Ezio Bigotti: i “grani” infiniti del suo dolente rosario

Affido queste informazioni certe a “chi di dovere” (funzionari dell’AISE/AISI compresi), a mariti e nonne che mai avrebbero pensato che finiva così (me lo descrivevate intoccabile!), ad avvocati che sapranno fare uso opportuno di tanta grazia, a magistrati, impegnati in altri giudizi, perché, resi edotti, sappiano, con equilibrio e consapevolezza, decidere, tenendo conto, anche in altra sede e circostanze, di che razza di farabutti si trattava quando, con largo anticipo, dicevo la mia.

Su di loro e sui loro servitori. La segnalazione è indirizzata anche a carabinieri, guardie di finanza, poliziotti di Stato quotidianamente impegnati nel dare la caccia a questi corruttori.

Per la mia soddisfazione è bastato leggere che, passo dopo passo, sentenza giusta dopo sentenza giusta, Ezio Bigotti, quello a cui avevo dato il prezioso consiglio di “cambiare strada” e di cessare di fare il biricchino (è l’eufemismo che uso quando voglio alludere al sentore di mascalzonate che non possono, prima o poi, non portare in galera) ora è costretto a vedere il suo futuro “in salita”.

Il ras di Pinerolo conosce le montagne sin dalla nascita. Se devo fare una previsione è che lo aspettano le Alpi, da percorre, su e giù, più volte. E a piedi nudi.

Per ora tocca a lui. Poi vedremo se tale sorte non spetterà ad altri.

Oreste Grani/Leo Rugens    

 

 

 


A CHE PUNTO È LA VICENDA GIUDIZIARIA, UMANA, POLITICA DI EZIO BIGOTTI?

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Scrivo come scrivo. Male, per capirsi. I motivi li conoscete. Ma so quello che scrivo. E lo si scopre (così mi dicono) quando mi si incontra di persona. O nel tempo. Come nel caso BigottiAmaraCONSIP-Altro. Leggendo, ad esempio, i post che oggi ripubblico, non solo si capisce che c’ero ma che, quando scrivevo il problema era “chi” proteggesse/usasse Ezio Bigotti, mettevo il dito dove andava messo. Come tante prove “giudiziarie” inconfutabili hanno successivamente dimostrato. Svelando che razza di protezioni coprissero oltre che Pietro Amara anche il Console Onorario del Kazakhstan, Bigotti. O viceversa. Non aggiungo nomi e cognomi perché ormai sono noti. E al punto in cui stanno le cose non ci provo gusto. Certo tutto è perfettibile tanto che ci riserviamo di approfondire, soprattutto sul versante “Servizi”, come stessero le cose intorno a via Bissolati 20, Roma, per anni sede STI, uffici antistanti l’ambasciata USA e allo stesso numero civico della Lukoil. Quella russa per intendersi.

Grovigli bituminosi che, passo dopo passo, se si volesse, si dipanerebbero.

Il 22 febbraio 2019 postavo l’articoletto che oggi vi ripropongo che, a sua volta, conteneva (sante matrioske) ben altro pezzo redatto (posso scrivere coraggiosamente?) il 25 marzo 2017. Tranne lo sfogo (ma dovete capire bene le circostanze e le violenze che si subiscono da questi pupazzi arroganti) relativo alla volontà di difendermi anche cambiandogli i connotati, tutto ancora oggi sottoscrivile. Tenete conto, come argomenterò a mesi nelle sedi preposte, che tale Francesco Loreto Sarcina (in quel momento si spacciava per uno che si chiamava Giardino) e che si vedrà essere al soldo (pur essendo in servizio all’AISI) di Bigotti/Amara, mi riportava di loschi figuri impegnati a trovare soldi per far uccidere il mio collaboratore più fidato. Spesso (se non sempre) queste sono millanterie ma con questo tipo di personaggio è opportuno far capire chi si è e quale prezzo andranno a pagare se pensassero di intimidirvi.  Ecco le mie minacce.

Torniamo alla domanda delle Cento Pistole: chi nelle agenzie preposte alla sicurezza della Repubblica frequentava Ezio Bigotti, Pietro Amara, Aurelio Voarino (oltre ovviamente  al  corrotto Sarcina) e perché?

Domande che vanno opportunamente poste dai magistrati (ritengo che lo abbiano fatto o lo faranno) ma direi che questi preziosi quesiti vadano formulati anche in altre sedi. Politiche e di dibattito civile. E questo farò sentendone il dovere e il diritto.

Oreste Grani/Leo Rugens

Ora più che mai ho bisogno di aiuto:

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CHI HA COPERTO/USATO EZIO BIGOTTI?

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25 marzo 2017, con qualche refuso di troppo (vedevo e vedo poco e mi incazzo ancora quando scrivo di alcune cose), ho lasciato in rete il post che oggi vi riaffido. Prima di farlo, me lo sono riletto. So che non cambierei una sola parola. Virgola sì perché, come tutti gli autodidatti un po’ ignorantoni, non conosco bene l’uso della punteggiatura. Ma della sostanza di questo caso sono padrone assoluto. Sapevo a mena dito (si dice così?) dove sarebbe finito Ezio Bigotti e di cosa, passo dopo passo, sarebbe stato accusato. Lui e i suoi amici/complici. Particolarmente tengo ad alcuni paragrafi di quel post coraggioso. Certamente mi interessa, a cose avvenute, e a nuovo arresto eseguito ribadire che senza a complicità di alcuni ambienti sleali verso la Repubblica (diciamo Servizi?) Bigotti finiva in galera molto molto molto prima. Oggi, bollito lui e i suoi più solerti e vicini collaboratori, eclissatisi alcuni padrini, è a questi traditori dobbiamo pensare. Per cui riformulo, con la petulanza che mi contraddistingue: chi copriva/usava Bigotti?

E questa domanda, per Dio, non cesserò di porla. Vediamo di portare a galla “altro” e in altra direzione. Soprattutto vediamo se si attiva chi, anche in sede politica, ha avuto il privilegio di sapere, con largo anticipo, cosa pensassi di questo groviglio affaristico e di questo tumore devastante il tessuto connettivo dello Stato.

Oreste Grani/Leo Rugens


LETTERA APERTA A EZIO BIGOTTI (STI/EXITONE/CONSIP/ROMEO) CHE SONO CERTO SI RICORDI DI ME…

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Chissà se lei, gentile Bigotti, tra una perquisizione e l’altra (la prossima) della GdF, ha tempo di leggere questo blog che, in solitudine, da anni, le dedica quell’attenzione che, fino a queste giornate roventi (per lei e per i suoi collaboratori), nessuno le concedeva?

Spero (è il mio narcisismo che mi spinge a questo sentimento), che mi  abbia letto e che continui a leggermi. E nel leggermi spero che sia ancora tanto lucido e presente a se stesso da ricordare che nell’ultimo incontro avvenuto presso i suoi uffici romani di via Bissolati 20, mi ero permesso di apostrofarla dandole del “biricchino”.

Per l’esattezza, le chiesi, con i miei modi atipici, se mi autorizzava a darle del “biricchino”. Erano le giornate in cui oggi sappiamo lei si dava da fare per vincere le gare CONSIP.

Ho ricordo che lei capì poco o niente di quanto in realtà le stessi dicendo. Ora che ho avuto ragione (sul fatto che facesse il biricchino), mi posso permettere di richiamare alla sua memoria l’episodio: le stavo dicendo, con le note capacità preveggenti che mi contraddistinguono e davanti al suo tremebondo leccaculo Aurelio Voarino che era seduto antistante me e la persona che mi accompagnava, che era bene che lei, se non voleva finire male, cambiasse approccio al business. Anzi, mi spinsi a dire che intelligente (in realtà è uno spregiudicato furbo patentato) come sembra essere, poteva lasciare l’arte di far pulire i cessi per un tozzo di pane, o di non cambiare le lampadine delle case popolari che per gare vinte (!!!) ha in gestione e che poteva cogliere l’occasione per dedicarsi a quanto le stavo suggerendo in quel momento. Nei giorni precedenti il nostro ultimo incontro, ricordo che le avevo lasciato da leggere dei documenti dopo che, per oltre un anno, le avevo “cucito su misura” un percorso imprenditoriale che le consentisse di smetterla di fare il furbo con la cosa pubblica italiana, spacciandosi per un facilitatore e un ottimizzatore dei costi e della gestione dei patrimoni immobiliare o gli edifici pubblici. Oltre della solita pulitura dei cessi. Che avessi ragione io a considerarla un “biricchino”, oggi è chiaro a tutti. E a me questo basta. In quel momento, e questo accresce la mia vanità, lo sapevamo in pochi.

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Ho il ricordo, inoltre, che per dare un senso a quella cosa oscura rappresentata dal suo essere stato, per anni ed anni, il console onorario di un paese (il Kazahkstan) che non solo non conosceva ma in cui, in sostanza, non aveva mai fatto un cazzo di niente, le avevo preparato la presentazione di cinque (ricorda il pentagono che le avevo fatto disegnare per facilitarle la comprensione dell’architettura ideativa?) progettini tutti indirizzati verso il trasferimento, in vista di Astana 2017, di tecnologie made in Italy, ancora oggi esempi di straordinaria qualità innovativa. Ciuccio presuntuoso (se ben ricordo, con spese astronomiche, le vacanze se le va a godere nel Salento, terra dove l’espressione, se volesse, le possono spiegare bene cosa significhi) quindi, certamente sottovalutatore di chi avesse dinanzi. E questo, se si vuole fare i corsaro e il malandrino rampante nel business, è un limite che, alla lunga, non ci si può permettere. Quando è sparito, pensando evidentemente “tanto che cazzo mi può fare questo poveraccio lui e quell’altro che va in giro in bicicletta” (io viceversa prendo gli autobus, i treni, la metropolitana e vado a piedi), ho dato della sua scelta vile l’interpretazione che avesse commesso la leggerezza (per lei) di riferire della nostra frequentazione a quei tipi che dirigono le nostre agenzie di Intelligence e che per motivi oscuri la frequentano. Dico oscuri perché non trovo, dopo lunga riflessione, il nesso tra pulire i cessi (lei quello fa fare a dei poveracci per un tozzo di pane) e la sicurezza della Repubblica. Se non quella igenico-sanitaria. In realtà ho anche pensato che lei frequentasse ambienti dei “servizi” (non provi cortesemente a smentirmi se non vuole aggravare la sua situazione che, dopo quanto, per ora non creduto, Alfredo Romeo, sta raccontando e dopo la perquisizione della GdF di giovedì u.s., ritengo sia sempre più complessa) e che quella gentarella, avvezza a disinformare, la avessero messa in allarme sui pericoli che si corrono a frequentarmi soprattutto se uno aspira a fare il “biricchino”. Gentarella a tempo determinato, se ben ricordo il calendario delle nomine. Capisco che discernere (come dice bene papa Francesco) è il top del pensiero complesso e lei più che immaginarsi “fico” per aver affittato cinquanta Fiat 500 d’epoca per il suo 50°compleanno non riesce a fare.

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Quello o come si faccia a fottere Siram/Veolia/Pontrelli/Romeo/CONSIP/lo Stato o i cittadini delle estreme periferie delle grandi città.  O, più ingenuamente, gente come Grani e i suoi. Più ingenuamente o, tornando agli asinelli pugliesi, da presuntuoso arrogante. Palestrato come è, abituato a menare chi non la pensa come lei (la testata da bullo, data a suo tempo, fa testo), non le rimane che, con l’aiuto della Provvidenza, incontrarmi e darmi un carico di botte.  Perché, viceversa, usando avvocati, anche di grande qualità e ferrati nel campo, o facendomi avvicinare in modo maldestro da appartenenti ai nostri servizi di intelligence, lei e quel geco malato di Voarino, avete fatto un bel buco nell’acqua. Io continuo a scrivere di voi e, con i miei scritti, onesti e veritieri, ad indicizzare i vostri nomi nelle classifiche Google. Siete primi e questo primato è indissolubilmente legato alla mia capacità di “dialogare” con la rete. Primi e tali rimarrete a vita. Forse, quel giorno, quando le ho offerto una via d’uscita, di grande qualità e ben ragionata, anche a suo vantaggio e soprattutto del mio datore di lavoro che è l’Italia, dal vicolo cieco in cui si stava mettendo con questa nevrosi di diventare il primo pulitore di cessi d’Italia, era meglio che mi ascoltasse e che non si fidasse dei suoi amici dei “servizi”. Invece neanche mi ha degnato di una risposta alla lettera accorata che le scrissi successivamente. Le auguro di vivere molti anni in modo che abbia moltissimo tempo per pentirsi per come mi ebbe a trattare (me ed i miei collaboratori) e per ripensare a come sarebbe andata se mi avesse ascoltato, preveggente come dicono che sia.

Come vi ha delineato il vostro avvocato (dica a quel piccolo stupido del suo servetto Voarino che io ho orecchie da per tutto e a differenza vostra non devo neanche pagarle) “questo (intendendo Leo Rugens) può solo che aumentare la pressione e il racconto veritiero mettendovi in maggiore difficoltà”. Professionista serio, che ringrazio a distanza per la capacità di intellegere cosa ormai vi sta per capitare e quali siano le mie reali finalità.

Dicevo che le rimane, a lei e a quel geco malato (così lo chiamavano i miei che lo avevano intravisto) di Voarino, solo la possibilità di fermarmi con la forza. Ma anche li potreste essere presi alla sprovvista dalla reazione di un vecchio signore, stanco, malato che qualora non riusciste a prendere di sorpresa, potrebbe rifilarvi (a voi o chi decideste di ingaggiare) un carico di pacchere, come già capitato al vostro complice (il primo maldestro sabotatore del Progetto Energie Superiori), il romagnolo Paolo Pasi. A voi, dal momento che sono passati nel frattempo un paio di anni ed io sono sempre più vecchio e stanco potrei, per difendermi, potrei avere anche la necessità di rifilarvi una martellata in faccia cambiandovi, a tutti e due, i connotati.

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Minacce gravi che varrebbe la pena di perseguire nelle sedi opportune.  Ma quando doveste decidere di farlo, sarò pronto a far rileggere, con la dovuta attenzione, ciò che ho scritto: per difendermi, da una vostra eventuale ingiustificata aggressione, potrei anche, reagendo, spostarvi ad entrambi le mascelle. Con due colpi (per uno) ben assestati di mazzetta.  Do you know “mazzetta”?  Non “mazzetta di soldi” ma di ferro, con il manico di legno, corto.

Torniamo al gap esistente fra voi e me e che entrambi avete sottovalutato: quando lei, caro Bigotti, nasceva (1964!), io già mi interessavo di cosa facesse il generale Giovanni de Lorenzo, a via Archimede 14, recandovisi in borghese, per non farsi riconoscere, ma con una vistosa caramella all’occhio che lo rendeva unico. Avevo 17 anni e già conoscevo e frequentavo, attenzionandoli, quelli che, negli anni successivi, inventarono ciò che i tipi come lei e alla Romeo ancora sognano di fare: corrompere tutti avendo i servizi che gli guardano le spalle. A me, viceversa, non mi mai dovuto guardare le spalle nessuno. Chiedetevi perché, cretinetti. È un rato dare del cretinetto ad un cretino? Per questo, mio caro biricchino e un po’ somarello, Ezio Bigotti, era meglio, molto, molto, molto  meglio rispondere, con forma e sostanza, a quella mia lettera. Era meglio, per voi certamente. Questa di lettera, si interrompe perché ormai è andata come è andata.

Ma, come ho scritto, si interrompe. Ma non finisce qui.

ORESTE GRANI, LEONE RUGGENTE FINO A QUANDO GLI SARÀ DATO DI VIVERE

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P.S.

Secondo me la volpe di Posillipo, avvocato, sa quello che dice quando accusa Bigotti di aver tramato contro di lui per aggiudicarsi la parte nodale dell’appaltone da 2,7 miliardi. L’obiettivo erano i palazzi (e il oro cessi) delle Istituzioni. Tutti spazi “sensibili”. Pulirli, averne le chiavi, entrare per primi e uscirne per ultimi, svuotare cestini, favorire ascolti tecnologici, poteva essere un’obbiettivo.

Pronto a scusarmi se mi sto sbagliando.

Prima di archiviare o passare oltre, sarebbe opportuno approfondire su quali amicizie contava/conta Ezio Bigotti. Amicizie a cui avrebbe potuto fare piacere che fosse lui e non altri a vincere quel lotto e non un altro. Sarebbe finalmente una lieta sorpresa, da fine di un film genere spy story,  scoprire che Bigotti è in realtà un agente d’ambiente in forza ai nostri servizi e che tutto quello che ha fatto in questi anni (compreso il Console Onorario del Kazakhstan) lo ha fatto per interesse superiore della Nazione e per servire l’Italia. Mi farebbe piacere scoprirlo e finalmente dover ammettere che mi ero sbagliato considerandolo tutt’altro. Sarei pronto a scusarmi pubblicamente e azzerare tutti i post dedicati a lui e a quel geco malato di Voarino.

P.S. al P.S.

È un reato dare del “geco malato” a un “verme”?



CARO BIGOTTI TI SCRIVO… COSÌ MI CI INCAZZO UN PO’

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Caro Ezio Bigotti, sei di nuovo sui giornali.

E non per annunciare successi ma perché il magistrato pensa che tu sia un po’ birichino. Quindi, caro Bigotti, l’averti chiamato “birichino” (ti posso dare del tu?), anticipava quello che oggi, su più fronti, in un ritmo incalzante che chissà quali altri infortuni potrebbe prefigurare, ti sta capitando.
Chissà se sono (come dicono) solo ben informato o se, oltre alla preveggenza e alle orecchie grandi, mi si può attribuire anche una certa dose di capacità iettatoria?
Miscela (informato e iettatore) che mi renderebbe pericoloso anche per i gradassi tiratori di testate come dicono che tu sia.
Comunque, se si dovesse tenere, sarà un match non da poco.
Un vecchietto dotato di super poteri iettatori e un bullo tira testate. Chissà come andrà a finire. Per ora, Grani/Giona lo iettatore, ti sta prendendo una pista. E non di coca. Per ora, non di coca.. Comunque, era meglio non presumere di poter svolgere il ruolo del sabotatore del progetto “Energie Superiori” a gratisssssse. E non parlo ovviamente di soldi.
Tu e il tuo tirapiedi, tutto dovevate fare meno che sottovalutare  quei signori che erano venuti, mandati a chiamare dal “Radiologo”,  uno in autobus e l’altro in bicicletta, per 56 riunioni. Questa bizzarria, quel mantenuto del tuo impiegato Aurelio Voarino, te la doveva almeno riferire.

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Io, senti a me, una strana coppia come quella che arrivava agli appuntamenti di lavoro, che fossero a via Veneto o a via Bissolati, con quelle modalità di trasporto, sempre preparati sulla materia di cui si ragionava, puntuali, documentati, sobri e in grado di scrivere, nel merito, rispettosamente, anche al Capo dello Stato (ed essere esauditi nelle richieste) io non l’avrei sottovalutata, ne tantomeno trattata sprezzantemente come se fosse stata  composta da due dei tuoi tanti lacchè/leccaculo.
Biricchino e un po’ stronzo arrogante, quindi. Mi chiedo, mentre lo scrivo, se sia  un reato diffamatorio dare dello “stronzo arrogante” a qualcuno? Se sì, aspetto la convocazione nelle sedi di legge, stronzo arrogante!
Alla prossima notizia stampa.

Oreste Grani

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Roma, concessioni e finanziamenti pubblici: 30 indagati. Tra loro anche Venafro

L’ex braccio destro di Nicola Zingaretti al centro delle indagini per una consulenza da 70mila euro prestata per conto di società di servizi idroelettrici dopo essersi dimesso da capo di gabinetto del governatore della Regione Lazio

di MARIA ELENA VINCENZI
06 aprile 2017
Ruota attorno ad alcuni soggetti, vicini al Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la nuova inchiesta della Procura di Roma che, coinvolgendo trenta persone ed altrettante societa’, sta indagando sulla regolarita’ di concessioni e finanziamenti pubblici, su alcuni episodi corruttivi e su una serie di violazioni tributarie.

Tra i nomi che spiccano di piu’ ci sono quelli di Maurizio Venafro, ex braccio destro di Zingaretti, assolto in primo grado la scorsa estate dalla turbativa d’asta legata alla gara Cup, bandita dalla Regione Lazio e poi annullata con i primi arresti di Mafia Capitale nel dicembre del 2014. In questo caso, gli accertamenti avviati dalla Finanza, su input del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dei pm Luca Tescaroli, Giuseppe Cascini e Stefano Rocco Fava, riguardano il prezzo per una consulenza (70mila euro circa), che Venafro ha prestato per conto di una societa’ di servizi idroelettrici, successivamente alle sue dimissioni dal capo di gabinetto di Zingaretti, e che i pm ritengono sia la corruzione di una concessione che la stessa societa’ ebbe con la Regione Lazio anni prima. In pratica lui avrebbe ottenuto quella consulenza
perché negli anni in cui Venafro era alla Pisana questa società, la Energie Nuove di Fabrizio Centofanti (anche lui indagato), sarebbe stata agevolata in alcune gare.

Tra gli indagati anche l’imprenditore ed editore Giuseppe Cionci (archiviato in Mafia Capitale per il suo ruolo di supervisore delle erogazioni fatte a beneficio del comitato elettorale), l’imprenditore Ezio Bigotti e l’ex assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi.