Se ci riuscite, astenetevi dal fare lalloni ai moscoviti

Questa notte in calce al post ИГОРЬ ЕВГÉНЬЕВИЧ КОНАШÉНКОВ MINACCIA JACOBONI E LA STAMPA: QUI FODIT FOVEAM, INCIDET IN EAM (CHI SCAVA LA FOSSA IN ESSA PRECIPITA) ho scritto, dopo aver perso il sonno per come la mia Patria sta perdendo definitivamente identità:

Questa mattina sento il bisogno fisiologico (come evacuare) di scrivere altro.    

E poi diciamolo è sola la Nato (e qui si dovrebbe aprire un serio ragionamento certo non da affidare a figure quali quelle a cui i nostri cacasotto hanno deciso di affidarsi) che non sa che Vladimir Putin e i suoi, da buoni comunisti, hanno deciso che ciò che è loro, è loro e ciò che è degli altri, è sempre loro. A Mosca, anni addietro (il mio ragionamento è terra-terra) si sono incazzati per come è andata anche per colpa (così pensano) di Papa Giovanni Paolo II (che era polacco ma faceva il papa a Roma) e da allora, comprandosi questi e ed altri (cosa non difficile dalle nostre parti dove per un rublo/dollaro in molti sono pronti a vendere le loro madri, sorelle, mogli), indossando il famoso guanto di velluto, si preparano ad usare il pugno di ferro contro chiunque si frapponga al loro disegno neo-imperiale. Iacoboni potrebbe essere visto come figura che osa pensare con la sua testa rispetto a questa questioncella dell’identità russa impegnata nell’elaborare definitivamente il lutto della sconfitta (quella della Guerra Fredda dopo le vittorie in guerre vere contro Napoleone e la Germania di Hiltler) nello scontro con quello che loro continuano a considerare l’Occidente. Se Iacoboni ha sottovalutato in che vespaio si è andato a mettere può al massimo essere accusato di ingenuità professionale (fa il giornalista/scrittore categoria odiata a Mosca) ma che abbia ragione a scrivere ciò che scrive è certo. E noi (bravo quindi Massari), nella nostra marginalità e ininfluenza, sentivamo il dovere di scriverlo. Nulla dovendo a Putin, al duo Berlusconi/Valentini amici da sempre dello Zar, a Salvini che ancora deve al popolo italiano e ai suoi magistrati spiegazioni di intrecci moscoviti, ai mille e mille galoppini intessitori di business con il Cremlino. Se Mosca considera un’aggressione le idee (di questo si tratta cioè di libertà di pensiero) di Jacopo Iacoboni, tutto il residuo di vita staremo con lui, giornalista e scrittore, a prescindere da quella banda di cacasotto nostrani, candidati servi dello Neo-Zar e dei suoi rubli, che stiano assisi a Palazzo Chigi, alla Farnesina, a via XX Settembre o a Forte Braschi.

Questo pensiamo e questo scriviamo da “talebani” quali metaforicamente ci sentiamo (o come alcuni affettuosamente ci appellano) ricordando che gli afgani, forti di una loro identità nazionale, si sono permessi di sconfiggere, con le armi in pugno, gli inglesi prima e i sovietici poi. Ora addirittura piegando gli USA. Direi che è tempo (questo è anche l’opportunità offerta paradossalmente dal Corona Virus) di cambio paradigmatico culturale che non vuol dire passare dal fare i lalloni (sapete cosa sono e come si fanno?) agli “americani”, al dedicandosi, con slancio amoroso, alla verga “putiniana”. Perché sempre di “servizietti” si tratterebbe. Da fare in ginocchio.

Oreste Grani/Leo Rugens che quando scrive servizietti non fa solo un volgare riferimento ad un atto sessuale ma al rumoroso silenzio a difesa dei liberi cittadini italiani da parte dei nostri servizi.

P.S.

Voi siete e sarete sempre quelli dell’Ottavo Direttorato Centrale. Il resto sono fake news.