La ricostruzione post pandemia (ma chi vi ha detto che siamo al post?) verrò affidata a Vittorio Colao?!?

Perché mai uno che si è interessato, negli ultimi venti anni, di far quadrare i conti della Vodafone (e suoi personali) dovrebbe saper guidare la fase culturalmente complessa che stiamo per affrontare? Anche il suo “prima” (studi e lavori di routine tipici di chi, sin da adolescente, si vota al denaro come divinità pervasiva) lo definirei peggio che il suo “dopo” perché la sua formazione e le esperienze professionali sono solo garanzia di una specializzazione che si annuncia come la morte di ogni speranza di approccio ai futuri possibili con metodologia altra da quella utilizzata dai ciechi e sordi che ci hanno accompagnato nel baratro della Grande Crisi del 2007-8 (perdurante) ed ora in questo vicolo cieco. Vittorio Colao è il solito “bresciano” (con rispetto ai bresciani che oggi vivono il dramma del Corona Virus) mandato alla Bocconi prima e poi all’estero a sperimentare economia e finanza. A Londra cioè nel santuario del malaffare. La fase, spero che vi sia chiaro, avrà bisogno di ben altro che uno che sembra sapere sostanzialmente (se non esclusivamente) di finanza propedeutica allo sviluppo di  comunità culturalmente indirizzate verso l’internet delle cose. Di questo sembra sapere il manager. Ma temo che si troverà a disagio in quanto potrebbe ereditare un Paese ulteriormente sgarrupato, sotto attacco delle mafie e di Paesi particolarmente aggressivi. Forse siamo entrati in uno periodo (e quanto durerà?) verso una società che si potrebbe basare su valori ben altri che quelli a cui si è formato Colao. Valori che potrebbero risultare messi in discussione dagli avvenimenti ancora in corso. A chi risulta che Colao abbia strumenti culturali per il cambio paradigmatico che ci aspetta? Al massimo il manager preserverà, ancora una volta, se stesso e lo farà a “carissimo prezzo”. Intendendo dire per le vostre tasche.

Oreste Grani/Leo Rugens