I grandi eventi si fanno precedere sulla scena dalle loro ombre

Coming events cast their shadows before.

I grandi eventi si fanno precedere sulla scena dalle loro ombre.

Ed ora un po’ di fondamentali.

Ma perché poi piace tanto, a noi Orientali, la bellezza che nasce dall’ombra?

Anche gli Occidentali sono vissuti per lunghi secoli senza elettricità, senza gas, senza petrolio. Non credo, però, che abbiano mai amato l’ombra come noi […]. La nostra immaginazione indugia su ogni raggrumarsi  dell’ombra; gli Occidentali conferiscono, perfino ai fantasmi, la trasparenza del vetro.

I colori che amiamo, negli oggetti della vita quotidiana, sembrano il risultato di molti strati di oscurità; gli Occidentali amano ciò che brilla, come per luce diurna. Nelle stanze in cui abitano, illuminano ogni anfratto, e imbiancano pareti e soffitti. V’è forse, in noi Orientali, un’inclinazione ad accettare i limiti e le circostanze della vita. Ci rassegniamo all’ombra, così com’è, senza repulsione. La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre la inghiottano, e scopriamo loro una beltà. Al contrario, l’Occidente crede nel progresso, e vuole mutare di stato. È passato dalla candela al petrolio, dal petrolio al gas, dal gas all’elettricità, inseguendo una chiarità che snidasse sin l’ultima parcella d’ombra.

Jun’ikirō Tanizaki “Libro d’Ombra” – 1933

Jun’ichirō Tanizaki ( 谷崎 潤一郎 Tanizaki Jun’ichirō ; Tokyo, 24 luglio 1886 – Atami, 30 luglio 1965) è stato uno scrittore giapponese. Ritenuto uno dei maggiori autori dell’epoca, è noto per i suoi racconti e romanzi incentrati sul tema della bellezza femminile legata ad ossessioni erotiche distruttive. Nel 1964, l’anno prima della sua morte, fu nominato per il premio Nobel per la Letteratura. Diversi suoi racconti hanno ricevuto un adattamento cinematografico: in Italia, Tinto Brass ha realizzato nel 1983 La chiave (Kagi, 1959) e Liliana Cavani, due anni dopo, Interno berlinese (Maji, La croce buddista, 1928-30).

Tanizaki nasce a Nihonbashi, un quartiere commerciale di Tokyo, in una famiglia della media borghesia caduta in povertà con l’arrivo dei migranti a Tokyo. Già dalla scuola elementare si fa riconoscere per la sua grande intelligenza e creatività, e nel 1903 pubblica la sua prima storia, Shumpū shūu roku. Dopo essersi diplomato alle scuole superiori, frequenta dal 1908 la facoltà di letteratura presso la prestigiosa università imperiale di Tokyo, lavorando allo stesso tempo come domestico per potersi mantenere. Interrompe gli studi nel 1911 a causa di problemi economici.

Abbandonati gli studi, decide di dedicarsi completamente alla letteratura. Nel 1910 pubblica la sua prima grande opera intitolata Shisei (Il tatuaggio) nella rivista letteraria universitaria Shinshichō e, nel 1914, scrive Jōtarō. Dopo la pubblicazione di questo romanzo Tanizaki produce degli scritti autobiografici, di cui alcuni esempi sono Oni no men, pubblicato nel 1916, e Itansha no kanashimi, del 1917. Quest’ultima opera è più attinente alla realtà, perché l’autore descrive in modo accurato gli anni duri che ha vissuto per diventare uno scrittore, parla di quando viveva in condizioni misere e dei continui litigi col padre; lo stesso Tanizaki definì il suo un “libro delle confessioni” dato che all’interno vi sono descritti i lati più intimi e controversi dell’autore.

Grazie anche all’influenza di autori come Edgar Allan Poe, nei primi anni Venti Tanizaki si avvicina alla cultura occidentale che diviene oggetto dei suoi racconti. In seguito al grande terremoto del Kantō avvenuto nel 1923, l’autore si trasferisce ad Osaka, e il suo nuovo interesse per la cultura del Kansai gli fa produrre opere più equilibrate che lo portano ad un maggior successo. Negli anni Trenta Tanizaki scrive opere ambientate nel passato o che si ispirano alla letteratura classica, come Yoshino kuzu (Yoshino, 1931) e Mōmoku monogatari (Racconto di un cieco, 1931). In quegli anni anche la vita privata di Tanizaki cambia: divorzia due volte e si risposa una terza volta nel 1935.

Durante la guerra del Pacifico, scrive una delle sue opere più importanti, Sasame yuki (Neve sottile, 1943-48), un romanzo storico ambientato negli anni Trenta. Successivamente torna a scrivere racconti con uno stile più complesso, come Shōshō Shigemoto no haha (La madre del generale Shigemoto, 1949-50) e Yume no ukihashi (Il ponte dei sogni, 1959), ispirandosi ancora una volta alla letteratura classica.

Già nelle prime opere si cominciano a delineare i temi che caratterizzeranno i suoi racconti: la figura femminile intrisa di un erotismo decadente, il sadomasochismo e il feticismo. Nell’opera Shisei (Il tatuaggio, 1910), il protagonista diventa schiavo di una bellissima ragazza, rappresentata come donna-demone. La costruzione dell’archetipo femminile trae probabilmente ispirazione dalla figura materna, per cui Jun’ichirō provava una profonda ammirazione, e dalle opere di autori come Iwaya Sazanami, Kōda Rohan e Izumi Kyōka. All’inizio della sua carriera fu inoltre influenzato da scrittori occidentali come Poe, Baudelaire e Wilde, e dalla letteratura giapponese del XVII e XVIII, specialmente dalle storie erotiche e sadiche del Kusazōshi e del teatro kabuki.

Per un breve periodo, compreso tra il 1915 e il 1920 circa, gli scritti di Tanizaki diventarono sempre più autobiografici. Venuto a contatto con la cultura occidentale, ne resta profondamente impressionato; sono esempi di questo influsso i romanzi che scrisse tra il 1920 e il 1930, come ad esempio Chijin no ai (L’amore di uno sciocco, 1925). Dopo essersi trasferito ad Osaka ed essere venuto a contatto con la cultura della regione del Kansai, l’autore riscopre la cultura giapponese, che lo porterà ad un cambiamento sia dei contenuti che dello stile delle sue opere. Alcuni esempi sono Manji (La croce buddista, 1928-30), scritto nel dialetto di Osaka, e le sue ben tre traduzioni in lingua moderna del Genji monogatari di Murasaki Shikibu.

Nel saggio In’ei raisan (Libro d’ombra, 1933), Tanizaki espone in modo chiaro lo stile adottato nei suoi romanzi: non si dilunga sulle descrizioni degli elementi del racconto, ma lascia che il lettore immagini le caratteristiche dei personaggi e di ciò che sta loro intorno; tutto rimane nell'”ombra” e, secondo l’autore, è questa disposizione ciò che permette di cogliere la vera essenza delle cose. In Shunkinshō (La storia di Shunkin, 1933) l’autore afferma che lo stile della letteratura classica si avvicina di più a quello della letteratura moderna, nella quale l’autore restava nascosto, non interveniva nella storia e lasciava parlare i personaggi.

Nell’ultima parte della sua vita, Tanizaki si riavvicina gradualmente alla letteratura classica, che diventa il tema delle sue opere, unito a quello della figura femminile e del sadomasochismo. In questo intreccio di temi, lo stile delle ultime opere si fa più complesso. I suoi ultimi romanzi lo conducono al successo. Sasame yuki (Neve sottile, 1943-48) è ritenuto il suo capolavoro.

E fin qui un giapponese.

Dai cinesi abbiamo importato le “ombre cinesi“.

Ma questo, come si vedrà, è ben altro discorso.

Oreste Grani/Leo Rugens