L’unica “distanza sociale” mi sembra che sia quella tra chi sapeva e tutti gli altri

La prima volta che lessi di misure di “distanza sociale” era il 2009 e il termine mi colpì non solo per l’asetticità semantica ma per le implicazioni politiche che mi furono subito chiare. Chissà se a quella data l’espressione aveva attratto solo il sottoscritto o anche altri che oggi hanno responsabilità pubbliche?

Perché l’espressione rivela un mondo, se si ha un po’ di sale in zucca.

Ho il ricordo di essere stato fortemente incuriosito anche da una procedura (da avviare qualora fosse esplosa una pandemia influenzale), che veniva ipotizzata sotto la regia del gruppo GlaxoSmithKline, coordinamento che non credo ci sia mai stato non avendo mai neanche sentito nominare il gruppo farmaceutico, da mesi e da nessuno, anche dopo che avevo consigliato di intervistare il loro dirigente dottor Massimo Zuppini. Nel testo che avevo letto e che vi ho riproposto in forma integrale, ad esempio, si fa riferimento a prodotti farmaceutici (farmaco antivirale prepandemico veniva definito) immagazzinati centralmente a livello nazionale che sarebbero dovuti essere distribuiti a partire dalla fase 4 OMS. Tale fase viene descritta come quella in cui si riscontrano “piccoli focolai, con limitata trasmissione da uomo a uomo e con una diffusione altamente localizzata e in cui il virus non è ancora ben adattato all’uomo“. Non mi raccapezzo e per questo dicevo andiamo a chiedere a Zuppini (ma è silente tanto che lo debbo ipotizzare tra i deceduti del nord produttivo) che cosa si intendesse dire. “Immagazzinato centralmente“, ad esempio, è un’espressione che mi confonde. Da chi e cosa di preciso doveva essere stoccato? E cosa si intendeva (perché ritengo che fossero tutte ipotesi lontane dalla realtà vista l’assenza rumorosa della Glaxo dalla scena in essere) per quantitativi di prodotto mantenuti al di fuori delle scorte destinate a scopi commerciali e opportunamente controllati. Ma di cosa parlavano questi signori che nel mondo non sono certo famosi (e quanto) per perdere tempo e soprattutto soldi?

Quando ad ulteriore esempio di un loro pensiero preveggente questi azionisti (per loro lo Zuppini) affermavano che il Piano messo a punto dalla GSK oltre che una copertura sanitaria prevedeva l’identificazione degli stabilimenti e delle attività che avrebbero dovuto cessare in funzione dell’evolversi della pandemia, a che si riferivano? E quando, viceversa, dicevano che bisognava individuare, per la loro criticità, gli impianti produttivi che sia pure a ritmo ridotto dovevano garantire operatività e funzionamento, a cosa si riferivano? E nel merito di cosa entravano? Ma – soprattutto – mi dite chi, dove, come, quando faceva questi ragionamenti per conto della Repubblica? E se sono mai avvenuti? O il mondo GSK è un mondo di dissipatori di denaro e di perdigiorno? E a che fine facevano queste ipotesi dal momento che non credo che la GSK stia muovendo un dito per alleviare le nostre sofferenze? Se poi rileggo il testo che avevo acquisito nel 2009 (ripeto che sono interessato a sapere chi altro lo aveva letto) non posso non soffermarmi sul punto in cui il piano prevedeva da parte della GSK la fornitura di adeguati dispositivi per il controllo delle infezioni quali prodotti per la pulizia personale, “mascherine” (come vedete chiunque le aveva previste) di protezione per gruppi selezionati di personale e, veniamo al termine che ho posto all’inizio post, l’ideazione di “misure di distanza sociale” e misure (sarebbero le regole che tutti adesso sentite ripetere ossessivamente) per gestire il personale che fosse stato eventualmente esposto alla pandemia influenzale, per seguire quei dipendenti che fossero risultati ammalati sul posto di lavoro e in ultimo ma non cosa ultima per assicurare un rientro sicuro dopo l’eventuale guarigione.

Perché, mi chiedo da tempo certo (anni), nessuno è mai stato interessato a quando, in presenza di buonissimi testimoni, ponevo il problema della necessità di mettere a punto una Strategia di Sicurezza Nazionale che tra gli altri punti delicatissimi ci addestrasse all’ipotesi di una pandemia devastante? Perché quelle teste di cazzo a cui mi rivolgevo, con pacatezza ma in modo inequivocabile, ora non devono essere chiamati a rispondere della loro inadeguatezza e limitazione di comprendonio? Perché di questo dovremo avere la tenacia di continuare a chiedere conto senza consentire che nulla di questa superficialità possa proditoriamente passare “in cavalleria” e quindi non essere pagata. Se lo sapevo io (ometto marginale e ininfluente) che la prossima pandemia sarebbe stata un guaio – forse fatale – mi dite perché non dovremmo pretendere che ciascuno, anche mentre si adopera, ci chiarisse cosa sapeva di questa ipotesi mortifera?

Molti oggi sembrano darsi da fare. Bene che ci dicano cosa sapevano di questa incombente catastrofe. E se la GSK aveva accordi con la Repubblica. E questa, con il rispetto che tutti sanno porto al Quirinale, sarebbe materia (intendo il servizio alla verità storica) di competenza del Presidente Mattarella. Dal momento che ad oggi, tra i dichiarati e i rimossi dalle statistiche (vedi post ANGELO BORRELLI – UN UOMO SOLO ALLO SBANDO  con citati tali Marco Dotti e Angelo Zaccone, cioè due che temo non si sbaglino visto che da ieri anche la Cattolica di Milano è di questa opinione), i morti sono migliaia. Come delle Piazza Fontana, Italicus, 914, Brescia (anche questa volta), Stazione di Bologna, Capaci, Via D’Amelio all’ennesima potenza. Scrivo questo nella speranza che anche la pagina tragicissima del Coronavirus non rimanga caratterizzata, rispettato Presidente, da troppe ombre. Chiedo, con amore per la Patria martoriata e rispetto per la Sua persona che venga posta la domanda, a questo Massimo Zuppini (in realtà cominciando da lui) su cosa volesse dire, nel lontano 2009, quando faceva riferimento che bisognava prepararsi, in accordo con GSK, a ciò che oggi è accaduto. Sono interessato a sapere come è stato preparato (se lo è stato) il personale sanitario a questa ipotesi non tanto recondita come si è visto. Sono morti molti medici e infermieri, caduti nell’adempimento del dovere, e la loro morte urla non vendetta perché non è la nostra cultura ma giustizia giusta certamente sì.

Cosa non si è fatto in tempo utile che si poteva, a quanto leggo, fare sin dal 2009 e non si è fatto? Comincerei a fare domande, dal momento che il buon Dio li ha tenuti tutti in vita, a partire da chi ha fatto il Ministro della Salute (lasciate perdere la denominazione mutata) a partire dagli anni a cavallo del millennio. Se si esclude Umberto Veronesi che ne capiva ma è morto nel 2016, tutti gli altri sono in vita e percepiscono denaro pubblico. Che ci ragguagliassero su cosa è accaduto sul Pianeta (e in particolare in Italia) da quando, era il 1996, con il Governo Prodi 1° in cui è Rosy Bindi che diventa Custode della Salute, venne isolato nella provincia cinese del Guandong un virus influenzale denominato SARS. E spero di non sbagliarmi. Da allora molti si sono alternati ma una ha fatto il ministro per un periodo congruo e a lei chiederei conto per prima: Beatrice Lorenzin. Cinque anni ministro della salute (ha cambiato tre denominazioni di appartenenza partitica) direi che la Lorenzin dovrebbe saperne a sufficienza anche perché la sua onesta retribuzione, euro più, euro meno, vi è costata 1.500.000,00. E solo in quel periodo. Stipendiucci dati a lei senza calcolare i collaboratori stretti richiesti per affiancarla in quel quinquennio. Comunque, niente simpatie o antipatie: qualche domanda la farei a tutti e dieci.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Cosa ultima ma non ultima. Una che si intende di sanità è la Presidente del Senato (la seconda carica dello Stato) Maria Elisabetta Alberti Casellati che ha fatto per anni il sottosegretario all’ambitissimo ministero, presidiandolo per conto di Silvio Berlusconi e per chi gli girava intorno. Con questo non insinuando nulla se non che di piani per contrastare una eventuale pandemia, per ruolo e lauto stipendio, ne doveva sapere. Almeno più di me.

 

 


A QUANDO L’ARRIVO DELLE TRUPPE DELLA GLAXOSMITHKLINE?

Questa volta dirò solo che l’avevo detto. Ad amici fidati, certamente. In qualche passaggio delicato l’avevo anche scritto per scrupolo come si suole dire. A tal proposito, sarebbe interessante che qualcuno della stampa seria (non noi blogger marginali, ininfluenti e anche un po’ cazzafrulloni) andasse ad intervistare tale Massimo Zuppini, mi sembra oggi dirigente della GlaxoSmithKline spa e, anni addietro (era il 2009), Vice Presidente del Centro Studi ItaSForum nella cui veste diede alle stampe un suo ragionamento dal titolo inequivocabile: “Pandemia e Business Continuity: perché le aziende si devono preparare a questa emergenza“.

Ebbi modo di leggere il testo e ne tenni conto tanto che inserii subito (era appunto il 2009) la Sicurezza Sanitaria come settore peculiare (insieme ad altri otto temi) di uno schema attuativo di una eventuale “Strategia” complessiva di sicurezza nazionale.

Riproduco il testo dello Zuppini e vi evidenzio un punto che mi colpì particolarmente:

Il piano è stato costruito in accordo alle normative di legge in tema di prevenzione e distribuzione di farmaci e vaccini e assumendo che durante la pandemia non sia disponibile alcun supporto significativo del sistema pubblico. Inoltre il piano GSK Italia è stato definito in accordo con il Piano Nazionale di Preparazione e Risposta (che quindi esiste? ndr O.G.) ad una Pandemia Influenzale definito dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie  del Ministero Italiano della Salute“. Le maiuscole erano tutte di Zuppini.

Si leggeva inoltre nel testo che è ancora in mie mani:

 

Se ci fosse ancora a fare il ministro della salute una come Giulia Grillo (medico) mi azzarderei a chiedere spiegazioni ma essendo stata rimossa (ora facciamo un po’ i sani complottisti) a tempo debito (così come laElisabetta Trenta dal Ministero della Difesa, dicastero nodale – come si vedrà sempre di più – in presenza di una eventuale degenerazione in chiave pandemica dell’attuale epidemia influenzale) non me la sento di andare a “sfruculiare” il per bene “ex impiegato del PD” (non ha mai fatto altro) Roberto Speranza che, nonostante una laurea in Scienze Politiche presa alla Luiss, di GSK Italia (e del potere planetario che rappresenta e di quali metodi corruttivi è stata da sempre accusata) temo sappia poco o niente. Comunque, nella mia semplicità, mi accontenterei di sapere se esistono questi accordi e chi a suo tempo li abbia firmati. Che c’è di male a dirmi che vaneggio. Io e Massimo Zuppini che, ne sono certo, non sa neanche della mia esistenza. Io di lui – viceversa – ho conoscenza. E dal 2009.

Con questo post sia chiaro che, se non mi ammalo prima di CoronaVirus, comincio a pretendere risposte su questi eventuali accordi/patti/protocolli. Anche perché se ho dimenticato di segnalarlo me ne scuso, lo Zuppini collabora ancora proprio con la GSK Italia. Anzi ne è un dirigente apicale. Facile da rintracciare, Watson.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Un impiegato del PD (Speranza) in sostituzione di un medico (Grillo) alla Sanità e un assicuratore (Guerini) alla Difesa al posto di un ufficiale dell’esercito (Trenta) mi sembra, alla luce degli avvenimenti, un mossa “intuitiva” delle migliori. Entrambe donne allontanate per lasciare il passo a due maschi emergenti e competenti. Amici compatrioti che il vostro dio ve la mandi bene. Sull’assicuratore Lorenzo Gueriniricordatemi di tornare perché ogni volta che lo vedo mi sovvengono (ci deve essere un oscuro motivo) due volti: quello del medico Ignazio Marino, per una stagione sindaco della Capitale, e quella del criminaleMirko Coratti. Ho un rovello che mi arrovella: perché mai nel teatro della memoria che mi ha sempre assistito (per ricordare chi evoca chi e perché) quando vedo le nostre Forze Armate coordinate politicamente (non comandate perché il Capo supremo per fortuna è il Presidente della Repubblica) da Lorenzo Guerini mi sento insicuro? Ci deve essere qualcosa nel recondito della memoria che mi suggerisce un legame rizomico tra il posizionamento politico di Mirko Coratti (prima che si scoprisse chi fosse) ai vertici del Gruppo consiliare a Roma e i suggerimenti (per ora chiamiamoli così) di Guerini perché a tale posizione apicale fosse posizionato l’ex UDEUR Coratti. Il criminale.