Vite sospese – Liora Sinigaglia

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Per gentile concessione Ph. Fabrizio Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

La redazione accoglie con piacere la riflessione di Liora Sinigaglia, colta, raffinata, intelligente e attenta osservatrice delle umane complessità, in particolare nelle loro manifestazioni culturali e artistiche. Intrecciano il testo pensieri e immagini di Fabrizio Loiacono, testo che esprime una visione politica che condividiamo parola per parola a partire dal tema dei fondi europei, mal utilizzati per dirla elegantemente, per arrivare alla constatazione della necessità di ripensare in termini globali i rapporti sociali ed economici di un mondo che ha conosciuto una pandemia, senza essere stato avvertito del pericolo.

Buona lettura e benvenuti, Liora e Fabrizio

 

VITE SOSPESE

Liora Sinigaglia*

Forse non ci rendiamo conto dell’enorme danno che questa pandemia sta procurando anche nell’ambito della Cultura e dell’Arte in ogni sua forma espressiva.

Eliminando di fatto i contatti e le sinergie tra i singoli individui, artisti o fruitori, essa appiattisce la crescita culturale e ne cancella la fruibilità, operando una piaga infetta difficilmente sanabile. Ed il tentativo per nulla efficace di sostituire le visite museali ed i concerti con collegamenti virtuali, non portano certamente a risultati qualificanti.

Senza contare che ogni anno, nel nostro Bel Paese, i milioni di Euro stanziati dalla Comunità Europea non vengono utilizzati se non in misura minima e spesso dai “soliti noti”, con la conseguenza di venire, ironia della sorte, sanzionati dagli stessi organismi di Bruxelles.

La maggior parte degli Artisti, escludendo quelli che possono operare ideando e realizzando le loro opere all’interno della propria abitazione, non riescono a seguire, in questo periodo così oscuro, il loro estro e la loro inventiva e, tanto meno, riescono a produrre opere d’arte. Quindi, si trovano anch’essi in piena crisi intellettuale, morale ed economica.

L’intero comparto del mercato culturale che ruota attorno alle iniziative artistiche subirà pertanto un danno ed uno scollamento sociale di uno squallore inenarrabile, oltre ad un pregiudizio economico quasi impossibile da appianare.

Quali potrebbero essere allora le iniziative volte a ridare impulso e nuova vita all’Amore, all’Interesse ed al Coinvolgimento dei giovani in particolare, ma all’intera Società Civile, per la Cultura e l’Arte intese come beni primari diretti alla persona, costituendo un valore sociale imprescindibile per una corretta e maturità dell’Individuo?

Proprio in questi giorni ho avuto modo si leggere una riflessione da parte di un amico Fotoreporter free lance, con il quale (prima dell’ esplosione di Covid-19) eravamo intenti ad organizzare e realizzare una Mostra Personale itinerante in cui si sarebbero esposte immagini realizzate negli ultimi tre anni di lavoro.

Tutto si è bloccato.

Con il conseguente danno Morale, Intellettuale ed Economico.

Senza alcuna certezza su quando e se tale Progetto potrà essere riavviato e portato a termine.

In tal senso sottolineo come, in realtà, qualsiasi iniziativa e pianificazione relativa agli eventi culturali programmati o in fieri, risultino sospesi, annullati, o rimandati.

La burocrazia continua a strangolarci anche soprattutto in questa era così funesta, dove gli artisti risultano totalmente e drammaticamente impossibilitati a muoversi.

Nessuno dei vari decreti promulgati, in particolar modo il Decreto “Cura Italia” del 17 marzo u.s., ha incluso alcuna misura di sostegno alle iniziative artistiche e culturali. In una parola, l’intero settore culturale nella filiera di Associazioni, Fondazioni, Cooperative che impiegano personale a vari livelli, risultano abbandonati a se stessi.

Nell’ultimo ventennio la fotografia, quale mezzo di espressione in ininterrotta evoluzione ha permesso a tutti di accedere al suo linguaggio fondamentale di trasposizione della realtà attraverso un semplice “click”. La diretta conseguenza di questa democratizzazione della riproduzione fotografica è evidente: ogni siamo bombardati da fotografie ed immagini tra le più svariate, su riviste, televisione, social network, computer, cellulari. 

Lo spirito critico che ci permetteva di cogliere il vero messaggio contenuto in ogni singolo scatto sembra essere svanito. 

La domanda sorge spontanea: lo sguardo umano riuscirà ancora a farsi sorprendere, impressionare, emozionare nel soffermarsi ad osservare un’immagine che possa esprimere qualcosa che è stato colto da un altro individuo nelle poche frazioni di secondo trascorse tra la visione nel mirino della reflex ed il premere il pulsante che renderà immortale quella scena? 

Si tratta più semplicemente di cogliere il fine stesso della fotografia: esprimere un qualche sentimento raccontando una storia. 

L’appiattimento della nostra memoria individuale e collettiva, che non è più in grado di immagazzinare migliaia di immagini propinateci continuamente, sta lentamente ed inesorabilmente creando un deserto digitale. 

Qualsiasi fotografia viene “bruciata” nel giro di poche ore, se non di minuti. 

La malsana consuetudine di non stampare più su carta fotografica le immagini scattate accellera questo meccanismo perverso. 

Ritengo, anzi ne sono fermamente convinto che un cambiamento radicale di mentalità e di approccio nell’istante in cui ci apprestiamo ad osservare una immagine, sia dividere, tenere separate, distinguere le fotografie cosiddette “comuni” da quella che a giusto titolo può considerarsi la “vera fotografia”, quella cioè che può impressionare perché racconta qualcosa. 

Accorre pertanto tornare ad avere una mente ed uno sguardo critici, liberi dai condizionamenti, in modo da sviluppare, coltivare ed ampliare quella sensibilità d’interpretazione ormai quasi del tutto scomparsa. 

È per questo che io, ormai da alcune decine di anni racconto storie attraverso le mie immagini. 

Il mio obiettivo è l’occhio destro, ancor prima di premere il pulsante di scatto della mia reflex. 

Attraverso questo mirino naturale studio il soggetto, valuto la scena, definisco gli “attori” che intendo inserire e quelli che intendo escludere. 

Vi chiederete a questo punto come posso sentirmi ora, in queste lunghe settimane di fermo forzato a casa, senza poter uscire, senza poter documentare cosa succede “lì fuori”. 

Dal 08 marzo 2020 improvvisamente la cosiddetta “normalità” ha dovuto cedere il passo all’emergenza. Le strade si sono svuotate, le serrande dei negozi abbassate, le lunghe cose per entrare nei supermercati bardati come mascherine e guanti, mantenendo la distanza di sicurezza con l’individuo che ci precede e con quello che è dietro di noi. Anche l’aria è cambiata, nonostante la mascherina appesa sul nostro naso e che copre anche la bocca sentiamo un’aria diversa.

Non possiamo vedere, abbracciare, baciare i nostri cari, non possiamo brindare con i nostri amici, i rapporti interpersonali sono, come per magia, “congelati”. 

Ma un fotografo degno di questo nome dovrebbe poter documentare attraverso la sua sensibilità lo sgomento, l’ansia, la depressione che pervade questo nostro Mondo attuale. 

Dovrebbe poter cogliere i segni di solidarietà, quei piccoli grandi gesti che sono alla base del vivere comune, le idee creative che esprimano il potere di dominare questa crisi così profonda nei valori fondamentali e nei sentimenti. 

Documentare per restituire la speranza, il morale, la forza di reagire e di combattere questo nemico infido, subdolo, insidioso. 

Testimoniare per far crescere l’orgoglio e la consapevolezza di fare ognuno qualcosa di piccolo ma di importante per tutti. 

Raccontare, per rafforzare l’anima e combattere la paura e le incertezze, credere in un futuro migliore a cui tutti devono aspirare. 

Vorrei narrare una storia che raccontasse La Storia.” 

Fabrizio Loiacono Photographer 

www.obiettivosulmondo.com 

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Per gentile concessione Ph. Fabrizio Loiacono. Tutti i diritti riservati.

Mi ha colpito in modo particolare questo approccio sensibile e delicato in un tempo così funesto, dove le immagine proposte dai media esprimono dolore, desolazione e sofferenza continui, con file interminabili di camion militari carichi di bare, strade completamente deserte, parchi abbandonati, file di persone bardate che attendono pazientemente l’acquisto di beni di primaria necessità con lo sguardo desolato.

Quest’ultima immagine, mi riporta ad un viaggio compiuto molti anni fa, in quella che si chiamava Russia, dove nel centro di Mosca mi ritrovai uno spettacolo simile: donne che in diligente coda attendevano il loro turno per poter comprare delle patate.

Credo che si debba al contrario raccontare attraverso le immagini tutto quello che di positivo può essere generato da una esperienza così devastante che sicuramente condizionerà il nostro futuro, quello dei nostri figli e delle generazioni future.

Sono convinta che tutto questo debba renderci consapevoli al cambiamento radicale negli equilibri geo-politici, economici, culturali estremamente deboli che sono implosi con Covid-19.

* Da molti anni accetto sfide impossibili pur di realizzare i miei sogni e i progetti che riesco a vedere ancor prima di realizzarli.

Il mio bagaglio culturale, oltre che le esperienze personali e familiari, mi hanno portato a cambiare radicalmente rotta rispetto alla navigazione tranquilla che mi si prospettava.

Pertanto ho deciso, assumendomi tutti gli oneri e responsabilità, di paracadutarmi nel mondo variegato e non privo di incognite e difficoltà della Cultura nelle sua espressioni più ampie.

Ho realizzato con le mie sole forze fisiche, economiche e morali, molto spesso in contrasto anche con i mei vecchi soci, eventi e spettacoli culturali di rilevanza nazionale che hanno ottenuto un successo imprevedibile per i più, ma di cui la sottoscritta era certa.

A tal proposito ho ricevuto encomi ed inviti a proseguire in questo mio percorso anche da diverse Amministrazioni Pubbliche.

Recentemente sono stata invitata da AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica) in collaborazione con Il Mibact, a candidare una città per l’evento programmato del 21 giugno 2020.

Ciò rende onore alla mia ostinata caparbietà ed al mio credere fortemente in quello che faccio. La mia attività non l’ho mai considerata un mero lavoro ma una missione da portare avanti senza accettare preclusioni di sorta.

Due anni fa, quando tutto sembrava andare a rotoli per motivi imprevedibili e non dipendenti dalla mia volontà, mi sono recata dai Padri della Basilica di Sant’Andrea delle Fratte di Roma, per chiedere ospitalità durante l’evento che era stato da me organizzato in occasione della Serata Internazionale della Musica.

Ricordo ancora come venni accolta, con grande generosità e disponibilità.

Posso tranquillamente affermare, senza possibilità di essere smentita, che la sera del 21 Giugno fu un successo, grazie anche ai musicisti che intrattennero le 320 persone presenti tra i banchi della Basilica e le circa 200 che erano rimaste in piedi. A Roma vi erano, nella medesima data, concerti nazionalpopolari in tutte le vie e piazze, mentre io decisi per un concerto di musica classica in un luogo sacro.

Ho realizzato numerose Mostre d’Arte, tra cui in modo esemplificativo ne cito alcune: Mostra Fotografica personale “Jazz in Bianco e Nero-Gente, Musica, Emozioni” all’interno di un “supermercato di lusso”, accompagnata da serate di musica jazz; Mostra Fotografica personale “Gerusalemme Punto d’Incontro” nel Museo della Padova Ebraica dove sono riuscita a riunire in quell’occasione le tre grandi religioni monoteiste con la presenza dei rispettivi rappresentanti; una mostra di pittura di un’artista emergente(ex Prefetto a riposo) in un locale trendy milanese, che ha ottenuto commenti lusinghieri.

Ho continuato a promuovere serate musicali di vario genere a Milano, replicando la Serata Internazionale della Musica nel 2019 in un locale sui Navigli, con la presenza straordinaria del trombettista Jimmy Owens che mancava da 10 anni dal nostro Paese.

Nonostante i risultati lusinghieri resto fortemente convinta di essere il mezzo con cui gli Artisti possono proporre la loro Arte, la sottoscritta non sarebbe nulla se non esistessero loro.

Probabilmente la motivazione che mi spinge a credere così tanto nella Cultura trova fondamento nella convinzione che l’Arte, nelle sue diverse declinazioni, sfama le menti e fa divenire liberi i popoli.

Un Popolo è tanto libero quanto ha il potere di esprimere il suo “Io”.

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Per gentile concessione Ph. Fabrizio Loiacono. Tutti i diritti riservati.