Punto 56: Potenziale emergenza di una pandemia globale

Era il 7 novembre 2012 quando pubblicavo su questo blog (ma chi mi leggeva a quella data?) l’indice di un documento classificato tra le fonti aperte che, ritengo, qualunque servizio segreto del Mondo avrebbe dovuto, a tempo debito, attenzionato, letto e commentato (figurarsi un think thank, con molto amor patrio e pochi mezzi finanziari, come, da sempre, sono state le strutture a cui ho dato vita e dirette) per l’autorevolezza di chi l’aveva redatto e soprattutto firmato: Global Trends 2025 – A Trasformed World a firma di C. Thomas Fingar direttore National Intelligence Council. Al punto 56 di quell’indice si ragionava di una drammatica ipotesi per l’Umanità: potenziale emergenza di una pandemia globale. Il documento, elaborato e prodotto, mi era noto sin da quando era stato reso pubblico. Ed era l’ottobre del 2008. Anzi, è ora di dirlo, non solo lo avevo studiato ma da quando lo avevo letto (in realtà l’avevo fatto tradurre integralmente da una specialista – Chiara F., oggi spero felice madre di Alice – che mi assisteva quotidianamente, scarso come sono nelle lingue e lei, viceversa, forte delle sue 6 parlate e scritte nonostante la giovane età) avevo deciso che quell’indice ragionato sarebbe stato nodale per capire il destino del Pianeta. Leggete e incuriositevi.

Indice dei capitoli del Global Trends 2025 – A Trasformed World

  1. Un mondo trasformato
  2. Il panorama globale del 2025
  3. Paragone Tra Mappando il futuro globale 2020 e Tendenze globali per il 2025: un mondo trasformato
  4. Più cambiamento che continuità
  5. Proiezioni a lungo termine: un racconto ammonitore
  6. Futuri alternativi
  7. L’economia globalizzante
  8. Ritorno al futuro
  9. Una crescente classe media
  10. La globalizzazione a rischio con la crisi economica del 2008?
  11. Capitalismo di stato: un mercato post-democratico emergente adEst?
  12. La corsa turbolenta nella correzione degli attuali squilibri mondiali
  13. Molteplici nodi finanziari
  14. La leadership di scienza e tecnologia: un test per le potenze emergenti
  15. Divergenti modelli di sviluppo, ma per quanto tempo?
  16. America latina: moderata crescita economica, continua violenza urbana
  17. Le donne come fattori di un cambiamento geopolitico
  18. Una maggiore istruzione per rimodellare il paesaggio globale del 2025
  19. La demografia della discordia
  20. I contemporanei: crescita, declino e diversificazione delle popolazioni
  21. Il boom dei pensionati: le sfide delle popolazioni che stanno invecchiando
  22. Persistenti impennate giovanili
  23. L’impatto dell’HIV/AIDS
  24. Luoghi che cambiano: migrazione, urbanizzazione e mutamenti etnici
  25. Ritratti demografici: Russia, Cina, India e Iran
  26. I musulmani nell’Europa occidentale
  27. I nuovi giocatori
  28. Pesi massimi in crescita: Cina e India
  29. Altri giocatori chiave
  30. Le potenze promettenti
  31. Scenario globale I: Un mondo senza Occidente
  32. La scarsità nel pieno dell’abbondanza?
  33. L’alba di un’era post-petrolio?
  34. Il tempismo è tutto
  35. La geopolitica dell’energia
  36. Vincitori e perdenti in un mondo post-petrolio
  37. I progressi della tecnologia per il 2025
  38. Acqua, cibo e cambiamento climatico
  39. Due vincitori del cambiamento climatico
  40. Implicazioni strategiche di un’apertura dell’Artico
  41. Africa Sub-Sahariana: aumento delle interazioni con il mondo e della loro complessità
  42. Scenario globale II: Sorpresa d’ottobre
  43. Un crescente potenziale di conflitto
  44. Un ristretto arco di instabilità per il 2025?
  45. Il rischio crescente di una corsa al riarmo nucleare in Medio Oriente
  46. Una Corea non-nucleare?
  47. Nuovi conflitti per le risorse?
  48. Medio Oriente/Nord Africa: l’economia guida il cambiamento, ma con maggiori rischi di agitazioni
  49. Sicurezza energetica
  50. Un altro uso delle armi nucleari?
  51. Terrorismo: buone e cattive notizie
  52. Perché l’“ondata terroristica” di Al-Quaeda potrebbe interrompersi
  53. Il carattere mutevole del conflitto
  54. Afghanistan, Pakistan e Iraq: traiettorie locali e interessi esterni
  55. Fine di un’ideologia?
  56. Potenziale emergenza di una pandemia globale
  57. Scenario globale III: La crisi del BRIC
  58. Il sistema internazionale sarà all’altezza delle sfide?
  59. Multipolarità senza multilateralismo
  60. Maggiore regionalismo – fattore positivo o negativo per il governo globale?
  61. Come faranno molti sistemi internazionali?
  62. Un mondo di network
  63. Identità tra proliferazione e crescente intolleranza?
  64. Il futuro della democrazia: una probabile inversione
  65. Scenario globale IV: La politica non è sempre locale
  66. La condivisione del potere in un mondo multipolare
  67. La richiesta di leadership americana rimarrà forte, le capacità si ridurranno
  68. Nuovi rapporti e antiche partnership ricalibrate
  69. Meno margine di errore economico
  70. Il tramonto dell’antiamericanismo?
  71. Una superiorità militare con più limiti
  72. Sorprese e conseguenze impreviste
  73. La leadership sarà la chiave

Mi chiedo, in queste ore drammatiche (e lo faccio con la massima pacatezza e senza sentimento ostile ma veramente incuriosito da questa eventuale carenza istituzionale) perché una figura marginale e ininfluente quale ero (e sono) si “diede da fare” per tenere conto di quell’indice e chi, viceversa, spendendo denaro pubblico a strafottere senza far emergere quel “Punto 56“, facendoci anzi trovare disarmati come oggi siamo, non ci riuscì?  Sulla scia di quello spunto dell’ottobre 2008 (si cambiava a novembre il Presidente negli USA e se gli analisti di un servizio segreto non leggono la pubblicistica prodotta in quella parte del Mondo mi dite cosa cazzo fanno dalla mattina alla sera?) nell’anno successivo ho recuperato un’altra pubblicazione (Security Forum 2009 a cura del Centro Studi ItaSForum) di cui vi ho cominciato, anni addietro, a scrivere e che, in questi giorni drammatici, sono andato a recuperare in archivio. Questa volta il testo è in lingua italiana e sono certissimo di cosa ho letto. Ho letto quello che ho sentito mio dovere, in attività sussidiaria a quella dello Stato che si mostra carente (si può affettuosamente definire uno Stato carente che di dibatte tra mascherine e i primi lestofanti che lo vogliono come al solito sfruttare e truffare?) in materia, pubblicare. Poi inascoltato, perché capiste cosa potrebbe ulteriormente aspettarvi, ho suggerito di andare a cercare in GlaxoSmithKline un tale Massimo Zuppini che avrebbe potuto dire molto altro. I giornalisti italiani sono migliaia ma, lo devo dire basito, non uno ha ritenuto opportuno fare il passo. Niente GlaxoSmithKline quindi. Ma almeno qualche domanda a chi ha fatto redigere l’ultimo rapporto dei nostri servizi segreti al Parlamento senza che un rigo (come opportunamente ha evidenziato Alberto Massari in questi giorni) fosse dedicato al tema “pandemia”, gliela vogliamo fare? Come spero capiate, Leo, nella savana metaforica del web, si avvicina al cuore del problema: cosa ci fate a Forte Braschi, in alcune migliaia, se non per interessarvi di ciò che è invisibile?

Al visibile, i politici dovrebbero (ho scritto dovrebbero) essere in grado di arrivarci da soli. Determinante viceversa l’invisibile perché è la specializzazione dell’era contemporanea e dei futuri possibili. Per questo, tra l’altro, quando diedi il nome all’Associazione Hut8 mi premurai di sotto titolarla “Progettare l’Invisibile“. Ma questo, se non mi ammalo, è un altro discorso.   

Oreste Grani/Leo Rugens

 

BARACK IS BACK: “NON È IL NOSTRO ESERCITO CHE CI FA FORTI MA LE NOSTRE UNIVERSITÀ

Da questa notte il presidente Barack Obama, rieletto per quattro anni, non deve più porsi il problema, nelle sue scelte di governo, dei riflessi sul voto popolare ma deve temere solo il giudizio della Storia.

Questo è il vantaggio del sistema elettorale statunitense. Il mondo multietnico e multi religioso (che è ormai maggioranza in USA) ha scelto Obama e ha battuto il mormone bianco Mitt Romney.

Tra l’altro sono state fattore determinante della vittoria le donne che lo hanno votato al 55%.

In questo momento amo ricordare che nel novembre del 2008, quando fu eletto la prima volta, lo accolse, tra le mille altre “scartoffie”, il rapporto Global Trends 2025 – A Trasformed World a firma di C. Thomas Fingar direttore National Intelligence Council.

Lo studio era apparso pochi giorni prima con l’intento di “stimolare un pensiero strategico per il futuro”, un pensiero in grado di fornire un supporto a tutti coloro i quali sono coinvolti nella sicurezza e nella gestione del bene pubblico ai più svariati livelli. Lo studio si basava sulla descrizione dei fattori che presumibilmente avrebbero modellato gli eventi; non era quindi una sfera di cristallo nella quale cercare anticipazioni puntuali dei fatti.

Il testo era frutto della collaborazione di centinaia di esperti di tutti i continenti, coinvolti per le loro competenze su temi quali: la globalizzazione, la demografia, la formazione di nuovi poteri, la decadenza di istituzioni internazionali, i cambiamenti climatici e la geopolitica delle fonti energetiche. Internet e la condivisione delle varie opinioni erano stati gli strumenti principali con i quali era stato elaborato lo studio, a sottolineare che solo dalla collaborazione estesa e dall’uso intelligente delle fonti aperte era possibile trarre risultati di valore.

Le linee guida di quel materiale di Intelligence Culturale Strategica ritengo abbiano “consigliato” il presidente per tutti gli anni del primo mandato ed è stato anche la base dei ragionamenti ipaziani e miei personali.

Quel poco che sono riuscito a prevedere in geopolitica, in particolare relative alle complesse vicende del bacino mediterraneo, lo devo all’attenta lettura di rapporti come quello che ho citato e di cui vi comincio a trasferire ampli stralci.

Se avrete pazienza e se leggerete queste schede capirete perché Obama è riuscito a raccogliere i suoi migliori successi nel campo della sicurezza internazionale.

Ora la mia attenzione si rivolge, come consiglio di fare anche a voi, al 18° Congresso del Partito Comunista Cinese. Nel seguire gli avvenimenti cinesi tenete conto che, nei giorni scorsi, è entrato in vigore un lungo elenco di divieti da rispettare durante tutto lo svolgimento del Congresso: tra l’altro è vietato abbassare i finestrini posteriori dei taxi (ovviamente per non consentire al passeggero il lancio di volantini); comprare aereoplanini telecomandati senza l’autorizzazione del capo della Polizia; liberare i piccioni chiusi in gabbia; fare gite scolastiche agli studenti. CAPITO?

Non male come prologo. Altro che Romney, Obama e l’Imperialismo americano.

Ora la partita si gioca tra il creditore e il debitore. E nessuno di noi può sapere come andrà a finire.

Indice dei capitoli del Global Trends 2025 – A Trasformed World

  1. Un mondo trasformato
  2. Il panorama globale del 2025
  3. Paragone Tra Mappando il futuro globale 2020 e Tendenze globali per il 2025: un mondo trasformato
  4. Più cambiamento che continuità
  5. Proiezioni a lungo termine: un racconto ammonitore
  6. Futuri alternativi
  7. L’economia globalizzante
  8. Ritorno al futuro
  9. Una crescente classe media
  10. La globalizzazione a rischio con la crisi economica del 2008?
  11. Capitalismo di stato: un mercato post-democratico emergente adEst?
  12. La corsa turbolenta nella correzione degli attuali squilibri mondiali
  13. Molteplici nodi finanziari
  14. La leadership di scienza e tecnologia: un test per le potenze emergenti
  15. Divergenti modelli di sviluppo, ma per quanto tempo?
  16. America latina: moderata crescita economica, continua violenza urbana
  17. Le donne come fattori di un cambiamento geopolitico
  18. Una maggiore istruzione per rimodellare il paesaggio globale del 2025
  19. La demografia della discordia
  20. I contemporanei: crescita, declino e diversificazione delle popolazioni
  21. Il boom dei pensionati: le sfide delle popolazioni che stanno invecchiando
  22. Persistenti impennate giovanili
  23. L’impatto dell’HIV/AIDS
  24. Luoghi che cambiano: migrazione, urbanizzazione e mutamenti etnici
  25. Ritratti demografici: Russia, Cina, India e Iran
  26. I musulmani nell’Europa occidentale
  27. I nuovi giocatori
  28. Pesi massimi in crescita: Cina e India
  29. Altri giocatori chiave
  30. Le potenze promettenti
  31. Scenario globale I: Un mondo senza Occidente
  32. La scarsità nel pieno dell’abbondanza?
  33. L’alba di un’era post-petrolio?
  34. Il tempismo è tutto
  35. La geopolitica dell’energia
  36. Vincitori e perdenti in un mondo post-petrolio
  37. I progressi della tecnologia per il 2025
  38. Acqua, cibo e cambiamento climatico
  39. Due vincitori del cambiamento climatico
  40. Implicazioni strategiche di un’apertura dell’Artico
  41. Africa Sub-Sahariana: aumento delle interazioni con il mondo e della loro complessità
  42. Scenario globale II: Sorpresa d’ottobre
  43. Un crescente potenziale di conflitto
  44. Un ristretto arco di instabilità per il 2025?
  45. Il rischio crescente di una corsa al riarmo nucleare in Medio Oriente
  46. Una Corea non-nucleare?
  47. Nuovi conflitti per le risorse?
  48. Medio Oriente/Nord Africa: l’economia guida il cambiamento, ma con maggiori rischi di agitazioni
  49. Sicurezza energetica
  50. Un altro uso delle armi nucleari?
  51. Terrorismo: buone e cattive notizie
  52. Perché l’“ondata terroristica” di Al-Quaeda potrebbe interrompersi
  53. Il carattere mutevole del conflitto
  54. Afghanistan, Pakistan e Iraq: traiettorie locali e interessi esterni
  55. Fine di un’ideologia?
  56. Potenziale emergenza di una pandemia globale
  57. Scenario globale III: La crisi del BRIC
  58. Il sistema internazionale sarà all’altezza delle sfide?
  59. Multipolarità senza multilateralismo
  60. Maggiore regionalismo – fattore positivo o negativo per il governo globale?
  61. Come faranno molti sistemi internazionali?
  62. Un mondo di network
  63. Identità tra proliferazione e crescente intolleranza?
  64. Il futuro della democrazia: una probabile inversione
  65. Scenario globale IV: La politica non è sempre locale
  66. La condivisione del potere in un mondo multipolare
  67. La richiesta di leadership americana rimarrà forte, le capacità si ridurranno
  68. Nuovi rapporti e antiche partnership ricalibrate
  69. Meno margine di errore economico
  70. Il tramonto dell’antiamericanismo?
  71. Una superiorità militare con più limiti
  72. Sorprese e conseguenze impreviste
  73. La leadership sarà la chiave

Oreste Grani