Iraq, colpo di stato dietro l’angolo?

Abd al-Ghani al-Asadi

Abd al-Ghani al-Asadi

Cambiare tutto per non cambiare nulla, questa è la filosofia applicata dalla politica irachena in queste ore. Come avevamo ampiamente anticipato su questo blog, Adel Abdul Mahdi alla fine si è dimesso. Le sue dimissioni che hanno aperto di fatto la crisi di governo sono avvenute in circostanze molto tristi, il primo dicembre dopo che nella città di Nassiriyah, il 29 novembre, durante le manifestazione la polizia ha sparato sulla folla uccidendo 21 manifestanti, il generale incaricato della sicurezza a Dhi Qar, Al Shammari, era appena arrivato in città ed è stato subito rimosso. Al momento per quelle morti e per altre come quelle di Al Sink, a Baghdad non ci sono colpevoli, anche perché gli sparatori arrivano su mezzi come furgoni vestiti con mimetiche oppure divise nere, sparano e se ne vanno. Non solo, l’odio e la rabbia dei manifestanti è così accesa che a Baghdad, la folla, ha vituperato un corpo di un ragazzo di appena sedici anni perché si era diffusa la voce che fosse un cecchino che sparava dai tetti, quelle persone in preda all’ira sono state già identificate e “messe al gabbio”.

Asaad al-Eidani

Asaad al-Eidani

Ma per tornare all’attualità ora si è alla spasmodica ricerca di un sostituto di Adel Abdul Mahdi, e i partiti politici non hanno ancora percepito che la folla non accetterà nessun candidato politico. In un documento editato dai manifestanti si chiede come nuovo rappresentante di governo una personalità di spicco che non sia legato in alcun modo ad ambienti politici. E quale è stata la risposta dei blocchi politici? Tra tutti i nomi spiccano quattro figure:  Abd al-Ghani al-Asadi, Asaad al-Eidani, Muhammad Shia’a al-Sudani e Mustafa al-Kazimi.  Assad al -Edani e Muhammad Shi’a al-Sudani sono stati ampiamente respinti dalla folla per corruzione o collusione con la politica corrotta. Il fatto è che, comunque vada, chiunque diventi primo Ministro ha dietro di se l’appoggio degli stessi che i manifestanti vogliono far cadere. Non solo nell’arroganza tipica di chi è al governo senza capire che, dati alla mano, il 50% della popolazione del sud del’Iraq è in povertà, si ostina a dire che le scelte politiche sono per il bene del popolo e quindi la scelta del primo Ministro la faranno i politici e non i manifestanti, come hanno detto quelli della coalizione di al Fateh. Adesso la patata bollente è nelle mani del presidente della repubblica irachena Barham Salih che si trova tra l’incudine e il martello, da un lato le richieste dei manifestanti di una figura di transizione super partes, dall’altra i politici dei vari schieramenti che vogliono il personaggio politico più clemente e riconoscente nei confronti dei membri di partito. Anche i curdi hanno le loro preferenze, non tanto sul primo Ministro ma sulle garanzie che l’accordo siglato con Adel Abdul Mahdi non venga ritoccato e che vengano concessi ai curdi tre ministeri tra cui Giustizia e Petrolio.

Muhammad Shia'a al-Sudani

Muhammad Shia’a al-Sudani

Richieste un po’ sopra le righe visto che il mondo sciita borbotta sulle concessioni economiche elevate ottenute dal Kurdistan. Sempre i curdi, del partito democratico del Kurdistan, di Barzani,  hanno detto che sul primo Ministro non avanzano preferenze e sono piuttosto preoccupati perché temono un altro 1963 che si concluse con il rovesciamento di Karim Qassem, per respingere le proteste che stanno spazzando la capitale Baghdad e un certo numero di governatori centrali e meridionali. In merito alla scelta del premier si sono espresse anche le massime autorità religiose: Ali Al- Sistani, nel Governatorato di Najaf, ha rivelato che l’Autorità non ha riserve o accettazione di alcun candidato per il primo Ministro. Di diverso parere  l’autorità religiosa, Jawad Al-Khalisi, che ha delineato i criteri per la scelta del prossimo primo Ministro iracheno, indicando che la persona successiva non dovrebbe essere una persona militare senza però fare nomi al riguardo ma facendo di certo riferimento a Mustafa al Khazimi, capo dell’Intelligence o al generale Abd al-Ghani al-Asadi. Nel frattempo Adel Abdul Mahdi, via Twitter ha fatto sapere che anche se dimissionato il Governo continuerà il suo lavoro fino alla nomina del nuovo primo Ministro. E il vero rischio è che continui a governare per un altro anno, sì perché in base all’articolo 76, paragrafo terzo, della costituzione e all’art. 81, la sostituzione del primo Ministro da parte del presidente della repubblica avviene solo se quello in carica è morto o non è in grado di  svolgere le sue funzioni. Quindi secondo alcuni costituzionalisti iracheni, se non si trova un accordo Mahdi governa e governerà, non a caso il suo staff è ancora insediato e fa incontri a 360 gradi. Altro argomento in cui governo e parlamento sono letteralmente infognati è la riforma elettorale, tutti sono incagliati sui seggi multipli e nominali. Sia i curdi che le minoranze sunnite si sento beffate da questa proposta. Per non parlare della difficoltà di presentare una legge di bilancio, ne parleremo in un altro articolo.

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Posizioni dei manifestanti sui candidati elettorale

Nel frattempo aumentano i rapiti: l’ondata dei sequestri e sparizioni forzate di manifestanti nelle città dell’Iraq centrale e meridionale è aumentata con l’intensificarsi delle manifestazioni, iniziate all’inizio di ottobre e portate alla morte di quasi 500 manifestanti e più di 17 mila feriti e migliaia di detenuti. Sequestri e omicidi che restano per lo più impunti. I manifestanti del sud, a Bassora, stanno continuando il blocco degli impianti petroliferi e Wasit la chiusura forzata è dei palazzi governativi.

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Manifestazioni a Kufa

Il paese dunque è in stallo e non si riesce ad uscire dalla crisi perché la classe politica vigente non è in grado di dare un colpo di reni a se stessa, nel frattempo c’è chi dice, noi siamo in Italia ed è difficile verificare, che l’Iran stia facendo entrare mezzi dal confine di Zurbaityna tra Iran e Iraq, regione di Wasit, sarebbe pronto a intervenire su richiesta sciita irachena per sedare le manifestazioni, altri sostengono che i mezzi militari in numero esagerato siano quelli americani e siano arrivati nella Green zone di Baghdad. Gli uni e gli altri hanno smentito. Di certo c’è che America e Iran via media si stanno provocando ai danni dei cittadini iracheni che di fatto chiedono solo di avere una casa, un lavoro, delle scuole e una sanità funzionante.

GERTRUDE BELL E ELIJAH BALEY

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Piazza Tharir