Ancora a proposito del gen. Igor Konaschenkov e di Jacopo Iacoboni

Cominciamo con una enigmatica dichiarazione che Marty Feldam, ebreo ucraino, rilasciò una settimana prima di morire: “Sono troppo vecchio per morire giovane e troppo giovane per crescere“. Aveva 48 anni.

Come vedete parto ancora più lontano del solito.

Avviciniamoci comunque e andiamoci a cercare la nostra dose quotidiana di guai e di boccate di ossigeno liberatorio. E di questi tempi, dove si muore per mancanza di capacità respiratoria, mi sembra quasi doveroso. E comunque intelligente. E poi diciamo finché la generazione di Putin (quelli nati intorno al biennio 1950-52, lui compreso quindi) non ci farà sentire, alta e chiara, ogni giorno (una volta con un comunicato stampa, un’altra perché alla Tv va in onda un bel documentario, un’altra volta ancora con la consegna alla magistratura di uno dei tanti assassini dei troppi giornalisti morti/scomparsi durante il ventennio putiniano, cioè quello in essere), la condanna dell’operato di chi ha ritenuto che il Gulag (come sono tenuti i tedeschi per i campi di concentramento e di sterminio) fosse un luogo ameno dove riflettere sull’equità del socialismo sovietico, direi di non fidarsi e non dimenticare. Non dimenticate per tanto che in Russia non non non c’è la democrazia ma che dove quelli come Vladimir Putin pensano che sia cosa buona e giusta ritenere che dalla Ceka (dicembre 1917) fino al dicembre 1991 (da un dicembre ad un altro, mese in cui fa freddo freddo da quelle parti) in realtà si tratta di un continuo riassorbimento della stessa struttura dei servizi informazione e sicurezza che evolve, ovviamente come nomenclatura e sigla, ma non come funzioni.

Non a caso gli ufficiali (e Putin lo è stato) del KGB, a riconoscimento di questa continuità sostanziale, si autodefinivano cekisti come i membri originali della Ceka. Parliamo di una forma mentale che non si può dismettere fino alla morte. Ma Putin è ancora vivo anche se, con il suo dire e con il fare dei suoi fedelissimi, comincia a “scavarsi la fossa in cui potrebbe precipitarsi”. Come saggiamente ricorda il detto latino recuperato dal gen. Igor Konaschenkov (notoriamente, per chi sa di queste cose, un vero specialista in “giornalisti e libertà dei media“) per fare il minaccioso/spiritoso contro il giornalista della Stampa di Torino, Iacoboni. Difficile comunque essere spiritosi/ironici quando si è putiniani. E come se, in Italia, uno si sentisse spiritoso perché racconta barzellette berlusconiane. E poi, diciamolo, cosa ultima ma non ultima: da noi quelli che sanno di cose veramente divertenti, quando sentono “Igor” come nome proprio di qualcuno non ce la fanno a non pensare all’Igor di Frankestein Junior, Martin Alan Feldam, indimenticabile protagonista del capolavoro di Mel Brooks. Per noi Igor è quello e ancora ridiamo. Il resto è noia come sono “noia” le citazioni minacciose di Igor Konaschenkov.

Torniamo alle cose serie: aspettiamo che il titolare della Farnesina, appena ha risolto le questioncelle che si addensano intorno alle mascherine, cinesi o meno che siano, strappi la maschera a questi pericolosi “amici” russi e difenda il giornalista italiano Iacoboni che avrà avuto anche il torto di dire per primo alcune cose scomode sulla Casaleggio ed altri, ma fino a che in Italia vige l’attuale Costituzione, ha diritto a scrivere ciò che ha scritto.

Tornando all’Igor che ci piace, beccatevi la biografia dell’indimenticabile Feldam. Quello ucraino.

Oreste Grani/Leo Rugens che non è nessuno ma che ha deciso di denunciare (non so se esistano articoli dei codici che definiscono reato l’omissione della difesa dello Iacoboni da parte delle autorità italiane in questa vicenda gravissima delle minacce mafiose da parte dei russi) chiunque, da questo momento non faccia il suo dovere nella difesa di Jacobo Iacoboni. Qualora anche il giornalista non ritenesse di dover essere difeso. Tantomeno da me.

Martin Alan Feldman, noto come Marty Feldman (Londra, 8 luglio 1934 – Città del Messico, 2 dicembre 1982), è stato un comico, attore, sceneggiatore, regista e attivista britannico.

Feldman era noto per i suoi inconfondibili lineamenti che sono diventati il suo marchio distintivo. Il naso schiacciato era il risultato di un incontro di pugilato da ragazzo; la particolarità dei suoi bulbi oculari prominenti derivava dallo strabismo divergente e dalla combinazione di problemi conseguenti a iperattività tiroidea (dal 1961) e di un’operazione subìta a seguito di un incidente stradale avvenuto in gioventù. Dalla metà degli anni ’60 lavorò moltissimo negli Stati Uniti ottenendo grande successo. Il suo ruolo più celebre fu quello del grottesco e gobbo Igor, in Frankenstein junior di Mel Brooks.

Feldman fu anche un militante socialista, ateo e vegetariano.

Biografia

Le origini

Feldman nacque nell’East End di Londra l’8 luglio del 1934, primogenito dei due figli di Myer Feldman, di professione sarto, e di Cecilia Crook, ambedue modesti immigrati ucraini, nativi di Kiev e di origine ebraica. Ebbe un’infanzia «solitaria», come la definì lo stesso comico.

A quindici anni lasciò gli studi per inseguire il sogno di diventare un trombettista jazz, e solo più tardi scoprì la sua vocazione per la professione di comico e di attore. Cominciò a recitare partecipando ad alcune commedie in teatri minori, lavorando a sviluppare una propria comicità surreale, seguendo l’esempio dei suoi idoli, Buster Keaton e i fratelli Marx. Con due amici formò il “Morris, Marty & Mitch”, un trio comico ispirato proprio dalla comicità dei fratelli Marx, dove Feldman spiccava per le sue doti comiche, tanto da ottenere i suoi primi ingaggi di rilievo.

Il successo radiofonico

Nel 1954 iniziò una proficua collaborazione con Barry Took, altro umorista di successo. I due lavoravano con un team di autori che produceva numerose sceneggiature per sit-com televisive britanniche, come Educating Archie, e per lo show radiofonico di grandissimo successo Round the Horne, con Kenneth Horne e Kenneth Williams.

Fortemente richiesto da televisione e radio, Feldman non rinunciò al sodalizio con Barry Took, con il quale realizzò altri due programmi radiofonici, We’re in Business e The Army Game, che registrarono un incredibile successo in termini di ascolti. Sulla base dei personaggi e delle gag create per questi programmi, i due migliorarono il loro materiale comico per realizzare nuovi show, tra cui va ricordato Bootsie and Snudge, che vide Feldman nel ruolo di sceneggiatore principale.

Dalla radio alla TV

Il successo di queste produzioni portò gli show dalla radio alla televisione, ampliando il bacino d’utenza degli spettacoli e la notorietà presso il grande pubblico. Grazie al salto di qualità, Feldman diventò quindi l’ideatore diretto dei programmi che gli venivano affidati e che, in breve, furono tra i più seguiti dal pubblico.

I problemi di salute

Nel 1961 il comico cominciò a soffrire di problemi di natura tiroidea (morbo di Basedow-Graves), con evidenti effetti sull’apparato oculare, che subì gravi modificazioni. Quella che inizialmente sembrava una sfortuna, renderà Feldman un’icona: lo sguardo strabico, con gli occhi azzurri fuori dalle orbite, da lui accentuato per raggiungere maggiori effetti comici, lo accompagnerà sulla scena e fuori.

I grandi show per la BBC

Il comico non si lasciò abbattere dai problemi di salute e la sua carriera non subì rallentamenti, intensificandosi addirittura per tutto il corso degli anni sessanta, grazie a numerose produzioni di show radiofonici e televisivi per la BBCche lanciarono nuovi talenti, come Michael Palin, Terry Jones e John Cleese, futuri componenti dei Monty Python, con i quali Feldman scrisse anche The Frost Report.

Gli show di Feldman ottenevano successi sempre maggiori, ed in tutta la Gran Bretagna si diffondevano i suoi tormentoni. La consacrazione definitiva arrivò sempre dalla BBC, che lo incaricò di realizzare per il secondo canale dell’emittente delle commedie che lo vedevano protagonista assoluto.

Feldman realizzò anche una propria, fortunatissima serie televisiva sulla rete commerciale britannica ITV, intitolata semplicemente Marty.

L’arrivo a Hollywood

Nonostante il suo enorme successo in patria, Feldman restò a lungo poco più che uno sconosciuto negli Stati Uniti. Le sue prime performance sulle reti televisive americane avvennero nel famoso Dean Martin Show, dove interpretò alcune delle sue migliori gag.

Il comico ottenne immediatamente un buon successo, diventando un ospite fisso di molte trasmissioni, comiche e non. Grazie al riscontro di pubblico ed alla crescente notorietà, riuscì a realizzare uno show personale che lo consacrò definitivamente presso il pubblico statunitense, il Marty Feldman’s Comedy Machine (conosciuto in italia come L’occhio che uccide).

Il cinema

Nel 1974 Feldman apparve nel film che gli diede la notorietà mondiale e per il quale è principalmente noto in Italia: Frankenstein Junior di Mel Brooks. Feldman interpretava il ruolo di Igor, il servitore gobbo del dottor Frederick Frankenstein (interpretato dall’amico Gene Wilder), passato alla storia proprio grazie alla particolare fisionomia del suo interprete, che benissimo si adattava al personaggio strampalato, protagonista di gag e battute indimenticabili, spesso improvvisate, come abitudine del comico. Grazie a questo ruolo, Feldman vinse il Saturn Award come miglior attore non protagonista, uscendo dal ruolo di caratterista semplice.

Incoraggiato dal successo del film, Feldman partecipò ad altre due pellicole comiche, Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975), ancora al fianco di Gene Wilder, e L’ultima follia di Mel Brooks (1976), di nuovo diretto da Mel Brooks. La maggior parte dei suoi film, comunque, non è mai stata distribuita in Italia.

Marty Feldman e Dayle Haddon in 40 gradi all’ombra del lenzuolo

Nel 1975 partecipò a una produzione italiana a episodi, 40 gradi all’ombra del lenzuolo, di Sergio Martino, con Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Dayle Haddon, Enrico Montesano,Aldo Maccione, Sydne Rome e Tomas Milian. Nell’episodio da lui interpretato (il terzo dei cinque), recitò accanto all’attrice e modella Dayle Haddon, nel ruolo di una guardia del corpo assai intrusiva.

La regia

Il successo crescente portò il comico a cimentarsi come regista nel 1977. Il suo film d’esordio dietro la macchina da presa fu Io, Beau Geste e la legione straniera, parodia del classico Beau Geste (1939), nel quale due fratelli, uno bellissimo (Michael York) e uno bruttissimo (ovviamente Feldman), si ritrovano arruolati nella Legione Straniera.

Seguì una seconda prova da regista, Frate Ambrogio, nel 1980. Il film era una pesante satira sulla commercializzazione della religione negli Stati Uniti d’America, ma venne inesorabilmente stroncato da critica e pubblico, mettendo fortemente in dubbio il proseguimento della carriera da regista di Feldman.

La morte

Il 2 dicembre 1982, durante la lavorazione del film Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo, scritto dall’amico Graham Chapman e diretto da Mel Damski, il quarantottenne Feldman venne colto da un attacco di cuore, e poco dopo il comico morì nella sua camera d’albergo a Città del Messico. L’intervento di un amico presente che chiamò i soccorsi fu inutile. Una settimana prima di morire aveva dichiarato a un reporter: «Sono troppo vecchio per morire giovane, e troppo giovane per crescere».

Non risultava apparentemente avere una cardiopatia pregressa diagnosticata, per cui diverse ipotesi sono state fatte: dal tabagismo, a malattie pregresse, alla dieta che seguiva, fino a sforzi psicofisici eccessivi, o intossicazione alimentare.

Nel commento introduttivo del DVD di Frankenstein Junior, Mel Brooks ha citato i fattori che possono aver contribuito alla morte di Feldman: «Fumava a volte cinque pacchetti di sigarette al giorno, beveva grandi quantità di caffènero e aveva una dieta ricca di uova e latticini». Inoltre, l’alta quota di Città del Messico (oltre 2.100 m sul livello del mare, dove l’aria è di circa il 20% più rarefatta) probabilmente ha ulteriormente posto sotto stress Feldman, mettendo sotto sforzo il suo cuore e i suoi polmoni.

Michael Mileham, che partecipò alla realizzazione di Barbagialla, raccontò di come lui e Feldman nuotarono insieme, alcuni giorni prima, verso un’isola dove un locale vendeva aragoste e noci di cocco. Mileham mangiò aragoste, frutti di mare e molluschi, Marty una noce di cocco. Mileham e Feldman usarono però lo stesso coltello per tagliare i rispettivi piatti, e il giorno successivo Mileham ebbe un’intossicazione da molluschi e crostacei, teorizzando che anche questo potrebbe aver contribuito al deterioramento della salute e alla morte di Feldman. Durante le riprese Feldman cadde da un’impalcatura, non volendo usare una controfigura, cosa che potrebbe aver contribuito al decesso.

In un racconto aneddotico, il vignettista e attore Sergio Aragonés, che stava girando un film nelle stesse zone, raccontò invece che mentre girava vestito per il suo ruolo di poliziotto armato, improvvisamente incontrò Feldman che, nel vederlo, si spaventò moltissimo. Aragonés pensa che forse questo spavento abbia contribuito all’attacco di cuore fatale di Feldman in tarda serata. Aragonés ha raccontato la storia con la battuta finale: “Ho ucciso Marty Feldman”.

Occorre anche ricordare che Feldman aveva la malattia di Basedow (da cui i tratti facciali) e non fu mai operato per essa, né un’adeguata terapia era disponibile o usata. Questa patologia può causare aritmia, disturbi polmonari,fibrillazione atriale, ipertensione e ischemie, con rischio di morte cardiaca improvvisa o infarto del miocardio.

Oggi Marty Feldman riposa nel cimitero di Forest Lawn Memorial Park, a Los Angeles, accanto al suo idolo Buster Keaton.

Vita privata

Nel gennaio del 1959, Feldman si sposò con Lauretta Sullivan, che gli restò accanto fino alla sua morte nel 1982. Lauretta è poi morta a Studio City, un quartiere di Los Angeles (in California), il 12 marzo del 2010, all’età di 74 anni. A dispetto dei suoi particolari lineamenti, Feldman era tenuto in grande considerazione da parte delle donne, grazie alla sua simpatia e al suo successo.

Definitosi un «socialista dichiarato», fu un attivo membro del Partito Comunista di Gran Bretagna per quasi tutta la sua vita. Fu inoltre un convinto vegetariano (lacto-ovo-vegetarianismo) ed ateo, infatti le battute sulla religione e la superstizione ricorrevano in alcune sue gag.