. Penso a chi mangia e quindi penso a “cucine” e a “buoni pasto” (che fine ha fatto l’inchiesta?) più che a sistemi d’arma complessi o ad alloggi non restituiti con puntualità. Penso a storie miserevoli piuttosto che ad intrighi internazionali.

Mi sa, però, che a pensarela così mi sto mettendo in un guaio che un sedicesimo basterebbe.

Chi mi vuole bene cominci pertanto ad aiutami facendomi pervenire riflessioni, informazioni (autentiche) e fondi (un po’ di soldi, come al solito, mi servono) per pagare avvocati degni di questa storia. Che sarà più una vicenda di malaffare e di sicurezza violata che di qualcuno che ritiene di poter dare lezioncine di comportamento ad una docente che potremmo scoprire, alla fine di questa storia oscura, essere più saggia e morale di tutti i suoi ipocriti denigratori.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

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La schermata è autentica! Falso è che sia falsa. E abbiamo solo cominciato a cercare i moventi dando risposte ai dubbi.

PS al PS:

Il Generale Tricarico, se ne ha piacere, può incontrarmi, con modalità pubbliche da lui scelte, per sentirmi raccontare che uso è stato fatto di 8.000,00 (ottomila) euro, legittimamente raccolti tra cittadini. L’8 nel 250, notoriamente ci sta oltre 30 volte! Lui, in onesta reciprocità, mi relazionerà dei “loro” 250.000,00 euro che gli sembravano striminziti. Ovviamente sono pronto al “duello” in presenza di specialisti della complessa materia che viene appellata, spesso impropriamente, intelligence.

E rifirmo: Oreste Grani

Ora più che mai ho bisogno di aiuto:

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

oppure un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739


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