Covid around the clock – Antonio Albanese

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L’intervista di Antonio Albanese a Radio Rock segue quelle della prof.ssa Elisabetta Trenta e di Alberto Massari, precedendo di un giorno quella del prof. Marco Dotti, tutte dedicate al tema “pandemia” affrontato da diverse angolature ma con un filo che le lega strettamente. È da riconoscere a Jacopo Morroni e alla “radio” l’intelligenza e la capacità di cogliere aspetti del dramma in corso che i media tentano di occultare, a vantaggio di una narrazione dell’emergenza che ha il precisco scopo di occultare le responsabilità gravissime di classi dirigenti e politiche sorde, se non peggio, agli innumerevoli allarmi lanciati negli anni.
Per ragioni tecniche le registrazioni delle interviste di Albanese e di Dotti saranno disponibili nei prossimi giorni.
La redazione
Cronaca semiseria dell’intervista a Radio Rock del 4 aprile 2020 di Antonio Albanese, direttore AGC Communication, ospite di Jacopo Morroni, Radio Rock. 
“COVID AROUND THE CLOCK”
Buona sera a tutti i lettori.
Il tema centrale dei miei 32 minuti di chiacchierata con Jacopo Morroni è stata la pandemia Covid-19 “around the world”, ossia come gli altri paesi del globo la stanno affrontando, tra notizie curiose e tragiche.
Ovviamente, con Jacopo si era deciso di scegliere solo alcuni esempi per grande aree geografiche, con lo scopo duplice di mostrare come la pandemia sia davvero globale e come il mainstream giornalistico italiano, ad esempio, si occupi quasi esclusivamente delle notizie e dei fatti “più vicini” sul tema pandemico, alla luce di un principio giornalistico universale che recita più o meno così “un morto ammazzato vicino alla porta di casa fa più notizia di una strage avvenuta all’altro capo del mondo”.
Il nostro viaggio, corredato dall’ottima proposta musicale di Radio Rock, ha preso le mosse dalla notizia, tra il tragico e il boccaccesco, sulla quarantena dorata del re della Thailandia, Rama X, al secolo Maha Vajiralongkorn Bodindradebayavarangkun, decimo sovrano della dinastia Chakri. Il re tailandese ha, infatti, affittato ampia parte di un albergo in Baviera, come riportano i giornali britannici di fine marzo, dove si è insediato assieme a parte della sua corte, 20 concubine comprese. Va considerato che Vajiralongkorn fino all’ascesa al trono era considerato un viveur e inoltre ha una casa in Baviera dove trascorreva ampia parte dell’anno.
Nel paese, che sta vivendo la pandemia in maniera drammatica, appena saputa la notizia si sono registrate una serie di proteste di piazza e l’intervento dell’esercito.
A differenza della casata Chakri, i reali della Malesia, il sultano Abdullah Sultan Ahmad Shah e Tunku Azizah Aminah Maimunah Iskandariah, la sua consorte, pur risultando negativi ai test, si sono messi in quarantena a fine marzo, perché alcuni membri del personale di casa reale erano risultati positivi ai test. Va ricordato che il re della Malesia è a tempo: dura 5 anni, trascorsi i quali, ne vien eletto un altro tratto dalle diverse casate del regno “federale” malese.
Jacopo ed io abbiamo sottolineato la differenza di stile e di rappresentatività dei due reami.
La discussione è poi passata alle Filippine, nazione anch’essa in isolamento a causa del Covid-19. Rodrigo Duterte ha messo in lockdown la capitale, Manila, e l’intera area metropolitana, in un primo momento, per poi allargare l’area dell’isolamento e delle misure restrittive via via che l’epidemia allargava il suo raggio. E fin qui, nulla quaestio. Quello che ha fatto scalpore sono le modalità con cui il presidente filippino, noto alle cronache internazionali per i suoi modi alquanto spicci, sin da quando era sindaco di Davao, ha dato ampi poteri alla polizia di intervenire, sulla scia della sua discussa campagna di eliminazione del narcotraffico. La polizia filippina ha infatti il potere di sparare a vista sugli spacciatori / consumatori di stupefacenti; un fatto che ha messo contro il governo Duterte, diverse entità internazionali. Resta il fatto che si sono diffusi posti di blocco che hanno una particolarità: accanto agli agenti ci sono bare e teschi (si dice finti); sulle bare è scritto: “O stai a casa o stai dentro di questa”. Una maniera alquanto spiccia per far passare il messaggio di restare a casa e di praticare il distanziamento sociale. Con Jacopo si è discusso, amichevolmente, della sensibilità politica e governativa così diversa da quella praticata dalle democrazie europee ad esempio. Va ricordato che le Filippine sono anch’esse una democrazia, per la precisone una repubblica presidenziale.
A questo punto è partito un pezzo di storia della NWBHM (New Wave of British Heavy Metal): Wratchild,  traccia che apre, dopo l’intro strumentale The Ides of March, il secondo album degli  Iron Maiden, Killers pubblicato il 2 febbraio del 1981. Un vero pezzo di storia del Metal mondiale. Da notare che Jacopo ha messo in onda la versione originale suonata dalla prima line up dei Maiden: Paul Di’Anno – voce, Dave Murray – chitarra, Adrian Smith – chitarra, Steve Harris – basso, Clive Burr – batteria.
Di nuovo in studio tra una pogata e l’altra (sempre a distanza per rispettare le regole sanitarie anti covid) con Jacopo abbiamo sfatato un luogo comune che vede i metallari, in gergo chi è amante dell’heavy metal, nelle sue diverse declinazioni, come persone ignoranti, ubriacone e amanti degli stupefacenti; stereotipo benpensante sintetizzato nel famoso “sesso, droga e rock’n roll”; niente di più falso. Ci sono cristallini esempi di musicisti “metal” dotati di una o più lauree che hanno saputo mettere a frutto: Bruce Dickinson, icona degli Iron Maiden, ha una laurea in storia e una in musica, honoris causa la seconda, è pilota di jet, imprenditore, sceneggiatore e così via; David Draiman, cantante dei Disturbed si è laureato per tre volte in: Business Administration, filosofia e scienze politiche alla Loyola University; Brian May, mitica chitarra dei Queen, è un astrofisico, settore in cui ora si dedica, accanto alla musica; è autore di libri scientifici e nel 2015 ha collaborato alla missione New Horizons per lo studio di Plutone. A lui è stato dedicato l’asteroide 52665Brianmay. E l’elenco potrebbe continuare, senza togliere che lo stereotipo ha una sua ragion d’essere visto il panorama musicale spesso borderline dell’HM.
Tornando a parlare di pandemia, abbiamo discusso del Sud America; su stimolo di Jacopo dei cadaveri bruciati in Ecuador, dei migranti sudamericani al confine con gli States e della situazione venezuelana. In Ecuador, come in molti paesi, il sistema sanitario è per la gran parte privato, con la conseguenza che molti nonhanno accesso o hanno accesso limitato alla sanità. Di fronte a questo dato di fatto, la pandemia ha semplicemente fatto vedere al mondo le conseguenze di un sistema “elitario” o di classe per la tutela della salute; da qui nasce la discrasia tra i dati ufficiali e quello che vien fuori dai social media sudamericani.
Una simile situazione si ripete al confine con gli USA, dove sono ammassate, decine di migliaia di richiedenti asilo, le famose marce che hanno attraversato l’America Latina, nel 2019, la pandemia ha messo in crisi la difficile situazione igienico sanitaria e di sicurezza che le autorità messicane stanno vivendo.
In Venezuela, la pandemia sta incidendo in una situazione di suo già compromessa vista l’iperinflazione in cui vive il paese sudamericano. Volendo fare un paragone si tratta di Weimar all’ennesima potenza. A causa della pandemia, gli Usa hanno chiesto ai due leader del paese, Niclas Maduro, chavista, presidente in carica, ritenuto dalla comunità internazionale un “usurpatore”, e Juan Guaido (scegliamo la grafia sudamericana e non quella italiana con la “O” accentata) presidente del parlamento e autoproclamato presidente de Venezuela, in base a qantio previsto dalla costituzione, di fermare tutto e di creare un governo di unità nazionale che gestisca l’emergenza Covid-19 e che porti il paese a elezioni libere in un anno.
Ci sono poi altri teatri che, assieme a Jacopo, abbiamo visto per dare uno sguardo all’universalità della pandemia che ha bloccato la nostra quotidianità: si tratta di teatri in guerra, civile o meno, su cui il Covid-19 sta infierendo, senza che le stesse autorità lo ammettano, per motivi politici o per mancanza di strutture sanitarie idonee, essendo paesi in guerra, appunto.
Siamo partiti dalla Libia, paese nostro dirimpettaio, in cui GNA, di Fajez Serraj, e Governo di Tobruk si affrontano da anni per il controllo del paese. Il Covid-19 ha mietuto lì la prima vittima giorni fa; ed è stato portato nel paese dai miliziani siriani, si tratta di membri di milizie jihadiste, immessi nelle fila del GNA dalla Turchia, oramai attore di quello scenario; le misure internazionali di isolamento e di distanza sociale sono difficili da far rispettare a Tripoli, area di scontri aperti, mentre qualcosa sta facendo il governo di Tobruk, cioè le LAAF di Khalifa Haftar, nell’area del paese sotto il loro controllo.
Come in Matrix Revolutions, siamo quindi volati verso Siria e Iraq, teatri anche qui in guerra civile, il primo, e in crisi politico-istituzionale, il secondo. In Siria, Damasco ha dapprima negato la presenza del Covid-19 salvo poi ammetterla, con un ampio delta tra i dati ufficiali e quelli che vengono favori analizzando la social sfera siriana; in Iraq il governo ha minimizzato il rischio e ha addirittura sospeso la licenza alla Reuters che aveva dato nei giorni scorsi altri dati. Per entrambi gli scenari vale il fatto che non si riescono a fare tamponi in maniera sufficiente e il sistema sanitario vive profonde difficoltà.
Per tutti e due questi paesi, la presenza di Covid-19 è collegato, in diversi modi all’Iran, paese dici si parla poco e che sta vivendo la tragedia della pandemia sottoposto a pesanti sanzioni e restrizioni economiche.
Con la pausa musicale dedicata stavolta al rock italiano dei Verdena, gruppo altern-rock italiano, è venuto il tempo dei “saluti e baci” a tutti gli ascoltatori, con l’invito fatto da entrambi a restare a casa e a rispettare le regole sanitarie.
#iorestoacasa
Antonio Albanese