Possiamo tornare a sperare?

Nella fase convulsa che il web sta vivendo, in nicchie telematiche autorevoli, si depositano pillole di competenza e saggezza professionale. Unite ad un sotto inteso e romantico amor di Patria. La domanda delle cento pistole che si impone e solo questa: basteranno? Perché il resto dei media sembra, secondo tradizione, serva sciocca di una classe politica senza più nessuna capacità di direzione o caratterizzata da una qualunque sorte di egemonia. Siamo, chiunque lo capirebbe, a pochi metri da un sostanziale cambiamento e dal ben servito agli inadeguati. Siamo al tempo a cento medici caduti, a infermieri che solo un eroismo individuale e di corpo sostiene, ai primi carabinieri-poliziotti morti in servizio e a migliaia di nostri concittadini lasciati morire per dolo o incapacità a prevedere il prevedibile. Vitale il tema posto nell’articolo che trovare a seguire. Senza reazione all’aggressione mafiosa, già in atto, tutto, paradossalmente, sarà vano perché è come stessimo lavorando senza un disegno “repubblicano” ma portando esclusivamente acqua ai loro mulini.

Un saluto grato e ammirato all’avvocato Filippo Cocco, l’autore, che, come dimostra, si sta temprando, umanamente e professionalmente, nella sua Romagna, terra generosa ma oggi colpita duramente dallo tzunami pandemico.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Il valente avvocato Cocco è anche il mio difensore di fiducia negli scontri cruenti che mi oppongono con alcuni lettori che si sentono offesi dal mio dire. Il prossimo sarà l’avvocato Luca Lanzalone (quello tempo addietro arrestato) e ci affronteremo in quel di Cremona, terra a sua volta martoriata dal Covid-19. Sono chiamato in giudizio perché gli ho dato del cretino. Di questo tempi mi sembra cosa opportuno duellare nelle aule dei tribunali per questi epiteti. Vi terrò informati.