Fido, micio, la tigre del Bronx e la preveggenza di Ilaria Capua

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Prevedere è meglio che curare, e se uno aspira a occuparsi di intelligence è bene che, tra le tante cose da studiare, impari a tenere d’occhio i veggenti e i preveggenti.

La prof.sssa Ilaria Capua è di sicuro una di essi, del resto v’è una antica tradizione occidentale che attribuisce alla figura femminile la capacità di prevedere il futuro. Un tempo i responsi venivano dati in antri oscuri o alla fine di lunghi rituali dove una inebriata sacerdotessa con voce che pochi sapevano ascoltare diceva il destino o il futuro, che non sono la stessa cosa.

Ora, il 7 marzo 2020, l’ex deputata di Scelta Civica, creatura di laboratorio dovuta al prof. Mario Monti, Ilaria Capua, esule dalla patria natia a causa di un perfido attacco giornalistico da un lato e da una inchiesta che lambiva persone a lei vicine, dichiarava quanto segue:

corriere.it

La scienziata: «Uno sciame virale attraversa la Terra. Aspettiamoci altre sorprese»
Ilaria Capua
3-4 minuti

La storia si ripete, anche con i virus. Dalla Sars a Ebola, all’influenza suina. L’emergenza da Covid-19affonda le radici in fenomeni biologici e protende i rami verso il suo impatto sanitario, sociale ed economico. È un evento che ci scuoterà. In un pianeta globalizzato, interconnesso ed interdipendente, è chiaro che i fenomeni epidemici possono sfuggire di mano. Abbiamo già avuto delle avvisaglie, dalla Sars ad Ebola fino alla pandemia influenzale del 2009 H1N1 «suina», quest’ultima forse la più vicina a quello che stiamo osservando oggi. Il precedente più interessante ed emblematico riguarda il virus del morbillo, che deriva dal virus della peste bovina, il quale si è avvicinato all’uomo quando Homo sapiens ha addomesticato il bovino.

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Ecco, io mi immagino circa 10 mila anni fa, a un certo punto compare, come dal nulla, una malattia che inizia a colpire l’uomo con rialzo della temperatura e manifestazioni cutanee. Questo virus che fu il virus della peste bovina, divenuto poi morbillo, si è spostato a piedi, passo dopo passo con gli uomini infetti di allora, e circola nella popolazione umana da millenni. Il Covid-19 è stato generato dal punto di vista biologico da un fenomeno rarissimo, sostanzialmente non diverso da quello che vi ho raccontato, ma il nostro coronavirus però è divenuto pandemico nel giro di qualche mese. Covid-19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale.

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La differenza con i virus del passato, conosciuti o sconosciuti (quelli che circolavano nell’era pre-microbiologica) è la velocità della diffusione e del contagio. Bisogna però essere anche consapevoli che questo fenomeno biologico eccezionale, immaginiamo uno sciame virale che attraversa la popolazione della Terra, potrà essere caratterizzato da alcune sorprese che bisognerà gestire e che non siamo in grado di prevedere. La cosa che ci conforta è che praticamente tutte le specie animali suscettibili a coronavirus respiratori sono colpite da forme lievi, spesso delle vie aeree superiori. Lo studio comparato mi suggerisce anche che alcuni ceppi virali potrebbero in futuro causare forme enteriche nei neonati e nei giovani. Vedremo. Non mi sorprenderebbe di certo se il virus fra qualche tempo si mostrasse in grado di infettare animali domestici o selvatici, casi che andranno gestiti. Stiamo assistendo a un fenomeno epocale, la fuoriuscita di un virus pandemico dal suo habitat silvestre e la sua diffusione globale che diventa un’onda inarrestabile, invade le nostre vite, le nostre case e i nostri affetti. È questo il Cigno nero che scuoterà violentemente il sistema? Lo vedremo. Quello che è certo è che questo virus ci terrà compagnia almeno per qualche altro mese.
7 marzo 2020 (modifica il 9 marzo 2020 | 08:43)

 

Complimenti, anche perché le prime notizie del salto uomo animale da parte di SARS CoV-2, o’ virus che causa la malattia chiamata Covid-19, risale al 19 marzo e riguarda un paio di cani di Hong Kong.
Qualche mala lingua, per quanto ammiratore della statura intellettuale della scienziata, si chiede se, dirigendo ed essendo in contatto con decine e decine di laboratori, più che di preveggenza non si tratti di banale “informazione”; la prof.ssa Capua, come segnala il collega si è distinta anche in quanto pioniere dell’open source:

Ma l’aviaria non si arresta. I virus non aspettano, come recita il titolo di un libro di Ilaria uscito anni dopo. E non si arresta nemmeno l’infaticabile attività di Ilaria, diventata mamma nel frattempo, che nel suo laboratorio riesce a mappare la sequenza della versione africana del virus dell’aviaria. Se questo virus H5N1 fosse dilagato in Africa, un continente già provato da HIV, condizioni igieniche precarie, malnutrizione, la pandemia sarebbe stata cosa certa, con il rischio che sopprimesse metà delle persone colpite.
Ilaria lo isola, lo mappa, sa che contromisure suggerire sul piano sanitario.

E va oltre. Il verbo che le piace di più, e le è più congeniale, è osare; il sostantivo, coraggio. Li fonde e decide di sfidare l’ordine costituito della sanità pubblica mondiale. A chi le chiede di depositare la mappa del virus in un database ad accesso riservato (in cambio avrebbe avuto accesso lei ad altre banche dati esclusive). Ilaria dice no. No? Sì, proprio un no stentoreo, che non ammette repliche: la sequenza del virus la deposita in un database, Genbank, ad accesso generalizzato. È una operatrice della sanità pubblica; i risultati di una attività finanziata con denaro pubblico non devono finire a conoscenza e a vantaggio solo di pochi.
Diventa così protagonista a livello internazionale: questa decisione è una pietra miliare dell’open source e del knowledge sharing. Sarebbero inimmaginabili i passi avanti realizzati negli ultimi decenni nelle discipline scientifiche e tecnologiche senza un accesso libero alle fonti di primaria informazione e condivisione della conoscenza, a cui il proliferare della tecnologia e dei media che la sfruttano ha fornito un incremento esponenziale. Leggete il post integrale

Non voglio segnare il post riportando l’articolo di Lirio Abbate, giornalista sottoscorta, che indica nella prof.ssa il nodo di una rete accusata di reati gravissimi ma vi invito a rileggere quel maestro che fu Robert L. Stevenson.

Alberto Massari

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