Nicola Gratteri mi appare pericolosamente lasciato troppo solo

Nicola Gratteri, solo come al solito (lui da venti anni vive in “distanza sociale preventiva” per non essere ammazzato dal virus chiamato ‘Ndrangheta), prova a dire, con linguaggio di facilissima comprensione, dove sta la questione dal punto di vista del contrasto alla criminalità (in particolare si riferisce a quella “calabrese”). Lo ha fatto ieri sera, in tv, ospite della Lilli Nazionale. Mi è apparso un uomo amareggiato (questa è l’impressione che ho avuto), più di altre volte, fortemente preoccupato di quanto sta avvenendo e potrebbe ancora avvenire. Ha evocato l’ostruzionismo dei “poteri forti” (un magistrato di quella statura che entra nel merito di pericolose dinamiche che connotano il nostro Paese in un momento come quello che stiamo vivendo, lo considererei un gravissimo segnale di onesta preoccupazione) a qualunque cosa abbia suggerito, sin dal 2014 per innovare (e rendere più sicuri) i percorsi di giustizia. Si riferiva a processi assistiti da tecnologie per lavorare a distanza di sicurezza. Ha poi fatto riferimento agli inibitori che numerosi si sarebbero dovuti installare nelle carceri (e che nessuno ha favorito o fatto finanziare) per impedire ai criminali di coordinare le attività illecite, dentro e fuori le mura di reclusione. Invece le carceri sono gli stati maggiori dove con i telefonini i boss continuano a comandare. Perfino le ultime rivolte (in sincrono) sono li a testimoniare come i boss mafiosi vivano, sorci agili e intelligenti, nella groviera. Il morto di Bologna (è il primo deceduto in carcere per Coronavirus perché gli altri sono morti per overdose a seguito delle rivolte) è una variante che in queste ore non va assolutamente sottovalutata ma temo che i vertici di Via Arenula (a cominciare dal signor Ministro Bonafede) sappiano poco o niente di dinamiche di potere all’interno di quei territori lasciati nelle disponibilità delle varie mafie.

Gratteri era anche grandemente preoccupato (più del solito, sentite a me!) di come la lentezza che lo Stato dimostra/potrebbe dimostrare nell’organizzare la reazione ai danni collaterali generati dal fenomeno pandemico (il denaro in soccorso della povera gente e la riorganizzazione dei processi produttivi) favorirà la criminalità che sa, viceversa, come si sta prossimi ai sudditi da ridurre in ulteriore servitù. La immensa liquidità dei criminali calabresi farà la differenza non solo sull’oggi ma per il futuro prossimo venturo: tutti si ricorderanno di chi li ha soccorsi con le poche centinaia di euro necessarie alle famiglie e tutti gli altri titolari di attività ipotizzeranno di farsi soccorrere dai boss mettendo in vendita le proprie aziende. Questi saranno i presupposti del voto di scambio di nuovo/vecchissimo tipo che caratterizzerà le elezioni quando e se si tornerà a votare. Sarà un massacro se lo Stato repubblicano non sarà all’altezza. Direi di fare il possibile, nella nostra semplicità e marginalità, per non lasciare solo Nicola Gratteri. Oggi e, soprattutto, in un futuro prossimo.

Oreste Grani/Leo Rugens