La famiglia Regeni: “L’ambasciatore in Egitto Cantini non è interessato alla verità!”

Ma perché vi aspettavate che la cercasse?

Gli ambasciatori, solitamente, tranne rarissime eccezioni, si uniformano alla politica estera del Paese. Sarebbe la politica che si elabora nel Governo e in particolare alla Farnesina. Mi dica se a lei può sembrare possibile che un ragazzotto (è un reato dare del ragazzotto a uno come Luigi Di Maio?) casualmente finito a fare il Ministro degli Esteri possa mettere naso, dito, pensiero, autorevolezza, minacce credibili, relazioni internazionali determinanti, servizi segreti fedeli utili a far emergere un po’ di verità su quella tragedia artatamente avvenuta per dare una lezione proprio alla Farnesina minando, con quella “tortura inferta“, l’ultimo brandello di credibilità della Repubblica Italiana? Siete il nulla e come tali vi trattiamo perché nulla, in rappresaglia o a difesa dei vostri interessi nazionali, sapreste mai attuare. Punto. Questo pensano, a ragione, dell’Italia.

Voi continuate a cercare la verità dove nessuno ha interesse a trovarla e, una volta eventualmente trovata, a rivelarvela. Leggo dalla rassegna stampa fresca-fresca che vi indirizzate verso i rapporti tra Angelino Alfano e l’Egitto tramite il rapporto professionale dell’avvocato con un grande studio di international law con cui lavora. Errore, sentite a me che, nella mia semplicità e marginalità, ho a cuore, da anni, la sorte del nostro compatriota e vostro onesto figlio. Quella di Alfano come perno della vicenda mi sembra una super cortina fumogena per deviare l’attenzione da quello che, viceversa, mi permetto di suggerire, consentirebbe di avvicinarsi ai nomi di chi ha ordito e comandato il sequestro e la tortura. Se non volete dolorosamente farvi prendere in giro, dovete cercare/trovare chi, prima del sequestro, aveva il movente per l’intimidazione. Cui prodest? Ma prima dell’episodio, Famiglia Regeni. La verità della morte di vostro figlio, nostro compatriota, va cercata circoscrivendo al movente dell’episodio. Per il resto ormai (a questo miravano quelli che potrebbero sapere) è troppo tardi. Sul movente invece, la guerra tra le bande che sbrindellano il tessuto connettivo dell’Italia (come i torturatori egiziani hanno infierito sul corpo del vostro Giulio) potrebbe rivelare qualche sorpresa.

Giulio è stato torturato fino a morte e quindi ucciso. Sapevano che stavano compiendo un atto grave. Questo non va rimosso. Un atto grave proporzionato al movente. Gli assassini di Giulio non lo hanno ammazzato per difendersi o per denaro; non certo per gioco e sadico divertimento; tantomeno per fastidio di un qualunque comportamento che Giulio può aver tenuto dopo l’arresto casuale. Certamente non per piacere sessuale o per vendetta di un atto gravissimo commesso da vostro figlio. Per invidia? Per imitazione? Per compassione? Per gelosia? Per rifiuto? Per follia. Rimane solo, e mi scuso se mi sbaglio, l’omicidio per motivi strumentali messo in atto su iniziativa criminale di chi dava ordini in una struttura militare (ad altissima specializzazione).

Tutto indica (obbliga a ritenere) la volontarietà, la pianificazione e la coordinazione sistemica della combinazione criminale.

Un delitto di questa specie ha bisogno della logistica e del pieno possesso, per giorni, dei locali. Le azioni sulla vittima (a quanto abbiamo saputo) non lasciano adito a dubbi: giorni e giorni tenuto all’interno di una struttura. Se non ci fossero stati ordini di altissimo livello mai un ragazzo italiano sarebbe stato trattato come Giulio. Gli egiziani, solitamente, sono alleati e complici degli italiani. In questioni di sicurezza e nel business. Se non c’è stata questa complicità e rispetto degli accordi formali e taciti, ci dobbiamo chiedere perché.      

Torno pertanto a quale possa essere stato il movente di un tale comportamento. Il bene aggredito (Giulio Regeni) non sarebbe stato martoriato senza un vero perché. Nessuna informazione preziosa (il luogo e l’ora in cui doveva scoppiare la bomba che avrebbe dilaniato il Gen. Al-Sisi?) poteva indurre a un tale scempio.

Il movente esiste ed era dare un avvertimento inequivocabile che se non si fosse cambiata rotta quella sarebbe stata la fine che sarebbe toccata al “traditore”. Ma non in “politica estera” che, in Italia, notoriamente non esiste. Il delitto, con modalità crudelissime, è stato eseguito per una forma preventiva di competizione criminale e di interesse economico in un business macroscopico.

E torno a dire che tutta la matrice logistica e organizzativa cronologica omicidiaria conferma l’esistenza di un ordine finalizzato a dare una lezione “agli italiani”, ordine che non può non essere partito che dall’alto. A quali italiani fosse rivolta l’intimidazione è il fine investigativo a cui bisogna arrivare a dare una risposta, se vogliamo continuare ad esistere come Stato e Repubblica democratica.

Il resto sono diversivi.

Oreste Grani/Leo Rugens


Articolo del 4/2/2020

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/i-genitori-di-regeni-lambasciatore-italiano-non-cerca-la-verit_14373802-202002a.shtml

I genitori di Regeni: “L’ambasciatore italiano al Cairo non cerca la verità”

Nella Commissione parlamentare dʼinchiesta, Paola Deffendi e il marito Claudio rievocano i rapporti con i politici dellʼepoca, accusano Alfano (“fuffa velenosa”) e ricordano: “Torture scoperte dai giornali”

“L’ambasciatore italiano al Cairo da molto tempo non ci risponde: evidentementepersegue altri obiettivi rispetto a verità e giustizia”. E’ il commento dei genitori di Giulio Regeni sull’operato dell’ambasciatore Giampaolo Cantini in merito alle indagini sull’uccisione del ricercatore. Intervenendo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, il padre di Regeni ha anche parlato di “zone grigie” da parte sia egiziana sia italiana.

Parlando di “altri obiettivi”, i genitori hanno sottolineato anche che Cantini “porta avanti con successo iniziative su affari e scambi commerciali tra i due Paesi, come si evince dagli scambi tra Italia ed Egitto”.

L’attacco ad Alfano: “Da lui fuffa velenosa” – La madre di Regeni, Paola Deffendi, ha anche ricordato il momento dei reinvio dell’ambasciatore al Cairo parlando di “fuffa velenosa” da parte dell’allora ministro Alfano. “Incontrammo Gentiloni – racconta – il 20 marzo 2017 e ci disse che ci avrebbe dovuto convincere della necessità di rinviare l’ambasciatore in Egitto. E noi gli rispondemmo che non ci avrebbe convinto. Poi ci chiamò il ministro Alfano e ci disse che avevano già deciso di rinviare l’ambasciatore al Cairò. E’ stata una fuffa velenosa quella di mandare l’ambasciatore Cantini. Vi chiedo di indagare su cosa stia facendo oggi lo studio dell’avvocato Angelino Alfano nei suoi rapporti con l’Egitto”.

“Scoperte le torture dai giornali e dai siti web” – I genitori di Giulio spiegano poi alla commissione di aver “scoperto che Giulio era stato torturato leggendo i quotidiani italiani online. Non ci era stato riferito probabilmente, pensiamo, anche per una forma di affetto e tutela. Siamo però nella società della tecnologia e tutto si viene a sapere”. Paola Regeni ha poi chiarito di aver “collaborato con quattro governi e con diverse persone. abbiamo incontrato Renzi, l’allora ministro degli Esteri Gentiloni poi divenuto premier. Poi Conte nel governo ‘Conte 1’ e nel governo ‘C0nte 2’. Poi il ministro degli Esteri Di Maio e ancora prima l’allora ministro degli Esteri Moavero. Abbiamo incontrato anche il ministro degli Interni Alfano. Queste sono le persone che ci sono state vicine”.

“Quella ricerca non era pericolosa” – Sulla ricerca che Giulio stava conducendo al Cairo la madre racconta di aver “conosciuto una ragazza della Sapienza che è andata in Egitto dopo Giulio per gli stessi studi. Quindi di per sè la ricerca non era pericolosa se l’università ha continuato a mandare degli studenti. Giulio era là perché stava facendo una ricerca storico-sindacale.: l’Egitto e i sindacati erano soltanto uno dei focus, sia i sindacati indipendenti sia quelli governativi. Non sappiamo cosa sapesse né cosa avesse concordato con la docente. La sua ricerca era più ampia di quanto la stampa ha raccontato. Lui doveva stare fino al 4 marzo e doveva ancora incontrare i sindacati governativi”.

“Ancora zone grigie” – Ci sono “zone grigie sia dal governo egiziano, che è recalcitrante e non collabora come dovrebbe, sia da parte italiana, che non ha ancora ritirato il nostro ambasciatore al Cairo”, sottolinea poi Claudio Regeni, mentre la moglie Paola spiega di aver saputo “che in quei giorni della scomparsa di Giulio, tra il 25 gennaio e il 4 febbraio di quattro anni fa, al Cairo c’era il direttore dell’Aise (Agenzia di informazioni e sicurezza esterna) Alberto Manenti”. Infine, i genitori hanno sottolineato: “Noi abbiamo delle aspettative, che voi smuoviate la politica. Se la politica non collabora, la Procura di roma fatica ad andare avanti”.


 

Articolo del 4/2/2020

https://ilpiccolo.gelocal.it/italia-mondo/esteri/2020/02/04/news/i-genitori-di-regeni-l-ambasciatore-italiano-non-cerca-la-verita-1.38423955

ROMA. «L’ambasciatore italiano al Cairo da molto tempo non ci risponde. Evidentemente persegue altri obiettivi rispetto a verità e giustizia, mentre porta avanti con successo iniziative su affari e scambi commerciali tra i due Paesi». Sono parole pesanti quelle pronunciate da Claudio, padre di Giulio Regeni, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uccisione del ricercatore friulano. L’uomo è stato ascoltato in audizione insieme alla moglie a Palazzo San Macuto. «Ci sono zone grigie sia da parte del governo egiziano, che è recalcitrante e non collabora come dovrebbe – ha aggiunto Claudio Regeni – e anche da parte italiana, che ha lasciato il nostro ambasciatore al Cairo. Da tempo ne chiediamo il ritiro».

Regeni: l’Egitto rassicura Conte, ma l’inchiesta resta nella palude

Paola Deffendi, la madre di Giulio, ha puntato il dito contro i politici. «Noi abbiamo delle aspettative che voi smuoviate la politica. Se la politica non collabora, la Procura di Roma fatica ad andare avanti», ha detto. Poi ha ricordato l’incontro con l’allora premier Matteo Renzi. «Lo incontrammo il 9 marzo. Renzi ci ha chiesto di andare senza legale, ci è parsa una cosa strana. Noi abbiamo accettato, ma non lo rifarei. Renzi ci disse che aveva una strategia per smuovere l’Egitto. Era partita la squadra che io chiamo dei “magnifici sette” e che ringrazio tantissimo. Ci disse di avere fiducia», ha aggiunto. Poi ha criticato l’operato di Angelino Alfano: le motivazioni addotte dall’allora ministro degli Esteri sul rinvio al Cairo dell’ambasciatore italiano «si sono dimostrate fuffa velenosa. Chiedo che rapporti ha Alfano, che ora fa l’avvocato, col suo studio legale con l’Egitto».

Regeni, da fine 2017 tutto è fermo al Cairo: adesso servono gesti concreti dall’Egitto

La madre di Giulio ha poi rivelato di essere venuta a conoscenza delle torture subite dal figlio soltanto dai giornali: «Non ci era stato riferito dall’ambasciata per una sorta di tutela nei nostri confronti ed è stata una super-botta per noi». Il legale della famiglia Regeni ha poi denunciato che lui e i genitori di Giulio sono spiati anche in Italia: «Accade costantemente. I nostri consulenti in Egitto vengono intimiditi. Se andiamo ai convegni come ieri sera c’è sempre qualche egiziano che fotografa. Il giorno della presentazione del docufilm su Giulio c’erano dei funzionari che ridevano impunemente». Ha poi chiesto che l’Egitto venga dichiarato Paese non sicuro.


Articolo del 4/2/2020

Regeni. Genitori, saputo delle torture dai giornali. Pignatone, dall’Egitto veri e propri depistaggi

Regeni. Genitori, saputo delle torture dai giornali. Pignatone, dall’Egitto veri e propri depistaggi

Agenpress –  “Ci sono zone grigie sia dal governo egiziano, che é recalcitrante e non collabora come dovrebbe, ed anche da parte italiana, che non ha ancora ritirato il nostro ambasciatore al Cairo. Da tempo chiediamo il ritiro dell’ambasciatore”. Lo ha detto Claudio Regeni, ascoltato con la moglie Paola Deffendi, dalla commissione parlamentare d’inchiesta sull’uccisione del giovane ricercatore friulano.

“Abbiamo saputo che in quei giorni della scomparsa di Giulio, tra il 25 gennaio ed il 4 febbraio di 4 anni fa, era presente al Cairo il direttore dell’Aise, Alberto Manenti”.

“Abbiamo scoperto che Giulio era stato torturato leggendo i giornali. Non ci era stato riferito dall’ambasciata per una sorta di tutela nei nostri confronti ed è stata una super-botta per noi”.

“Dal dicembre 2017, cioè dalla iscrizione degli attuali indagati, non vi è più stato alcun nuovo contributo della procura generale del Cairo per il progresso delle indagini”, ha spiegato il  magistrato Giuseppe Pignatone. “All’inizio, come dichiarato dai magistrati romani, sono stati posti in essere dei veri e propri depistaggi che è stato possibile smascherare grazie alle attività già iniziate dalle autorità italiane”.

“I prossimi mesi ci diranno se, a prescindere dall’ipotesi di eventuali nuove autonome acquisizioni, in via teorica sempre possibili, la volontà di collaborazione, sempre riaffermata da parte egiziana, riprenderà con gesti concreti che possano consentire di chiarire tutte le responsabilità e portare alla punizione dei colpevoli”

In questi casi, spiega il magistrato, il nostro paese ha come obiettivo la collaborazione con le autorità straniere. Le indagini autonome della procura di Roma vanno in questa direzione, ma l’azione penale principale rimane sulle spalle del paese nel quale il reato è stato commesso. Pignatone racconta le peculiarità del caso Regeni, dove ci sono stati “dei veri e propri depistaggi” da parte delle autorità egiziane.


 

Articolo del 4/2/2020

https://m.espresso.repubblica.it/video/attualita/caso-regeni-i-genitori-ritorno-ambasciatore-al-cairo-un-errore-che-abbiamo-vissuto-come-abbandono/13977/14074

Caso Regeni, i genitori: “Ritorno ambasciatore al Cairo un errore che abbiamo vissuto come abbandono”

Un lunghissimo applauso, una standing ovation di tutti i presenti, ha salutato Claudio Regeni e Paola Deffendi, madre e padre di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto tra il gennaio e il febbraio del 2016, all’inizio della presentazione del libro “Giulio fa cose” alla Galleria Alberto Sordi di Roma. “Il 3 febbraio di quattro anni fa eravamo Cairo con la speranza di rivedere Giulio, in poche ore tutto è precipitato”, ha ricordato la madre. “Il ritorno in Egitto dell’ambasciatore italiano è stato un errore, lo abbiamo vissuto come un abbandono dello Stato alla nostra richiesta di verità e giustizia – ha aggiunto il padre -. Oggi chiediamo non il ritiro, ma il richiamo dell’ambasciatore per consultazioni”. “È inutile nascondersi dietro a un dito, qui alle mie spalle ci sono i palazzi del potere e spero arrivi un’eco”, ha concluso Paola Deffendi. Video di Francesco Giovannetti


Articolo del 4/2/2020

https://www.globalist.it/news/2020/02/04/giulio-regeni-le-accuse-dei-genitori-l-ambasciatore-in-egitto-non-e-interessato-alla-verita-2052501.html

Giulio Regeni, le accuse dei genitori: “L’ambasciatore in Egitto non è interessato alla verità”

I genitori nel corso dell’audizione avevano già criticato la decisione di inviare l’ambasciatore Giampaolo Cantini in Egitto, dopo che era stato richiamato Maurizio Massari.

Accusa pesante dei genitori di Giulio Regeni, oggi sentiti in commissione parlamentare d’inchiesta per la morte del figlio, il giovane ricercatore ucciso in Egitto nel 2016: “Da tempo l’ambasciatore Cantini non ci risponde. Evidentemente persegue obiettivi altri, diversi da quelli di verità e giustizia. Mentre porta avanti altri con successo iniziative rivolte all’agevolazione di scambi economici, affari, politica e turismo” hanno accusato i genitori di Regeni.

I genitori nel corso dell’audizione avevano già criticato la decisione di inviare l’ambasciatore Giampaolo Cantini in Egitto, dopo che era stato richiamato Maurizio Massari. La scelta presa da parte dell’allora ministro degli Esteri Angelino Alfano è stata definita dalla mamma di Giulio come “una fuffa velenosa”. “Le persone che credono nelle istituzioni hanno creduto fosse una buona strategia quella di mandare Cantini invece si è rivelata una fuffa velenosa”, ha sottolineato la mamma di Giulio.